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	Commenti a: Disquisizioni sul punk	</title>
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		Di: Tutti amano disquisire sul punk, a freddo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285118</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tutti amano disquisire sul punk, a freddo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2015 19:00:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Una disquisizione sul punk e sui salotti televisivi. [&#8230;]]]></description>
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		<title>
		Di: eugenio lucrezi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285112</link>

		<dc:creator><![CDATA[eugenio lucrezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 10:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eugenio Lucrezi
Brigade Strummer come scendiletto

 


[uno] La prima volta

La prima volta – ve lo ricordate tutti – è Topper ad arrivare tardi a piazza Maggiore, lui si è perso o si è andato a chiudere da qualche parte per farsi un buco, e così i Clash cominciano, la prima volta, sotto la pioggia e senza di lui, dopo avere raccattato lo stupefatto batterista del gruppo di apertura e avere lanciato a perdifiato i primi pezzi fino a quando Topper si arrampica sul palco dalla parte sbagliata, irridendo alla scala di pochi gradini che dall’asfalto porta alle assi inchiodate del palco, fa un cenno al batterista bolognese miracolato ed elettrico che fino a quel momento lo ha sostituito in verità egregiamente e si mette a suonare a modo suo, vale a dire con potenza olimpica e senza alcuna frenesia, ché a fare i pazzi ci pensano Mick e Joe là davanti, mentre Topper e Paul, si sa, fanno la ritmica, e la ritmica è appunto potenza olimpica e profonda, cuore tranquillo che pompa, boom boom boom, direbbe John Lee Hooker. 
Loro però non suonano il blues, la musica che fanno è il rock&#038;roll. E uso il tempo presente anche se è un sacco di tempo ormai che non la fanno più, è già una trentina d’anni che i Clash sono andati, spariti dai palchi, la loro musica non è più di questo mondo; e tuttavia dicono gli esperti − mica i fans di allora, la maggior parte dei quali adesso ha la pancia, sta aspettando la pensione ed è in generale abbastanza stanca della vita − dicono gli elettrotecnici che quella musica, uscita al loro tempo dalle radio e dagli stereo di mezzo mondo, non ha smesso di viaggiare nello spazio e potrebbe fare ancora − solo a trovare un’antenna – un gran bel baccano tra le stelle; e chissà dov’è adesso l’onda d’urto di quel concerto a piazza Maggiore, se viaggia tra Giove e Saturno, o se sta dalle parti azzurrine di Urano: magari il muro del suono di quella sera si sta spezzando proprio in questo momento contro una nube di asteroidi sonnolenti da milioni di anni, svegliandoli con una bella scossa elettrica. 
La prima volta finisce, dopo che quelli delle prime file hanno da tempo esaurito la saliva a forza di sputi e di urla, che i quattro scendono dal palco, danno le chitarre ai ragazzi del service e si fanno portare al ristorante; che dopo, insieme a un codazzo di ubriachi, vanno a farsi ancora qualche birra in giro per i bar; che alla fine tornano in albergo che è l’alba, portandosi su nelle camere un ristretto manipolo di amiconi sprovvisti perfino di un sacco a pelo su cui stramazzare. 
Estate dell’80. Che sonno. «I go to bed. You can sleep on the floor», mi dici. 


