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	Commenti a: Peggio per tutti.  Di Charlie Hebdo, della République e dell&#8217;apocalisse.	</title>
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		Di: L&#8217; impacte républicain &#124; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[L&#8217; impacte républicain &#124; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2015 06:00:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] con le parole “Farà strada, il ragazzo!”. “L’iter giudiziario” ha scritto su questo sito Jamila Mascat “avrebbe scagionato Siné e condannato Charlie a risarcirlo cospicuamente, ma intanto un gesto [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] con le parole “Farà strada, il ragazzo!”. “L’iter giudiziario” ha scritto su questo sito Jamila Mascat “avrebbe scagionato Siné e condannato Charlie a risarcirlo cospicuamente, ma intanto un gesto [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: jamila		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jamila]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2015 18:55:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282504&quot;&gt;Dario Cecchi&lt;/a&gt;.

Caro Dario, capisco la sensazione della perdita di senso davanti a tanta violenza feroce, gratuita e improvvisa. Però credo che il terrorismo, per proporzioni, capacità di penetrazione della società ed effetti, non possa essere considerato un&#039;epifania dell&#039;assurdo. C&#039;è tanta &quot;logica&quot; e tanta ratio nella crescita esponenziale di questo fenomeno, anche in Europa. Insomma un senso c&#039;è, purtroppo, e va cercato nelle dinamiche terrificanti  e desolanti che possono spingere i fratelli Kouachi (e molti altri come loro) a operazioni del genere. Non è una logica giustificazionista  la mia (del tipo &quot;poveri figli di immigrati emarginati, rigettati dalla Repubblica, che trovano conforto nelle braccia di Al Qaeda o simili&quot;). E&#039; però una logica realista: considerando l&#039;ampiezza del fenomeno non possiamo trattarlo semplicemente come un&#039;insensatezza, altrimenti rischiamo di banalizzarlo, ma come un fatto allarmante di cui sforzarci di comprendere le cause ricostruendo analisi complesse. Giacomo Sartori nel suo post evoca le ferite coloniali mai rimarginate (e io direi perpetuate), e chiama in causa la scuola, ad esempio. Ed è un discorso secondo me giusto. Ci sono varie linee di frattura che traversano la società francese (provenienza sociale/banlieues/istruzione/violence policière/razzismo di stato) e meriterebbero di essere indagate, perché individuano punti di collisione potenzialmente esplosivi che assumono forme conflittuali di varia natura, e il terrorismo è diventato una di quelle (non lo sto naturalizzando, spero sia chiaro. insisto solo sul fatto che questo fenomeno non è un ufo caduto sul territorio francese). Un abbraccio anche da parte mia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282504">Dario Cecchi</a>.</p>
<p>Caro Dario, capisco la sensazione della perdita di senso davanti a tanta violenza feroce, gratuita e improvvisa. Però credo che il terrorismo, per proporzioni, capacità di penetrazione della società ed effetti, non possa essere considerato un&#8217;epifania dell&#8217;assurdo. C&#8217;è tanta &#8220;logica&#8221; e tanta ratio nella crescita esponenziale di questo fenomeno, anche in Europa. Insomma un senso c&#8217;è, purtroppo, e va cercato nelle dinamiche terrificanti  e desolanti che possono spingere i fratelli Kouachi (e molti altri come loro) a operazioni del genere. Non è una logica giustificazionista  la mia (del tipo &#8220;poveri figli di immigrati emarginati, rigettati dalla Repubblica, che trovano conforto nelle braccia di Al Qaeda o simili&#8221;). E&#8217; però una logica realista: considerando l&#8217;ampiezza del fenomeno non possiamo trattarlo semplicemente come un&#8217;insensatezza, altrimenti rischiamo di banalizzarlo, ma come un fatto allarmante di cui sforzarci di comprendere le cause ricostruendo analisi complesse. Giacomo Sartori nel suo post evoca le ferite coloniali mai rimarginate (e io direi perpetuate), e chiama in causa la scuola, ad esempio. Ed è un discorso secondo me giusto. Ci sono varie linee di frattura che traversano la società francese (provenienza sociale/banlieues/istruzione/violence policière/razzismo di stato) e meriterebbero di essere indagate, perché individuano punti di collisione potenzialmente esplosivi che assumono forme conflittuali di varia natura, e il terrorismo è diventato una di quelle (non lo sto naturalizzando, spero sia chiaro. insisto solo sul fatto che questo fenomeno non è un ufo caduto sul territorio francese). Un abbraccio anche da parte mia</p>
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		<title>
		Di: jamila		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jamila]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2015 18:16:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282494&quot;&gt;[h]&lt;/a&gt;.

