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	Commenti a: Young Adult o la nostalgia della semplificazione	</title>
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		<title>
		Di: Giovanni De Feo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-262195</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni De Feo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2014 17:01:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo anche il seguente articolo sull&#039;argomento, sempre del New Yorker: http://www.newyorker.com/culture/cultural-comment/hinton-outsiders-young-adult-literature?utm_source=tny&#038;utm_campaign=generalsocial&#038;utm_medium=facebook&#038;mbid=social_facebook]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo anche il seguente articolo sull&#8217;argomento, sempre del New Yorker: <a href="http://www.newyorker.com/culture/cultural-comment/hinton-outsiders-young-adult-literature?utm_source=tny&#038;utm_campaign=generalsocial&#038;utm_medium=facebook&#038;mbid=social_facebook" rel="nofollow ugc">http://www.newyorker.com/culture/cultural-comment/hinton-outsiders-young-adult-literature?utm_source=tny&#038;utm_campaign=generalsocial&#038;utm_medium=facebook&#038;mbid=social_facebook</a></p>
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		Di: Giovanni De Feo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261958</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni De Feo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2014 08:54:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261885&quot;&gt;rmorresi&lt;/a&gt;.

Buongiorno. Nemmeno io ne sono sicuro; certamente leggere è vita, e certamente sognare è anche vita, però non è realtà. Può entrare in seguito a diventare realtà (attraverso la &#039;ricostruzione&#039; come dice Mumford) ma è un momento diverso dalla realtà. Questo è un confine importante, che certo va continuamente attraversato ma che ha valore proprio in quanto limite; oltre ad essere spunto per la letteratura stessa dal Don Chisciotte in poi...

Quanto ai MA e QA: certamente non sono statici! Sono in effetti solo modelli teorici come &#039;il lettore ideale&#039;, qualcosa che esiste in potenza, ma non esiste davvero nella realtà. Molti nerd possono avvicinarsi parecchio ai MA, ma avranno comunque interessi attivi, stimolanti, che nulla hanno a che fare con la nostalgia e il rimpianto. 

E lo stesso questi &#039;plastici&#039; eroi dei QA avranno lampi di nostalgia e di facili ritorni, magari in un giocattolo per il figlio, o in un film di intrattenimento. Non mi sembra ci sia nulla di male. Male è solo pensare che tutta la letteratura che interagisce con questo lato dell&#039;esperienza umana, la meraviglia e il fantastico, sia per forza un infantilismo per adulti.

 Se recentemente è sempre più così è perché ci sono editori e multinazionali dell&#039;entertainment che ci speculano sopra, non perché la materia trattata si presti intrinsecamente. E anche perché è facili impigrirsi in forme &#039;collaborative&#039; (veda sopra) modernizzate, semplificate, se non ci si incuriosisce un po&#039; delle forme originali...

Un saluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261885">rmorresi</a>.</p>
<p>Buongiorno. Nemmeno io ne sono sicuro; certamente leggere è vita, e certamente sognare è anche vita, però non è realtà. Può entrare in seguito a diventare realtà (attraverso la &#8216;ricostruzione&#8217; come dice Mumford) ma è un momento diverso dalla realtà. Questo è un confine importante, che certo va continuamente attraversato ma che ha valore proprio in quanto limite; oltre ad essere spunto per la letteratura stessa dal Don Chisciotte in poi&#8230;</p>
<p>Quanto ai MA e QA: certamente non sono statici! Sono in effetti solo modelli teorici come &#8216;il lettore ideale&#8217;, qualcosa che esiste in potenza, ma non esiste davvero nella realtà. Molti nerd possono avvicinarsi parecchio ai MA, ma avranno comunque interessi attivi, stimolanti, che nulla hanno a che fare con la nostalgia e il rimpianto. </p>
<p>E lo stesso questi &#8216;plastici&#8217; eroi dei QA avranno lampi di nostalgia e di facili ritorni, magari in un giocattolo per il figlio, o in un film di intrattenimento. Non mi sembra ci sia nulla di male. Male è solo pensare che tutta la letteratura che interagisce con questo lato dell&#8217;esperienza umana, la meraviglia e il fantastico, sia per forza un infantilismo per adulti.</p>
<p> Se recentemente è sempre più così è perché ci sono editori e multinazionali dell&#8217;entertainment che ci speculano sopra, non perché la materia trattata si presti intrinsecamente. E anche perché è facili impigrirsi in forme &#8216;collaborative&#8217; (veda sopra) modernizzate, semplificate, se non ci si incuriosisce un po&#8217; delle forme originali&#8230;</p>
<p>Un saluto.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Giovanni De Feo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261957</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni De Feo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Oct 2014 08:42:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261557&quot;&gt;andrea&lt;/a&gt;.

