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	Commenti a: Sulla vergogna della propria disumanità e sulla speranza della propria umanità	</title>
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		<title>
		Di: anna		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 12:20:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Comincio a detestare cordialmente l&#039;aggettivo &quot;umano&quot;. Non per sfiducia, o mancanza di speranza, ma proprio per il senso di diffusa vergogna che l&#039;articolo ha così ben esplicitato. E la situazione dei migranti attuale non è che un&#039;aggravante di questa vergogna che spazia da tempo immemorabile. Quando studiavo Bacone mi chiedevo il perché del &quot;dominio dell&#039;uomo sulla natura&quot;, di quel suo voler manipolare tutto, anche se stesso. Mi tornano alla mente le parole finali del diario di Anna Frank. Quell&#039;&quot;intima fiducia nella bontà dell&#039;uomo&quot; che suona così paradossale e umile, non la sento più. Non vuole essere un grido d&#039;allarme, ma credo che soltanto partendo da una solida presa di coscienza della nostra assoluta mancanza di &quot;decenza morale&quot;, per citare Andrea, può nascere la consapevolezza di questa inumanità, che non è disumanità. Il &quot;dis&quot; connota di negativo, l&#039;inumanità, semplicemente, ci allontana da ciò che siamo, e ci rende indecenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comincio a detestare cordialmente l&#8217;aggettivo &#8220;umano&#8221;. Non per sfiducia, o mancanza di speranza, ma proprio per il senso di diffusa vergogna che l&#8217;articolo ha così ben esplicitato. E la situazione dei migranti attuale non è che un&#8217;aggravante di questa vergogna che spazia da tempo immemorabile. Quando studiavo Bacone mi chiedevo il perché del &#8220;dominio dell&#8217;uomo sulla natura&#8221;, di quel suo voler manipolare tutto, anche se stesso. Mi tornano alla mente le parole finali del diario di Anna Frank. Quell'&#8221;intima fiducia nella bontà dell&#8217;uomo&#8221; che suona così paradossale e umile, non la sento più. Non vuole essere un grido d&#8217;allarme, ma credo che soltanto partendo da una solida presa di coscienza della nostra assoluta mancanza di &#8220;decenza morale&#8221;, per citare Andrea, può nascere la consapevolezza di questa inumanità, che non è disumanità. Il &#8220;dis&#8221; connota di negativo, l&#8217;inumanità, semplicemente, ci allontana da ciò che siamo, e ci rende indecenti.</p>
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		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 16:09:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Inglese

Che ci conosciamo e che abbiamo  in passato discusso senza giovamento per entrambi è tua (rivelatrice) opinione. Che «non ci capiamo» è una scusa. Sempre rivelatrice e tua. Non scrivo in ostrogoto. Ma poi cosa importa questo? Non pretendo di «dialogare con te» o di esserti amico. NI è uno spazio pubblico ed  è comportamento civile rispondere alle obiezioni fatte da chiunque intervenga, specie se esposte in modi seri, per nulla offensivi e anzi problematici. Alla ricerca di verità - l&#039;unica cosa  che conta - contribuiscono spesso più quelli in disaccordo (apparente o reale) che quanti concordano (o dicono di concordare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Inglese</p>
<p>Che ci conosciamo e che abbiamo  in passato discusso senza giovamento per entrambi è tua (rivelatrice) opinione. Che «non ci capiamo» è una scusa. Sempre rivelatrice e tua. Non scrivo in ostrogoto. Ma poi cosa importa questo? Non pretendo di «dialogare con te» o di esserti amico. NI è uno spazio pubblico ed  è comportamento civile rispondere alle obiezioni fatte da chiunque intervenga, specie se esposte in modi seri, per nulla offensivi e anzi problematici. Alla ricerca di verità &#8211; l&#8217;unica cosa  che conta &#8211; contribuiscono spesso più quelli in disaccordo (apparente o reale) che quanti concordano (o dicono di concordare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 14:06:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abate, ci conosciamo da anni, e per diverso tempo sei intervenuto su NI, e abbiamo anche discusso nei commenti, senza giovamento per entrambi. Intervieni pure, esprimi il tuo disaccordo, ma non pretendere che io debba dialogare con te. Non solo non ci troviamo d&#039;accordo, ma trovo anche che non ci capiamo. Quindi a che pro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abate, ci conosciamo da anni, e per diverso tempo sei intervenuto su NI, e abbiamo anche discusso nei commenti, senza giovamento per entrambi. Intervieni pure, esprimi il tuo disaccordo, ma non pretendere che io debba dialogare con te. Non solo non ci troviamo d&#8217;accordo, ma trovo anche che non ci capiamo. Quindi a che pro?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Angela Palmitesta		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angela Palmitesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 13:55:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo molto bello, limpido come un vetro sotto il sole. Mi concedo, per ignoranza, una riflessione sul significato della parola “politica”. Il dizionario etimologico mi dice che la politica è “ l’arte di governare uno stato”. L’arte presuppone conoscenze, tecniche, studio, e poi costanza, passione, amore. Nessuna poltrona (girevole?) di un politico è mai stata oliata con queste parole. La società in cui stiamo vivendo è una società malata , la malattia di cui soffre non è mortale ma invalidante: siamo incapaci, se non a brevi sprazzi e spinti da contingenze particolari, a provare compassione. La compassione è fra le altre parole-sentimenti che suonano già datate. Temo che presto, prestissimo, diventerà parola desueta.
L’uomo sdraiato per terra, che nessuno cerca di soccorrere, è un prodotto scaduto,
non è più sullo scaffale, non è neppure nella stanzetta delle giacenze a rendere. È nel cassonetto, anzi, siccome è fuori dal cassonetto dispiace alla vista e al senso innato dell’ordine che tutti abbiamo. Per questo la signora lo sposta infastidita col tacco, quell’uomo per terra disturba non solo il passaggio ma pure l’ordine delle cose ,l’ordine del suo mondo. La politica non deve organizzare , deve dare agli uomini gli strumenti per non implodere nell’indifferenza e nella disumanità e questi strumenti devono insegnare la positività del disordine e del diverso.