[due] La seconda volta

La seconda volta sei tu ad alzarti la mattina presto, ai piedi del letto nella stanza d’albergo dietro piazza Maggiore dove ho passato la notte dopo il festival blues intitolato come una canzone degli Skiantos, che qui − lo sapete tutti − sono una leggenda dura a morire, forse addirittura più dei Clash che pure nessuno, almeno tra quelli che li hanno sentiti nell’80, ha ancora dimenticato, anche se da quella estate sono passati trentadue anni, ed i ricordi di giovinezza sono roba da nostalgici che tirano notte, roba che dopo le solite chiacchiere viene fuori solo a volte e solo quando nessuno ha più niente da raccontare. 
Stanza singola. In verità la stanza prenotata per noi, che siamo un trio, era una tripla, noi siamo abituati alle triple, quando d’estate saliamo al nord a fare quei pochi festival per i quali proviamo tutto l’inverno, a volte con lena, altre, in verità, senza un briciolo di voglia, perché siamo invecchiati e l’entusiasmo non è più quello di un tempo. La tripla, ovviamente, serve per risparmiare, gli organizzatori dei festival sono per lo più ragazzi, studenti e disoccupati, i più fortunati precari e i soldi non ci sono, ma questa volta ci è andata di lusso, in albergo ci hanno dato tre stanze perché è saltato all’ultimo momento un convegno di venditori e le camere, già pagate, sono tutte libere: così l’albergatore, che è un appassionato di blues ed è diventato nostro amico, dopo l’ultimo bicchiere ci ha dato le chiavi di tre singole. 
Così mi sveglio da solo nella stanza la mattina presto, più precisamente mi sveglio perché tu ti sei alzato dal parquet senza fare rumore. Avverto la tua presenza ai piedi del letto e mi sveglio, ti guardo e ti riconosco: sei Joe, Joe Strummer dei Clash come nell’80, solo che adesso nel letto ci ho dormito io e tu sul pavimento. O chissà dove, dato che sei morto dieci anni fa e non sei il tipo da avermi aspettato a Bologna per tanti anni. E poi non è neanche lo stesso albergo. 
Per essere morto nel 2002 hai un aspetto pietoso. Dopo tanto tempo ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte un mucchio di ossa sbiancate, o tuttalpiù una specie di mummia incartapecorita color cuoio. Qualcosa di decente, insomma, che potresti trovare in un museo, o nella teca sontuosa di qualche chiesa barocca. Tu invece, di decente, hai soltanto la faccia, quella che avevi dieci anni fa, a cinquant’anni: non molto diversa da quella dei tempi belli, solo un po’ più gonfia e rotonda, per via delle troppe birre. Anche la maglietta che indossi − quella famosa del ’78, rossa, con scritta BRIGADE ROSSE e con la stella a cinque punte − è pulita e decente, ma sulle ossa consumate che ti ritrovi scende tutta sbilenca. Per il resto, sei un cadavere disfatto, una specie di zombie scorticato,
e mi dici: «Sai, quando ho scritto Should I stay or should I go in realtà ho copiato una canzone di John Lee Hooker». «Boom Boom Boom?». «Proprio quella. Come hai fatto a indovinare?». «Perché voi Clash avete suonato di tutto, il rock&#038;roll e il reggae, il punk e lo ska, il jazz e il dub, avete portato il rock nella kasbah ma non avete mai suonato un cazzo di blues». «Il blues è importante. Lo sapevo anche allora, ma era più importante fare casino, credimi. Casino e politica contro gli imperialisti. Della Thatcher avevamo le palle piene». «Ti capisco. Anche io nel ’78, quando, in autobus, sentii dire che le Brigate Rosse avevano rapito un importante uomo politico, non riuscii a trattenere un sorriso». «Sai, questa maglietta mi creò un sacco di casini, nel ‘78». «Lo lessi sui giornali». «Mi fecero sentire un idiota». «Anche io mi sono sentito un idiota, dopo che mi scappò quel sorriso». «Sono venuto per questo, per dirti che non devi sentirti un idiota, dopo tutto questo tempo». «Grazie Joe. Lo sai che oggi compio sessant’anni?». «Sono venuto anche per questo, per farti gli auguri», mi dici, e mi chiedi una sigaretta. 
Chissà che te ne fai, con quei polmoni a brandelli che ti ritrovi, sotto la stella. 