concordo sulla proposta del &quot;no, voi non siete&quot;. D&#039;Eramo giorni fa scriveva qualcosa che andava in quella direzione, denunciando le &quot;appropriazioni indebite&quot;: http://temi.repubblica.it/micromega-online/charlie-hebdo-l%E2%80%99estremo-sfregio-a-colpi-di-retorica/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282494">[h]</a>.</p>
<p>concordo sulla proposta del &#8220;no, voi non siete&#8221;. D&#8217;Eramo giorni fa scriveva qualcosa che andava in quella direzione, denunciando le &#8220;appropriazioni indebite&#8221;: <a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/charlie-hebdo-l%E2%80%99estremo-sfregio-a-colpi-di-retorica/" rel="nofollow ugc">http://temi.repubblica.it/micromega-online/charlie-hebdo-l%E2%80%99estremo-sfregio-a-colpi-di-retorica/</a></p>
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		<title>
		Di: Dario Cecchi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dario Cecchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 22:05:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Jamila,
(Mi permetto tanta confidenza conoscendoti di persona.) La tua analisi dello stile e della linea editoriale di &quot;Charlie Hebdo&quot; è esemplare: dimostra che la satira si giudica sulla base del &quot;lavoro&quot; che fa, se lo fa bene, male o in modo unilaterale. Che non si tratta di ridurre al &quot;politically correct&quot; ciò che per definizione vuole mettere in discussione il bon ton mediatico. Ma proprio per questa ragione, perché la satira si giudica se fa (o non fa) buona satira, non con la violenza, personalmente oggi mi viene di dire &quot;Je suis Charlie&quot;. Resta un punto: al di là di letture globali che rischiano di farci perdere di vista l&#039;evento di per sé, perché tre europei, tre cittadini francesi, di origine maghrebina o africana sentono il bisogno di fare un simile attentato? Non c&#039;è una perdita di senso della realtà in tutto questo?
Ti saluto e ti abbraccio,
Dario]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Jamila,<br />
(Mi permetto tanta confidenza conoscendoti di persona.) La tua analisi dello stile e della linea editoriale di &#8220;Charlie Hebdo&#8221; è esemplare: dimostra che la satira si giudica sulla base del &#8220;lavoro&#8221; che fa, se lo fa bene, male o in modo unilaterale. Che non si tratta di ridurre al &#8220;politically correct&#8221; ciò che per definizione vuole mettere in discussione il bon ton mediatico. Ma proprio per questa ragione, perché la satira si giudica se fa (o non fa) buona satira, non con la violenza, personalmente oggi mi viene di dire &#8220;Je suis Charlie&#8221;. Resta un punto: al di là di letture globali che rischiano di farci perdere di vista l&#8217;evento di per sé, perché tre europei, tre cittadini francesi, di origine maghrebina o africana sentono il bisogno di fare un simile attentato? Non c&#8217;è una perdita di senso della realtà in tutto questo?<br />
Ti saluto e ti abbraccio,<br />
Dario</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282503</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 21:48:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... e il punto di vista di Joe Sacco
http://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2015/jan/09/joe-sacco-on-satire-a-response-to-the-attacks]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; e il punto di vista di Joe Sacco<br />
<a href="http://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2015/jan/09/joe-sacco-on-satire-a-response-to-the-attacks" rel="nofollow ugc">http://www.theguardian.com/world/ng-interactive/2015/jan/09/joe-sacco-on-satire-a-response-to-the-attacks</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282501</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 21:29:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo Jamila, lasciamo perdere le &quot;prossimità oggettive&quot;, che è alla fine è una formula ambigua e poco utile.
E poi mi hai chiarito anche meglio la tua posizione. Anch&#039;io, poi, sono un po&#039; partito su miei temi fissi :)
In ogni caso, ripeto, sono contento di potermi confrontare con pezzi ricchi e densi come il tuo, sopratutto in un momento simile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo Jamila, lasciamo perdere le &#8220;prossimità oggettive&#8221;, che è alla fine è una formula ambigua e poco utile.<br />
E poi mi hai chiarito anche meglio la tua posizione. Anch&#8217;io, poi, sono un po&#8217; partito su miei temi fissi :)<br />
In ogni caso, ripeto, sono contento di potermi confrontare con pezzi ricchi e densi come il tuo, sopratutto in un momento simile.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: [h]		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282494</link>

		<dc:creator><![CDATA[[h]]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 18:15:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282493&quot;&gt;jamila mascat&lt;/a&gt;.

