Nella notte cosmica

di Roberta Durante

Una storia a pezzi, il mondo che è finito e unica testimone una vecchia bambina che fa la Sirenetta intorno al globo domandandosi se sia davvero tutto qui. Oppure un viaggio a tappe, dove si oscilla continuamente tra il

dis-astro e la perfezione, il viaggio dell’umanità e delle cose verso la dissoluzione cosmica o l’involuzione dell’universo.

La Terra, limitata e condizionata dal tempo, dove il viaggio comincia; il Cielo, stato cuscinetto che assorbe le miserie del mondo e infine la Luna, sconosciuta e attraente, dove tutto finisce ma per ricominciare e come un metallo fuso si riforma, nel buio che fa sparire ogni cosa. E non resta che fingere che sia tutto vero.

 

Terra

 

la luna m’interruppe “troppo entusiasmo – disse non va bene
che tu non creda – continuò
che farti un giro senza gravità ti renda più leggera”;

la gravità del mondo avrei capito dopo

non era trasformabile in veste d’astronauta

*

e continuai come un elenco
a dire tutto ciò che mi passava per la testa:
le fantasie represse
i passi falsi già studiati
tutte le finte raccolte fino ad ora in una scatola

svuotata come al porto la mattina
coi pesci mezzi vivi e mezzi morti sulla strada

 

 

 

 

 

Cielo

 

non c’era carica né forza “eppur mi muovo”

dissi poi borbottando già in quel modo

neanche una chiave sulla schiena tipo bambola

facevo il carillon in carne ed ossa

giravo su me stessa
con asse al centro quella corda

poco più di kebab colava la mia essenza sulla terra

 

*

l’immagine era questa:
le nuvole sotto di me fatte a tappeto bianco tipo pelle polare
e il mio colore rosa pallido di pelle molle che da sotto lo bucava;
divenni così l’iniezione nel cielo
l’ago che da terra
forava ed apriva tutto il manto stellare

 

 

Luna

 

era la prima volta
che mi sentivo proprio nello spazio
aprivo e richiudevo le mie braccia
le gambe lisce come tazze
si aprivano nell’aria senza traccia di cammino:

facevo la Vitruvio distante anni luce
dalla mia gravità

 

 

3 COMMENTS

  1. L`uomo è apparso sulla Terra 60000 anni fa circa. La Terra ha invece 5 miliardi d`anni circa. E la Terra, che sappiamo derivata dal Sole o dalla frantumazione di altra stella, è dunque rispetto all`Universo quello che è l`uomo rispetto a lei. L`uomo quindi è un derivato di un derivato. Perché escludere che egli sia guidata dalle stesse forze che hanno guidato misteriosamente ( o meglio inspiegabilmente), l`Universo? Forze biologiche, che lo plasmano a seconda di una geometria assoluta, che non conosciamo? Da qui parte l`astrologia.

    Ennio Flaiano

    P.S. “tant d’histoire pour quelques calembours, pour quelques anachronismes” per dire che queste stanze mi piacciono parecchio

  2. https://www.nazioneindiana.com/2013/03/05/roberta-durante-poesie-edite-e-inedite/

    mi sembrava di avere letto e commentato altri testi di questa poetessa che aveva e non ha perso – a mio avviso – lucida predisposizione all’ oscillazione percettiva verso le cose del mondo.
    sono pigra oggi – auspico mi si perdonerà – così mi avvalgo del primo commento e aggiungo che a mia lettura personale quesi versi rispetto agli altri sono più aperture a guardarsi dal di fuori un viaggio astrale o astro poetico meno zavorrato e maturo d’ evoluzione comunque sempre in azione.
    complimenti ancora e buoni passi. mi piace molto.
    paola

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daniele ventre
daniele ventre
Daniele Ventre (Napoli, 19 maggio 1974) insegna lingue classiche nei licei ed è autore di una traduzione isometra dell'Iliade, pubblicata nel 2010 per i tipi della casa editrice Mesogea (Messina).