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	Commenti a: Essendo il dentro un fuori infinito #1	</title>
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		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260668</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 11:27:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con ritardo : grazie a tutti per aver letto, per ciò che ne avete sentito e detto. Al benvenuto di effeffe, al sogno di Malos, il sangue di Sergio, al bilico delle caverne, alle domande che restano aperte. Perché non c&#039;è intento di chiusura o di certe dicotomie rigide, e : può esserci davvero un intento, un incontro nella chiusura? 

Il mio - per questo pezzo e quelli che verrano - è un invito ad attraversare, forse anche al di fuori della traccia testuale, uno spazio che pur non avendo bordi erige dei muri. Attraversarli, oppure sospendersi sulla soglia.

Barbaro scrivere del dopo ( Quel dopo) - urlava Adorno. Ma, io credo, barbaro è non scriverne, non dirne, non dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con ritardo : grazie a tutti per aver letto, per ciò che ne avete sentito e detto. Al benvenuto di effeffe, al sogno di Malos, il sangue di Sergio, al bilico delle caverne, alle domande che restano aperte. Perché non c&#8217;è intento di chiusura o di certe dicotomie rigide, e : può esserci davvero un intento, un incontro nella chiusura? </p>
<p>Il mio &#8211; per questo pezzo e quelli che verrano &#8211; è un invito ad attraversare, forse anche al di fuori della traccia testuale, uno spazio che pur non avendo bordi erige dei muri. Attraversarli, oppure sospendersi sulla soglia.</p>
<p>Barbaro scrivere del dopo ( Quel dopo) &#8211; urlava Adorno. Ma, io credo, barbaro è non scriverne, non dirne, non dire.</p>
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		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260661</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 10:52:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260153&quot;&gt;f.t.&lt;/a&gt;.

And here come (but not the Sun): the silence. 
Quando una voce è non una macchina, quando una voce è/non è umana, quando una voce toglie, se per sottrazione recupera il silenzio necessario. A cosa? A dire. We know, f.t. - oppure quando a quel know si toglie la k e diventa : now.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260153">f.t.</a>.</p>
<p>And here come (but not the Sun): the silence.<br />
Quando una voce è non una macchina, quando una voce è/non è umana, quando una voce toglie, se per sottrazione recupera il silenzio necessario. A cosa? A dire. We know, f.t. &#8211; oppure quando a quel know si toglie la k e diventa : now.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: mariasole ariot		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260660</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariasole ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Sep 2014 10:44:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260243&quot;&gt;mario schiavone&lt;/a&gt;.

