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	Commenti a: A cosa servono le donne nella scuola italiana?	</title>
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		<title>
		Di: Orlandi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orlandi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2016 14:55:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Negli anni &#039;60 desideravo,dopo la maturita&#039;,iscrivermi ad Architettura. Mio padre e mio fratello- studente di ingegneria-mi convinsero ad iscrivermi a lettere perché --essendo donna e futura moglie e madre - avrei dovuto curare la mia famiglia. Ho lnsegnato per circa 40 anni nella scuola media,cercando con fatica  di essere una buona insegnante e una buona  madre.Ho sempre insegnato la libertà.digiudizio,di pensiero e di scelta. Quella libertà che a me e&#039;  stata negata. Ho un figlio architetto e una figlia docente universitaria
-]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli anni &#8217;60 desideravo,dopo la maturita&#8217;,iscrivermi ad Architettura. Mio padre e mio fratello- studente di ingegneria-mi convinsero ad iscrivermi a lettere perché &#8211;essendo donna e futura moglie e madre &#8211; avrei dovuto curare la mia famiglia. Ho lnsegnato per circa 40 anni nella scuola media,cercando con fatica  di essere una buona insegnante e una buona  madre.Ho sempre insegnato la libertà.digiudizio,di pensiero e di scelta. Quella libertà che a me e&#8217;  stata negata. Ho un figlio architetto e una figlia docente universitaria<br />
&#8211;</p>
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		<title>
		Di: carlo carlucci		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 17:34:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Apriamo il discorso. Siamo agli antipodi di quello che fummo. Fummo capaci (umanesimo e rinascimento)di rifondare ab imis. E ora incapaci di alcunche&#039;. Siamo mero fanalino di coda. Ma nel progressivo collasso del tutto, schiacciati, ridotti dalla tabula rasa del fanalino.....
Oggi, ora ma che si intende col lemma.....insegnare? A che serve il cosiddetto voto? E cosi&#039; via dicendo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Apriamo il discorso. Siamo agli antipodi di quello che fummo. Fummo capaci (umanesimo e rinascimento)di rifondare ab imis. E ora incapaci di alcunche&#8217;. Siamo mero fanalino di coda. Ma nel progressivo collasso del tutto, schiacciati, ridotti dalla tabula rasa del fanalino&#8230;..<br />
Oggi, ora ma che si intende col lemma&#8230;..insegnare? A che serve il cosiddetto voto? E cosi&#8217; via dicendo&#8230;</p>
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		Di: Valeria Palazzolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/02/14/a-cosa-servono-le-donne-nella-scuola-italiana/#comment-286775</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valeria Palazzolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 18:24:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Finalmente un discorso originale e intelligente su scuola e femminilizzazione dell&#039;insegnamento. Io sottoscrivo praticamente ogni parola e applaudo sulla conclusione, quella che vede finalmente il re nudo del cosiddetto femminismo della differenza, che ripropone gli stessi stereotipi del biologismo più sciatto e deteriore ammantandoli di rivoluzione: nun se &#039;nne po&#039; cchiuù. 

Bene, brava, bis.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente un discorso originale e intelligente su scuola e femminilizzazione dell&#8217;insegnamento. Io sottoscrivo praticamente ogni parola e applaudo sulla conclusione, quella che vede finalmente il re nudo del cosiddetto femminismo della differenza, che ripropone gli stessi stereotipi del biologismo più sciatto e deteriore ammantandoli di rivoluzione: nun se &#8216;nne po&#8217; cchiuù. </p>
<p>Bene, brava, bis.</p>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/02/14/a-cosa-servono-le-donne-nella-scuola-italiana/#comment-286772</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 17:16:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Articolo fortunatamente scorrevole e interessante. 
Come Renata, anche io sono perplesso di fronte all&#039;idea che la causa dello scarso attivismo sociale e sindacale nella scuola sia causato dalla subalternità della condizione femminile. Semplificando rozzamente, sarebbe sempre colpa tua, donna: se non lavori, sei subalterna, se insegni invece contagi la scuola con la tua insicurezza e quiescenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo fortunatamente scorrevole e interessante.<br />
Come Renata, anche io sono perplesso di fronte all&#8217;idea che la causa dello scarso attivismo sociale e sindacale nella scuola sia causato dalla subalternità della condizione femminile. Semplificando rozzamente, sarebbe sempre colpa tua, donna: se non lavori, sei subalterna, se insegni invece contagi la scuola con la tua insicurezza e quiescenza.</p>
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		<title>
		Di: rmorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/02/14/a-cosa-servono-le-donne-nella-scuola-italiana/#comment-286765</link>

