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	Commenti a: Farsa comica e farsa tragica. Una meditazione berlinese	</title>
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		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2015 11:38:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tajani:

&lt;blockquote&gt;
[...] questo non vuole essere un intervento di geopolitica, semmai un commento (appassionato e, per me, appassionante) illuminato da suggestioni, in cui c’è tutto lo spazio per l’opinione, che è appunto il frutto di un ragionamento personale e in fieri, e non una dimostrazione scientifica.
&lt;/blockquote&gt;

Siamo d&#039;accordo. E però, da un lato, una di queste opinioni, l&#039;opinione che la Germania abbia ambizioni imperiali e che queste paiano pienamente realizzate, non sembra essere essere il frutto del ragionamento fatto in questo pezzo, che verte sulle modalità di ripetizione della storia, ma al contrario viene portata come argomentazione all&#039;interno del discorso – da qui il mio invito a Viscardi a motivare questa sua posizione. 

Dall&#039;altro lato, impressioni, suggestioni, e ragionamenti, possono anche essere fallaci, e la nostra ricca tradizione umanistica ci fornisce gli strumenti di pensiero critico atti a vagliare queste impressioni, suggestioni, e ragionamenti: sarebbe peccato secondo me rinunciarvi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tajani:</p>
<blockquote><p>
[&#8230;] questo non vuole essere un intervento di geopolitica, semmai un commento (appassionato e, per me, appassionante) illuminato da suggestioni, in cui c’è tutto lo spazio per l’opinione, che è appunto il frutto di un ragionamento personale e in fieri, e non una dimostrazione scientifica.
</p></blockquote>
<p>Siamo d&#8217;accordo. E però, da un lato, una di queste opinioni, l&#8217;opinione che la Germania abbia ambizioni imperiali e che queste paiano pienamente realizzate, non sembra essere essere il frutto del ragionamento fatto in questo pezzo, che verte sulle modalità di ripetizione della storia, ma al contrario viene portata come argomentazione all&#8217;interno del discorso – da qui il mio invito a Viscardi a motivare questa sua posizione. </p>
<p>Dall&#8217;altro lato, impressioni, suggestioni, e ragionamenti, possono anche essere fallaci, e la nostra ricca tradizione umanistica ci fornisce gli strumenti di pensiero critico atti a vagliare queste impressioni, suggestioni, e ragionamenti: sarebbe peccato secondo me rinunciarvi.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Marco Viscardi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 13:00:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la risposta di un maestro come Enzo Salomone mi onora! Enzo ha risposto con una serie di fuochi di artificio che hanno illuminato parti seminascoste del nostro tempo, bellissima l&#039;immagine di questo dolorosamente immobile, attonito fra i libri nella dolcezza Charlottembourg. Sospeso in una amara sospensione che neppure quella dolcezza riesce a sanare. Ho sentito la voce di Enzo in tutto il suo pezzo e particolarmente in questi versi di Muller. Ornella ha colto benissimo lo spirito del mio pezzo che è una riflessione personale, umorale addirittura, che raccoglie le impressioni di viaggio delle passeggiate berlinesi. Che è una città per me strana e che amo sempre di più, di un amore tormentato: sento la sua mancanza quando non ci sono, voglio fuggirne quando ci sono. Sono felice che un mio brano abbia suscitato reazioni così differenti e abbia avuto l&#039;attenzione di lettori così attenti appassionati e, per me, appassionanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la risposta di un maestro come Enzo Salomone mi onora! Enzo ha risposto con una serie di fuochi di artificio che hanno illuminato parti seminascoste del nostro tempo, bellissima l&#8217;immagine di questo dolorosamente immobile, attonito fra i libri nella dolcezza Charlottembourg. Sospeso in una amara sospensione che neppure quella dolcezza riesce a sanare. Ho sentito la voce di Enzo in tutto il suo pezzo e particolarmente in questi versi di Muller. Ornella ha colto benissimo lo spirito del mio pezzo che è una riflessione personale, umorale addirittura, che raccoglie le impressioni di viaggio delle passeggiate berlinesi. Che è una città per me strana e che amo sempre di più, di un amore tormentato: sento la sua mancanza quando non ci sono, voglio fuggirne quando ci sono. Sono felice che un mio brano abbia suscitato reazioni così differenti e abbia avuto l&#8217;attenzione di lettori così attenti appassionati e, per me, appassionanti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: ornella tajani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ornella tajani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Dec 2015 01:47:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E poi, Nicola, questo non vuole essere un intervento di geopolitica, semmai un commento (appassionato e, per me, appassionante) illuminato da suggestioni, in cui c&#039;è tutto lo spazio per l&#039;opinione, che è appunto il frutto di un ragionamento personale e in fieri, e non una dimostrazione scientifica.