Grazie, Mario (i tuoi commenti - in questo luogo, di questi luoghi, di questo dentro che è un fuori ed è un dentro - sono sempre preziosi)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260243">mario schiavone</a>.</p>
<p>Grazie, Mario (i tuoi commenti &#8211; in questo luogo, di questi luoghi, di questo dentro che è un fuori ed è un dentro &#8211; sono sempre preziosi)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260478</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 08:03:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Antonio, &quot;tutto ciò di cui si sa, non deve per forza piacere.&quot; effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio, &#8220;tutto ciò di cui si sa, non deve per forza piacere.&#8221; effeffe</p>
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		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260403</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 14:01:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Antonio, vedo che ci tieni a mostrare di non essere quell&#039;ignorantone che sopra nomini, bensì un tipo che ha studiato Wittgenstein e sa che esiste la Campus Novel (che cosa c&#039;azzecca qui: boh) 
Quindi si supporrebbe che tu sappia che solo un lavoro d&#039;analisi può fornire la cornice per stabilire se all&#039;interno di un testo le metafore siano o meno &quot;improprie&quot; e che cosa &quot;significano&quot;. Sennò siamo alla naturale soggettività del giudizio estetico che però si pone come normativo.  
Sono vent&#039;anni che per lavoro esamino testi e se c&#039;è una cosa che l&#039;esperienza mi ha insegnato è proprio prendere con le pinze il mio giudizio - ovvero riconoscere che, per quanto cerchi di oggettivarlo, al fondo resta una zona soggettiva irriducibile. Ho imparato a capire che ci sono tipi di storie o di scritture per le quali sono sorda o che mi urtano: vale a dire a fare i conti con i miei limiti di ricezione.
Quel che penso,in ultimo, è che prima che arrivi l&#039;accademia, la bellezza di un testo stia nella sua capacità di entrare in risonanza con chi lo legge - è una dimensione imponderabile quella in cui la ricezione avviene: specie per un testo volutamente non realistico cadenzato dall&#039;innesto non illustrativo di immagini fotografiche.
Tu hai tutto il diritto di trovarlo brutto, insensato e quel che ti pare. Un po&#039; meno di credere di sapere come invece andava scritto.
Scusa se assumo il tono della vecchia zia, ma davvero penso che la tua intemperanza un po&#039; proterva sia indice di una certa ingenuità di fondo. C&#039;è però una cosa che dovresti imparare a evitare: non metterti a sindacare sull&#039;autenticità di una narrazione, non lanciarti nel &quot;lei non sa di che cosa sta parlando&quot; perché non solo con conta nulla rispetto alla riuscita letteraria, ma è anche un terreno dove si sbaglia tantissimo e, in più, si sbaglia accusando una persona. Ci sono stati casi di libri superincensati per la loro bruciante autenticità che si sono rivelati inventati, persino plagi; e c&#039;è stato per contro un poeta come Paul Celan accusato di &quot;estetismo decadente&quot; e peggio: fino a quando non si è buttato nella Senna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio, vedo che ci tieni a mostrare di non essere quell&#8217;ignorantone che sopra nomini, bensì un tipo che ha studiato Wittgenstein e sa che esiste la Campus Novel (che cosa c&#8217;azzecca qui: boh)<br />
Quindi si supporrebbe che tu sappia che solo un lavoro d&#8217;analisi può fornire la cornice per stabilire se all&#8217;interno di un testo le metafore siano o meno &#8220;improprie&#8221; e che cosa &#8220;significano&#8221;. Sennò siamo alla naturale soggettività del giudizio estetico che però si pone come normativo.<br />
Sono vent&#8217;anni che per lavoro esamino testi e se c&#8217;è una cosa che l&#8217;esperienza mi ha insegnato è proprio prendere con le pinze il mio giudizio &#8211; ovvero riconoscere che, per quanto cerchi di oggettivarlo, al fondo resta una zona soggettiva irriducibile. Ho imparato a capire che ci sono tipi di storie o di scritture per le quali sono sorda o che mi urtano: vale a dire a fare i conti con i miei limiti di ricezione.<br />
Quel che penso,in ultimo, è che prima che arrivi l&#8217;accademia, la bellezza di un testo stia nella sua capacità di entrare in risonanza con chi lo legge &#8211; è una dimensione imponderabile quella in cui la ricezione avviene: specie per un testo volutamente non realistico cadenzato dall&#8217;innesto non illustrativo di immagini fotografiche.<br />
Tu hai tutto il diritto di trovarlo brutto, insensato e quel che ti pare. Un po&#8217; meno di credere di sapere come invece andava scritto.<br />
