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	Commenti a: Radical kitsch: ti spunta un Flores in bocca	</title>
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		Di: [h]		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[[h]]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 13:32:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260491&quot;&gt;giorgio mascitelli&lt;/a&gt;.

ma non mi sono davvero incazzato con te, giusto un po&#039;, riconosco che non è un bel modo di fare, ma potrei dirti le stesse cose con un altro tono. Poi mica penso che fai parte di una categoria odiosa. Ammetto però che alcune cose mi fanno incazzare, in senso buono. La frase di Agamben è tra queste, primo perché non ha un significato, secondo perché che qualcuno si permetta di dire come è fatta la giornata dell&#039;uomo contemporaneo fa abbastanza ridere. Conosce tutti Agamben? E poi scusa, ma se l&#039;hai citata come fattore di un ragionamento, vorrai spiegarla o no? Se fossi il mio prof te lo chiederei.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260491">giorgio mascitelli</a>.</p>
<p>ma non mi sono davvero incazzato con te, giusto un po&#8217;, riconosco che non è un bel modo di fare, ma potrei dirti le stesse cose con un altro tono. Poi mica penso che fai parte di una categoria odiosa. Ammetto però che alcune cose mi fanno incazzare, in senso buono. La frase di Agamben è tra queste, primo perché non ha un significato, secondo perché che qualcuno si permetta di dire come è fatta la giornata dell&#8217;uomo contemporaneo fa abbastanza ridere. Conosce tutti Agamben? E poi scusa, ma se l&#8217;hai citata come fattore di un ragionamento, vorrai spiegarla o no? Se fossi il mio prof te lo chiederei.</p>
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		Di: [h]		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[[h]]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 13:09:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260488&quot;&gt;francesco forlani&lt;/a&gt;.

Mannò, è che io commento in maniera aggressiva, bulla. Poi i discorsi di questo genere mi fanno &#039;sto effetto. Certamente non colgo a fondo i propositi di Giorgio, ma d&#039;altronde lo spazio commenti sta qua apposta.

Sul catalogo non so che dire, a prima vista mi viene in mente che oggi sono sopravvissute le opere ritenute di maggiore qualità, ma nel frattempo si prova comunque a vendere, fra tot anni molte di queste opere non saranno più in catalogo, e il catalogo apparirà di nuovo eccelso. Questo può succedere oppure no, però usciamo anche un po&#039; da questa idea delle case editrici storiche che difendono strenuamente un patrimonio. Per carità, è una cosa stupenda, ma lo possono fare anche altre. 

Le librerie di qualità chiudono. Quali effetti produce sul mondo? Dal mio punto di vista non ha così rilevanza una libreria di qualità, sebbene io faccia acquisti in una libreria indipendente. Ma io già so ciò che voglio comprare, non ci passo più per sfogliare come una volta, per quanto conservo quella naturalezza del gesto. In ogni caso non per forza tutte le librerie spariranno, ciò che intendo è che il luogo non ha più quella rilevanza di prima, la trasmissione dei consigli avviene o per passaparola o sul web. Certo il mio non sarà un comportamento diffuso, ma non penso neanche di essere un alieno.

Le pagine culturali dei quotidiani sono così rilevanti? Chi le legge? Io ho letto Repubblica fino a vent&#039;anni, adesso ne ho 29 e leggo solo online, e non Repubblica. Ho una &quot;rete&quot; di autori, saggisti e critici (scrivo al maschile, ma ci sono anche un sacco di donne) che stimo con i quali mi trovo bene. Alcuni li posso anche contattare per email e ringraziarli, altri tramite i commenti sui blog. Vogliamo mettere a confronto il tempo che ho trascorso in questi anni sui blog come questo, LPLC, Giap, Vibrisse, Lipperatura, e il piacere ricavatone, con quello passato a leggere un quotidiano? Se dovessi vedere un problema direi che non ho pagato per questo, nel senso di contribuire. Cosa che farei volentieri. Chiedo: sono l&#039;unico?