Sono contenta di veder citato Heiner Müller, del quale ho letto proprio oggi qualche pagina a proposito di Hamletmaschine e del suo lavoro di smantellamento e riscrittura di Shakespeare. Forse è proprio l&#039;immagine di una Storia che cita e si cita, in maniera ora brillante ora prosaica, che mi ha suscitato la lettura del pezzo, una Storia &quot;pasticheuse&quot; che &quot;lascia sottopassaggi, cripte, buche/e nascondigli&quot;, che &quot;non è poi/la devastante ruspa che si dice&quot;, e ritorna in forme sempre varie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E poi, Nicola, questo non vuole essere un intervento di geopolitica, semmai un commento (appassionato e, per me, appassionante) illuminato da suggestioni, in cui c&#8217;è tutto lo spazio per l&#8217;opinione, che è appunto il frutto di un ragionamento personale e in fieri, e non una dimostrazione scientifica.</p>
<p>Sono contenta di veder citato Heiner Müller, del quale ho letto proprio oggi qualche pagina a proposito di Hamletmaschine e del suo lavoro di smantellamento e riscrittura di Shakespeare. Forse è proprio l&#8217;immagine di una Storia che cita e si cita, in maniera ora brillante ora prosaica, che mi ha suscitato la lettura del pezzo, una Storia &#8220;pasticheuse&#8221; che &#8220;lascia sottopassaggi, cripte, buche/e nascondigli&#8221;, che &#8220;non è poi/la devastante ruspa che si dice&#8221;, e ritorna in forme sempre varie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: enzo salomone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-286106</link>