Scusa se assumo il tono della vecchia zia, ma davvero penso che la tua intemperanza un po&#8217; proterva sia indice di una certa ingenuità di fondo. C&#8217;è però una cosa che dovresti imparare a evitare: non metterti a sindacare sull&#8217;autenticità di una narrazione, non lanciarti nel &#8220;lei non sa di che cosa sta parlando&#8221; perché non solo con conta nulla rispetto alla riuscita letteraria, ma è anche un terreno dove si sbaglia tantissimo e, in più, si sbaglia accusando una persona. Ci sono stati casi di libri superincensati per la loro bruciante autenticità che si sono rivelati inventati, persino plagi; e c&#8217;è stato per contro un poeta come Paul Celan accusato di &#8220;estetismo decadente&#8221; e peggio: fino a quando non si è buttato nella Senna.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Antonio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260394</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 12:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wittgenstein, sia nel Tractatus che dopo la svolta delle Ricerche, si esprime principalmente attraverso l&#039;uso della metafora. Il problema sono le metafore improprie, quelle che non svelano nuove prospettive sulla realtà per il semplice fatto che non hanno senso alcuno. Il secondo Wittgenstein, peraltro, assorbe il significato all&#039;uso, alla prassi del seguire una regola, e probabilmente sarebbe in questa sede il più severo di tutti, sempre che si fosse preso la briga, ipoteticamente, di partecipare alla conversazione. Wittgenstein non liquida mica il significato, non accoglie mica il mentalismo linguistico. Poi si potrebbe pure aprire una sezione a parte circa la posizione critica di Wittgenstein sul linguaggio privato. Il secondo W. si dà addirittura del cripto behaviourista...non lo è, ma tende a sgonfiare sistematicamente l&#039;enfasi sull&#039;interiorità dell&#039;io.  
Ovviamente non si tratta di una lotta, e l&#039;espediente della classe era, appunto, un espediente. Lei mi risponde con i motivi per cui le è piaciuto: io ho chiesto il significato delle metafore all&#039;interno del testo, la loro connessione con la struttura narrativa. Tutto qui. 
(Scusi, volevo abbandonare la discussione e certamente dopo questo ultimo intervento lo farò, ma non si nomina un autore come Wittgenstein in modo tanto sprovveduto. Ci sono ancora fior di studiosi che lo analizzano per comprenderne appieno la portata filosofica...ancora oggi)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wittgenstein, sia nel Tractatus che dopo la svolta delle Ricerche, si esprime principalmente attraverso l&#8217;uso della metafora. Il problema sono le metafore improprie, quelle che non svelano nuove prospettive sulla realtà per il semplice fatto che non hanno senso alcuno. Il secondo Wittgenstein, peraltro, assorbe il significato all&#8217;uso, alla prassi del seguire una regola, e probabilmente sarebbe in questa sede il più severo di tutti, sempre che si fosse preso la briga, ipoteticamente, di partecipare alla conversazione. Wittgenstein non liquida mica il significato, non accoglie mica il mentalismo linguistico. Poi si potrebbe pure aprire una sezione a parte circa la posizione critica di Wittgenstein sul linguaggio privato. Il secondo W. si dà addirittura del cripto behaviourista&#8230;non lo è, ma tende a sgonfiare sistematicamente l&#8217;enfasi sull&#8217;interiorità dell&#8217;io.<br />
Ovviamente non si tratta di una lotta, e l&#8217;espediente della classe era, appunto, un espediente. Lei mi risponde con i motivi per cui le è piaciuto: io ho chiesto il significato delle metafore all&#8217;interno del testo, la loro connessione con la struttura narrativa. Tutto qui.<br />
(Scusi, volevo abbandonare la discussione e certamente dopo questo ultimo intervento lo farò, ma non si nomina un autore come Wittgenstein in modo tanto sprovveduto. Ci sono ancora fior di studiosi che lo analizzano per comprenderne appieno la portata filosofica&#8230;ancora oggi)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260295</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 12:29:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Antonio, non siamo in classe, non siamo in lotta, non è una lotta di classe. Mi meraviglia come uno che cominci dicendo &quot;Accozza parole alla cazzo o accazza parole alla cozza?&quot; pretenda una aderenza di parole (significati) e cose alla Wittgenstein (quello del tractatus). Mi sorprende che poco dopo si tiri fuori un selfie of consciousness insieme alla pretesa di sapere &quot;cosa sia, DAVVERO, un delirio&quot;. Ma senza continuare inutilmente con &#039;sta botta de vita intellettuale mi soffermerei a questo punto sul perché mi sia piaciuto. 
A partire dallo svelamento iconografico usato nei tre tempi fotografici, il diario in terza persona non si limita a descrivere lo stato delle cose sulla &quot;soglia&quot; ma si porta avanti con un interrogarsi che procede attraverso varchi, brecce, o per scavalcamento, in una ideale ricongiunzione con il proprio modello di sé. Anzi di &quot;se&quot;. Sintetico, capisco, e a priori, ça va de soi. da sé. effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio, non siamo in classe, non siamo in lotta, non è una lotta di classe. Mi meraviglia come uno che cominci dicendo &#8220;Accozza parole alla cazzo o accazza parole alla cozza?&#8221; pretenda una aderenza di parole (significati) e cose alla Wittgenstein (quello del tractatus). Mi sorprende che poco dopo si tiri fuori un selfie of consciousness insieme alla pretesa di sapere &#8220;cosa sia, DAVVERO, un delirio&#8221;. Ma senza continuare inutilmente con &#8216;sta botta de vita intellettuale mi soffermerei a questo punto sul perché mi sia piaciuto.<br />
A partire dallo svelamento iconografico usato nei tre tempi fotografici, il diario in terza persona non si limita a descrivere lo stato delle cose sulla &#8220;soglia&#8221; ma si porta avanti con un interrogarsi che procede attraverso varchi, brecce, o per scavalcamento, in una ideale ricongiunzione con il proprio modello di sé. Anzi di &#8220;se&#8221;. Sintetico, capisco, e a priori, ça va de soi. da sé. effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Geschenk		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260289</link>