Il bacino dei lettori. Dagli anni &#039;60 ad oggi il numero dei lettori è aumentato fino a stabilizzarsi intorno alla metà degli italiani. C&#039;è da dire che una percentuale molto più piccola è composta di lettori appassionati. Ma c&#039;è lo stesso da dire che persino negli anni &#039;00 il numero dei lettori considerati &quot;forti&quot; (intorno alle 10 copie annue) è aumentato di più di un milione. Ora non sappiamo come le cose evolveranno in futuro, quanto tempo sarà dedicato alla lettura, questo però rientra in quelle cose che accadono e basta, sono processi troppo grandi e troppo complessi. Ma certo è più probabile oggi per un libro di qualità (stante che a me questa definizione non piace, ma tant&#039;è)finire nelle mani di qualche lettore. Ho appena finito di leggere Almanacco del giorno prima ed è stupendo. Ci sono un sacco di giovani scrittori italiani che potrei citare che ho letto, e molti di più che vorrei leggere. Se dovessi trovare un problema è che ci sono troppi libri belli da leggere. Ma è questo un problema? Chiaramente c&#039;è più concorrenza, però direi che va bene lo stesso, anche perché non vedo alternative, il numero dei lettori non aumenterà così tanto, né le loro caratteristiche di letturi, mentre gli autori sono tutte persone che si formeranno e scriveranno comunque. Ci sono anche tante più robe illeggibili, pazienza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260488">francesco forlani</a>.</p>
<p>Mannò, è che io commento in maniera aggressiva, bulla. Poi i discorsi di questo genere mi fanno &#8216;sto effetto. Certamente non colgo a fondo i propositi di Giorgio, ma d&#8217;altronde lo spazio commenti sta qua apposta.</p>
<p>Sul catalogo non so che dire, a prima vista mi viene in mente che oggi sono sopravvissute le opere ritenute di maggiore qualità, ma nel frattempo si prova comunque a vendere, fra tot anni molte di queste opere non saranno più in catalogo, e il catalogo apparirà di nuovo eccelso. Questo può succedere oppure no, però usciamo anche un po&#8217; da questa idea delle case editrici storiche che difendono strenuamente un patrimonio. Per carità, è una cosa stupenda, ma lo possono fare anche altre. </p>
<p>Le librerie di qualità chiudono. Quali effetti produce sul mondo? Dal mio punto di vista non ha così rilevanza una libreria di qualità, sebbene io faccia acquisti in una libreria indipendente. Ma io già so ciò che voglio comprare, non ci passo più per sfogliare come una volta, per quanto conservo quella naturalezza del gesto. In ogni caso non per forza tutte le librerie spariranno, ciò che intendo è che il luogo non ha più quella rilevanza di prima, la trasmissione dei consigli avviene o per passaparola o sul web. Certo il mio non sarà un comportamento diffuso, ma non penso neanche di essere un alieno.</p>
<p>Le pagine culturali dei quotidiani sono così rilevanti? Chi le legge? Io ho letto Repubblica fino a vent&#8217;anni, adesso ne ho 29 e leggo solo online, e non Repubblica. Ho una &#8220;rete&#8221; di autori, saggisti e critici (scrivo al maschile, ma ci sono anche un sacco di donne) che stimo con i quali mi trovo bene. Alcuni li posso anche contattare per email e ringraziarli, altri tramite i commenti sui blog. Vogliamo mettere a confronto il tempo che ho trascorso in questi anni sui blog come questo, LPLC, Giap, Vibrisse, Lipperatura, e il piacere ricavatone, con quello passato a leggere un quotidiano? Se dovessi vedere un problema direi che non ho pagato per questo, nel senso di contribuire. Cosa che farei volentieri. Chiedo: sono l&#8217;unico?</p>
<p>Il bacino dei lettori. Dagli anni &#8217;60 ad oggi il numero dei lettori è aumentato fino a stabilizzarsi intorno alla metà degli italiani. C&#8217;è da dire che una percentuale molto più piccola è composta di lettori appassionati. Ma c&#8217;è lo stesso da dire che persino negli anni &#8217;00 il numero dei lettori considerati &#8220;forti&#8221; (intorno alle 10 copie annue) è aumentato di più di un milione. Ora non sappiamo come le cose evolveranno in futuro, quanto tempo sarà dedicato alla lettura, questo però rientra in quelle cose che accadono e basta, sono processi troppo grandi e troppo complessi. Ma certo è più probabile oggi per un libro di qualità (stante che a me questa definizione non piace, ma tant&#8217;è)finire nelle mani di qualche lettore. Ho appena finito di leggere Almanacco del giorno prima ed è stupendo. Ci sono un sacco di giovani scrittori italiani che potrei citare che ho letto, e molti di più che vorrei leggere. Se dovessi trovare un problema è che ci sono troppi libri belli da leggere. Ma è questo un problema? Chiaramente c&#8217;è più concorrenza, però direi che va bene lo stesso, anche perché non vedo alternative, il numero dei lettori non aumenterà così tanto, né le loro caratteristiche di letturi, mentre gli autori sono tutte persone che si formeranno e scriveranno comunque. Ci sono anche tante più robe illeggibili, pazienza.</p>
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		<title>
