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	Commenti a: gli orrori che i paesaggi europei ci nascondono	</title>
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		<title>
		Di: Benny Nonasky		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287472</link>

		<dc:creator><![CDATA[Benny Nonasky]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 May 2016 16:43:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo libro l&#039;ho letto dopo quello di Tochman, sempre della Keller edizioni, &quot;Come se mangiassimo pietre&quot;, un reportage sull&#039;ex Yugoslavia, nell&#039;odio che permane tra le tre fazioni in continuo conflitto etnico, gli atti sconvolgenti compiuti e il silenzio al genocidio accusato dalla popolazione - principalmente maschile; e la fuga nei boschi, l&#039;accerchiamento, i militari olandesi, a due passi, a guardare con l&#039;abisso negli occhi. Ok, sarà stato questo fluire d&#039;immagini e violenza, con uno stile fluido e mai ripetitivo, a farmi pesare, invece, la scrittura lenta e accademica di Pollack. Un libro molto interessante perché, almeno a me, tutte questo internare e nascondere, e pensare che la gente vive su di esse, magari nella totale indifferenza, quasi come per evitare che sbuchino spiriti e macchine fotografiche, mi era sconosciuto. Molto delicate le prime pagine, quasi filosofiche. Un po&#039; mi scazzava quel suo &quot;Caro e amato&quot; nonno nazista. Alcune volte un po&#039; troppo ripetitivo, anche riguardo ai luoghi trattati, quel ritornare sempre sullo stesso tema con le medesime immagini e parole - o sinonimi di esse. Credo che bastasse un piccolo pamphlet per dirci tutto e sarebbe stato più forte e vibrante. Però devo dire che non è scontato. Che ti lascia pensare molto, non solo all&#039;orrore e al mutismo che ancora si cela sotto i nostri piedi, ma dal fatto di come tutt&#039;oggi, tra politica e società civile, si faccia di tutto per mandare la Storia sempre più giù, dove solo le radici degl&#039;alberi conoscono la verità (visto anche la scarsità di documenti; ci si conforta nelle storie o leggende del luogo).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo libro l&#8217;ho letto dopo quello di Tochman, sempre della Keller edizioni, &#8220;Come se mangiassimo pietre&#8221;, un reportage sull&#8217;ex Yugoslavia, nell&#8217;odio che permane tra le tre fazioni in continuo conflitto etnico, gli atti sconvolgenti compiuti e il silenzio al genocidio accusato dalla popolazione &#8211; principalmente maschile; e la fuga nei boschi, l&#8217;accerchiamento, i militari olandesi, a due passi, a guardare con l&#8217;abisso negli occhi. Ok, sarà stato questo fluire d&#8217;immagini e violenza, con uno stile fluido e mai ripetitivo, a farmi pesare, invece, la scrittura lenta e accademica di Pollack. Un libro molto interessante perché, almeno a me, tutte questo internare e nascondere, e pensare che la gente vive su di esse, magari nella totale indifferenza, quasi come per evitare che sbuchino spiriti e macchine fotografiche, mi era sconosciuto. Molto delicate le prime pagine, quasi filosofiche. Un po&#8217; mi scazzava quel suo &#8220;Caro e amato&#8221; nonno nazista. Alcune volte un po&#8217; troppo ripetitivo, anche riguardo ai luoghi trattati, quel ritornare sempre sullo stesso tema con le medesime immagini e parole &#8211; o sinonimi di esse. Credo che bastasse un piccolo pamphlet per dirci tutto e sarebbe stato più forte e vibrante. Però devo dire che non è scontato. Che ti lascia pensare molto, non solo all&#8217;orrore e al mutismo che ancora si cela sotto i nostri piedi, ma dal fatto di come tutt&#8217;oggi, tra politica e società civile, si faccia di tutto per mandare la Storia sempre più giù, dove solo le radici degl&#8217;alberi conoscono la verità (visto anche la scarsità di documenti; ci si conforta nelle storie o leggende del luogo).</p>
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		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287449</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 May 2016 09:19:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287441&quot;&gt;giacomo&lt;/a&gt;.

&lt;blockquote&gt;
che toni! (da che pulpito parli con condiscendenza, mi sfugge?)
&lt;/blockquote&gt;

Non ho capito: che cos&#039;è che le sfugge?