Angela Palmitesta]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo molto bello, limpido come un vetro sotto il sole. Mi concedo, per ignoranza, una riflessione sul significato della parola “politica”. Il dizionario etimologico mi dice che la politica è “ l’arte di governare uno stato”. L’arte presuppone conoscenze, tecniche, studio, e poi costanza, passione, amore. Nessuna poltrona (girevole?) di un politico è mai stata oliata con queste parole. La società in cui stiamo vivendo è una società malata , la malattia di cui soffre non è mortale ma invalidante: siamo incapaci, se non a brevi sprazzi e spinti da contingenze particolari, a provare compassione. La compassione è fra le altre parole-sentimenti che suonano già datate. Temo che presto, prestissimo, diventerà parola desueta.<br />
L’uomo sdraiato per terra, che nessuno cerca di soccorrere, è un prodotto scaduto,<br />
non è più sullo scaffale, non è neppure nella stanzetta delle giacenze a rendere. È nel cassonetto, anzi, siccome è fuori dal cassonetto dispiace alla vista e al senso innato dell’ordine che tutti abbiamo. Per questo la signora lo sposta infastidita col tacco, quell’uomo per terra disturba non solo il passaggio ma pure l’ordine delle cose ,l’ordine del suo mondo. La politica non deve organizzare , deve dare agli uomini gli strumenti per non implodere nell’indifferenza e nella disumanità e questi strumenti devono insegnare la positività del disordine e del diverso.</p>
<p>Angela Palmitesta</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285142</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 12:38:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bravo, Andrea Inglese, vedo che hai imparato. Dialoga solo con quelli che ti approvano. Aggiungo un bravi/e anche agli altri/e: dialogate tra  simili che fa bene... all&#039;ideologia. Un saluto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bravo, Andrea Inglese, vedo che hai imparato. Dialoga solo con quelli che ti approvano. Aggiungo un bravi/e anche agli altri/e: dialogate tra  simili che fa bene&#8230; all&#8217;ideologia. Un saluto</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285140</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2015 11:23:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Helena, pensavo di aver difficoltà nella comprensione dello spagnolo, ma dopo venti secondi la lingua arrivava nitida e cristallina. Ieri ero a Parigi, alla manifestazione di sostegno per i rifugiati e c&#039;era gente che srotolava striscioni &quot;Welcome refugees&quot;. Gli slogan di rito si potrebbe dire, in una piazza dove c&#039;era qualche migliaio di persone. Se pero&#039; il sindaco di una grande città europea ripete lo stesso slogan, già qualcosa cambia. E andrebbe davvero visto questo video, anche per capire due cose: la cattiva politica si fa con le emozioni, ma anche la buona politica. Solo gli economisti liberisti credono nell&#039;esistenza di un individuo razionale e spassionato. E un&#039;assurda credenza diffusa particolarmente tra gli intellettuali, continua a considerare platonicamente la dimensione affettiva della politica come un&#039;aberrazione. La seconda cosa che si potrebbe capire, è che non c&#039;è bisogno di sofisticate analisi geopolitiche e rivoluzionari programmi anticapitalistici per sostenere concrete politiche d&#039;accoglienza nei confronti di questa emergenza dei rifugiati. E cio&#039; rende ancora più intollerabile l&#039;inerzia consapevole e vigliacca delle istituzioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Helena, pensavo di aver difficoltà nella comprensione dello spagnolo, ma dopo venti secondi la lingua arrivava nitida e cristallina. Ieri ero a Parigi, alla manifestazione di sostegno per i rifugiati e c&#8217;era gente che srotolava striscioni &#8220;Welcome refugees&#8221;. Gli slogan di rito si potrebbe dire, in una piazza dove c&#8217;era qualche migliaio di persone. Se pero&#8217; il sindaco di una grande città europea ripete lo stesso slogan, già qualcosa cambia. E andrebbe davvero visto questo video, anche per capire due cose: la cattiva politica si fa con le emozioni, ma anche la buona politica. Solo gli economisti liberisti credono nell&#8217;esistenza di un individuo razionale e spassionato. E un&#8217;assurda credenza diffusa particolarmente tra gli intellettuali, continua a considerare platonicamente la dimensione affettiva della politica come un&#8217;aberrazione. La seconda cosa che si potrebbe capire, è che non c&#8217;è bisogno di sofisticate analisi geopolitiche e rivoluzionari programmi anticapitalistici per sostenere concrete politiche d&#8217;accoglienza nei confronti di questa emergenza dei rifugiati. E cio&#8217; rende ancora più intollerabile l&#8217;inerzia consapevole e vigliacca delle istituzioni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: LucaT		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285137</link>

		<dc:creator><![CDATA[LucaT]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2015 21:26:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285126&quot;&gt;andrea inglese&lt;/a&gt;.