		<dc:creator><![CDATA[Geschenk]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 10:38:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260287&quot;&gt;Antonio&lt;/a&gt;.

Non ho capito una cosa, ma se la metti così, allora, &quot;L&#039;interferenza delle contrazioni muove ancora il liquore della pupilla&quot; che vuol dire? E &quot;venivi dalla rosa&quot; che vuol dire? E &quot;Madame Sosostris aveva un brutto raffreddore&quot; che vuol dire? E &quot;la stessa finestra divisa in gridi&quot; che vuol dire? (vedi Fortini, Celan, Eliot, De Angelis)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260287">Antonio</a>.</p>
<p>Non ho capito una cosa, ma se la metti così, allora, &#8220;L&#8217;interferenza delle contrazioni muove ancora il liquore della pupilla&#8221; che vuol dire? E &#8220;venivi dalla rosa&#8221; che vuol dire? E &#8220;Madame Sosostris aveva un brutto raffreddore&#8221; che vuol dire? E &#8220;la stessa finestra divisa in gridi&#8221; che vuol dire? (vedi Fortini, Celan, Eliot, De Angelis)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Antonio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260287</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2014 10:16:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=48893#comment-260287</guid>

					<description><![CDATA[Speravo in risposte un tantino più circostanziate, e invece scomodiamo il povero Kafka e l&#039;invidia. Quanti danni fanno i talk show con le loro modalità comunicative, solo i posteri potranno appurarlo appieno. 
Ma supponiamo_e potrebbe benissimo essere davvero così_che io sia un mezzo ignorantone anche sufficientemente stupido, uno della categoria di inebetiti &quot;Non sa, non risponde&quot; dei sondaggi nazional popolari.
E supponiamo anche di avere di fronte non un pezzo qualunque, ma di una roba apocalittica che fa venire i brividi di gioia agli accademici; qualcosa di molto vicino al genere del Campus Novel (Joyce e lo stream of consciusness, per capirci...ma voi capite e io no, nel gioco, quindi è una precisazione inutile).
Bene, siamo in un&#039;aula e io sono seduto al banco, voi siete alla cattedra.
Umilmente, ad un certo punto, dopo la lettura ad alta voce del brano in questione, io alzo la mano, e chiedo: &quot;Scusi, professore, ma esattamente, &#039;i raggi di buio che non sono
porta&#039;, &#039;come una bambina inciampa sulle sincronicità
scivolose&#039;, che vuol dire? Oppure, professore...cosa significa &#039;il coraggio delle pietre&#039;? E quando Julia diventa una voliera, l&#039;autrice cosa voleva dirci?...Prof, io non capisco. Mi sembra un gioco di parole fine a sé stesso. Ma nonostante tutto sono curioso e vorrei capire. Allora lo chiedo a lei, prof. Che vuol dire? Ma me lo deve spiegare con parole semplici. Non semplicistiche: semplici.E poi, mi scusi tanto prof se sono noioso, ma mi potrebbe spiegare per quale motivo tutto il pezzo è una corsa a ostacoli per complicare la narrazione?&quot;. Vede, il problema non è l&#039;aver vissuto o meno determinate esperienze_e dire che lo avevo già precisato_ma il fatto che non si riesca a comunicare tramite la scrittura ciò che si è esperito_realmente o solo idealmente. L&#039;invidia c&#039;entra poco, e del resto, a fronte di questo onanismo della metafora, una critica (peraltro anche circostanziata), dà solo un po&#039; di sale al tutto. Rallegriamoci dell&#039;esistenza delle critiche! Soprattutto di quelle alla luce del sole, ché la maggior parte viene celata da sorrisi e finti complimenti, salvo poi manifestarsi appena uno ha girato le spalle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Speravo in risposte un tantino più circostanziate, e invece scomodiamo il povero Kafka e l&#8217;invidia. Quanti danni fanno i talk show con le loro modalità comunicative, solo i posteri potranno appurarlo appieno.<br />