le tue parole non risultano ambigue. Semmai è il senso che appare un po&#039; opaco. nel momento in cui qualcuno solidarizza dicendo &quot;io sono&quot; e tu rispondi &quot;io non sono&quot; anche se le parole sono chiare qualcosa sfugge. Forse avrebbe più senso chiedersi cosa significa dire &quot;io sono&quot;. Per cui il tuo discorso che non accetta che in nome della solidarietà e della difesa della libertà d&#039;espressione si facciano politiche che reputi sbagliate, appare più chiaro. Forse avrebbe più senso dire a coloro che contesti &quot;no, voi non siete&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282493">jamila mascat</a>.</p>
<p>le tue parole non risultano ambigue. Semmai è il senso che appare un po&#8217; opaco. nel momento in cui qualcuno solidarizza dicendo &#8220;io sono&#8221; e tu rispondi &#8220;io non sono&#8221; anche se le parole sono chiare qualcosa sfugge. Forse avrebbe più senso chiedersi cosa significa dire &#8220;io sono&#8221;. Per cui il tuo discorso che non accetta che in nome della solidarietà e della difesa della libertà d&#8217;espressione si facciano politiche che reputi sbagliate, appare più chiaro. Forse avrebbe più senso dire a coloro che contesti &#8220;no, voi non siete&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: jamila mascat		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282493</link>

		<dc:creator><![CDATA[jamila mascat]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 17:49:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Andrea scusa se insisto (e non vorrei trasformare il tutto in dialogo a due), ma questo punto ci tengo a chiarirlo

io non sono &quot;prossima oggettivamente&quot; a gente che per quello che dico e faccio, per come vivo,  per dove e come milito, perché sono comunista, perché combatto il fanatismo e le cazzate che inculca in testa alla gente, perché accetto la blasfemia delle vignette senza problemi, e per mille altre ragioni mi sputerebbe in un occhio (non dico i liceali che sono giovani e c&#039;è speranza, diciamo i fanatici irrecuperabili). Io rigetto loro tanto quanto loro rigettano me e non c&#039;è prossimità oggettiva, ma scontro. Può parere prossimità a chi guarda da lontano, ma se uno si avvicina e vede bene di cosa sto parlando, vede che in realtà ci sono delle enormi barriere, eccome.  Barriere che non mi hanno impedito di protestare contro la legge che vietava di indossare i simboli religiosi nelle scuole, per capirci, ma che spesso (generalizzo volutamente) impediscono a tanti giovani musulmani di partecipare a manifestazioni che secondo me li riguarderebbero, ma che molti di loro invece guardano con sospetto proprio perché popolate da gente come me (o &quot;peggio&quot; di me) e perché meglio la moschea (che a sua volta scoraggia i giovani alla partecipazione al tipo di iniziative politiche a cui partecipo). Della serie magari ci fosse stata più banlieue, più quartiers populaires (e quindi anche più giovani musulmani) alle manifestazioni contro l&#039;assassinio di remi fraisse. e invece no. 
 
Altra cosa importante per me da chiarire: mi rendo conto che è colpa mia e di come ho costruito il post, ma c&#039;è una distinzione che voglio ribadire visto che si è persa per strada. nel dire “non sono charlie” nella prima parte del post volevo contestualizzare perché non sono stata una fan di Charlie in questi anni. Ma questo non mette in discussione che sono solidale senza se e senza ma con tutti i morti di queste stragi, l&#039;ho già detto anche nel post. Non ho detto: &quot;visto che hanno pubblicato in passato editoriali che a me facevano cagare, non posso solidarizzare con loro quando si fanno ammazzare, perché io difendo la libertà di espressione solo di chi dice cose giuste o per me condivisibili in toto&quot;. Non ho detto questo, mi pareva evidente, mi sbagliavo se devo continuare a ripeterlo.
Nella seconda e terza parte spiegavo invece che  &quot;Je suis Charlie&quot; è diventato lo slogan di una manifestazione che ha, come dici tu giustamente, superato divisioni comunitarie inauspicabili, ma che sta anche facendo sfilare oltre un milione di persone in una marche républicaine cordonata  e guidata da illustri leader politici di mezzo mondo da cui credo sia necessario prendere risolutamente le distanze (e non mi riferisco solo a Ali Bongo). Difendere criticando, come dicevo prima,  in questa circostanza per me significa manifestare per dire “in omaggio ai morti di CH e gli altri, contro Merkel, contro Lieberman, contro Valls, Renzi e via dicendo”. E in questo non revoco il diritto alla libertà di espressione, ma per quel che mi riguarda lo difendo. 