		Di: giorgio mascitelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260491</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 12:22:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vedi che eri incazzato con me, ma non con me come membro di una categoria odiosa, proprio con me personalmente e perchè ti incazzi così tanto per un passatempo? Per esempio io come passatempo ho il calcio, ma non è che io da interista m&#039;incazzi così tanto quando parlo con uno juventino. Pensi che abbia scritto delle cazzate, vuoi dimostrarlo? provaci, magari, se vuoi un consiglio, con argomenti meno da ufficio stampa. Però mi raccomando, non incazzarti, fa male alla salute e per un passatempo, non credo che ne valga la pena.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedi che eri incazzato con me, ma non con me come membro di una categoria odiosa, proprio con me personalmente e perchè ti incazzi così tanto per un passatempo? Per esempio io come passatempo ho il calcio, ma non è che io da interista m&#8217;incazzi così tanto quando parlo con uno juventino. Pensi che abbia scritto delle cazzate, vuoi dimostrarlo? provaci, magari, se vuoi un consiglio, con argomenti meno da ufficio stampa. Però mi raccomando, non incazzarti, fa male alla salute e per un passatempo, non credo che ne valga la pena.</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 11:29:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[H, trovo la parte finale del tuo intervento talmente condivisibile che non capisco come e perché il confronto si sia ad un certo punto guastato. Per quanto riguarda la crescita della letteratura di qualità in relazione alla crescita del mercato che tu rivendichi o che ho interpretato come tale (&quot;Dal momento che è aumentato il bacino di lettori appassionati di letteratura è aumentato lo spazio per i libri di qualità, e questo anche grazie al mercato.&quot; hai scritto) mi sembra sconfessato dai fatti. Le librerie di qualità chiudono, le terze pagine culturali si ufficistampizzano, i cataloghi delle case editrici storiche mi sembrano molto più contaminati da schifezze di quanto non accadesse in passato (vd su tutti il Catalogo Einaudi). voilà effeffe ps
per quanto riguarda la tua analisi del punto di vista del Mascitelli, credo tu non abbia colto fino in fondo i propositi, ma questo lo lascio fare a Giorgio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>H, trovo la parte finale del tuo intervento talmente condivisibile che non capisco come e perché il confronto si sia ad un certo punto guastato. Per quanto riguarda la crescita della letteratura di qualità in relazione alla crescita del mercato che tu rivendichi o che ho interpretato come tale (&#8220;Dal momento che è aumentato il bacino di lettori appassionati di letteratura è aumentato lo spazio per i libri di qualità, e questo anche grazie al mercato.&#8221; hai scritto) mi sembra sconfessato dai fatti. Le librerie di qualità chiudono, le terze pagine culturali si ufficistampizzano, i cataloghi delle case editrici storiche mi sembrano molto più contaminati da schifezze di quanto non accadesse in passato (vd su tutti il Catalogo Einaudi). voilà effeffe ps<br />
per quanto riguarda la tua analisi del punto di vista del Mascitelli, credo tu non abbia colto fino in fondo i propositi, ma questo lo lascio fare a Giorgio</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: [h]		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260483</link>

		<dc:creator><![CDATA[[h]]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 10:38:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Francesco, 

io prima di leggere il tuo pezzo neanche sapevo come nascevano i bambini, perciò le battute sporcaccione me le hai insegnate tu. Comunque sia se faccio battute non è per semplificare, e dunque vorrei che non fossi a mia volta semplificato. Io leggo delle citazioni di Vattimo e Agamben, e le trovo penose e insignificanti. Il che non significa che consideri entrambi penosi e insignificanti (intellettualmente parlando), dico solo che ho letto due cazzate, e posso provare a dimostrarlo. Viceversa coloro che li hanno citati non si sono presi la briga di dimostrare le loro parole, che prese alla lettera non posso essere che considerate false. A me questo dà dei problemi, se leggo un testo che propone delle idee che riguardano qualsiasi aspetto della realtà mi aspetto una precisa aderenza alla realtà. Un conto è la difficoltà di nominare concetti che ancora sfuggono alla comprensione, dichiarando che per il momento è il massimo che si riesce a fare, e un conto è lasciare sul campo concetti in maniera apodittica. Io non posso leggere in un testo che “la giornata dell’uomo contemporaneo non contiene quasi più nulla che sia traducibile in esperienza”. Mi manda ai pazzi. È come se leggessi una roba tipo “kakgshgoh”: se uno scrive un testo è perché vorrà condividerlo con gli altri, per cui se citi un autore che molto probabilmente pochi avranno letto, e particolarmente quel passaggio, come minimo va spiegato cosa intende; e poi va anche verificato che ciò che intende sia vero. Tutto questo passaggio nel testo di Mascitelli non c’è, e a dire il vero non c’è spesso in molti testi che leggo. Si buttano qua e là citazioni e si dà per scontato un sacco di roba.

