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	Commenti a: L&#8217;onere della prova e gli eroi bambini	</title>
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		<title>
		Di: Lorenzo Declich		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2014 21:33:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è questo bel pezzo da leggere

http://www.pagina99.it/news/cultura/7604/Il-porno-della-guerra--perche-ci-attrae-l-orrore-war-porn.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è questo bel pezzo da leggere</p>
<p><a href="http://www.pagina99.it/news/cultura/7604/Il-porno-della-guerra--perche-ci-attrae-l-orrore-war-porn.html" rel="nofollow ugc">http://www.pagina99.it/news/cultura/7604/Il-porno-della-guerra&#8211;perche-ci-attrae-l-orrore-war-porn.html</a></p>
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		Di: L’onere della prova e gli eroi bambini - SiriaLibano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[L’onere della prova e gli eroi bambini - SiriaLibano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Nov 2014 14:14:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Lorenzo Declich, per Nazione Indiana).  Ci sono volte in cui la semplice esposizione di cose presenti lancia messaggi molto chiari. In [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Lorenzo Declich, per Nazione Indiana).  Ci sono volte in cui la semplice esposizione di cose presenti lancia messaggi molto chiari. In [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Vulfran		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vulfran]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Nov 2014 12:38:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il fenomeno è ampio e non riguarda soltanto le guerre militari, ma anche tutte quelle situazioni di conflitto e malessere sociale/esistenziale. Ho visto da poco un graffiante film filippino, “The woman in the septic tank”, in cui viene descritta la pre-produzione di un film indie che due studenti vogliono presentare come elaborato finale all’università e con cui sognano di aprirsi la via del successo globale. E cosa vende meglio nella cultura, indie e non, di un bel film documentaristico su uno slum filippino e su una madre che per povertà e disperazione vende il proprio figlio a un pedofilo? Così, tra scene immaginate con diverse attrici e con diverse soluzioni (usiamo un bambino o una bambina? il pedofilo è caucasico o asiatico? etc.) i due aspiranti testimoni e denunciatori del male ne diventano allegramente parte, con un finale che per fortuna ristabilisce un po’ di giustizia. Certo, gli esseri umani sono da sempre attratti dalla rappresentazione del male per esorcizzarlo catarticamente, però indubbiamente si è creato negli ultimi anni una specie di blob fatto di mercato e 2.0 che fagocita tutto e che trasforma un’esperienza di conoscenza in una fruizione on demand.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fenomeno è ampio e non riguarda soltanto le guerre militari, ma anche tutte quelle situazioni di conflitto e malessere sociale/esistenziale. Ho visto da poco un graffiante film filippino, “The woman in the septic tank”, in cui viene descritta la pre-produzione di un film indie che due studenti vogliono presentare come elaborato finale all’università e con cui sognano di aprirsi la via del successo globale. E cosa vende meglio nella cultura, indie e non, di un bel film documentaristico su uno slum filippino e su una madre che per povertà e disperazione vende il proprio figlio a un pedofilo? Così, tra scene immaginate con diverse attrici e con diverse soluzioni (usiamo un bambino o una bambina? il pedofilo è caucasico o asiatico? etc.) i due aspiranti testimoni e denunciatori del male ne diventano allegramente parte, con un finale che per fortuna ristabilisce un po’ di giustizia. Certo, gli esseri umani sono da sempre attratti dalla rappresentazione del male per esorcizzarlo catarticamente, però indubbiamente si è creato negli ultimi anni una specie di blob fatto di mercato e 2.0 che fagocita tutto e che trasforma un’esperienza di conoscenza in una fruizione on demand.</p>
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		<title>
		Di: Lorenzo Declich		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comment-271318</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 23:01:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comment-271234&quot;&gt;helena janeczek&lt;/a&gt;.

Sì, è vero, e questo pone un numero di problemi di deontologia. E io non ho risposte, rimango senza parole. C&#039;è il livello &quot;meritorio&quot; di Bellingcat, cioè il tentativo di documentare, di dare nomi e cognomi, in una situazione come quella siriana in cui molto spesso le uniche fonti sono quelle che ci arrivano via youtube. C&#039;è però un limite al lavoro di Bellingcat: youtube è pensato per intrattenere le persone, non per documentare una guerra. O meglio: è pensato per intrattenere le persone *e quindi anche* per documentare o falsificare una guerra. Il decerebrato che produce un fake professionale è parte attiva del gioco di youtube. E lo rivendica, mentre youtube monetizza. C&#039;era un meccanismo simile negli anni 30? Ovvero: c&#039;era una &quot;terza parte&quot; disinteressata al conflitto che produceva la piattaforma su cui questo conflitto veniva documentato o falsificato allo scopo di fare soldi? Voglio dire: viviamo in un ecosistema mediatico che fonda la sua fortuna sull&#039;assenza di deontologia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comment-271234">helena janeczek</a>.</p>
<p>Sì, è vero, e questo pone un numero di problemi di deontologia. E io non ho risposte, rimango senza parole. C&#8217;è il livello &#8220;meritorio&#8221; di Bellingcat, cioè il tentativo di documentare, di dare nomi e cognomi, in una situazione come quella siriana in cui molto spesso le uniche fonti sono quelle che ci arrivano via youtube. C&#8217;è però un limite al lavoro di Bellingcat: youtube è pensato per intrattenere le persone, non per documentare una guerra. O meglio: è pensato per intrattenere le persone *e quindi anche* per documentare o falsificare una guerra. Il decerebrato che produce un fake professionale è parte attiva del gioco di youtube. E lo rivendica, mentre youtube monetizza. C&#8217;era un meccanismo simile negli anni 30? Ovvero: c&#8217;era una &#8220;terza parte&#8221; disinteressata al conflitto che produceva la piattaforma su cui questo conflitto veniva documentato o falsificato allo scopo di fare soldi? Voglio dire: viviamo in un ecosistema mediatico che fonda la sua fortuna sull&#8217;assenza di deontologia.</p>
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		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comment-271234</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 17:29:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Strana coincidenza: mi sto occupando del probabile caso-matrice di questo problema.La foto iconica del &quot;Falling Soldier&quot; (o &quot;Miliziano colpito a morte) di Robert Capa.