Anche Le monde nota il paradosso:
http://www.lemonde.fr/societe/article/2015/01/11/a-la-marche-republicaine-des-dirigeants-peu-attaches-a-la-liberte-de-la-presse_4553626_3224.html

Un paio di tweet:
Eric Fassin
Viktor Orban et M. Rajoy viendront défendre la liberté d&#039;expression avec Ali Bongo et Erdogan. Des nouvelles de Poutine? #MarcheRepublicaine

Marion Van Renterghem (Le Monde)
Netanyahu, Lavrov, Orban, Davutoglu, Bongo à la manif pour la liberté de la presse!!! Pourquoi pas Bachar Al Assad?#Mascarade #PauvreCharlie


Spero poi che questo milione e mezzo di persone non venga usato come consenso preventivo e non autorizzato per una nuova war on terror che alcuni già invocano (Valls). per ora ufficialmente siamo ai rinforzi antiterrorismo: http://www.lemonde.fr/societe/article/2015/01/11/l-europe-et-les-etats-unis-determines-a-renforcer-la-lutte-antiterroriste_4553674_3224.html

Helena dopo rispondo anche a te,  perché è un discorso più complicato e per oggi sono esausta. grazie per il tuo lungo commento intanto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea scusa se insisto (e non vorrei trasformare il tutto in dialogo a due), ma questo punto ci tengo a chiarirlo</p>
<p>io non sono &#8220;prossima oggettivamente&#8221; a gente che per quello che dico e faccio, per come vivo,  per dove e come milito, perché sono comunista, perché combatto il fanatismo e le cazzate che inculca in testa alla gente, perché accetto la blasfemia delle vignette senza problemi, e per mille altre ragioni mi sputerebbe in un occhio (non dico i liceali che sono giovani e c&#8217;è speranza, diciamo i fanatici irrecuperabili). Io rigetto loro tanto quanto loro rigettano me e non c&#8217;è prossimità oggettiva, ma scontro. Può parere prossimità a chi guarda da lontano, ma se uno si avvicina e vede bene di cosa sto parlando, vede che in realtà ci sono delle enormi barriere, eccome.  Barriere che non mi hanno impedito di protestare contro la legge che vietava di indossare i simboli religiosi nelle scuole, per capirci, ma che spesso (generalizzo volutamente) impediscono a tanti giovani musulmani di partecipare a manifestazioni che secondo me li riguarderebbero, ma che molti di loro invece guardano con sospetto proprio perché popolate da gente come me (o &#8220;peggio&#8221; di me) e perché meglio la moschea (che a sua volta scoraggia i giovani alla partecipazione al tipo di iniziative politiche a cui partecipo). Della serie magari ci fosse stata più banlieue, più quartiers populaires (e quindi anche più giovani musulmani) alle manifestazioni contro l&#8217;assassinio di remi fraisse. e invece no. </p>
<p>Altra cosa importante per me da chiarire: mi rendo conto che è colpa mia e di come ho costruito il post, ma c&#8217;è una distinzione che voglio ribadire visto che si è persa per strada. nel dire “non sono charlie” nella prima parte del post volevo contestualizzare perché non sono stata una fan di Charlie in questi anni. Ma questo non mette in discussione che sono solidale senza se e senza ma con tutti i morti di queste stragi, l&#8217;ho già detto anche nel post. Non ho detto: &#8220;visto che hanno pubblicato in passato editoriali che a me facevano cagare, non posso solidarizzare con loro quando si fanno ammazzare, perché io difendo la libertà di espressione solo di chi dice cose giuste o per me condivisibili in toto&#8221;. Non ho detto questo, mi pareva evidente, mi sbagliavo se devo continuare a ripeterlo.<br />
Nella seconda e terza parte spiegavo invece che  &#8220;Je suis Charlie&#8221; è diventato lo slogan di una manifestazione che ha, come dici tu giustamente, superato divisioni comunitarie inauspicabili, ma che sta anche facendo sfilare oltre un milione di persone in una marche républicaine cordonata  e guidata da illustri leader politici di mezzo mondo da cui credo sia necessario prendere risolutamente le distanze (e non mi riferisco solo a Ali Bongo). Difendere criticando, come dicevo prima,  in questa circostanza per me significa manifestare per dire “in omaggio ai morti di CH e gli altri, contro Merkel, contro Lieberman, contro Valls, Renzi e via dicendo”. E in questo non revoco il diritto alla libertà di espressione, ma per quel che mi riguarda lo difendo. </p>
<p>Anche Le monde nota il paradosso:<br />
<a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2015/01/11/a-la-marche-republicaine-des-dirigeants-peu-attaches-a-la-liberte-de-la-presse_4553626_3224.html" rel="nofollow ugc">http://www.lemonde.fr/societe/article/2015/01/11/a-la-marche-republicaine-des-dirigeants-peu-attaches-a-la-liberte-de-la-presse_4553626_3224.html</a></p>
<p>Un paio di tweet:<br />
Eric Fassin<br />
Viktor Orban et M. Rajoy viendront défendre la liberté d&#8217;expression avec Ali Bongo et Erdogan. Des nouvelles de Poutine? #MarcheRepublicaine</p>
<p>Marion Van Renterghem (Le Monde)<br />
Netanyahu, Lavrov, Orban, Davutoglu, Bongo à la manif pour la liberté de la presse!!! Pourquoi pas Bachar Al Assad?#Mascarade #PauvreCharlie</p>
<p>Spero poi che questo milione e mezzo di persone non venga usato come consenso preventivo e non autorizzato per una nuova war on terror che alcuni già invocano (Valls). per ora ufficialmente siamo ai rinforzi antiterrorismo: <a href="http://www.lemonde.fr/societe/article/2015/01/11/l-europe-et-les-etats-unis-determines-a-renforcer-la-lutte-antiterroriste_4553674_3224.html" rel="nofollow ugc">http://www.lemonde.fr/societe/article/2015/01/11/l-europe-et-les-etats-unis-determines-a-renforcer-la-lutte-antiterroriste_4553674_3224.html</a></p>
<p>Helena dopo rispondo anche a te,  perché è un discorso più complicato e per oggi sono esausta. grazie per il tuo lungo commento intanto.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 16:35:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=50460#comment-282488</guid>