Detto ciò, non capisco perché prendi le mie parole come l’effetto eco di Leibniz. In quale anfratto dei miei commenti c’è un passaggio in cui si evince che io creda di vivere nel migliore dei mondi letterari possibili? E dove farei capire che considero la tradizione il cimitero delle idee? Solo perché ho preso per il culo un paio di citazioni? A mia volta non ho tacciato nessuno di credere di vivere nel peggiore dei mondi letterari possibili. Quello che ho cercato di dire a Mascitelli è: ti piace una certa idea di letteratura, bene, mettila in pratica perché ti piace, senza stare a dire che lo fai opponendoti a qualcos’altro, perché le cose non stanno in opposizione. Senza dire oggi il mercato propone questo e quest’altro. Il mercato è tanti altri soggetti che fanno altre cose legittimamente, che sia per il loro piacere o per il loro tornaconto. Io ci leggo l’estetica della sconfitta, noi disadattati che resistiamo alle forze del mercato e alla massa obnubilata. Senza dire che oggi Balestrini non sarebbe pubblicato. Senza tirare in ballo una sorta di darwinismo letterario, mistificando Darwin. Non solo le parole, ma pure le metafore sono importanti. La questione della durata dei testi è emblematica: nessuno può prevedere quanti lettori avrà un testo. Quindi nessun testo oggi può essere definito “a breve termine”. E nessun impegno a monte può portare attenzione a comando a pochi libri scelti. Come se il gusto dei lettori fosse malleabile a piacimento. Inoltre anche se alcune case editrici cominciassero a pubblicare meno titoli, altre case editrici si potrebbero aggiungere, perché a monte c’è una produzione di titoli autonoma e imponderabile (gli aspiranti scrittori). L’impegno che chiunque può già mettere nel promuovere pochi libri non si contrappone comunque alla ricerca di celebrità di altri scrittori, perché la società funziona così, e non perché c’è la logica del profitto, ma perché le persone amano primeggiare. Oggi è possibile divenire celebri scrivendo libri e qualcuno vorrà provarci, aiutato da altri che ne vedranno la possibilità di guadagno. Senza contare che molti diventano celebri per puro caso. Ma tutto ciò non limita l’azione di chi invece è interessato anzitutto ai testi, senza nascondere l’implicita volontà di affermazione personale, del tutto umana. Io non vedo una mancanza di possibilità per un impegno di questo genere, anzi. Va però accettato serenamente che non tutti leggono con la stessa intenzione e passione, e che la letteratura è anzitutto un passatempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Francesco, </p>
<p>io prima di leggere il tuo pezzo neanche sapevo come nascevano i bambini, perciò le battute sporcaccione me le hai insegnate tu. Comunque sia se faccio battute non è per semplificare, e dunque vorrei che non fossi a mia volta semplificato. Io leggo delle citazioni di Vattimo e Agamben, e le trovo penose e insignificanti. Il che non significa che consideri entrambi penosi e insignificanti (intellettualmente parlando), dico solo che ho letto due cazzate, e posso provare a dimostrarlo. Viceversa coloro che li hanno citati non si sono presi la briga di dimostrare le loro parole, che prese alla lettera non posso essere che considerate false. A me questo dà dei problemi, se leggo un testo che propone delle idee che riguardano qualsiasi aspetto della realtà mi aspetto una precisa aderenza alla realtà. Un conto è la difficoltà di nominare concetti che ancora sfuggono alla comprensione, dichiarando che per il momento è il massimo che si riesce a fare, e un conto è lasciare sul campo concetti in maniera apodittica. Io non posso leggere in un testo che “la giornata dell’uomo contemporaneo non contiene quasi più nulla che sia traducibile in esperienza”. Mi manda ai pazzi. È come se leggessi una roba tipo “kakgshgoh”: se uno scrive un testo è perché vorrà condividerlo con gli altri, per cui se citi un autore che molto probabilmente pochi avranno letto, e particolarmente quel passaggio, come minimo va spiegato cosa intende; e poi va anche verificato che ciò che intende sia vero. Tutto questo passaggio nel testo di Mascitelli non c’è, e a dire il vero non c’è spesso in molti testi che leggo. Si buttano qua e là citazioni e si dà per scontato un sacco di roba.</p>