A rischio ci siamo tutti, ma non so se la via d&#039;uscita, dalla vergogna e da quel paradigma, sia la solidarietà personale. Penso a tutta l&#039;enfasi di oggi riguardante il gesto del premier finlandese. Perchè ci riduciamo a questo tipo di umanitarismo? Io resto perplesso. Non è il cuore in mano di Bergoglio che mi salva dalla vergogna e da quel paradigma. Neppure la verità detta contro l&#039;ideologia dello stato d&#039;assedio, ma da lì occorre partire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285126">andrea inglese</a>.</p>
<p>A rischio ci siamo tutti, ma non so se la via d&#8217;uscita, dalla vergogna e da quel paradigma, sia la solidarietà personale. Penso a tutta l&#8217;enfasi di oggi riguardante il gesto del premier finlandese. Perchè ci riduciamo a questo tipo di umanitarismo? Io resto perplesso. Non è il cuore in mano di Bergoglio che mi salva dalla vergogna e da quel paradigma. Neppure la verità detta contro l&#8217;ideologia dello stato d&#8217;assedio, ma da lì occorre partire.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285136</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2015 21:00:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vi propongo il discorso di Ada Colau, sindaco di Barcellona, che è centrato sulle lettere ricevute dai cittadini che offrono aiuto ai rifugiati.
https://www.youtube.com/watch?v=9iVLXQOV1bo&#038;app=desktop]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi propongo il discorso di Ada Colau, sindaco di Barcellona, che è centrato sulle lettere ricevute dai cittadini che offrono aiuto ai rifugiati.<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=9iVLXQOV1bo&#038;app=desktop" rel="nofollow ugc">https://www.youtube.com/watch?v=9iVLXQOV1bo&#038;app=desktop</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285135</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2015 17:32:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per Aylan



abitare la riva
come un fantasma

non ci sono limoni
mandorli
dove appendere
doni


siamo senza
senza preghiera


un bambino
caduto 
sull spiaggia


non è caduto
nella corsa lieta

siamo più soli
in questa sera
di settembre


le luci della città
sono la pelliccia
del leopardo
ingiuste per l&#039;esilio


è nato
nell&#039;incendio
ha nuotato
nel corpo della
guerra
corpo scassato


mani verso la casa
luminosa
bianca come sale


siamo inebetiti
colpevoli
stratti da un sonno
smarriti


Il bambino
cammina sulla riva
con piedi
già seppelliti
nell&#039;ombra]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Aylan</p>
<p>abitare la riva<br />
come un fantasma</p>
<p>non ci sono limoni<br />
mandorli<br />
dove appendere<br />
doni</p>
<p>siamo senza<br />
senza preghiera</p>
<p>un bambino<br />
caduto<br />
sull spiaggia</p>
<p>non è caduto<br />
nella corsa lieta</p>
<p>siamo più soli<br />
in questa sera<br />
di settembre</p>
<p>le luci della città<br />
sono la pelliccia<br />
del leopardo<br />
ingiuste per l&#8217;esilio</p>
<p>è nato<br />
nell&#8217;incendio<br />
ha nuotato<br />
nel corpo della<br />
guerra<br />
corpo scassato</p>
<p>mani verso la casa<br />
luminosa<br />
bianca come sale</p>
<p>siamo inebetiti<br />
colpevoli<br />
stratti da un sonno<br />
smarriti</p>
<p>Il bambino<br />
cammina sulla riva<br />
con piedi<br />
già seppelliti<br />
nell&#8217;ombra</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/09/04/sulla-vergogna-della-propria-disumanita-e-sulla-speranza-della-propria-umanita/#comment-285132</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2015 11:29:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=56315#comment-285132</guid>

					<description><![CDATA[Questa a me pare l’ora di porsi domande politiche e di ragionare politicamente anche se vogliamo rispettare i sentimenti (che non svaluto e non disprezzo affatto, se si relazionano alla &quot;realtà&quot;).
Perciò aggiungo questo commento, riportando anche qui su NI in forma anonima uno dei tanti scambi tra amici su FB che mi pare vada in questa direzione:

Amico 1 - Il sistema-mondo sembra entrato in una fase di terribile turbolenza. Che tutto questo fosse stato previsto non consola troppo. spero ne saltiamo fuori tutti.

Amico 2 - Ma come? Cosa possiamo fare o meglio come possiamo cominciare a pensare (a renderci davvero conto...) di mutamenti simili? E fino a che punto sono governati o governabili? Come rientrano nel gioco conflittuale tra le varie potenze. Quando si parla di immgrazione *controllata* a cosa si pensa davvero?  Io sono pieno di dubbi e di oscillazioni, ma istintivamente ostile alle posizioni buoniste e cattiviste che bloccano tutti i raginamenti . E voi?