Buongiorno! Innanzitutto mi scusi per il ritardo (qui c&#039;è stata un attimo la fine del mondo) e grazie per la sua (tiepida) stima. Quanto alle sue scatole: fantastico soggetto di indagine! Sia per chi gioca a costruirle sia che per chi gioca a romperle (l&#039;esito del gioco dipende casomai dall&#039;abilità del costruttore o del distruttore). In effetti io da piccolo consideravo le scatole sommamente interessanti, molto più delle porte di cui parlo nell&#039;articolo. Mi chiedevo: quanto spazio possono contenere? Contengono solo spazio o anche tempo? Una scatola è un oggetto o un luogo? Immaginavo scatole che fossero persone, case, auto, giorni...

Tornando all&#039;articolo. Lei ha parzialmente ragione a ritenere che &quot;per ogni bambino una porta è magica&quot; sia una affermazione apodittica (questa almeno la mia lettura del suo &quot;ragionamento a scatole&quot;). L&#039;apodissi sta nell&#039;aver preso la frase di Tolkien fuori contesto, dandola come inconfutabile e universalmente valida, senza spiegarla. Anche se in seguito cerco di spiegare cosa intendo come mistero , (ovvero l&#039;orizzonte metafisico di un oggetto) ciò che non spiego è proprio il &#039;magico&#039;, dandolo appunto per sinonimo di mistero. A ben rifletterci non lo è.

 Per magia qui intendo: l&#039;intuizione profonda che un evento o un oggetto funzionano per mezzo di regole universali il cui nesso non (ci) è chiaro. Per questo la mia accezione di magia, in questo contesto, è connesso al senso del mistero. Da bambini si sente che una porta (o una scatola etc) costruisce un universo di possibilità, e che queste possibilità hanno delle regole, regole universali che esistono anche se io non ne capisco la logica. E&#039; proprio il paradosso &quot;intuisco delle regole che non capisco&quot; che credo sia un grande stimolo per la mente umana.

Si gioca con il fantastico nel momento in cui si comincia a intrattenere un rapporto plastico con queste regole. Per esempio un animale nascosto in una scatola non può essere contemporaneamente vivo E morto. Il dentro di una scatola non può essere più grande dello spazio che circonda la scatola stessa. Etc etc. E se cambiassimo le regole? Avremmo, per esempio, una scatola che &quot;it&#039;s bigger on the inside&quot; (eh sì, sto citando)... In altre parole se si alterano, da adulti, le regole della &#039;scatolità&#039; si sta colpendo il punto centrale della percezione  infantile di una scatola. Per un attimo siamo di nuovo bambini e il mondo si apre a un universo di possibilità, divenendo il qualche modo &#039;plastico&#039;...

Forse lei si chiederà a cosa serva poi a noi adulti questa plasticità mentale, ammesso poi che uno stato simile esista. Beh, parafrasando: e se un gatto in una scatola fosse contemporaneamente vivo e morto, almeno fino all&#039;istante in cui io aprissi la scatola? Come vede riflettere sulla metafisica delle scatole può portare lontano...

Comunque sì, l&#039;argomento &#039;meraviglia /percezione&#039;, andrebbe esplorato per bene, senza apodissi, magari in un articolo a sè, magari con un minimo di sostegno scientifico. Chissà cosa avrebbero da dire le neuroscienze sul rapporto tra la &#039;meraviglia&#039; e la capacità del cervello di apprendere nuove regole, o di cambiare le stesse regole con le quali si percepisce il mondo? Chiederò, approfondirò.