<p>Detto ciò, non capisco perché prendi le mie parole come l’effetto eco di Leibniz. In quale anfratto dei miei commenti c’è un passaggio in cui si evince che io creda di vivere nel migliore dei mondi letterari possibili? E dove farei capire che considero la tradizione il cimitero delle idee? Solo perché ho preso per il culo un paio di citazioni? A mia volta non ho tacciato nessuno di credere di vivere nel peggiore dei mondi letterari possibili. Quello che ho cercato di dire a Mascitelli è: ti piace una certa idea di letteratura, bene, mettila in pratica perché ti piace, senza stare a dire che lo fai opponendoti a qualcos’altro, perché le cose non stanno in opposizione. Senza dire oggi il mercato propone questo e quest’altro. Il mercato è tanti altri soggetti che fanno altre cose legittimamente, che sia per il loro piacere o per il loro tornaconto. Io ci leggo l’estetica della sconfitta, noi disadattati che resistiamo alle forze del mercato e alla massa obnubilata. Senza dire che oggi Balestrini non sarebbe pubblicato. Senza tirare in ballo una sorta di darwinismo letterario, mistificando Darwin. Non solo le parole, ma pure le metafore sono importanti. La questione della durata dei testi è emblematica: nessuno può prevedere quanti lettori avrà un testo. Quindi nessun testo oggi può essere definito “a breve termine”. E nessun impegno a monte può portare attenzione a comando a pochi libri scelti. Come se il gusto dei lettori fosse malleabile a piacimento. Inoltre anche se alcune case editrici cominciassero a pubblicare meno titoli, altre case editrici si potrebbero aggiungere, perché a monte c’è una produzione di titoli autonoma e imponderabile (gli aspiranti scrittori). L’impegno che chiunque può già mettere nel promuovere pochi libri non si contrappone comunque alla ricerca di celebrità di altri scrittori, perché la società funziona così, e non perché c’è la logica del profitto, ma perché le persone amano primeggiare. Oggi è possibile divenire celebri scrivendo libri e qualcuno vorrà provarci, aiutato da altri che ne vedranno la possibilità di guadagno. Senza contare che molti diventano celebri per puro caso. Ma tutto ciò non limita l’azione di chi invece è interessato anzitutto ai testi, senza nascondere l’implicita volontà di affermazione personale, del tutto umana. Io non vedo una mancanza di possibilità per un impegno di questo genere, anzi. Va però accettato serenamente che non tutti leggono con la stessa intenzione e passione, e che la letteratura è anzitutto un passatempo.</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260477</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2014 07:56:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Monsieur H, mi rende indubbiamente felice il fatto che tu creda di vivere nel migliore dei mondi letterari possibili. Io no. E non perché non ami il mercato, anzi, qui a Torino trovo Porta Palazzo uno dei luoghi più autentici e il vino è buono e non si mangia male. effeffe ps se quello che fa Vattimo è necrofilosofia questo significa che ogni tradizione è cimitero delle idee, per te. per me no, e non perché non ami i cimiteri, anzi, ogni volta che vado a Parigi faccio sempre una puntata al  Père-Lachaise, per onorare la memorìa di Raymond Roussel. effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Monsieur H, mi rende indubbiamente felice il fatto che tu creda di vivere nel migliore dei mondi letterari possibili. Io no. E non perché non ami il mercato, anzi, qui a Torino trovo Porta Palazzo uno dei luoghi più autentici e il vino è buono e non si mangia male. effeffe ps se quello che fa Vattimo è necrofilosofia questo significa che ogni tradizione è cimitero delle idee, per te. per me no, e non perché non ami i cimiteri, anzi, ogni volta che vado a Parigi faccio sempre una puntata al  Père-Lachaise, per onorare la memorìa di Raymond Roussel. effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: [h]		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260422</link>

		<dc:creator><![CDATA[[h]]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 19:39:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260412&quot;&gt;giorgio mascitelli&lt;/a&gt;.