Amico 3 -  Tutti i paradigmi che abbiamo sono di carattere degenerativo-autodistruttivo, la loro comprensione dei fenomeni si concentra e si limita alla previsione del momento del collasso, e tuttavia ormai da più di un secolo il collasso del sistema globale è prossimo venturo e mai avvenuto. Siamo dialettici ma non riusciamo a uscire dal momento del negativo. C’è invece, evidentemente, anche una capacità rigenerativa o adattativa o creativa sia dell’Occidente che del non Occidente che non viene considerata, una sorta di materia oscura che fa sballare le nostre equazioni. Siamo i primi che continuano a calcolare tutto a partire da variabili solo occidentali, e poi i conti non tornano. Siamo sicuri di poter ridurre la prospettiva storica di centinaia di milioni di persone al land grabbing o alle centrali idroelettriche? C’è qualcosa che non vediamo – sicuramente fuori, ma anche dentro quella cosa che chiamiamo Occidente, che rimane l’unica soggettività capace di nominare e agire la dimensione globale, e la meta (o il bersaglio) di tutti i fenomeni migratori. C’è chi lotta contro l’Occidente e chi si rifugia nell’Occidente, ma il centro di gravità di questo pianeta sembra qui. E proprio le dimensioni epocali del fenomeno migratorio ce ne danno una rappresentazione plastica, significano uno scivolamento verso il centro che è materiale, concreto, geometrico. È solo una questione di potere? E la forza di questo potere è solo economica?

Amico 2 a Amico 3 - &quot;C’è chi lotta contro l’Occidente e chi si rifugia nell’Occidente&quot;.
Ma i due poli sono così compatti? Saremmo allo &quot;scontro di civiltà&quot; di Huntigton?

Mi interessano di più (anche quando non mi convincono del tutto) le letture che tentano di collegare i fenomeni migratori al gioco delle grandi-piccole-medie potenze, che vi intervengono spingendo o arrestando questi flussi in base a loro interessi geopolitici. Anche se, secondo me, il difetto di queste riflessioni può essere quello di ridurre i fenomeni migratori a flusso del tutto governato da questa o quella potenza e riduce i migranti ad ottocentesche &quot;anime morte&quot; (Gogol!) e quindi a semplice &quot;massa di manovra&quot;. O dell&#039;Isis, come alcuni dicono. O della Chiesa di Papa Francesco come altri insinuano. E&#039; proprio o del tutto così? Non so

Stralcio questo brano di un&#039;analisi con cui ci si dovrebbe confrontare, anche quando apparisse &quot;sgradevole&quot;, quella di G. La Grassa. Egli così riassume il suo punto di vista sul fenomeno:

&quot; i feroci eccidi dell’Isis e l’emigrazione “selvaggia” dall’Africa (soprattutto) verso l’Europa, che è vastamente organizzata, pagata, non poi così disordinata né mossa da autentica disperazione (una parte consistente dei migranti non è disperata, ma spinta ad andarsene e a venirsene qui). Questo si verifica con particolare pressione verso i paesi più deboli e quindi più facilmente sottoponibili all’azione di caos e diversione da ogni intento autonomistico. L’Italia è uno di questi paesi più deboli, con un governo di cialtroni e buffoni e incapaci. La causa principale dell’italica debolezza è la presenza di una “sinistra” – alimentata dal “fu” piciismo d’origine berlingueriana, condito con la spinta sessantottarda; questa non è stata solo italiana, ma la nostra è l’unica ad aver conosciuto l’ancor più devastante processo del ’77 – che occupa la scena politica approfittando del disorientamento e stupidità delle opposizioni, numericamente in maggioranza ma divise obbrobriosamente. E l’Italia ha anche una posizione geografica di “tutto rispetto” per creare difficoltà al saldarsi di spinte autonomistiche contro gli Usa.&quot;

(da http://www.conflittiestrategie.it/elasticita-americana-di...)

Vorrei che si ragionasse insieme su questa posizione. O su altre che pensate di condividere.


Amico 2 - Vi propongo anche un esempio di &quot;cattivismo morbido e in apparenza ragionevole&quot; (secondo me). Stralcio due passi da un articolo intitolato &quot;Terrorismo e immigrazione: quanto è ipocrita l’Europa&quot; e apparso sul blog molto seguito di Marcello Foa e che potete leggere interamente qui (http://blog.ilgiornale.it/.../terrorismo-e-immigrazione.../) assieme alla coda di eloquenti commenti che danno il polso degli umori &quot;popolari&quot;.

1. &quot;l’Europa è arrendevole e compiacente nei confronti della più crudele e disumana delle immigrazioni, quella clandestina, quella che volutamente confonde chi scappa dai drammi della guerra e meriterebbe asilo, da chi fugge per motivi economici e andrebbe respinto.&quot;

2. &quot;spingere milioni di disperati all’interno di Paesi dove l’economia non cresce e dove quasi un giovane su due è senza lavoro, significa creare autentiche bombe sociali, che sfociano nel razzismo, nella guerra tra i poveri, in un’assurda ma efficace destabilizzazione sociale verso una multietnicità imposta, che trasforma definitivamente l’identità di interi Paesi e di grandi culture, rendendo ogni Stato simile all’altro e sempre più simile agli Usa”.