Grazie per lo spunto e per la metafora delle scatole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261557">andrea</a>.</p>
<p>Buongiorno! Innanzitutto mi scusi per il ritardo (qui c&#8217;è stata un attimo la fine del mondo) e grazie per la sua (tiepida) stima. Quanto alle sue scatole: fantastico soggetto di indagine! Sia per chi gioca a costruirle sia che per chi gioca a romperle (l&#8217;esito del gioco dipende casomai dall&#8217;abilità del costruttore o del distruttore). In effetti io da piccolo consideravo le scatole sommamente interessanti, molto più delle porte di cui parlo nell&#8217;articolo. Mi chiedevo: quanto spazio possono contenere? Contengono solo spazio o anche tempo? Una scatola è un oggetto o un luogo? Immaginavo scatole che fossero persone, case, auto, giorni&#8230;</p>
<p>Tornando all&#8217;articolo. Lei ha parzialmente ragione a ritenere che &#8220;per ogni bambino una porta è magica&#8221; sia una affermazione apodittica (questa almeno la mia lettura del suo &#8220;ragionamento a scatole&#8221;). L&#8217;apodissi sta nell&#8217;aver preso la frase di Tolkien fuori contesto, dandola come inconfutabile e universalmente valida, senza spiegarla. Anche se in seguito cerco di spiegare cosa intendo come mistero , (ovvero l&#8217;orizzonte metafisico di un oggetto) ciò che non spiego è proprio il &#8216;magico&#8217;, dandolo appunto per sinonimo di mistero. A ben rifletterci non lo è.</p>
<p> Per magia qui intendo: l&#8217;intuizione profonda che un evento o un oggetto funzionano per mezzo di regole universali il cui nesso non (ci) è chiaro. Per questo la mia accezione di magia, in questo contesto, è connesso al senso del mistero. Da bambini si sente che una porta (o una scatola etc) costruisce un universo di possibilità, e che queste possibilità hanno delle regole, regole universali che esistono anche se io non ne capisco la logica. E&#8217; proprio il paradosso &#8220;intuisco delle regole che non capisco&#8221; che credo sia un grande stimolo per la mente umana.</p>
<p>Si gioca con il fantastico nel momento in cui si comincia a intrattenere un rapporto plastico con queste regole. Per esempio un animale nascosto in una scatola non può essere contemporaneamente vivo E morto. Il dentro di una scatola non può essere più grande dello spazio che circonda la scatola stessa. Etc etc. E se cambiassimo le regole? Avremmo, per esempio, una scatola che &#8220;it&#8217;s bigger on the inside&#8221; (eh sì, sto citando)&#8230; In altre parole se si alterano, da adulti, le regole della &#8216;scatolità&#8217; si sta colpendo il punto centrale della percezione  infantile di una scatola. Per un attimo siamo di nuovo bambini e il mondo si apre a un universo di possibilità, divenendo il qualche modo &#8216;plastico&#8217;&#8230;</p>
<p>Forse lei si chiederà a cosa serva poi a noi adulti questa plasticità mentale, ammesso poi che uno stato simile esista. Beh, parafrasando: e se un gatto in una scatola fosse contemporaneamente vivo e morto, almeno fino all&#8217;istante in cui io aprissi la scatola? Come vede riflettere sulla metafisica delle scatole può portare lontano&#8230;</p>
<p>Comunque sì, l&#8217;argomento &#8216;meraviglia /percezione&#8217;, andrebbe esplorato per bene, senza apodissi, magari in un articolo a sè, magari con un minimo di sostegno scientifico. Chissà cosa avrebbero da dire le neuroscienze sul rapporto tra la &#8216;meraviglia&#8217; e la capacità del cervello di apprendere nuove regole, o di cambiare le stesse regole con le quali si percepisce il mondo? Chiederò, approfondirò.</p>
<p>Grazie per lo spunto e per la metafora delle scatole.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: rmorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261885</link>

		<dc:creator><![CDATA[rmorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Oct 2014 12:49:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quel che temo di questa ripartizione in Quasi Adulti e Mezzi Adulti è l&#039;(almeno) apparente staticità, mentre invece voglio sperare che un Mezzo Adulto possa sempre diventare un adulto maturo e pur plastico e insomma simpatico :) 

Ho anche qualche problema con questa affermazione: &quot;Io credo che tutta la letteratura sia, se non fuga, almeno momentaneo allontanamento dal reale. Perché nello stesso momento in cui esperiamo l’opera, qualunque essa sia, noi non siamo nella realtà, ma fuori da essa.&quot; Difatti non sono per niente sicura che noi esperiamo la realtà solo come immanenza materiale immediatamente circostante, mi pare che &quot;le chimeriche idee del paese dei sogni&quot; rientrino a pieno titolo nella realtà (io penso che stiamo vivendo anche mentre leggiamo, insomma). 

L&#039;idea di intenzionalità semplificante mi piace molto invece, e penso che meriti molta attenzione (io ho in mente i libri per bambini, dove la semplificazione è necessaria, ma - bisogna chiedersi - la semplificazione *di cosa?* mi sembra lì la questione interessante.) 

grazie!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quel che temo di questa ripartizione in Quasi Adulti e Mezzi Adulti è l'(almeno) apparente staticità, mentre invece voglio sperare che un Mezzo Adulto possa sempre diventare un adulto maturo e pur plastico e insomma simpatico :) </p>
<p>Ho anche qualche problema con questa affermazione: &#8220;Io credo che tutta la letteratura sia, se non fuga, almeno momentaneo allontanamento dal reale. Perché nello stesso momento in cui esperiamo l’opera, qualunque essa sia, noi non siamo nella realtà, ma fuori da essa.&#8221; Difatti non sono per niente sicura che noi esperiamo la realtà solo come immanenza materiale immediatamente circostante, mi pare che &#8220;le chimeriche idee del paese dei sogni&#8221; rientrino a pieno titolo nella realtà (io penso che stiamo vivendo anche mentre leggiamo, insomma). </p>
<p>L&#8217;idea di intenzionalità semplificante mi piace molto invece, e penso che meriti molta attenzione (io ho in mente i libri per bambini, dove la semplificazione è necessaria, ma &#8211; bisogna chiedersi &#8211; la semplificazione *di cosa?* mi sembra lì la questione interessante.) </p>
<p>grazie!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Simone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261580</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2014 16:18:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261564&quot;&gt;Giovanni De Feo&lt;/a&gt;.