					<description><![CDATA[a jamila
anch&#039;io ho fatto un passo avanti, ho messo altra carne al fuoco in termini prospettici, nel mio secondo commento. Non intendevo assoldarti tra chi odia la democrazia, ecc. Ho fatto una lista di alcuni errori strategici che, a sinistra, partono da giuste analisi. Intendevo dire che vedo un rischio, in coloro che oggi da sinistra vogliono ribadire il loro &quot;non essere charlie&quot;. E&#039; come se si potesse oggi in piazza difendere un tale principio, solo se Charlie H. fosse stato irreprensibile nella sua applicazione politica di tale principio. Ma per me non si pone in questi termini la questione. Lo si difende perché questo principio è stato attaccato, in modo inedito in Francia, in modo brutale e fascista.
Facevo poi altri esempi, che non rigauradano per nulla il tuo pezzo, ma che secondo me applicano una logica simile. Quando durante la primavera araba, i tunisini, i libici, gli egiziani, i siriani, ecc. gridavano &quot;democrazia&quot;, molte voci a sinistra hanno espresso il loro scetticismo, hanno parlato di manipolazione occidentale, ecc. Tutti avevamo in testa il modo in cui l&#039;anmministrazione Bush ha utilizzato il termine &quot;democrazia&quot;, ciò non significava però che fosse risibile la rivendicazione del principio democratico da parte delle popolazioni arabe. 
Insomma, le questioni di oggi, pongono anche delle questioni di strategia politica, di scelta. E per me è inevitibaile che si arrivi a parlare anche di questo.
 
Sui giovani liceli che non si riconoscono in Charlie. Ho parlato di un oggettiva alleanza. Il termine alleanza, hai ragione, è forzato. Diciamo oggettiva prossimità, pur ovviamente nella massima disparità soggettiva delle posizioni (politiche).