Comunque, non mi sembra di avere adoperato toni fuori luogo: mi sono limitato a correggere una sua interpretazione storica, e a farle un complimento con un&#039;esortazione.

Di fronte a tanti scrittori primedonne per i quali qualsiasi critica o silenzio è sempre frutto di motivazioni extra-letterarie, è rincuorante vedere che ci sono scrittori che ammettono i limiti della propria scrittura.

L&#039;esortazione finale l&#039;avevo intesa come un augurio a migliorarsi: spero che lei non l&#039;abbia vista come un&#039;espressione di condiscendenza da parte mia nei suoi confronti, se è questo quello cui lei si riferisce nel suo commento precedente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287441">giacomo</a>.</p>
<blockquote><p>
che toni! (da che pulpito parli con condiscendenza, mi sfugge?)
</p></blockquote>
<p>Non ho capito: che cos&#8217;è che le sfugge?</p>
<p>Comunque, non mi sembra di avere adoperato toni fuori luogo: mi sono limitato a correggere una sua interpretazione storica, e a farle un complimento con un&#8217;esortazione.</p>
<p>Di fronte a tanti scrittori primedonne per i quali qualsiasi critica o silenzio è sempre frutto di motivazioni extra-letterarie, è rincuorante vedere che ci sono scrittori che ammettono i limiti della propria scrittura.</p>
<p>L&#8217;esortazione finale l&#8217;avevo intesa come un augurio a migliorarsi: spero che lei non l&#8217;abbia vista come un&#8217;espressione di condiscendenza da parte mia nei suoi confronti, se è questo quello cui lei si riferisce nel suo commento precedente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giacomo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287441</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 23:05:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287430&quot;&gt;Nicola Esposito&lt;/a&gt;.

che toni! (da che pulpito parli con condiscendenza, mi sfugge?)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287430">Nicola Esposito</a>.</p>
<p>che toni! (da che pulpito parli con condiscendenza, mi sfugge?)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giacomo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287440</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 23:01:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287428&quot;&gt;gianni biondillo&lt;/a&gt;.

non mi arrabbio Gianni, figurati, provavo a argomentare!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287428">gianni biondillo</a>.</p>
<p>non mi arrabbio Gianni, figurati, provavo a argomentare!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287435</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 18:18:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho sempre creduto che la natura, in particolare l&#039;albero conosce l&#039;anima.

Paesaggio banale che ha tutto cancelato?

Non lo credo. Per chi attraversa questa foreste il cielo griggio o luminoso di freddo si tace.

Il tronco dell&#039;albero ha in memoria
gridi e pianto.

Per sempre questa foreste ha perso
la sua bellezza.
A volte la natura sembra indifferente
al dolore.

Si sente un grande freddo nel cuore.

Lo immagino.

Mi ricordo dei grandi prati in Picardia.
Diventano un lago di papaveri sotto il vento in giugnio.

Un grande silenzio. 
E a volte il vento murmura le parole di un giovane soldato.

Provo emozione nei luoghi.
Mi ricordo il ghetto di Venezia.
Mi è sembrato il luogho più misterioso di Venezia.
Un magnetismo che non posso spiegare.

Credo nei fantasmi, nei spiriti che sonno lì, quando mi fermo e ascolto.

Credo che anche il paesaggio si trova nella lettura o nella scrittura.
Un paesaggio fatto di presenza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre creduto che la natura, in particolare l&#8217;albero conosce l&#8217;anima.</p>
<p>Paesaggio banale che ha tutto cancelato?</p>
<p>Non lo credo. Per chi attraversa questa foreste il cielo griggio o luminoso di freddo si tace.</p>
<p>Il tronco dell&#8217;albero ha in memoria<br />
gridi e pianto.</p>
<p>Per sempre questa foreste ha perso<br />
la sua bellezza.<br />
A volte la natura sembra indifferente<br />
al dolore.</p>
<p>Si sente un grande freddo nel cuore.</p>
<p>Lo immagino.</p>
<p>Mi ricordo dei grandi prati in Picardia.<br />
Diventano un lago di papaveri sotto il vento in giugnio.</p>
<p>Un grande silenzio.<br />
E a volte il vento murmura le parole di un giovane soldato.</p>
<p>Provo emozione nei luoghi.<br />
Mi ricordo il ghetto di Venezia.<br />
Mi è sembrato il luogho più misterioso di Venezia.<br />
Un magnetismo che non posso spiegare.</p>
<p>Credo nei fantasmi, nei spiriti che sonno lì, quando mi fermo e ascolto.</p>
<p>Credo che anche il paesaggio si trova nella lettura o nella scrittura.<br />
Un paesaggio fatto di presenza.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: orsola puecher		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287431</link>

