Miti Moderni/2: Il dovere della lamentela

Garry Winogrand, Women are beautiful
Garry Winogrand, Women are beautiful

di: Francesca Fiorletta

Si sa, siamo tutti figli della grande umanità che si lamenta. Chi non si è mai lamentato, scagli la prima pietra. Lamentarsi è certamente un diritto, ma ancora più spesso sembra diventato un dovere. Il dovere della lamentela.
Ci lamentiamo per la disoccupazione, ci lamentiamo per l’allarme ebola, ci lamentiamo per la Tasi, 11 euro pro capite, ci lamentiamo per i politici corrotti, per la Juventus che compra gli arbitri dall’82, per i jeans taglia 40 che ci vanno stretti dopo l’estate, per il prezzo maggiorato della benzina, per il prezzo del biglietto da pagare al casello, per il costo inclemente del pane e del tonno in scatola, per i riscaldamenti troppo alti, eppur si suda, per gli ascensori troppo stretti, salgo a piedi, per quel film che tutti quanti i nostri amici hanno già visto, e noi no.
Ci lamentiamo che non si possa fumare negli esercizi pubblici, nei bagni sì, che non si possano servire alcolici dopo una certa ora, a letto presto, ci lamentiamo del sovraffollamento delle discoteche, del trasporto cittadino sempre lurido, dei lavori della metropolitana, aspetta e spera, ci lamentiamo di quello che leggiamo, che non è mai abbastanza interessante, denso, significativo, e poi non troviamo mai il tempo per documentarci, non c’interessa, passiamo oltre, ci lamentiamo di quelli che pretendono di avere un’opinione su tutto, e la esprimono pure!, ci lamentiamo dei social network, della vita ripassata davanti allo schermo di un pc, ci lamentiamo dei molteplici virus, intestinali e non, ci lamentiamo dei fake, dei best seller, degli agenti segreti in borghese, della favola splatter delle scie chimiche, dei salotti tv, dei pessimisti low profile, degli appassionati hipster, dei supponenti “addetti ai lavori” in qualsiasi campo, ci lamentiamo dei reading di poesia sperimentale e degli happening di teatro indipendente, ci lamentiamo degli aperitivi analcolici sulle terrazze del Pigneto, ci lamentiamo del berlusconismo che ci ha rese tutte veline, ci lamentiamo anche quando, per strada, non ci fischia dietro nessuno, vilipendio.
Se siamo insegnanti, ci lamentiamo dell’ignoranza atavica dei nostri ragazzi e della maleducazione imbelle dei loro genitori, se siamo genitori ci lamentiamo della scarsa attitudine al dialogo della prof. di filosofia, se siamo editor ci lamentiamo di ricevere troppi manoscritti che non incontrano il nostro gusto assai ricercato, se siamo scrittori ci lamentiamo che le case editrici non rispondano in fretta ai nostri accorati appelli di pubblicazione, mi raccomando, la bandella…, se siamo commercianti ci lamentiamo per la chiusura anticipata dei nostri negozi in centro, è bancarotta, se siamo psicanalisti ci lamentiamo della follia conclamata dei nostri pazienti adulterati, se poi per caso siamo in buona salute troviamo comunque il modo di lamentarci del cambio di stagione, se invece siamo anziani ci accorgiamo che le stagioni sono in realtà sempre le stesse, se abbiamo superato la cinquantina ci lamentiamo di non essere più giovani e forti come una volta, e andiamo a pescare carne fresca fuori le scuole.
Ci lamentiamo dei molti inviti a uscire la sera, della penuria di locali cool, del nostro compagno che certamente ci tradisce, della nostra compagna che forse ci tradisce, delle unioni gay, delle coppie di fatto, ci lamentiamo delle Sentinelle che protestano contro le unioni gay e le coppie di fatto, ci lamentiamo del vino bianco quand’è troppo caldo, del vino rosso servito ghiacciato, comunque il Sangiovese mai, ci lamentiamo addirittura per le molteplici commemorazioni dell’olocausto, e le foibe, allora?, ci lamentiamo dei fascisti che non sanno più che cosa voglia dire, dei comunisti che non hanno ancora capito che vogliono dire, ci lamentiamo della malavita organizzata, dei cantanti neomelodici, dei soprusi sui minori, “dei delitti e delle pene” che restano sempre senza soluzione, senza continuità ideologica, in una comunità fortemente idiosincratica.
Ci lamentiamo delle parole usate a caso, del becero citazionismo, dei silenzi protratti, di quel telefono amico che non squilla mai, dai ripetuti avvisi di chiamata dei call center, nuovissima promozione, subito a casa per lei!, ci lamentiamo dei testimoni di Geova, dei venditori ambulanti di calzini, dei venditori porta a porta, se esistono ancora, del linguaggio politically correct, del vizio radicato di tradurre tutto in inglese, ci lamentiamo di quelli che non si fanno gli affari propri, del pettegolezzo, del gossip, della posa gauche caviar, delle tartine al caviale, delle bibite gassate che danno aerofagia.
Ci lamentiamo delle palestre troppo piene, delle piscine sempre oleose, dei funghi cancerogeni, delle ecchimosi superficiali, ci lamentiamo dello stalking, del mobbing, del fisting, delle milf, del nuovo papa, del vecchio papa, del complesso di Edipo, di Freud che ci ha rovinati tutti, del rumore dei trapani elettrici a prima mattina, della voce metallica dell’arrotino di quartiere, donne, ripariamo i vostri ombrelli a mano!
Ci lamentiamo per i molti e devastanti terremoti, per i pochi e devastanti tzunami, ci lamentiamo per la striscia di Gaza, per l’odore di cipolla fritta dei take away, per il completo gessato di Angela Merkel, per Angelina Jolie che va in missione umanitaria, per Renzi col giubbotto da Fonzie, per le noccioline troppo morbide al bar, per le tribolazioni extraparlamentari, per i comitati di accoglienza, per i profughi, per i senzatetto, per il “femminicidio”, per la violenza sulle strade, per gli spiacevoli casi di omonimia, per il taglio sbagliato dal parrucchiere, per la doccia senza il termoregolatore, per gli arredatori d’interni che continuano a proporci i loro loft, il loro pallet, per i salassi dal dentista, per la musa ispiratrice che non dorme mai, per la musica da camera, il free jazz punk inglese, ci lamentiamo perché non ci ricordiamo in che anno è morto Napoleone, ci lamentiamo del cibo biologico, ci lamentiamo del veganesimo, della cucina ucraina, del conta-passi con le calorie in eccedenza, ci lamentiamo della moda, ci lamentiamo di non essere stati abbastanza netti e decisi, tornassi indietro…, ci lamentiamo di chi arriva troppo puntuale agli appuntamenti, ci lamentiamo delle tisane al finocchio, che puzza!, ci lamentiamo delle cosche mafiose, delle logge massoniche, del dirimpettaio voyeur, dell’amico lontano, ci lamentiamo perché, tutto sommato, non vogliamo mai darci pace. La lamentela è un dovere (?).