Sull&#039;unanimità repubblicana. Sì, hai senz&#039;altro ragione. Per questo d&#039;altra parte il tuo pezzo è utili e importante. Il governo, anzi i governi (non solo quello francese), ecc, stanno capitalizzando questa reazione ppopolare. Eppure, c&#039;è un elemento positivo in questa mobilitazione che non va sottovalutato e guardato con sufficienza. In un clima come quello francese, le cose avrebbero potuto anche partire molto male, per divisioni e opposizioni nette, ma delle peggiori, in senso comunitario. Sono partite, invece, in questo modo. E non mi sembra che questa partecipazione sia per forza un segno di subordinazione piatta alla propaganda politica. Penso che spazi di critica sia riapriranno presto, e che non sono, per forza, venuti meno oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a jamila<br />
anch&#8217;io ho fatto un passo avanti, ho messo altra carne al fuoco in termini prospettici, nel mio secondo commento. Non intendevo assoldarti tra chi odia la democrazia, ecc. Ho fatto una lista di alcuni errori strategici che, a sinistra, partono da giuste analisi. Intendevo dire che vedo un rischio, in coloro che oggi da sinistra vogliono ribadire il loro &#8220;non essere charlie&#8221;. E&#8217; come se si potesse oggi in piazza difendere un tale principio, solo se Charlie H. fosse stato irreprensibile nella sua applicazione politica di tale principio. Ma per me non si pone in questi termini la questione. Lo si difende perché questo principio è stato attaccato, in modo inedito in Francia, in modo brutale e fascista.<br />
Facevo poi altri esempi, che non rigauradano per nulla il tuo pezzo, ma che secondo me applicano una logica simile. Quando durante la primavera araba, i tunisini, i libici, gli egiziani, i siriani, ecc. gridavano &#8220;democrazia&#8221;, molte voci a sinistra hanno espresso il loro scetticismo, hanno parlato di manipolazione occidentale, ecc. Tutti avevamo in testa il modo in cui l&#8217;anmministrazione Bush ha utilizzato il termine &#8220;democrazia&#8221;, ciò non significava però che fosse risibile la rivendicazione del principio democratico da parte delle popolazioni arabe.<br />
Insomma, le questioni di oggi, pongono anche delle questioni di strategia politica, di scelta. E per me è inevitibaile che si arrivi a parlare anche di questo.</p>
<p>Sui giovani liceli che non si riconoscono in Charlie. Ho parlato di un oggettiva alleanza. Il termine alleanza, hai ragione, è forzato. Diciamo oggettiva prossimità, pur ovviamente nella massima disparità soggettiva delle posizioni (politiche).</p>
<p>Sull&#8217;unanimità repubblicana. Sì, hai senz&#8217;altro ragione. Per questo d&#8217;altra parte il tuo pezzo è utili e importante. Il governo, anzi i governi (non solo quello francese), ecc, stanno capitalizzando questa reazione ppopolare. Eppure, c&#8217;è un elemento positivo in questa mobilitazione che non va sottovalutato e guardato con sufficienza. In un clima come quello francese, le cose avrebbero potuto anche partire molto male, per divisioni e opposizioni nette, ma delle peggiori, in senso comunitario. Sono partite, invece, in questo modo. E non mi sembra che questa partecipazione sia per forza un segno di subordinazione piatta alla propaganda politica. Penso che spazi di critica sia riapriranno presto, e che non sono, per forza, venuti meno oggi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/01/10/peggio-per-tutti-di-charlie-hebdo-della-republique-e-dellapocalisse/#comment-282485</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Jan 2015 15:04:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=50460#comment-282485</guid>