		<dc:creator><![CDATA[enzo salomone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 22:37:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nicola è molto informato e conosce molto bene la situazione e appunto non si può che dargli ragione sui doverosi puntini sulle &quot;i&quot; che mette. 
Io però, di fronte ad uno scritto così denso su una città che pure conosco (da viaggiatore) da oltre 40 anni, rimango stupito per la profondità e la mirabile (poetica?) capacità di mettere in relazione pindaricamente cose tra loro tanto diverse che sono il vero fascino dell&#039;intervento. Nella parte finale, addirittura, quando si parla della Berlino pacificata mi è piaciuto scorgervi lo spirito che aleggia della chiusa del &quot;Mommsenblock&quot; di Heiner Müller testo che mi è caro, vera pietra tombale sulla necessità storica della &quot;Wende&quot; (lettura-ad-alta-voce fin qui negatami ma che spero di realizzare a patto di  trovare &quot;l&#039;anima gemella&quot; musicista) che partito dal quesito storiografico della perturbante mancanza nella monumentale &quot;Römische Geschichte&quot; in 5 volumi, del 4°, quello sull&#039;Impero, dopo un ponderoso poema sulle ragioni di questo silenzio, un argomento del quale rimangono solo gli appunti delle lezioni tenute dal grande storico alla &quot;Humboldt&quot; e da lui stesso ripudiate come non scientifiche, si ritrova seduto nella normalizzata Berlino in un Café a &quot;Unter den Linden&quot; a sbirciare gli appunti medesimi quando le sue orecchie vengono invase dal suono nauseante dei discorsi di &quot;due lemuri del capitale&quot; mentre  &quot;Cinque strade più in là come segnalano le sirene / I poveri pestano i poverissimi &quot; allora ... capisce...
&quot;Suoni animaleschi Chi vorrebbe riportarli 
Con passione L&#039;odio non vale la pena il disprezzo gira a vuoto 
Capivo per la prima volta il Suo blocco a scrivere 
Compagno Professore dell&#039;era imperiale romana 
Quella notoriamente felice sotto Nerone 
Sapendo che il testo non scritto è una ferita 
Dalla quale esce il sangue che nessuna gloria postuma ferma 
E lo squarcio aperto nella Sua opera di storia 
Era un dolore nel mio corpo che respira chissà per quanto ancora
Ed evocavo la polvere nella sua cripta di marmo
E il caffè freddo la mattina alle sei
A Charlottenburg in casa Mommsen Machstraße otto
Al Suo posto di lavoro circondato da libri&quot;
L&#039;immagine di Müller seduto in quella rovente contraddizione gli permette di pensare Mommsen seduto inoperoso al suo scrittoio identificandosi con lui costretto dagli eventi a rinunciare a scrivere per il Teatro, mi ha confermato la bontà del nesso ridicolo, su cui Viscardi insiste, tra tragedia e farsa nella Storia, che al di la delle doverose precisazioni, mi sembra il vero succo dell&#039;articolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nicola è molto informato e conosce molto bene la situazione e appunto non si può che dargli ragione sui doverosi puntini sulle &#8220;i&#8221; che mette.<br />
Io però, di fronte ad uno scritto così denso su una città che pure conosco (da viaggiatore) da oltre 40 anni, rimango stupito per la profondità e la mirabile (poetica?) capacità di mettere in relazione pindaricamente cose tra loro tanto diverse che sono il vero fascino dell&#8217;intervento. Nella parte finale, addirittura, quando si parla della Berlino pacificata mi è piaciuto scorgervi lo spirito che aleggia della chiusa del &#8220;Mommsenblock&#8221; di Heiner Müller testo che mi è caro, vera pietra tombale sulla necessità storica della &#8220;Wende&#8221; (lettura-ad-alta-voce fin qui negatami ma che spero di realizzare a patto di  trovare &#8220;l&#8217;anima gemella&#8221; musicista) che partito dal quesito storiografico della perturbante mancanza nella monumentale &#8220;Römische Geschichte&#8221; in 5 volumi, del 4°, quello sull&#8217;Impero, dopo un ponderoso poema sulle ragioni di questo silenzio, un argomento del quale rimangono solo gli appunti delle lezioni tenute dal grande storico alla &#8220;Humboldt&#8221; e da lui stesso ripudiate come non scientifiche, si ritrova seduto nella normalizzata Berlino in un Café a &#8220;Unter den Linden&#8221; a sbirciare gli appunti medesimi quando le sue orecchie vengono invase dal suono nauseante dei discorsi di &#8220;due lemuri del capitale&#8221; mentre  &#8220;Cinque strade più in là come segnalano le sirene / I poveri pestano i poverissimi &#8221; allora &#8230; capisce&#8230;<br />
&#8220;Suoni animaleschi Chi vorrebbe riportarli<br />
Con passione L&#8217;odio non vale la pena il disprezzo gira a vuoto<br />
Capivo per la prima volta il Suo blocco a scrivere<br />
Compagno Professore dell&#8217;era imperiale romana<br />
Quella notoriamente felice sotto Nerone<br />
Sapendo che il testo non scritto è una ferita<br />
Dalla quale esce il sangue che nessuna gloria postuma ferma<br />
E lo squarcio aperto nella Sua opera di storia<br />
Era un dolore nel mio corpo che respira chissà per quanto ancora<br />
Ed evocavo la polvere nella sua cripta di marmo<br />
E il caffè freddo la mattina alle sei<br />
A Charlottenburg in casa Mommsen Machstraße otto<br />
Al Suo posto di lavoro circondato da libri&#8221;<br />
L&#8217;immagine di Müller seduto in quella rovente contraddizione gli permette di pensare Mommsen seduto inoperoso al suo scrittoio identificandosi con lui costretto dagli eventi a rinunciare a scrivere per il Teatro, mi ha confermato la bontà del nesso ridicolo, su cui Viscardi insiste, tra tragedia e farsa nella Storia, che al di la delle doverose precisazioni, mi sembra il vero succo dell&#8217;articolo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Viscardi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-286105</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Dec 2015 21:19:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[auguro a tutti un lettore come lei, ma resto delle mie idee, opinioni o se preferisce pregiudizi. un caro saluto m.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>auguro a tutti un lettore come lei, ma resto delle mie idee, opinioni o se preferisce pregiudizi. un caro saluto m.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-286028</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2015 09:01:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho dimenticato di chiudere un tag.  Ricopio l&#039;ultima parte del mio intervento.