Afferrato il concetto ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261564">Giovanni De Feo</a>.</p>
<p>Afferrato il concetto ;-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giovanni De Feo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261564</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giovanni De Feo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2014 12:33:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261523&quot;&gt;Simone&lt;/a&gt;.

Mea culpa, sono stato poco chiaro. Intendevo che la mente collabora di meno a seguire una sequenza di immagini che non a leggere un testo. Anche un testo scadente/di consumo. (La parola collaborazione in questa accezione la rubo ad Eco). Comunque hai ragione distinguo era abbastanza inutile, volevo solo evitare l&#039;obiezione &quot;ma Lynch/Tarkowskij&quot;?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261523">Simone</a>.</p>
<p>Mea culpa, sono stato poco chiaro. Intendevo che la mente collabora di meno a seguire una sequenza di immagini che non a leggere un testo. Anche un testo scadente/di consumo. (La parola collaborazione in questa accezione la rubo ad Eco). Comunque hai ragione distinguo era abbastanza inutile, volevo solo evitare l&#8217;obiezione &#8220;ma Lynch/Tarkowskij&#8221;?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261557</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2014 11:07:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sapete che il saluto &#039;Ehi tipo, Ehi tipa&#039; dello slang giovanile ha origini colte, viene dall&#039;argomentazione per classificazioni umane (detta anche &#039;per scatole&#039; o &#039;argomentazione logistica&#039;)che utilizzano ancora oggi gli intellettuali analitici. A Vienna nei primi del novecento molti allievi freudiani si salutavano in quel modo. 

Un esempio di argomentazione per scatole per esempio è questo:
&#039;per un bambino ogni porta è magica&#039;.

Detto questo, a me Il Mangianomi non era dispiaciuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sapete che il saluto &#8216;Ehi tipo, Ehi tipa&#8217; dello slang giovanile ha origini colte, viene dall&#8217;argomentazione per classificazioni umane (detta anche &#8216;per scatole&#8217; o &#8216;argomentazione logistica&#8217;)che utilizzano ancora oggi gli intellettuali analitici. A Vienna nei primi del novecento molti allievi freudiani si salutavano in quel modo. </p>
<p>Un esempio di argomentazione per scatole per esempio è questo:<br />
&#8216;per un bambino ogni porta è magica&#8217;.</p>
<p>Detto questo, a me Il Mangianomi non era dispiaciuto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Davide		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261543</link>

		<dc:creator><![CDATA[Davide]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2014 09:00:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261523&quot;&gt;Simone&lt;/a&gt;.

Perché il cinema si lascia fruire anche da un lettore distratto e passivo: le immagini scorrono comunque. Il libro invece costringe sempre e comunque il lettore a uno &quot;sforzo&quot; fruitivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261523">Simone</a>.</p>
<p>Perché il cinema si lascia fruire anche da un lettore distratto e passivo: le immagini scorrono comunque. Il libro invece costringe sempre e comunque il lettore a uno &#8220;sforzo&#8221; fruitivo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Simone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/10/08/young-adult-o-la-nostalgia-della-semplificazione/#comment-261523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2014 06:57:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=49030#comment-261523</guid>

					<description><![CDATA[Molto interessante, ma non capisco perché il cinema sarebbe &quot;intrinsecamente meno collaborativo&quot; - per poi precisare &quot;Almeno nella sua versione spettacolare&quot;, che sarebbe in fondo il corrispettivo della letteratura &quot;di consumo&quot;. Non ho insomma capito perché fare una distinzione che dopo viene confutata dall&#039;autore stesso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto interessante, ma non capisco perché il cinema sarebbe &#8220;intrinsecamente meno collaborativo&#8221; &#8211; per poi precisare &#8220;Almeno nella sua versione spettacolare&#8221;, che sarebbe in fondo il corrispettivo della letteratura &#8220;di consumo&#8221;. Non ho insomma capito perché fare una distinzione che dopo viene confutata dall&#8217;autore stesso.</p>
]]></content:encoded>
		
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