A me pare che:

1. L’Europa non sia affatto «arrendevole e compiacente» ma semmai incerta, divisa, capace di fare solo scelte “d’emergenza” e non scelte lungimiranti (come quelle che si profilano da parte della Germania?);

2. Ammesso che «quella clandestina» sia «la più crudele e disumana delle immigrazioni», non capisco perché « chi scappa dai drammi della guerra […] meriterebbe asilo», mentre «chi fugge per motivi economici […] andrebbe respinto». Come se non esistesse relazione tra i due fenomeni. Come se le due fughe, diversamente motivate e certamente da distinguere per gravità maggiore o minore, non scaturissero da bisogni entrambi legittimi. E che significa poi quell&#039;«andrebbe respinto»? Potrei capire che vada respinto il “terrorista” accertato, ma quello che fugge «per motivi economici», come hanno fatto anche gli immigrati italiani dalla fine dell’Ottocento e inizi Novecento, perché andrebbe respinto? (E cosa comporta per lui il &quot;respingimento&quot;?)

3. Le risposte del giornalista a queste domande sembrerebbero due: 
- se non respingiamo, si avrebbe una «guerra tra i poveri» e questa avverrebbe - cosa ancora più pericolosa - «all’interno di Paesi dove l’economia non cresce e dove quasi un giovane su due è senza lavoro»; 
- le attuali immigrazioni sarebbero un fenomeno di «destabilizzazione sociale» che sfocerebbe (inevitabilmente?) in «una multietnicità imposta», la quale, se si realizzasse, trasformerebbe « definitivamente l’identità di interi Paesi e di grandi culture, rendendo ogni Stato simile all’altro e sempre più simile agli Usa».
Ora io mi chiedo: è automatico lo scatenarsi di una ««guerra tra i poveri»? 
Si avranno di certo drammi o tragedie come quella dei due anziani che (*presumibilmente*) sono stati uccisi a Catania dal giovane ivoriano. Ma una ««guerra tra i poveri» scoppia soltanto se ci sono forze che la vogliono far scoppiare. E anche la «multietnicità» perché sarebbe «imposta» e non potrebbe essere una multietnicità scelta, guidata e ragionevole? 
Quanto all’apologia della identità (nazionale) e alle «grandi culture» temo che nelle parole del giornalista ci sia davvero un’idealizzazione nostalgica di una storia che invece, come in tutti i Paesi, è stata punteggiata da acri conflitti *che continuano&quot; più o meno striscianti. 
E, infine, rimandando all’articolo che ho messo ieri (Il &quot;grande esodo&quot;: siamo solo agli inizi?): in questo di Marcello Foa non vedo nessuna capacità di legare i fenomeni che vanno accadendo in questi giorni con quelli “epocali” del “grande esodo”

Amico 4 – Riporto la posizione di Marco Boato:
MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI - LIDO DI VENEZIA - S.MARIA ELISABETTA - 11 SETTEMBRE 2015 - ORE 17

E&#039; arrivato il momento di decidere da che parte stare.
E&#039; vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa.
Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.
Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.
E&#039; difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.
Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un&#039;altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.
Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.
Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.

La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà.
E&#039; l&#039;inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie.
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.

Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.
In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.
Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d&#039;Italia e d&#039;Europa.

Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
4. Creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino

Amico 5 -  Fornisco gratuitamente carboni ardenti.

Amico 2 - Capisco in parte il tuo sarcasmo, Roberto. L&#039;utopia oggi più che mai fa sorridere i realisti. Ma tu che pensi? L&#039;esigenza di prendere posizione sia pur simbolica è del tutto vana?

Amico 5 - Sai,  secondo me la posizione &quot;avanti c&#039;è posto&quot; è catastroficamente sbagliata. Le frontiere vanno difese, le FFAA non servono per fare il taxi umanitario, senza preferenza nazionale non c&#039;è nazione, e chi pensa di integrare popoli diversi come se niente fosse ha un &quot;cerveau de colibri&quot;. Il compito principale è restaurare un minimo di ordine nel caos (intenzionale e no) che dilaga.

Amico 2  a Amico 5-  Ti dico chiaramente che non condivido né la posizione &quot;avanti c&#039;è posto&quot; (buonista?) né quella &quot;tirate su il ponte levatoio&quot; (cattivista?). Vorrei tentare di ragionare per vedere sulla base di dati reali (complessità degli attuali flussi migratori di lungo periodo e non occasionali, stato effettivo delle economie dei paesi a cui i migranti cercano di arrivare e di quelli da cui provengono o scappano, differenze culturali tra migranti e indigeni, lette però nel dinamismo storico che ha sempre visto una dialettica di aperture/chiusure), quanto siano valide le varie ipotesi proposte: accoglienza, respingimento, multiculturalità, separazione delle culture e altre che non dovessi conoscere.
Sulla tua posizione (&quot;le frontiere vanno difese&quot;) ho vari dubbi e obiezioni. Perché andrebbero difese sono dai migranti (con troppa facile confusione tra essi e i &quot;terroristi&quot;)? Da quanto tempo c&#039;è una &quot;libera&quot; (in realtà conflittuale) circolazione di capitali, armi, ceti medi professionalizzati e internazionalizzati, informazioni, produzioni artistiche d&#039;élite o di massa? E&#039; possibile arrestarla, farla fluire diversamente?
La maggiore perplessità mia verso quanto sostieni è proprio questa: si possono rimettere più nella stalla i buoi che sono scappati? Tutti i discorsi alla Bauman sulle &quot;società liquide&quot; sono forse campati in aria? Ma anche gli Stati o i governi più potenti o &quot;decisori&quot; possono &quot;restaurare un minimo di ordine nel caos (intenzionale e no) che dilaga&quot; senza arrivare alla guerra?