					<description><![CDATA[Cara Jamila,

penso che il tuo intervento sia molto utile perché permette un confronto tra ideali (o principi) generali e concreti contenuti, e permette altresì di vedere questi ultimi non tanto misurandoli sui primi in maniera statica( grossolanamente il concetto del &quot;predicare bene e razzolare male&quot;) ma di coglierne le oscillazioni, la loro storicità in qualche modo.
Insomma è utile sapere che Charlie Hebdo ha avuto certe premesse politiche e culturali e poi è slittata, almeno in parte, più a destra: all&#039;epoca del pappa e ciccia di un tale direttore con Sarko e poi è stata un po&#039; così e un po&#039; cosà.
Questo non inficia per nulla ogni discorso a livello dei principi - la libertà e la libertà d&#039;espressione - ma per una società (o polis) un principio non è prezioso in astratto, bensì nel momento in cui io posso valutare come viene applicato, e anche lì, possibilmente, con discernimento e attenzione ai dettagli.
Quindi grazie al tuo pezzo credo di aver capito che non si tratta di dover scegliere in modo binario: o stai con Charlie, la laicità, la libertà d&#039;espressione senza limiti e autocensure, tutta questa roba di cui la Francia è stata e rimane la massima espressione storica, o stai su posizioni più simili a quelle diffuse nel mondo anglosassone, dove pur in presenza del primo emendamento statunitense, sia i &quot;liberal moderati&quot; (vedi il commento critico su certe vignette definite addirittura &quot;stupid&quot; sul Financial Times) che i radical abbracciano, in modi e per motivi diversi, una visione che - per farla semplice - pensa opportuno non offendere i sentimenti religiosi della tal o tal altra communità o non poter far a meno di tenere conto della sensibilità culturale di gruppi minoritari e/o subalterni.
In questo senso, mi pare che il tuo testo entri davvero in una dialettica viva con quello di Andrea Inglese: perché lui difende &quot;gli autentici miscredenti rompicoglioni&quot; ma scrive pure &quot; Penso alla libertà d’espressione sempre in termini dialettici. Tale libertà è tanto più meritoria e urgente, quanto più dà espressione a voci e punti di vista che sono minoritari, o resi minoritari dai rapporti di forza all’interno di una società data. &quot;.
E qui, su questo punto centrale in cui i ragionamenti collimano, torniamo al punto di partenza: il tuo pezzo usa il discernimento critico per dire che, in certi momenti, Charlie Hebdo usava la propria libertà non più principalmente per andare contro il potere ma anche diventandone in una certa misura alleato.
Scusa se da qui faccio un salto: per me sembra importante capire oggi, importante in chiave politica prima di tutto, quanto possiamo riconoscerci ancora in certi principi che in questa vicenda sono implicati e poi anche - come stiamo vedendo - in parte strumentalizzati. 
Parlo di quelli fondativi della Répubblique - Liberté Egalité Fraternité- ma che, per me, non sono affatto suo appannaggio esclusivo: non sono &quot;valori&quot; nazionali e non sono nemmeno &quot;valori dell&#039;Occidente&quot;. Ragion per cui non esiste nessun diritto e tantomeno dovere di esportazione, però nemmeno alcuna scappatoia paternalistica, orientalistica o chiamala come vuoi tu (anche razzista, per dire), che cerca di ridurre i moti in Tunisia o in Egitto a &quot;rivolte del pane&quot;, perché a quella gente lì mica può davvero importargliene qualcosa di un bene di lusso così occidentale come la libertà.
Naturalmente - e lo stiamo vedendo nel concreto esempio, così come l&#039;abbiamo visto sotto altri aspetti in questi decenni liberisti - porre l&#039;accento esclusivo o perlomeno molto prioritario sulla libertà contiene già una modificazione importante, se non un tradimento.
Infatti, i distinguo fatti sia da te che da Andrea possono forse essere presi come ispirati dal criterio dell&#039;uguaglianza e fratellanza che è stato in parte disatteso a vantaggio della libertà (d&#039;espressione oggi, e di tante altre che, messe assieme, rendono la libertà stessa una cosa sempre più piccola sino a farla spesso scomparire).
Questo per dire che - anche se può sembrare molto astratto rispetto a una strage di persone in carne e ossa e alle sue conseguenze - questa storia orribile ci da un&#039;occasione per ripensare a certe questioni che sono quanto mai urgenti anche per reagire alle molte brutture che sono nell&#039;aria.
Credo che il contributo del pensiero che si è sviluppato negli Stati Uniti (soprattutto) intorno ai Gender e Subaltern (o &quot;Postcolonial&quot;) Studies sia stato importantissimo, ma che possa comportare delle trappole, dove c&#039;è chi, con successo, sta chiamando in causa scontri di civiltà (e di Culture) apocalittici. 
Se io posso parlare soltanto dal punto di vista del mio gruppo, della mia comunità (di donne, gay, neri, musulmani, minoranze varie ecc.) io contro questi che conoscono i Valori e Principi veri e giusti (dell&#039;Occidente o del Vero Islam) temo di aver già perso. 
Non è un osservazione critica, ma la voglia di discutere con te che hai masticato tanto Hegel quanto - immagino - Spivak, Butler o Angela Davis, e che a tutto ciò può aggiungere quel ingrediente del pensiero non secondario che si chiama esperienza personale. :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Jamila,</p>