		<dc:creator><![CDATA[rmorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 09:45:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo è un contributo ottimo per come ricostruisce certe dinamiche storiche, ma un poco disturbante per l&#039;accanimento con cui si scaglia contro &quot;le professoresse&quot;, categoria quasi più bersagliata delle &quot;sciampiste&quot; ormai. Capisco che le conclusioni sulla subalternità interiorizzata che porta le docenti a fungere da passivi trasmettitori di egemonia patriarcale e sentinelle dell&#039;ordine suprematista costituito (travestito da buonismo, beninteso) siano basate su una miscela di osservazioni sul campo e statistiche...tuttavia anche a me capita di guardarmi intorno e di notare - checché ne dicano i dati? - che le attiviste politiche (molte in aree extra-sindacali, ma anche nelle amministrazioni, nei movimenti, nei comitati pari opportunità, ecc.), le intellettuali (che si dividono tra scuola e università, scuola e ricerca, che si dedicano ad attività culturali pubbliche - non il circolo dell&#039;uncinetto, no), nonché le incazzate, siano tantissime. Forse non mi rendo conto delle percentuali? Forse, ma la settimana scorsa (faccio un solo esempio ma potrei farne cento simili), ad un incontro sulla maieutica reciproca dolciana, eravamo praticamente solo donne della professione docente a interrogarci su come uscire dalle gabbie della Buona Scuola di Polizia in cui ci si ritrova a lavorare. Dov&#039;erano i numerosi colleghi del tecnico-professionale dove ho una supplenza? Troppo cinici, troppo impegnati in secondo lavori, o troppo presi dalla propria indipendenza di pensiero? La disamina dell&#039;autrice è chiara e severa, come è giusto che sia vista la povertà di idee e la pletora di vili compromessi che &#039;animano&#039; la scuola degli ultimi anni, ma questo sguardo impietoso mi sa, in fondo, di un&#039;altra narrazione tipica: non solo le donne sono vittime ma in fondo sono un po&#039; anche complici, giacché non si ribellano &#039;abbastanza&#039;. Che noi si debba tutte e tutti uscire in strada a bruciare copertoni è una iniziativa che mi vede decisamente favorevole, che il livello di impegno politico - e di fiducia politica - delle donne in Italia faccia pena sembrerebbe anche vero; tuttavia, che lo sguardo scrutinante di questo articolo sia dedicato solo alle donne, e alle donne della scuola, denunciandole come &quot;zona grigia&quot; mi indigna un poco. Non ci voglio stare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo è un contributo ottimo per come ricostruisce certe dinamiche storiche, ma un poco disturbante per l&#8217;accanimento con cui si scaglia contro &#8220;le professoresse&#8221;, categoria quasi più bersagliata delle &#8220;sciampiste&#8221; ormai. Capisco che le conclusioni sulla subalternità interiorizzata che porta le docenti a fungere da passivi trasmettitori di egemonia patriarcale e sentinelle dell&#8217;ordine suprematista costituito (travestito da buonismo, beninteso) siano basate su una miscela di osservazioni sul campo e statistiche&#8230;tuttavia anche a me capita di guardarmi intorno e di notare &#8211; checché ne dicano i dati? &#8211; che le attiviste politiche (molte in aree extra-sindacali, ma anche nelle amministrazioni, nei movimenti, nei comitati pari opportunità, ecc.), le intellettuali (che si dividono tra scuola e università, scuola e ricerca, che si dedicano ad attività culturali pubbliche &#8211; non il circolo dell&#8217;uncinetto, no), nonché le incazzate, siano tantissime. Forse non mi rendo conto delle percentuali? Forse, ma la settimana scorsa (faccio un solo esempio ma potrei farne cento simili), ad un incontro sulla maieutica reciproca dolciana, eravamo praticamente solo donne della professione docente a interrogarci su come uscire dalle gabbie della Buona Scuola di Polizia in cui ci si ritrova a lavorare. Dov&#8217;erano i numerosi colleghi del tecnico-professionale dove ho una supplenza? Troppo cinici, troppo impegnati in secondo lavori, o troppo presi dalla propria indipendenza di pensiero? La disamina dell&#8217;autrice è chiara e severa, come è giusto che sia vista la povertà di idee e la pletora di vili compromessi che &#8216;animano&#8217; la scuola degli ultimi anni, ma questo sguardo impietoso mi sa, in fondo, di un&#8217;altra narrazione tipica: non solo le donne sono vittime ma in fondo sono un po&#8217; anche complici, giacché non si ribellano &#8216;abbastanza&#8217;. Che noi si debba tutte e tutti uscire in strada a bruciare copertoni è una iniziativa che mi vede decisamente favorevole, che il livello di impegno politico &#8211; e di fiducia politica &#8211; delle donne in Italia faccia pena sembrerebbe anche vero; tuttavia, che lo sguardo scrutinante di questo articolo sia dedicato solo alle donne, e alle donne della scuola, denunciandole come &#8220;zona grigia&#8221; mi indigna un poco. Non ci voglio stare.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/02/14/a-cosa-servono-le-donne-nella-scuola-italiana/#comment-286764</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 09:38:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una piccola esperienza personale. Per tutta la durata del liceo (a cavallo tra gli anni &#039;80 e &#039;90) la mia classe ha avuto un corpo docente interamente al femminile [1], e ciò ha avuto un chiaro vantaggio, quello di eliminare il sesso della persona come possibile spiegazione delle differenze tra insegnante ed insegnante.