[da &quot;Lo stato delle cose&quot;, n.1 2015, Oèdipus edizioni, Salerno]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eugenio Lucrezi<br />
Brigade Strummer come scendiletto</p>
<p>[uno] La prima volta</p>
<p>La prima volta – ve lo ricordate tutti – è Topper ad arrivare tardi a piazza Maggiore, lui si è perso o si è andato a chiudere da qualche parte per farsi un buco, e così i Clash cominciano, la prima volta, sotto la pioggia e senza di lui, dopo avere raccattato lo stupefatto batterista del gruppo di apertura e avere lanciato a perdifiato i primi pezzi fino a quando Topper si arrampica sul palco dalla parte sbagliata, irridendo alla scala di pochi gradini che dall’asfalto porta alle assi inchiodate del palco, fa un cenno al batterista bolognese miracolato ed elettrico che fino a quel momento lo ha sostituito in verità egregiamente e si mette a suonare a modo suo, vale a dire con potenza olimpica e senza alcuna frenesia, ché a fare i pazzi ci pensano Mick e Joe là davanti, mentre Topper e Paul, si sa, fanno la ritmica, e la ritmica è appunto potenza olimpica e profonda, cuore tranquillo che pompa, boom boom boom, direbbe John Lee Hooker.<br />
Loro però non suonano il blues, la musica che fanno è il rock&amp;roll. E uso il tempo presente anche se è un sacco di tempo ormai che non la fanno più, è già una trentina d’anni che i Clash sono andati, spariti dai palchi, la loro musica non è più di questo mondo; e tuttavia dicono gli esperti − mica i fans di allora, la maggior parte dei quali adesso ha la pancia, sta aspettando la pensione ed è in generale abbastanza stanca della vita − dicono gli elettrotecnici che quella musica, uscita al loro tempo dalle radio e dagli stereo di mezzo mondo, non ha smesso di viaggiare nello spazio e potrebbe fare ancora − solo a trovare un’antenna – un gran bel baccano tra le stelle; e chissà dov’è adesso l’onda d’urto di quel concerto a piazza Maggiore, se viaggia tra Giove e Saturno, o se sta dalle parti azzurrine di Urano: magari il muro del suono di quella sera si sta spezzando proprio in questo momento contro una nube di asteroidi sonnolenti da milioni di anni, svegliandoli con una bella scossa elettrica.<br />
La prima volta finisce, dopo che quelli delle prime file hanno da tempo esaurito la saliva a forza di sputi e di urla, che i quattro scendono dal palco, danno le chitarre ai ragazzi del service e si fanno portare al ristorante; che dopo, insieme a un codazzo di ubriachi, vanno a farsi ancora qualche birra in giro per i bar; che alla fine tornano in albergo che è l’alba, portandosi su nelle camere un ristretto manipolo di amiconi sprovvisti perfino di un sacco a pelo su cui stramazzare.<br />
Estate dell’80. Che sonno. «I go to bed. You can sleep on the floor», mi dici. </p>
<p>[due] La seconda volta</p>
<p>La seconda volta sei tu ad alzarti la mattina presto, ai piedi del letto nella stanza d’albergo dietro piazza Maggiore dove ho passato la notte dopo il festival blues intitolato come una canzone degli Skiantos, che qui − lo sapete tutti − sono una leggenda dura a morire, forse addirittura più dei Clash che pure nessuno, almeno tra quelli che li hanno sentiti nell’80, ha ancora dimenticato, anche se da quella estate sono passati trentadue anni, ed i ricordi di giovinezza sono roba da nostalgici che tirano notte, roba che dopo le solite chiacchiere viene fuori solo a volte e solo quando nessuno ha più niente da raccontare.<br />