P.s.
Spero che la discussione prosegua. Anche  in questa sede. Un saluto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa a me pare l’ora di porsi domande politiche e di ragionare politicamente anche se vogliamo rispettare i sentimenti (che non svaluto e non disprezzo affatto, se si relazionano alla &#8220;realtà&#8221;).<br />
Perciò aggiungo questo commento, riportando anche qui su NI in forma anonima uno dei tanti scambi tra amici su FB che mi pare vada in questa direzione:</p>
<p>Amico 1 &#8211; Il sistema-mondo sembra entrato in una fase di terribile turbolenza. Che tutto questo fosse stato previsto non consola troppo. spero ne saltiamo fuori tutti.</p>
<p>Amico 2 &#8211; Ma come? Cosa possiamo fare o meglio come possiamo cominciare a pensare (a renderci davvero conto&#8230;) di mutamenti simili? E fino a che punto sono governati o governabili? Come rientrano nel gioco conflittuale tra le varie potenze. Quando si parla di immgrazione *controllata* a cosa si pensa davvero?  Io sono pieno di dubbi e di oscillazioni, ma istintivamente ostile alle posizioni buoniste e cattiviste che bloccano tutti i raginamenti . E voi?</p>
<p>Amico 3 &#8211;  Tutti i paradigmi che abbiamo sono di carattere degenerativo-autodistruttivo, la loro comprensione dei fenomeni si concentra e si limita alla previsione del momento del collasso, e tuttavia ormai da più di un secolo il collasso del sistema globale è prossimo venturo e mai avvenuto. Siamo dialettici ma non riusciamo a uscire dal momento del negativo. C’è invece, evidentemente, anche una capacità rigenerativa o adattativa o creativa sia dell’Occidente che del non Occidente che non viene considerata, una sorta di materia oscura che fa sballare le nostre equazioni. Siamo i primi che continuano a calcolare tutto a partire da variabili solo occidentali, e poi i conti non tornano. Siamo sicuri di poter ridurre la prospettiva storica di centinaia di milioni di persone al land grabbing o alle centrali idroelettriche? C’è qualcosa che non vediamo – sicuramente fuori, ma anche dentro quella cosa che chiamiamo Occidente, che rimane l’unica soggettività capace di nominare e agire la dimensione globale, e la meta (o il bersaglio) di tutti i fenomeni migratori. C’è chi lotta contro l’Occidente e chi si rifugia nell’Occidente, ma il centro di gravità di questo pianeta sembra qui. E proprio le dimensioni epocali del fenomeno migratorio ce ne danno una rappresentazione plastica, significano uno scivolamento verso il centro che è materiale, concreto, geometrico. È solo una questione di potere? E la forza di questo potere è solo economica?</p>
<p>Amico 2 a Amico 3 &#8211; &#8220;C’è chi lotta contro l’Occidente e chi si rifugia nell’Occidente&#8221;.<br />
Ma i due poli sono così compatti? Saremmo allo &#8220;scontro di civiltà&#8221; di Huntigton?</p>
<p>Mi interessano di più (anche quando non mi convincono del tutto) le letture che tentano di collegare i fenomeni migratori al gioco delle grandi-piccole-medie potenze, che vi intervengono spingendo o arrestando questi flussi in base a loro interessi geopolitici. Anche se, secondo me, il difetto di queste riflessioni può essere quello di ridurre i fenomeni migratori a flusso del tutto governato da questa o quella potenza e riduce i migranti ad ottocentesche &#8220;anime morte&#8221; (Gogol!) e quindi a semplice &#8220;massa di manovra&#8221;. O dell&#8217;Isis, come alcuni dicono. O della Chiesa di Papa Francesco come altri insinuano. E&#8217; proprio o del tutto così? Non so</p>
<p>Stralcio questo brano di un&#8217;analisi con cui ci si dovrebbe confrontare, anche quando apparisse &#8220;sgradevole&#8221;, quella di G. La Grassa. Egli così riassume il suo punto di vista sul fenomeno:</p>
<p>&#8221; i feroci eccidi dell’Isis e l’emigrazione “selvaggia” dall’Africa (soprattutto) verso l’Europa, che è vastamente organizzata, pagata, non poi così disordinata né mossa da autentica disperazione (una parte consistente dei migranti non è disperata, ma spinta ad andarsene e a venirsene qui). Questo si verifica con particolare pressione verso i paesi più deboli e quindi più facilmente sottoponibili all’azione di caos e diversione da ogni intento autonomistico. L’Italia è uno di questi paesi più deboli, con un governo di cialtroni e buffoni e incapaci. La causa principale dell’italica debolezza è la presenza di una “sinistra” – alimentata dal “fu” piciismo d’origine berlingueriana, condito con la spinta sessantottarda; questa non è stata solo italiana, ma la nostra è l’unica ad aver conosciuto l’ancor più devastante processo del ’77 – che occupa la scena politica approfittando del disorientamento e stupidità delle opposizioni, numericamente in maggioranza ma divise obbrobriosamente. E l’Italia ha anche una posizione geografica di “tutto rispetto” per creare difficoltà al saldarsi di spinte autonomistiche contro gli Usa.&#8221;</p>