Nel 1974 il giornalista inglese Phillip Knightley contesta l&#039;autenticità di quell&#039;immagine in un libro significativamente intitolato &quot;The First Casualty&quot; - la prima vittima della guerra, ossia la verità.
Da allora, la polemica ha visto difensori, detrattori, nuove scoperte che aiutano a definire meglio il luogo e il momento in cui la foto è stata scattata, ma non è saltata fuori nessuna prova regina sul fatto che essa è frutto di una messa in scena o di un accadimento reale e letale, però meno romantico-eroico di quello che l&#039;immagine veicola.
Una delle ipotesi più verosimili è che mentre quei miliziani anarchici stavano simulando un attacco per i fotografi simpatizzanti (con Capa c&#039;era anche la sua compagna Gerda Taro) per sbaglio a qualcuno fosse partito un colpo in canna.
Il fatto interessante è che i cultori di Capa - l&#039;International Center of Photography che ne custodisce il lascito ma anche fotografi famosi e stimati come Mario Dondero - continuano a difendere l&#039;autenticità di quella foto a spada tratta.
Poi c&#039;è un&#039;altra scuola di difesa che sostiene che l&#039;immagine è vera per quel che simboleggia e rappresenta e quindi la sua autenticità sarebbe una questione di secondo piano.
Ma la questione a cui mi interessava arrivare è un&#039;altra. Non solo Robert Capa non ha evidentemente simulato la sua morte su una mina vietnamita, ma soprattutto sembra probabile che il Falling Soldier (del quale non si trovano più i negativi) sia l&#039;unica foto falsa della sua carriera.
Nel ottobre 1938, per esempio, Capa fotografa una delle ultime battaglie vittoriose dei repubblicani, quella del Rio Segre. E tra le immagini scattate nel pieno del combattimento ce n&#039;è anche una di un soldato ferito a morte che consegna l&#039;ultima lettera a un compagno. Ma quella immagine non è &quot;iconica&quot; e famosa come il miliziano che cade all&#039;indietro nella sua camicia bianca.
Purtroppo il problema sembra ineliminabilmente collegato alla richiesta che un documento vero sia anche veicolo efficace di un messaggio, anche se quel messaggio di denuncia può essere il più condivisibile.
I &quot;taroccatori&quot; svedesi mi sembrano quegli incoscienti delle cui buone intenzioni è lastricata la via per l&#039;inferno: ma che il male, anche se autenticamente documentato, debba aderire a delle regole estetiche e funzionali di fruibilità (e quindi di consumo) per poter essere comunicato è un problema che travalica l&#039;esempio.