&lt;blockquote&gt;
Certo in questo nuovo castello troveranno nuova casa i reperti di culture non europee, ma a me […] pare proprio un ottimo modo di mascherare da cosmpolismo una vocazione imperiale, una cattiva coscienza.
&lt;/blockquote&gt;

Le due cose, una vocazione imperiale ed una cattiva coscienza, mi sembrano difficilmente la stessa cosa.

&lt;blockquote&gt;
Chissà cosa ne direbbe Said.
&lt;/blockquote&gt;

Be’, sbaglio o una delle principali critiche rivolte a Said è proprio quello di argomentare le sue tesi su cultura e imperialismo dedicando insufficiente attenzione alla Germania?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho dimenticato di chiudere un tag.  Ricopio l&#8217;ultima parte del mio intervento.</p>
<blockquote><p>
Certo in questo nuovo castello troveranno nuova casa i reperti di culture non europee, ma a me […] pare proprio un ottimo modo di mascherare da cosmpolismo una vocazione imperiale, una cattiva coscienza.
</p></blockquote>
<p>Le due cose, una vocazione imperiale ed una cattiva coscienza, mi sembrano difficilmente la stessa cosa.</p>
<blockquote><p>
Chissà cosa ne direbbe Said.
</p></blockquote>
<p>Be’, sbaglio o una delle principali critiche rivolte a Said è proprio quello di argomentare le sue tesi su cultura e imperialismo dedicando insufficiente attenzione alla Germania?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-286027</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Dec 2015 08:59:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;blockquote&gt;
[...] quell’assurdo Napoleone II!
&lt;/blockquote&gt;

Sono cose che capitano, e sono purtroppo ben conscio di come sia più facile accorgersi di questo tipo di sviste negli scritti altrui che nei propri.

&lt;blockquote&gt;
Sulla seconda correzione mi pare che diciamo le stesse cose, [...]
&lt;/blockquote&gt;

Nient&#039;affatto. Lei ha espresso un nesso finale tra la demolizione dello Stadtschloss e l&#039;erezione del Palast der Republik. Era invece mia intenzione mettere in dubbio questo nesso, sottolineando che tra le due decisioni vi corrono più di vent&#039;anni ed un avvicendamento generazionale ai vertici della DDR.

&lt;blockquote&gt;
[...] sentito ringraziamento [...]
&lt;/blockquote&gt;

Prego, si figuri.

&lt;blockquote&gt;
Per il resto, la mia opinione resta confermata circa le ambizioni imperiali di questa Germania che mi pare abbia una gran voglia di essere il cervello d’Europa (ma dopo i fatti di Parigi forse tutto va ridiscusso).
&lt;/blockquote&gt;

Concorderà però con me che un&#039;opinione non supportata da sufficienti argomentazioni altro non è che un pregiudizio. La invito nuovamente a mettere a confronto la politica estera nell&#039;arco degli ultimi vent&#039;anni di Germania e Francia, ma anche con Gran Bretagna, Stati Uniti o Russia, se preferisce.