<p>(da <a href="http://www.conflittiestrategie.it/elasticita-americana-di" rel="nofollow ugc">http://www.conflittiestrategie.it/elasticita-americana-di</a>&#8230;)</p>
<p>Vorrei che si ragionasse insieme su questa posizione. O su altre che pensate di condividere.</p>
<p>Amico 2 &#8211; Vi propongo anche un esempio di &#8220;cattivismo morbido e in apparenza ragionevole&#8221; (secondo me). Stralcio due passi da un articolo intitolato &#8220;Terrorismo e immigrazione: quanto è ipocrita l’Europa&#8221; e apparso sul blog molto seguito di Marcello Foa e che potete leggere interamente qui (<a href="http://blog.ilgiornale.it/" rel="nofollow ugc">http://blog.ilgiornale.it/</a>&#8230;/terrorismo-e-immigrazione&#8230;/) assieme alla coda di eloquenti commenti che danno il polso degli umori &#8220;popolari&#8221;.</p>
<p>1. &#8220;l’Europa è arrendevole e compiacente nei confronti della più crudele e disumana delle immigrazioni, quella clandestina, quella che volutamente confonde chi scappa dai drammi della guerra e meriterebbe asilo, da chi fugge per motivi economici e andrebbe respinto.&#8221;</p>
<p>2. &#8220;spingere milioni di disperati all’interno di Paesi dove l’economia non cresce e dove quasi un giovane su due è senza lavoro, significa creare autentiche bombe sociali, che sfociano nel razzismo, nella guerra tra i poveri, in un’assurda ma efficace destabilizzazione sociale verso una multietnicità imposta, che trasforma definitivamente l’identità di interi Paesi e di grandi culture, rendendo ogni Stato simile all’altro e sempre più simile agli Usa”.</p>
<p>A me pare che:</p>
<p>1. L’Europa non sia affatto «arrendevole e compiacente» ma semmai incerta, divisa, capace di fare solo scelte “d’emergenza” e non scelte lungimiranti (come quelle che si profilano da parte della Germania?);</p>
<p>2. Ammesso che «quella clandestina» sia «la più crudele e disumana delle immigrazioni», non capisco perché « chi scappa dai drammi della guerra […] meriterebbe asilo», mentre «chi fugge per motivi economici […] andrebbe respinto». Come se non esistesse relazione tra i due fenomeni. Come se le due fughe, diversamente motivate e certamente da distinguere per gravità maggiore o minore, non scaturissero da bisogni entrambi legittimi. E che significa poi quell&#8217;«andrebbe respinto»? Potrei capire che vada respinto il “terrorista” accertato, ma quello che fugge «per motivi economici», come hanno fatto anche gli immigrati italiani dalla fine dell’Ottocento e inizi Novecento, perché andrebbe respinto? (E cosa comporta per lui il &#8220;respingimento&#8221;?)</p>
<p>3. Le risposte del giornalista a queste domande sembrerebbero due:<br />
&#8211; se non respingiamo, si avrebbe una «guerra tra i poveri» e questa avverrebbe &#8211; cosa ancora più pericolosa &#8211; «all’interno di Paesi dove l’economia non cresce e dove quasi un giovane su due è senza lavoro»;<br />
&#8211; le attuali immigrazioni sarebbero un fenomeno di «destabilizzazione sociale» che sfocerebbe (inevitabilmente?) in «una multietnicità imposta», la quale, se si realizzasse, trasformerebbe « definitivamente l’identità di interi Paesi e di grandi culture, rendendo ogni Stato simile all’altro e sempre più simile agli Usa».<br />
Ora io mi chiedo: è automatico lo scatenarsi di una ««guerra tra i poveri»?<br />
Si avranno di certo drammi o tragedie come quella dei due anziani che (*presumibilmente*) sono stati uccisi a Catania dal giovane ivoriano. Ma una ««guerra tra i poveri» scoppia soltanto se ci sono forze che la vogliono far scoppiare. E anche la «multietnicità» perché sarebbe «imposta» e non potrebbe essere una multietnicità scelta, guidata e ragionevole?<br />
Quanto all’apologia della identità (nazionale) e alle «grandi culture» temo che nelle parole del giornalista ci sia davvero un’idealizzazione nostalgica di una storia che invece, come in tutti i Paesi, è stata punteggiata da acri conflitti *che continuano&#8221; più o meno striscianti.<br />
E, infine, rimandando all’articolo che ho messo ieri (Il &#8220;grande esodo&#8221;: siamo solo agli inizi?): in questo di Marcello Foa non vedo nessuna capacità di legare i fenomeni che vanno accadendo in questi giorni con quelli “epocali” del “grande esodo”</p>
<p>Amico 4 – Riporto la posizione di Marco Boato:<br />
MARCIA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI SCALZI &#8211; LIDO DI VENEZIA &#8211; S.MARIA ELISABETTA &#8211; 11 SETTEMBRE 2015 &#8211; ORE 17</p>