<p>penso che il tuo intervento sia molto utile perché permette un confronto tra ideali (o principi) generali e concreti contenuti, e permette altresì di vedere questi ultimi non tanto misurandoli sui primi in maniera statica( grossolanamente il concetto del &#8220;predicare bene e razzolare male&#8221;) ma di coglierne le oscillazioni, la loro storicità in qualche modo.<br />
Insomma è utile sapere che Charlie Hebdo ha avuto certe premesse politiche e culturali e poi è slittata, almeno in parte, più a destra: all&#8217;epoca del pappa e ciccia di un tale direttore con Sarko e poi è stata un po&#8217; così e un po&#8217; cosà.<br />
Questo non inficia per nulla ogni discorso a livello dei principi &#8211; la libertà e la libertà d&#8217;espressione &#8211; ma per una società (o polis) un principio non è prezioso in astratto, bensì nel momento in cui io posso valutare come viene applicato, e anche lì, possibilmente, con discernimento e attenzione ai dettagli.<br />
Quindi grazie al tuo pezzo credo di aver capito che non si tratta di dover scegliere in modo binario: o stai con Charlie, la laicità, la libertà d&#8217;espressione senza limiti e autocensure, tutta questa roba di cui la Francia è stata e rimane la massima espressione storica, o stai su posizioni più simili a quelle diffuse nel mondo anglosassone, dove pur in presenza del primo emendamento statunitense, sia i &#8220;liberal moderati&#8221; (vedi il commento critico su certe vignette definite addirittura &#8220;stupid&#8221; sul Financial Times) che i radical abbracciano, in modi e per motivi diversi, una visione che &#8211; per farla semplice &#8211; pensa opportuno non offendere i sentimenti religiosi della tal o tal altra communità o non poter far a meno di tenere conto della sensibilità culturale di gruppi minoritari e/o subalterni.<br />
In questo senso, mi pare che il tuo testo entri davvero in una dialettica viva con quello di Andrea Inglese: perché lui difende &#8220;gli autentici miscredenti rompicoglioni&#8221; ma scrive pure &#8221; Penso alla libertà d’espressione sempre in termini dialettici. Tale libertà è tanto più meritoria e urgente, quanto più dà espressione a voci e punti di vista che sono minoritari, o resi minoritari dai rapporti di forza all’interno di una società data. &#8220;.<br />
E qui, su questo punto centrale in cui i ragionamenti collimano, torniamo al punto di partenza: il tuo pezzo usa il discernimento critico per dire che, in certi momenti, Charlie Hebdo usava la propria libertà non più principalmente per andare contro il potere ma anche diventandone in una certa misura alleato.<br />
Scusa se da qui faccio un salto: per me sembra importante capire oggi, importante in chiave politica prima di tutto, quanto possiamo riconoscerci ancora in certi principi che in questa vicenda sono implicati e poi anche &#8211; come stiamo vedendo &#8211; in parte strumentalizzati.<br />
Parlo di quelli fondativi della Répubblique &#8211; Liberté Egalité Fraternité- ma che, per me, non sono affatto suo appannaggio esclusivo: non sono &#8220;valori&#8221; nazionali e non sono nemmeno &#8220;valori dell&#8217;Occidente&#8221;. Ragion per cui non esiste nessun diritto e tantomeno dovere di esportazione, però nemmeno alcuna scappatoia paternalistica, orientalistica o chiamala come vuoi tu (anche razzista, per dire), che cerca di ridurre i moti in Tunisia o in Egitto a &#8220;rivolte del pane&#8221;, perché a quella gente lì mica può davvero importargliene qualcosa di un bene di lusso così occidentale come la libertà.<br />
Naturalmente &#8211; e lo stiamo vedendo nel concreto esempio, così come l&#8217;abbiamo visto sotto altri aspetti in questi decenni liberisti &#8211; porre l&#8217;accento esclusivo o perlomeno molto prioritario sulla libertà contiene già una modificazione importante, se non un tradimento.<br />
Infatti, i distinguo fatti sia da te che da Andrea possono forse essere presi come ispirati dal criterio dell&#8217;uguaglianza e fratellanza che è stato in parte disatteso a vantaggio della libertà (d&#8217;espressione oggi, e di tante altre che, messe assieme, rendono la libertà stessa una cosa sempre più piccola sino a farla spesso scomparire).<br />
Questo per dire che &#8211; anche se può sembrare molto astratto rispetto a una strage di persone in carne e ossa e alle sue conseguenze &#8211; questa storia orribile ci da un&#8217;occasione per ripensare a certe questioni che sono quanto mai urgenti anche per reagire alle molte brutture che sono nell&#8217;aria.<br />
Credo che il contributo del pensiero che si è sviluppato negli Stati Uniti (soprattutto) intorno ai Gender e Subaltern (o &#8220;Postcolonial&#8221;) Studies sia stato importantissimo, ma che possa comportare delle trappole, dove c&#8217;è chi, con successo, sta chiamando in causa scontri di civiltà (e di Culture) apocalittici.<br />
Se io posso parlare soltanto dal punto di vista del mio gruppo, della mia comunità (di donne, gay, neri, musulmani, minoranze varie ecc.) io contro questi che conoscono i Valori e Principi veri e giusti (dell&#8217;Occidente o del Vero Islam) temo di aver già perso.<br />
Non è un osservazione critica, ma la voglia di discutere con te che hai masticato tanto Hegel quanto &#8211; immagino &#8211; Spivak, Butler o Angela Davis, e che a tutto ciò può aggiungere quel ingrediente del pensiero non secondario che si chiama esperienza personale. :-)</p>
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