&lt;blockquote&gt;
Certo in questo nuovo castello troveranno nuova casa i reperti di culture non europee, ma a me [...] pare proprio un ottimo modo di mascherare da cosmpolismo una vocazione imperiale, una cattiva coscienza.
&lt;blockquote&gt;

Le due cose, una vocazione imperiale ed una cattiva coscienza, mi sembrano difficilmente la stessa cosa.

&lt;blockquote&gt;
Chissà cosa ne direbbe Said.
&lt;/blockquote&gt;

Be&#039;, sbaglio o una delle principali critiche rivolte a Said è proprio quello di argomentare le sue tesi su cultura e imperialismo dedicando insufficiente attenzione alla Germania?&lt;/blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
[&#8230;] quell’assurdo Napoleone II!
</p></blockquote>
<p>Sono cose che capitano, e sono purtroppo ben conscio di come sia più facile accorgersi di questo tipo di sviste negli scritti altrui che nei propri.</p>
<blockquote><p>
Sulla seconda correzione mi pare che diciamo le stesse cose, [&#8230;]
</p></blockquote>
<p>Nient&#8217;affatto. Lei ha espresso un nesso finale tra la demolizione dello Stadtschloss e l&#8217;erezione del Palast der Republik. Era invece mia intenzione mettere in dubbio questo nesso, sottolineando che tra le due decisioni vi corrono più di vent&#8217;anni ed un avvicendamento generazionale ai vertici della DDR.</p>
<blockquote><p>
[&#8230;] sentito ringraziamento [&#8230;]
</p></blockquote>
<p>Prego, si figuri.</p>
<blockquote><p>
Per il resto, la mia opinione resta confermata circa le ambizioni imperiali di questa Germania che mi pare abbia una gran voglia di essere il cervello d’Europa (ma dopo i fatti di Parigi forse tutto va ridiscusso).
</p></blockquote>
<p>Concorderà però con me che un&#8217;opinione non supportata da sufficienti argomentazioni altro non è che un pregiudizio. La invito nuovamente a mettere a confronto la politica estera nell&#8217;arco degli ultimi vent&#8217;anni di Germania e Francia, ma anche con Gran Bretagna, Stati Uniti o Russia, se preferisce.</p>
<blockquote><p>
Certo in questo nuovo castello troveranno nuova casa i reperti di culture non europee, ma a me [&#8230;] pare proprio un ottimo modo di mascherare da cosmpolismo una vocazione imperiale, una cattiva coscienza.</p>
<blockquote>
<p>Le due cose, una vocazione imperiale ed una cattiva coscienza, mi sembrano difficilmente la stessa cosa.</p>
<blockquote><p>
Chissà cosa ne direbbe Said.
</p></blockquote>
<p>Be&#8217;, sbaglio o una delle principali critiche rivolte a Said è proprio quello di argomentare le sue tesi su cultura e imperialismo dedicando insufficiente attenzione alla Germania?</p></blockquote>
</blockquote>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Viscardi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-285991</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Viscardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2015 20:37:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=58267#comment-285991</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-285981&quot;&gt;Nicola Esposito&lt;/a&gt;.