Mi spiego, se tu sei l&#039;unica donna (l&#039;unico musulmano, l&#039;unico nero) all&#039;interno di un gruppo di lavoro e fai un errore, c&#039;è una tendenza ad attribuire il tuo errore all&#039;essere donna (musulmano, nero) invece che a caratteristiche o circostanze individuali.

Le nostre insegnanti erano un corpo di quanto più variegato fosse possibile: materie umanistiche e scientifiche, insegnanti brave e pessime, esperte e novelle, mogli borghesi e ardenti pasionarie, ignoranti ed erudite, pignole e fantasiose, rigide e rilassate, fantastiche pedagoghe e maldestre comunicatrici, e tutto quello che c&#039;è in mezzo. Tutte accomunate da un unico fattore: quello di essere donna.  E proprio per questo non era possibile per noi associare l&#039;essere donna ad alcuna di queste caratteristiche e a stabilire quelle correlazioni tra insegnati donne e l&#039;essere «più attente dei colleghi all’ordine e alla precisione, maggiormente rigide, fedeli ai programmi, meno inclini alle divagazioni» di cui parla l&#039;articolo.

E&#039; difficile dire che effetto ciò abbia avuto su di noi, però posso dire che nessuna delle mie compagne di classe si è iscritta ai corsi di laurea menzionati nell&#039;articolo, optando per corsi di carattere medico, economico, scientifico o tecnologico.