Ma supponiamo_e potrebbe benissimo essere davvero così_che io sia un mezzo ignorantone anche sufficientemente stupido, uno della categoria di inebetiti &#8220;Non sa, non risponde&#8221; dei sondaggi nazional popolari.<br />
E supponiamo anche di avere di fronte non un pezzo qualunque, ma di una roba apocalittica che fa venire i brividi di gioia agli accademici; qualcosa di molto vicino al genere del Campus Novel (Joyce e lo stream of consciusness, per capirci&#8230;ma voi capite e io no, nel gioco, quindi è una precisazione inutile).<br />
Bene, siamo in un&#8217;aula e io sono seduto al banco, voi siete alla cattedra.<br />
Umilmente, ad un certo punto, dopo la lettura ad alta voce del brano in questione, io alzo la mano, e chiedo: &#8220;Scusi, professore, ma esattamente, &#8216;i raggi di buio che non sono<br />
porta&#8217;, &#8216;come una bambina inciampa sulle sincronicità<br />
scivolose&#8217;, che vuol dire? Oppure, professore&#8230;cosa significa &#8216;il coraggio delle pietre&#8217;? E quando Julia diventa una voliera, l&#8217;autrice cosa voleva dirci?&#8230;Prof, io non capisco. Mi sembra un gioco di parole fine a sé stesso. Ma nonostante tutto sono curioso e vorrei capire. Allora lo chiedo a lei, prof. Che vuol dire? Ma me lo deve spiegare con parole semplici. Non semplicistiche: semplici.E poi, mi scusi tanto prof se sono noioso, ma mi potrebbe spiegare per quale motivo tutto il pezzo è una corsa a ostacoli per complicare la narrazione?&#8221;. Vede, il problema non è l&#8217;aver vissuto o meno determinate esperienze_e dire che lo avevo già precisato_ma il fatto che non si riesca a comunicare tramite la scrittura ciò che si è esperito_realmente o solo idealmente. L&#8217;invidia c&#8217;entra poco, e del resto, a fronte di questo onanismo della metafora, una critica (peraltro anche circostanziata), dà solo un po&#8217; di sale al tutto. Rallegriamoci dell&#8217;esistenza delle critiche! Soprattutto di quelle alla luce del sole, ché la maggior parte viene celata da sorrisi e finti complimenti, salvo poi manifestarsi appena uno ha girato le spalle.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Sergio Baratto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/19/essendo-il-dentro-un-fuori-infinito/#comment-260268</link>

		<dc:creator><![CDATA[Sergio Baratto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2014 18:02:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mariasole è una scrittrice e poeta dotata in sommo grado della rarissima capacità di generare parole fatte di carne e sangue. Perciò è comprensibile che possa suscitare invidia, risentimento e qualche reazione un po&#039; sguaiata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mariasole è una scrittrice e poeta dotata in sommo grado della rarissima capacità di generare parole fatte di carne e sangue. Perciò è comprensibile che possa suscitare invidia, risentimento e qualche reazione un po&#8217; sguaiata.</p>
]]></content:encoded>
		
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