Gentile Nicola, grazie di aver letto con tanta attenzione il mio articolo e di aver notato, e le assicuro che i controlli sono stati tanti, quell&#039;assurdo Napoleone II! Sulla seconda correzione mi pare che diciamo le stesse cose, ma lei le dice con maggiore agio, ricostruendo lo sfondo, e ancora una volta la ringrazio. Ma il vero e sentito ringraziamento è dovuto alla terza correzione, perché qui non c&#039;è stata svista ma errore sostanziale. Quindi da lei ho imparato. Per il resto, la mia opinione resta confermata circa le ambizioni imperiali di questa Germania che mi pare abbia una gran voglia di essere il cervello d&#039;Europa (ma dopo i fatti di Parigi forse tutto va ridiscusso). Certo in questo nuovo castello troveranno nuova casa i reperti di culture non europee, ma a me - che come avrà capito sono protestante e comunista alla maniera di Jan Palach - pare proprio un ottimo modo di mascherare da cosmpolismo una vocazione imperiale, una cattiva coscienza. Chissà cosa ne direbbe Said.  In ogni caso non ho scritto questa nota per insegnare ma per discutere e per fortuna abbiamo avuto il piacere di scambiare le nostre reciproche opinioni. 
Gradisca ancora una volta la mia riconoscenza e gli auguri di felice periodo di festa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-285981">Nicola Esposito</a>.</p>
<p>Gentile Nicola, grazie di aver letto con tanta attenzione il mio articolo e di aver notato, e le assicuro che i controlli sono stati tanti, quell&#8217;assurdo Napoleone II! Sulla seconda correzione mi pare che diciamo le stesse cose, ma lei le dice con maggiore agio, ricostruendo lo sfondo, e ancora una volta la ringrazio. Ma il vero e sentito ringraziamento è dovuto alla terza correzione, perché qui non c&#8217;è stata svista ma errore sostanziale. Quindi da lei ho imparato. Per il resto, la mia opinione resta confermata circa le ambizioni imperiali di questa Germania che mi pare abbia una gran voglia di essere il cervello d&#8217;Europa (ma dopo i fatti di Parigi forse tutto va ridiscusso). Certo in questo nuovo castello troveranno nuova casa i reperti di culture non europee, ma a me &#8211; che come avrà capito sono protestante e comunista alla maniera di Jan Palach &#8211; pare proprio un ottimo modo di mascherare da cosmpolismo una vocazione imperiale, una cattiva coscienza. Chissà cosa ne direbbe Said.  In ogni caso non ho scritto questa nota per insegnare ma per discutere e per fortuna abbiamo avuto il piacere di scambiare le nostre reciproche opinioni.<br />
Gradisca ancora una volta la mia riconoscenza e gli auguri di felice periodo di festa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2015/11/29/farsa-comica-e-farsa-tragica-una-meditazione-berlinese/#comment-285981</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Dec 2015 23:18:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=58267#comment-285981</guid>

					<description><![CDATA[&lt;blockquote&gt;«Il passante di buone letture che vede la scena pensa al vecchio Marx che commentava, scuotendo la testa, il colpo di stato liberticida di Napoleone II»&lt;/blockquote&gt;

Napoleone III.

&lt;blockquote&gt;«Negli anni cinquanta, in una Berlino ancora ossessionata dalle proprie macerie, la residenza dei sovrani, semidistrutta, viene buttata a terra per fare spazio al trionfante sogno comunista, al Palast der Republik, finito nel 1976.»&lt;/blockquote&gt;

La decisione di abbattere lo Stadtschloss, severamente, ma non irrimediabilmente, danneggiato nel corso della guerra, venne presa nel 1950 e portata a termine l&#039;anno dopo, ma la costruzione del Palazzo della Repubblica venne decisa soltanto nel 1973 dal neo-insediato Erich Honecker, iniziata nello stesso anno, e completata nel 1976.

&lt;blockquote&gt;«Il cuore della neonata DDR, la sede del governo, del parlamento, del Partito, delle attività culturali di quel mondo irrimediabilmente scomparso.»&lt;/blockquote&gt;

Come già osservato, al momento dell&#039;approvazione del palazzo la DDR aveva già 23/24 anni, quindi non più neonata. Ad ogni modo, il Palast der Republik non fu mai la sede del governo (che si riuniva nell&#039;Altes Stadthaus) né del partito (il cui comitato centrale era ospitato nella Haus am Werderschen Markt, oggi sede del ministero degli esteri).