[1] Con due eccezioni: l&#039;insegnante di educazione fisica dei maschi e l&#039;insegnante di religione, per chi la faceva. Tecnicamente parlando, due prof che non contavano nulla.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una piccola esperienza personale. Per tutta la durata del liceo (a cavallo tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90) la mia classe ha avuto un corpo docente interamente al femminile [1], e ciò ha avuto un chiaro vantaggio, quello di eliminare il sesso della persona come possibile spiegazione delle differenze tra insegnante ed insegnante.</p>
<p>Mi spiego, se tu sei l&#8217;unica donna (l&#8217;unico musulmano, l&#8217;unico nero) all&#8217;interno di un gruppo di lavoro e fai un errore, c&#8217;è una tendenza ad attribuire il tuo errore all&#8217;essere donna (musulmano, nero) invece che a caratteristiche o circostanze individuali.</p>
<p>Le nostre insegnanti erano un corpo di quanto più variegato fosse possibile: materie umanistiche e scientifiche, insegnanti brave e pessime, esperte e novelle, mogli borghesi e ardenti pasionarie, ignoranti ed erudite, pignole e fantasiose, rigide e rilassate, fantastiche pedagoghe e maldestre comunicatrici, e tutto quello che c&#8217;è in mezzo. Tutte accomunate da un unico fattore: quello di essere donna.  E proprio per questo non era possibile per noi associare l&#8217;essere donna ad alcuna di queste caratteristiche e a stabilire quelle correlazioni tra insegnati donne e l&#8217;essere «più attente dei colleghi all’ordine e alla precisione, maggiormente rigide, fedeli ai programmi, meno inclini alle divagazioni» di cui parla l&#8217;articolo.</p>
<p>E&#8217; difficile dire che effetto ciò abbia avuto su di noi, però posso dire che nessuna delle mie compagne di classe si è iscritta ai corsi di laurea menzionati nell&#8217;articolo, optando per corsi di carattere medico, economico, scientifico o tecnologico.</p>
<p>[1] Con due eccezioni: l&#8217;insegnante di educazione fisica dei maschi e l&#8217;insegnante di religione, per chi la faceva. Tecnicamente parlando, due prof che non contavano nulla.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/02/14/a-cosa-servono-le-donne-nella-scuola-italiana/#comment-286760</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 18:38:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non solo in Italia...

A volte mi chiedo perché sono diventata insegnante.
Sono innamorata dalla mia lingua,
dalla poesia,
dei paesi stranieri.

Sognavo di vivere come gatti
sognavo di viaggiare, scrivere.

e non so come tutto
mi ha allontanata
dei miei sogni.

Lo so finalmente.

Il conformismo. L&#039;impossibilità di credere in sé.

La scuola è l&#039;immagine della società.

Donne che molto di tempo, di passione senza un grazie.

Donne che hanno salari bassi.

Donne che sono nelle scuole, ma poche in università.

Donne che fanno bene il mestiere, quando uomini parlano e si vantano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo in Italia&#8230;</p>
<p>A volte mi chiedo perché sono diventata insegnante.<br />
Sono innamorata dalla mia lingua,<br />
dalla poesia,<br />
dei paesi stranieri.</p>
<p>Sognavo di vivere come gatti<br />
sognavo di viaggiare, scrivere.</p>
<p>e non so come tutto<br />
mi ha allontanata<br />
dei miei sogni.</p>
<p>Lo so finalmente.</p>
<p>Il conformismo. L&#8217;impossibilità di credere in sé.</p>
<p>La scuola è l&#8217;immagine della società.</p>
<p>Donne che molto di tempo, di passione senza un grazie.</p>
<p>Donne che hanno salari bassi.</p>
<p>Donne che sono nelle scuole, ma poche in università.</p>
<p>Donne che fanno bene il mestiere, quando uomini parlano e si vantano.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giuliano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/02/14/a-cosa-servono-le-donne-nella-scuola-italiana/#comment-286754</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giuliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Feb 2016 13:19:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;ho letto. L&#039;ho trovato bello: lucido, pessimista ma molto bello. Capisco che devo rileggerlo con calma. Intanto lo segnalo alla mia mailing list.
Grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho letto. L&#8217;ho trovato bello: lucido, pessimista ma molto bello. Capisco che devo rileggerlo con calma. Intanto lo segnalo alla mia mailing list.<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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