Guarda, un po&#039; mi sono arrabbiato, ma non solo con te, in generale, perché continuo a leggere discorsi che non si sforzano mai di fare una verifica fattuale di ciò che si dice. E non ti sto attribuendo idee moralistiche, cosa che per me non è negativa in sé.
Mi incazzo quando leggo, e tu lo hai scritto, cose come &quot;nelle idee di tutti&quot;, &quot;l&#039;insuccesso determina l&#039;oblio&quot;, &quot;il valore di un&#039;opera è determinato dal suo successo&quot;, e così via. Vorrei per cortesia, maggiore precisione (quante sono in percentuale le persone che ritengono che un&#039;opera valga in ragione del suo successo?), e rispetto per le idee altrui. L&#039;estetica del profitto non mi riguarda, e vorrei che mi escludessi dal novero di coloro che ne sono dominati (please).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260412">giorgio mascitelli</a>.</p>
<p>Guarda, un po&#8217; mi sono arrabbiato, ma non solo con te, in generale, perché continuo a leggere discorsi che non si sforzano mai di fare una verifica fattuale di ciò che si dice. E non ti sto attribuendo idee moralistiche, cosa che per me non è negativa in sé.<br />
Mi incazzo quando leggo, e tu lo hai scritto, cose come &#8220;nelle idee di tutti&#8221;, &#8220;l&#8217;insuccesso determina l&#8217;oblio&#8221;, &#8220;il valore di un&#8217;opera è determinato dal suo successo&#8221;, e così via. Vorrei per cortesia, maggiore precisione (quante sono in percentuale le persone che ritengono che un&#8217;opera valga in ragione del suo successo?), e rispetto per le idee altrui. L&#8217;estetica del profitto non mi riguarda, e vorrei che mi escludessi dal novero di coloro che ne sono dominati (please).</p>
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		<item>
		<title>
		Di: giorgio mascitelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260412</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 16:39:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260402&quot;&gt;[h]&lt;/a&gt;.

Vedi che alla fine ti arrabbi ?  Perdonami, la tua idea del neoliberismo è un po&#039; naif. Il mercato non è un fatto naturale, ma il prodotto di una costruzione ben precisa, nella prospettiva neoliberista, in cui il pensiero liberista classico viene arricchito da tematiche ordoliberaliste. Questo c&#039;entra con le condizioni di sviluppo del mercato sulla base del quale si fanno le linee editoriali. La crisi del campo letterario non c&#039;entra con la crisi attuale dell&#039;editoria: la crisi attuale è il fatto che il calo delle vendite del cartaceo non è compensato dall&#039;aumento degli ebook, perdipiù quando il libro aveva di solito un andamento anticongiunturale. La crisi del campo letterario è un fatto relativo al valore sociale simbolico della letteratura, la nozione di campo serve a indicare nella sociologia di Bourdieu l&#039;insieme di forze economiche, culturali, simboliche che determinano l&#039;insieme di cose che si credono e si fanno in un certo ambito: il campo letterario descritto da B. non c&#039;è più. Quanto a Leopardi non è stato salvato dall&#039;editoria o dal pubblico, ma da un&#039;operazione organzzata da letterati umanistici vecchio stampo e stalinisti interiori ante litteram che lo hanno spacciato per poeta nazionale imponendolo nel canone scolastico. Che i libri siano sempre delle merci e che questo non abbia impedito che siano dei capolavori mi sembra ovvio, non capisco cosa c&#039;entra. Non è per il fatto che io dica che c&#039;è un mercato che pensi che tutti gli editori pensino solo a pubblicare fuffa. Tu mi attribuisci delle idee moralistiche che non ho.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260402">[h]</a>.</p>
<p>Vedi che alla fine ti arrabbi ?  