&lt;blockquote&gt;Lo spettrale palazzo dello Stadtschloss non è, o almeno non è solo, la celebrazione delle ambizioni imperiali della Germania – che in questi ultimi anni paiono pienamente realizzate – quanto una desolante pietra tombale sul diverso da noi.&lt;/blockquote&gt;

Prima di domandarsi se il nuovo Stadtschloss sia la “celebrazione delle ambizioni imperiali della Germania” sarebbe forse opportuno discutere se la Germania abbia ambizioni imperiali, cosa che qui non solo viene data come ovvia ma che addirittura tali ambizioni “paiono pienamente realizzate”. Mettendo a confronto la politica estera seguita nell&#039;ultima ventina d&#039;anni dalla Germania non dico con gli Stati Uniti, ma anche semplicemente con la Francia, io tutte queste ambizioni imperiali non le vedo.

Va anche fatto notare che lo scopo del nuovo Stadtschloss è quello di ospitare lo Humboldtforum, che unirà un museo per le culture non europee con un centro culturale per il dialogo tra le culture del mondo. Non esattamente quello che io chiamerei “una desolante pietra tombale sul diverso da noi” o  “il monumento dell’annientamento del diverso”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>«Il passante di buone letture che vede la scena pensa al vecchio Marx che commentava, scuotendo la testa, il colpo di stato liberticida di Napoleone II»</p></blockquote>
<p>Napoleone III.</p>
<blockquote><p>«Negli anni cinquanta, in una Berlino ancora ossessionata dalle proprie macerie, la residenza dei sovrani, semidistrutta, viene buttata a terra per fare spazio al trionfante sogno comunista, al Palast der Republik, finito nel 1976.»</p></blockquote>
<p>La decisione di abbattere lo Stadtschloss, severamente, ma non irrimediabilmente, danneggiato nel corso della guerra, venne presa nel 1950 e portata a termine l&#8217;anno dopo, ma la costruzione del Palazzo della Repubblica venne decisa soltanto nel 1973 dal neo-insediato Erich Honecker, iniziata nello stesso anno, e completata nel 1976.</p>
<blockquote><p>«Il cuore della neonata DDR, la sede del governo, del parlamento, del Partito, delle attività culturali di quel mondo irrimediabilmente scomparso.»</p></blockquote>
<p>Come già osservato, al momento dell&#8217;approvazione del palazzo la DDR aveva già 23/24 anni, quindi non più neonata. Ad ogni modo, il Palast der Republik non fu mai la sede del governo (che si riuniva nell&#8217;Altes Stadthaus) né del partito (il cui comitato centrale era ospitato nella Haus am Werderschen Markt, oggi sede del ministero degli esteri).</p>
<blockquote><p>Lo spettrale palazzo dello Stadtschloss non è, o almeno non è solo, la celebrazione delle ambizioni imperiali della Germania – che in questi ultimi anni paiono pienamente realizzate – quanto una desolante pietra tombale sul diverso da noi.</p></blockquote>
<p>Prima di domandarsi se il nuovo Stadtschloss sia la “celebrazione delle ambizioni imperiali della Germania” sarebbe forse opportuno discutere se la Germania abbia ambizioni imperiali, cosa che qui non solo viene data come ovvia ma che addirittura tali ambizioni “paiono pienamente realizzate”. Mettendo a confronto la politica estera seguita nell&#8217;ultima ventina d&#8217;anni dalla Germania non dico con gli Stati Uniti, ma anche semplicemente con la Francia, io tutte queste ambizioni imperiali non le vedo.</p>
<p>Va anche fatto notare che lo scopo del nuovo Stadtschloss è quello di ospitare lo Humboldtforum, che unirà un museo per le culture non europee con un centro culturale per il dialogo tra le culture del mondo. Non esattamente quello che io chiamerei “una desolante pietra tombale sul diverso da noi” o  “il monumento dell’annientamento del diverso”.</p>
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