Stanza singola. In verità la stanza prenotata per noi, che siamo un trio, era una tripla, noi siamo abituati alle triple, quando d’estate saliamo al nord a fare quei pochi festival per i quali proviamo tutto l’inverno, a volte con lena, altre, in verità, senza un briciolo di voglia, perché siamo invecchiati e l’entusiasmo non è più quello di un tempo. La tripla, ovviamente, serve per risparmiare, gli organizzatori dei festival sono per lo più ragazzi, studenti e disoccupati, i più fortunati precari e i soldi non ci sono, ma questa volta ci è andata di lusso, in albergo ci hanno dato tre stanze perché è saltato all’ultimo momento un convegno di venditori e le camere, già pagate, sono tutte libere: così l’albergatore, che è un appassionato di blues ed è diventato nostro amico, dopo l’ultimo bicchiere ci ha dato le chiavi di tre singole.<br />
Così mi sveglio da solo nella stanza la mattina presto, più precisamente mi sveglio perché tu ti sei alzato dal parquet senza fare rumore. Avverto la tua presenza ai piedi del letto e mi sveglio, ti guardo e ti riconosco: sei Joe, Joe Strummer dei Clash come nell’80, solo che adesso nel letto ci ho dormito io e tu sul pavimento. O chissà dove, dato che sei morto dieci anni fa e non sei il tipo da avermi aspettato a Bologna per tanti anni. E poi non è neanche lo stesso albergo.<br />
Per essere morto nel 2002 hai un aspetto pietoso. Dopo tanto tempo ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte un mucchio di ossa sbiancate, o tuttalpiù una specie di mummia incartapecorita color cuoio. Qualcosa di decente, insomma, che potresti trovare in un museo, o nella teca sontuosa di qualche chiesa barocca. Tu invece, di decente, hai soltanto la faccia, quella che avevi dieci anni fa, a cinquant’anni: non molto diversa da quella dei tempi belli, solo un po’ più gonfia e rotonda, per via delle troppe birre. Anche la maglietta che indossi − quella famosa del ’78, rossa, con scritta BRIGADE ROSSE e con la stella a cinque punte − è pulita e decente, ma sulle ossa consumate che ti ritrovi scende tutta sbilenca. Per il resto, sei un cadavere disfatto, una specie di zombie scorticato,<br />
e mi dici: «Sai, quando ho scritto Should I stay or should I go in realtà ho copiato una canzone di John Lee Hooker». «Boom Boom Boom?». «Proprio quella. Come hai fatto a indovinare?». «Perché voi Clash avete suonato di tutto, il rock&amp;roll e il reggae, il punk e lo ska, il jazz e il dub, avete portato il rock nella kasbah ma non avete mai suonato un cazzo di blues». «Il blues è importante. Lo sapevo anche allora, ma era più importante fare casino, credimi. Casino e politica contro gli imperialisti. Della Thatcher avevamo le palle piene». «Ti capisco. Anche io nel ’78, quando, in autobus, sentii dire che le Brigate Rosse avevano rapito un importante uomo politico, non riuscii a trattenere un sorriso». «Sai, questa maglietta mi creò un sacco di casini, nel ‘78». «Lo lessi sui giornali». «Mi fecero sentire un idiota». «Anche io mi sono sentito un idiota, dopo che mi scappò quel sorriso». «Sono venuto per questo, per dirti che non devi sentirti un idiota, dopo tutto questo tempo». «Grazie Joe. Lo sai che oggi compio sessant’anni?». «Sono venuto anche per questo, per farti gli auguri», mi dici, e mi chiedi una sigaretta.<br />
Chissà che te ne fai, con quei polmoni a brandelli che ti ritrovi, sotto la stella. </p>
<p>[da &#8220;Lo stato delle cose&#8221;, n.1 2015, Oèdipus edizioni, Salerno]</p>
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		<title>
		Di: diamonds		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285107</link>