Questo, soprattutto oggi che la diffusione di immagini, filmati e altre testimonianze non è più solo affidata agli specialisti, pone un grande problema; vuoi di deontolgia stretta dell&#039;informazione vuoi di attenzione vigile ma anche &quot;astuzia&quot; nello stare consapevolmente al gioco della comunicazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Strana coincidenza: mi sto occupando del probabile caso-matrice di questo problema.La foto iconica del &#8220;Falling Soldier&#8221; (o &#8220;Miliziano colpito a morte) di Robert Capa.<br />
Nel 1974 il giornalista inglese Phillip Knightley contesta l&#8217;autenticità di quell&#8217;immagine in un libro significativamente intitolato &#8220;The First Casualty&#8221; &#8211; la prima vittima della guerra, ossia la verità.<br />
Da allora, la polemica ha visto difensori, detrattori, nuove scoperte che aiutano a definire meglio il luogo e il momento in cui la foto è stata scattata, ma non è saltata fuori nessuna prova regina sul fatto che essa è frutto di una messa in scena o di un accadimento reale e letale, però meno romantico-eroico di quello che l&#8217;immagine veicola.<br />
Una delle ipotesi più verosimili è che mentre quei miliziani anarchici stavano simulando un attacco per i fotografi simpatizzanti (con Capa c&#8217;era anche la sua compagna Gerda Taro) per sbaglio a qualcuno fosse partito un colpo in canna.<br />
Il fatto interessante è che i cultori di Capa &#8211; l&#8217;International Center of Photography che ne custodisce il lascito ma anche fotografi famosi e stimati come Mario Dondero &#8211; continuano a difendere l&#8217;autenticità di quella foto a spada tratta.<br />
Poi c&#8217;è un&#8217;altra scuola di difesa che sostiene che l&#8217;immagine è vera per quel che simboleggia e rappresenta e quindi la sua autenticità sarebbe una questione di secondo piano.<br />
Ma la questione a cui mi interessava arrivare è un&#8217;altra. Non solo Robert Capa non ha evidentemente simulato la sua morte su una mina vietnamita, ma soprattutto sembra probabile che il Falling Soldier (del quale non si trovano più i negativi) sia l&#8217;unica foto falsa della sua carriera.<br />
Nel ottobre 1938, per esempio, Capa fotografa una delle ultime battaglie vittoriose dei repubblicani, quella del Rio Segre. E tra le immagini scattate nel pieno del combattimento ce n&#8217;è anche una di un soldato ferito a morte che consegna l&#8217;ultima lettera a un compagno. Ma quella immagine non è &#8220;iconica&#8221; e famosa come il miliziano che cade all&#8217;indietro nella sua camicia bianca.<br />
Purtroppo il problema sembra ineliminabilmente collegato alla richiesta che un documento vero sia anche veicolo efficace di un messaggio, anche se quel messaggio di denuncia può essere il più condivisibile.<br />
I &#8220;taroccatori&#8221; svedesi mi sembrano quegli incoscienti delle cui buone intenzioni è lastricata la via per l&#8217;inferno: ma che il male, anche se autenticamente documentato, debba aderire a delle regole estetiche e funzionali di fruibilità (e quindi di consumo) per poter essere comunicato è un problema che travalica l&#8217;esempio.<br />
Questo, soprattutto oggi che la diffusione di immagini, filmati e altre testimonianze non è più solo affidata agli specialisti, pone un grande problema; vuoi di deontolgia stretta dell&#8217;informazione vuoi di attenzione vigile ma anche &#8220;astuzia&#8221; nello stare consapevolmente al gioco della comunicazione.</p>
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		<title>
		Di: ornella tajani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comment-271218</link>

		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 16:09:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si fa fatica a capire che è vero, infatti; a collegarsi con quel che si vede. L&#039;effetto di saturazione che video o immagini di guerra possono creare è un problema che esula dal caso specifico, penso. Non si tratta solo di distinguere il vero dal falso (che è senz&#039;altro la priorità), ma anche di rendersi davvero conto che quell&#039;informazione mediata è realtà, seppur incorniciata da uno schermo. Sembra che la sovraesposizione alle immagini e l&#039;ipertrofia delle fictions -tutte, dichiarate e non- provochino una specie di intorpidimento intellettivo, contro il quale forse il solo antidoto è il discorso, che, come in questo pezzo, ricontestualizza, collega, avvicina - scongiurando il rischio che foto o riprese galleggino nel flusso di informazioni senza essere realmente recepite.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa fatica a capire che è vero, infatti; a collegarsi con quel che si vede. L&#8217;effetto di saturazione che video o immagini di guerra possono creare è un problema che esula dal caso specifico, penso. Non si tratta solo di distinguere il vero dal falso (che è senz&#8217;altro la priorità), ma anche di rendersi davvero conto che quell&#8217;informazione mediata è realtà, seppur incorniciata da uno schermo. Sembra che la sovraesposizione alle immagini e l&#8217;ipertrofia delle fictions -tutte, dichiarate e non- provochino una specie di intorpidimento intellettivo, contro il quale forse il solo antidoto è il discorso, che, come in questo pezzo, ricontestualizza, collega, avvicina &#8211; scongiurando il rischio che foto o riprese galleggino nel flusso di informazioni senza essere realmente recepite.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comment-271194</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 14:31:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il fondamento di ogni bugia è una verità che fa male - che è &quot;brutta&quot;, un video sfuocato che sobbalza per le esplosioni e si fatica a capire cosa si vede. Si fatica a capire che è vero. Stiamo forse diventando tutti sempre più &quot;pigri&quot;, sempre più incapaci di toccarci le gambe che fanno camminare e scappare e sorreggono la testa che sogna e produce menzogne?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il fondamento di ogni bugia è una verità che fa male &#8211; che è &#8220;brutta&#8221;, un video sfuocato che sobbalza per le esplosioni e si fatica a capire cosa si vede. Si fatica a capire che è vero. Stiamo forse diventando tutti sempre più &#8220;pigri&#8221;, sempre più incapaci di toccarci le gambe che fanno camminare e scappare e sorreggono la testa che sogna e produce menzogne?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesca fiorletta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/28/lonere-della-prova/#comment-271077</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2014 08:42:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[agghiacciante.]]></description>
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