15 COMMENTS

  1. ci lamentiamo per il combinato disposto(altrimenti noto come articolato). Io sono persino arrivato a lamentarmi che in questa “piccola città, bastardo posto” hanno iniziato a fare pagare un’ euro per entrare nella pinacoteca. Mi sembra che sia un prezzo da insicuri, a quel punto è meglio continuare a garantire la gratuità della cosa. Ma sopratutto temo che questa leggera inquietudine cesserà quando tutto il resto si fermerà completamente, che non sarà mai al momento giusto

  2. Mi lamento e mi arrabbia dalla mattina alla sera :
    La condizione delle donne nel mondo
    Il fanatismo
    Lo stato della Scuola Media
    L’importanza del denaro e il disprezzo
    per le cose senza prezzo
    L’ultimo libro di Zemmour che ha la nostalgia di Vichy
    La lista del Goncourt
    Il disprezzo dei valori: umanità e solidarità. Valori considerati inutili.
    Un lavoro che non ha più senso: diventa assurdo, perché si perde l’energia in compiti senza utilità.
    Un mondo che non gira bene.
    L’oltraggio fatto alla natura.

    La lista è lunga.
    Il solo balsamo: leggere e ascoltare la musica. Scrivere e inventare un altro mondo. Danzare e animare il mondo con la nostra magia.

  3. ciao Francesca, mi hai fatto venire in mente l’ultimo disco di Peppe Voltarelli: Lamentarsi come ipotesi. Mi sembra appropriato!

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