		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2015 17:31:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi sono ricordato la terza chiave di lettura...anzi no. Era un falso allarme

http://youtu.be/WmxY1YGKXWY]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sono ricordato la terza chiave di lettura&#8230;anzi no. Era un falso allarme</p>
<p><a href="http://youtu.be/WmxY1YGKXWY" rel="nofollow ugc">http://youtu.be/WmxY1YGKXWY</a></p>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285082</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2015 12:58:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A leggere i nomi delle band italiane citate mi sembra di leggere un manifestino del Virus.

Certo che sarebbe bello la lezione di poga al corso danze popolari della scuola di mia figlia, in fondo non vedo perché no :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A leggere i nomi delle band italiane citate mi sembra di leggere un manifestino del Virus.</p>
<p>Certo che sarebbe bello la lezione di poga al corso danze popolari della scuola di mia figlia, in fondo non vedo perché no :-)</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285073</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Aug 2015 11:50:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[al troll pasticcere

&quot;E’ per questo che, a differenza dei Sex Pistols, che furono un operazione mediatica volta a scandalizzare e monetizzare lo scandalo, non riesco proprio a immaginare i Discharge dentro un talk show televisivo.&quot;

Non facile certo. Si tratta di un esperimento mentale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>al troll pasticcere</p>
<p>&#8220;E’ per questo che, a differenza dei Sex Pistols, che furono un operazione mediatica volta a scandalizzare e monetizzare lo scandalo, non riesco proprio a immaginare i Discharge dentro un talk show televisivo.&#8221;</p>
<p>Non facile certo. Si tratta di un esperimento mentale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: marco mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285062</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 19:08:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E poi volendo un po´di proto-punk

https://www.youtube.com/watch?v=1RZLfG_KDLA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi volendo un po´di proto-punk</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=1RZLfG_KDLA" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=1RZLfG_KDLA</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285061</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 18:55:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dove il punk americano e dove il punk inglese 

https://www.youtube.com/watch?v=CjutMbn6yEE

https://www.youtube.com/watch?v=W_7sNu1D9Us

https://www.youtube.com/watch?v=sm8Z9V8I0cA

https://www.youtube.com/watch?v=RI4buhYebIc

https://www.youtube.com/watch?v=oIy7HcwVK3E

https://www.youtube.com/watch?v=-se-eytObhU

https://www.youtube.com/watch?v=NCBZneLCGf4]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dove il punk americano e dove il punk inglese </p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=CjutMbn6yEE" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=CjutMbn6yEE</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=W_7sNu1D9Us" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=W_7sNu1D9Us</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=sm8Z9V8I0cA" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=sm8Z9V8I0cA</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=RI4buhYebIc" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=RI4buhYebIc</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=oIy7HcwVK3E" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=oIy7HcwVK3E</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=-se-eytObhU" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=-se-eytObhU</a></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=NCBZneLCGf4" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=NCBZneLCGf4</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandro Ghignoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285059</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ghignoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 14:57:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285042&quot;&gt;umberto&lt;/a&gt;.

c&#039;era più poesia lì, che in tante poesiuole di oggidì.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285042">umberto</a>.</p>
<p>c&#8217;era più poesia lì, che in tante poesiuole di oggidì.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandro Ghignoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285058</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ghignoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 14:54:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=55800#comment-285058</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285042&quot;&gt;umberto&lt;/a&gt;.

ahh, che bei ricordi!
(granducato hc!)

un abbraccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285042">umberto</a>.</p>
<p>ahh, che bei ricordi!<br />
(granducato hc!)</p>
<p>un abbraccio</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Il troll pasticcere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/08/24/disquisizioni-sul-punk/#comment-285053</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il troll pasticcere]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2015 07:48:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[casi della vita, non passavo qui da molti mesi, e proprio ieri mi ascoltavo con foga Hear nothing see nothing say nothing dei Discharge, e pensavo proprio a Free speech for the dumb, la mia interpretazione più nichilista e negativa è terza rispetto a quelle proposte, però: desolata costatazione di una realtà ove ci si pavoneggia della libertà di espressione, ma essa è una mera illusione e inutilità, libertà di parola per il muto, appunto.
Penso che questa interpretazione sia più in linea con il pessimismo nichilista insito in tutta l’opera dei Discharge stessi, un pessimismo peraltro politicamente lucido, votato a vivere una vita quanto più distante possibile proprio dal mondo dei talk show e degli opinionisti teste di morto. E&#039; per questo che, a differenza dei Sex Pistols, che furono un operazione mediatica volta a scandalizzare e monetizzare lo scandalo, non riesco proprio a immaginare i Discharge dentro un talk show televisivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>casi della vita, non passavo qui da molti mesi, e proprio ieri mi ascoltavo con foga Hear nothing see nothing say nothing dei Discharge, e pensavo proprio a Free speech for the dumb, la mia interpretazione più nichilista e negativa è terza rispetto a quelle proposte, però: desolata costatazione di una realtà ove ci si pavoneggia della libertà di espressione, ma essa è una mera illusione e inutilità, libertà di parola per il muto, appunto.<br />
Penso che questa interpretazione sia più in linea con il pessimismo nichilista insito in tutta l’opera dei Discharge stessi, un pessimismo peraltro politicamente lucido, votato a vivere una vita quanto più distante possibile proprio dal mondo dei talk show e degli opinionisti teste di morto. E&#8217; per questo che, a differenza dei Sex Pistols, che furono un operazione mediatica volta a scandalizzare e monetizzare lo scandalo, non riesco proprio a immaginare i Discharge dentro un talk show televisivo.</p>
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