Perdonami, la tua idea del neoliberismo è un po&#8217; naif. Il mercato non è un fatto naturale, ma il prodotto di una costruzione ben precisa, nella prospettiva neoliberista, in cui il pensiero liberista classico viene arricchito da tematiche ordoliberaliste. Questo c&#8217;entra con le condizioni di sviluppo del mercato sulla base del quale si fanno le linee editoriali. La crisi del campo letterario non c&#8217;entra con la crisi attuale dell&#8217;editoria: la crisi attuale è il fatto che il calo delle vendite del cartaceo non è compensato dall&#8217;aumento degli ebook, perdipiù quando il libro aveva di solito un andamento anticongiunturale. La crisi del campo letterario è un fatto relativo al valore sociale simbolico della letteratura, la nozione di campo serve a indicare nella sociologia di Bourdieu l&#8217;insieme di forze economiche, culturali, simboliche che determinano l&#8217;insieme di cose che si credono e si fanno in un certo ambito: il campo letterario descritto da B. non c&#8217;è più. Quanto a Leopardi non è stato salvato dall&#8217;editoria o dal pubblico, ma da un&#8217;operazione organzzata da letterati umanistici vecchio stampo e stalinisti interiori ante litteram che lo hanno spacciato per poeta nazionale imponendolo nel canone scolastico. Che i libri siano sempre delle merci e che questo non abbia impedito che siano dei capolavori mi sembra ovvio, non capisco cosa c&#8217;entra. Non è per il fatto che io dica che c&#8217;è un mercato che pensi che tutti gli editori pensino solo a pubblicare fuffa. Tu mi attribuisci delle idee moralistiche che non ho.</p>
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		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260411</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 16:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Significativo il fatto che gli appassionati di musica &quot;da discoteca&quot; definiscano commerciale il coacervo di tutti gli altri generi. Si parlava sotto copertura di neutralizzazione del pensiero e siamo finiti in un ginepraio(con maresco come spirito guida)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Significativo il fatto che gli appassionati di musica &#8220;da discoteca&#8221; definiscano commerciale il coacervo di tutti gli altri generi. Si parlava sotto copertura di neutralizzazione del pensiero e siamo finiti in un ginepraio(con maresco come spirito guida)</p>
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		Di: [h]		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/09/20/e-ti-spunta-un-flores-in-bocca/#comment-260402</link>

		<dc:creator><![CDATA[[h]]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Sep 2014 13:57:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giorgio, non ti ho voluto attribuire quel pensiero sul futuro, era solo una chiosa. Se tu ammetti che ti puoi sbagliare penso sia utile capire se e dove ti stai sbagliando, e lo spazio commenti penso sia utile anche per questo. Se tu pubblichi un testo, il minimo che ti puoi aspettare è che qualcuno provi a smontarlo. Inoltre scrivo a te anche cose che penso in generale, lette in queste anni su questi spazi, è normale che un po&#039; ti uso come bersaglio, ma non c&#039;è niente di personale. A me fa piacere che tu o altri cerchiate nuove vie per far circolare i testi, sto appunto dicendo che uno dovrebbe concentrarsi su ciò che vuole fare. Ma nel tuo testo quanto spazio hai dedicato a questa idea? Giusto l&#039;ultimo paragrafo. Sono anni che leggo di persone nel mondo editoriale che si lamentano che si pubblicano troppi lbri e non si ha il tempo di lavorarci con cura. Bene, allora smettano di farlo. Cerchino strategie per acquisire maggior potere. Lavorare in una casa editrice non è un diritto e neanche un dovere.

Il mercato non viene costruito, il mercato è un concetto, un insieme di relazioni, soggetti, comportamenti, norme eccetera. Il liberismo, o neoliberismo teorizzano che nessun organo deve regolamentare il funzionamento del mercato. Questo non ha niente a che vedere con il profitto, che è la base intrinseca del mercato. Il neoliberismo non dice quali e quanti libri pubblicare e quali e quanti no. Se una casa editrice vuole stare sul mercato deve fare profitto, a meno di non avere un mecenate generoso. Tutte le strategie che metterà in campo saranno ovviamente contrastate dalle strategie delle altre case editrici e dai gusti del pubblico. Ancora, il neoliberismo non c&#039;entra una mazza. Non si possono confondere le condizioni sul posto di lavoro con le linee editoriali. Come tu stesso ricordi, da sempre le case editrici hanno pensato a fare i soldi, però pare che ogni volta ciò venga dimenticato, e soprattutto ciò viene visto come un male. Ancora in buona parte del mondo intellettuale umanistico fatica a palesarsi l&#039;idea che ognuno è libero di pubblicare e leggere ciò che vuole; tanto amore per le lettere e tanto stalinismo interiore. Se vendi i libri è perché tu stesso li consideri merci, non perché è cambiato