<p>E&#8217; arrivato il momento di decidere da che parte stare.<br />
E&#8217; vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa.<br />
Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte.<br />
Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi.<br />
Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere.<br />
E&#8217; difficile poterlo capire se non hai mai dovuto viverlo.<br />
Ma la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un&#8217;altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno.<br />
Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro.<br />
Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle.</p>
<p>La Marcia degli Uomini Scalzi parte da queste ragioni e inizia un lungo cammino di civiltà.<br />
E&#8217; l&#8217;inizio di un percorso di cambiamento che chiede a tutti gli uomini e le donne del mondo globale di capire che non è in alcun modo accettabile fermare e respingere chi è vittima di ingiustizie militari, religiose o economiche che siano. Non è pensabile fermare chi scappa dalle ingiustizie, al contrario aiutarli significa lottare contro quelle ingiustizie.<br />
Dare asilo a chi scappa dalle guerre, significa ripudiare la guerra e costruire la pace.<br />
Dare rifugio a chi scappa dalle discriminazioni religiose, etniche o di genere, significa lottare per i diritti e le libertà di tutte e tutti.<br />
Dare accoglienza a chi fugge dalla povertà, significa non accettare le sempre crescenti disuguaglianze economiche e promuovere una maggiore redistribuzione di ricchezze.</p>
<p>Venerdì 11 settembre lanciamo da Venezia la Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi.<br />
In centinaia cammineremo scalzi fino al cuore della Mostra Internazionale di Arte Cinematografica.<br />
Ma invitiamo tutti ad organizzarne in altre città d&#8217;Italia e d&#8217;Europa.</p>
<p>Per chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:<br />
1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature<br />
2. accoglienza degna e rispettosa per tutti<br />
3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti<br />
4. Creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino</p>
<p>Amico 5 &#8211;  Fornisco gratuitamente carboni ardenti.</p>
<p>Amico 2 &#8211; Capisco in parte il tuo sarcasmo, Roberto. L&#8217;utopia oggi più che mai fa sorridere i realisti. Ma tu che pensi? L&#8217;esigenza di prendere posizione sia pur simbolica è del tutto vana?</p>
<p>Amico 5 &#8211; Sai,  secondo me la posizione &#8220;avanti c&#8217;è posto&#8221; è catastroficamente sbagliata. Le frontiere vanno difese, le FFAA non servono per fare il taxi umanitario, senza preferenza nazionale non c&#8217;è nazione, e chi pensa di integrare popoli diversi come se niente fosse ha un &#8220;cerveau de colibri&#8221;. Il compito principale è restaurare un minimo di ordine nel caos (intenzionale e no) che dilaga.</p>
<p>Amico 2  a Amico 5-  Ti dico chiaramente che non condivido né la posizione &#8220;avanti c&#8217;è posto&#8221; (buonista?) né quella &#8220;tirate su il ponte levatoio&#8221; (cattivista?). Vorrei tentare di ragionare per vedere sulla base di dati reali (complessità degli attuali flussi migratori di lungo periodo e non occasionali, stato effettivo delle economie dei paesi a cui i migranti cercano di arrivare e di quelli da cui provengono o scappano, differenze culturali tra migranti e indigeni, lette però nel dinamismo storico che ha sempre visto una dialettica di aperture/chiusure), quanto siano valide le varie ipotesi proposte: accoglienza, respingimento, multiculturalità, separazione delle culture e altre che non dovessi conoscere.<br />
Sulla tua posizione (&#8220;le frontiere vanno difese&#8221;) ho vari dubbi e obiezioni. Perché andrebbero difese sono dai migranti (con troppa facile confusione tra essi e i &#8220;terroristi&#8221;)? Da quanto tempo c&#8217;è una &#8220;libera&#8221; (in realtà conflittuale) circolazione di capitali, armi, ceti medi professionalizzati e internazionalizzati, informazioni, produzioni artistiche d&#8217;élite o di massa? E&#8217; possibile arrestarla, farla fluire diversamente?<br />
La maggiore perplessità mia verso quanto sostieni è proprio questa: si possono rimettere più nella stalla i buoi che sono scappati? Tutti i discorsi alla Bauman sulle &#8220;società liquide&#8221; sono forse campati in aria? Ma anche gli Stati o i governi più potenti o &#8220;decisori&#8221; possono &#8220;restaurare un minimo di ordine nel caos (intenzionale e no) che dilaga&#8221; senza arrivare alla guerra?</p>
<p>P.s.<br />
Spero che la discussione prosegua. Anche  in questa sede. Un saluto</p>
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