un paradigma culturale. I libri in commercio sono sempre stati merci, e ciò non ha impedito la produzione di capolavori. Dal momento che è aumentato il bacino di lettori appassionati di letteratura è aumentato lo spazio per i libri di qualità, e questo anche grazie al mercato. Essendo però aumentato il livello culturale e di istruzione c&#039;è più gente che scrive, di conseguenza è aumentata la concorrenza. La vita è fatta così. Pro e contro. Ci sono più persone che scrivono per guadagnare, ma anche più persone che scrivono bene. Comunque nel tuo testo parli di crisi della società letteraria e di campo letterario in crisi. Ora, ti chiedo, ciò è vero? Fattualmente vero? Per questo ho citato Leopardi. Leopardi in un suo testo, se vuoi lo pòsto, dice che al suo tempo le nuove opere sostituiva le vecchie e avevano breve vita e perciò in futuro non ci sarebbero state più opere meritevoli e nessuno le avrebbe ricordate. Leopardi si è sbagliato. E questo è un fatto, non una opinione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giorgio, non ti ho voluto attribuire quel pensiero sul futuro, era solo una chiosa. Se tu ammetti che ti puoi sbagliare penso sia utile capire se e dove ti stai sbagliando, e lo spazio commenti penso sia utile anche per questo. Se tu pubblichi un testo, il minimo che ti puoi aspettare è che qualcuno provi a smontarlo. Inoltre scrivo a te anche cose che penso in generale, lette in queste anni su questi spazi, è normale che un po&#8217; ti uso come bersaglio, ma non c&#8217;è niente di personale. A me fa piacere che tu o altri cerchiate nuove vie per far circolare i testi, sto appunto dicendo che uno dovrebbe concentrarsi su ciò che vuole fare. Ma nel tuo testo quanto spazio hai dedicato a questa idea? Giusto l&#8217;ultimo paragrafo. Sono anni che leggo di persone nel mondo editoriale che si lamentano che si pubblicano troppi lbri e non si ha il tempo di lavorarci con cura. Bene, allora smettano di farlo. Cerchino strategie per acquisire maggior potere. Lavorare in una casa editrice non è un diritto e neanche un dovere.</p>
<p>Il mercato non viene costruito, il mercato è un concetto, un insieme di relazioni, soggetti, comportamenti, norme eccetera. Il liberismo, o neoliberismo teorizzano che nessun organo deve regolamentare il funzionamento del mercato. Questo non ha niente a che vedere con il profitto, che è la base intrinseca del mercato. Il neoliberismo non dice quali e quanti libri pubblicare e quali e quanti no. Se una casa editrice vuole stare sul mercato deve fare profitto, a meno di non avere un mecenate generoso. Tutte le strategie che metterà in campo saranno ovviamente contrastate dalle strategie delle altre case editrici e dai gusti del pubblico. Ancora, il neoliberismo non c&#8217;entra una mazza. Non si possono confondere le condizioni sul posto di lavoro con le linee editoriali. Come tu stesso ricordi, da sempre le case editrici hanno pensato a fare i soldi, però pare che ogni volta ciò venga dimenticato, e soprattutto ciò viene visto come un male. Ancora in buona parte del mondo intellettuale umanistico fatica a palesarsi l&#8217;idea che ognuno è libero di pubblicare e leggere ciò che vuole; tanto amore per le lettere e tanto stalinismo interiore. Se vendi i libri è perché tu stesso li consideri merci, non perché è cambiato un paradigma culturale. I libri in commercio sono sempre stati merci, e ciò non ha impedito la produzione di capolavori. Dal momento che è aumentato il bacino di lettori appassionati di letteratura è aumentato lo spazio per i libri di qualità, e questo anche grazie al mercato. Essendo però aumentato il livello culturale e di istruzione c&#8217;è più gente che scrive, di conseguenza è aumentata la concorrenza. La vita è fatta così. Pro e contro. Ci sono più persone che scrivono per guadagnare, ma anche più persone che scrivono bene. Comunque nel tuo testo parli di crisi della società letteraria e di campo letterario in crisi. Ora, ti chiedo, ciò è vero? Fattualmente vero? Per questo ho citato Leopardi. Leopardi in un suo testo, se vuoi lo pòsto, dice che al suo tempo le nuove opere sostituiva le vecchie e avevano breve vita e perciò in futuro non ci sarebbero state più opere meritevoli e nessuno le avrebbe ricordate. Leopardi si è sbagliato. E questo è un fatto, non una opinione.</p>
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