		<dc:creator><![CDATA[orsola puecher]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 14:04:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[ &lt;em&gt;arrivato ore 10 e letto al volo stamattina tutto di seguito - senza stacchi&lt;/em&gt; ]

Credo che il libro preluda a un vero e proprio progetto di una archeologia dei &lt;em&gt;paesaggi contaminati&lt;/em&gt;, di una mappa dei luoghi dimenticati di moltissime violenze rimaste segrete. 

&lt;blockquote&gt;La topografia della violenza e del terrore include anche gli innumerevoli luoghi sconosciuti di cui abbiamo parlato qui: le fosse senza nome del paesaggio, le fosse dei morti nei boschi, coperte di foglie marce e radici fitte, i cunicoli nelle miniere murati, le foibe che conducono verticalmente in profondità, fosse per carramati piene di cadaveri. Proprio queste devono essere localizzate e disegnate. [pag. 128]&lt;/blockquote&gt;

Colpisce molto quanto sia spesso restia la stessa popolazione dei luoghi a scoprire e a idenficare il loro ormai quieto e intatto paesaggio, i loro orti rigogliosi, con un cimitero a cielo aperto.

Coprire l&#039;identità dei morti, è coprire anche l&#039;identità dei carnefici.

Dare ai numeri dei genocidi un nome, un volto, una storia è restituirgli l&#039;umanità e la dignità calpestata. Cosa molto attuale anche per il nostro mediterraneo/cimitero, mi pare.

&lt;blockquote&gt;Più importanti dei numeri sono i nomi delle vittime, perché solo in questo modo riusciamo a raccontare il destino delle singole persone, una condizione imprescindibile per sottrarle all&#039;oblio e per consegnare la loro storia ai loro discendenti [pag. 59]&lt;/blockquote&gt;

Davanti alla tomba vuota di mio nonno, scomaparso a Mauthausen, ho spesso provato con profondo dolore e inquietudine queste sensazioni.

&lt;blockquote&gt;Questa clamorosa violazione di tutte le tradizioni presenti nei nostri Paesi, secondo cui nel commiato ritualizzato durante la sepoltura viene sottolineata ancora una volta l&#039;inconfondibile identità del defunto, è un&#039;espressioen di profondo disprezzo per le vittime che in questo modo vengono umiliate anche dopo la morte. [pag. 36] &lt;/blockquote&gt;

Pollack cita la poesia di &lt;strong&gt;Evtušenko&lt;/strong&gt; su &lt;em&gt;Babij Yar&lt;/em&gt;, un fossato nei pressi della città ucraina di Kiev, dove 29 e il 30 settembre del 1941, i nazisti con la polizia collaborazionista ucraina massacrarono 33.771 civili ebrei. Poi nei due anni seguenti circa 90.000 ucraini, zingari e comunisti furono massacrati nel fossato.  

&lt;blockquote&gt;Nel 1961 il poeta sovietico originario della Siberia, Evgenij Evtušenko, sollevò uno scandalo con la poesia &lt;em&gt;Babij Jar&lt;/em&gt;. Nell&#039;Unione Sovietica non bisognava né parlare, né scrivere del massacro degli ebrei. pag 30&lt;/blockquote&gt;

Credo sia importante rileggerla.

&lt;b&gt;Evgenij Aleksandrovič Evtušenko&lt;/b&gt; 

&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Babij Jar&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;

&lt;em&gt;Non c’è un momumento
A Babi Yar
Il burrone ripido
È come una lapide
Ho paura
Oggi mi sento vecchio come
Il popolo ebreo
Ora mi sento ebreo
Qui vago nell’antico Egitto
Eccomi, sono in croce e muoio
E porto ancora il segno dei chiodi.
Ora sono Dreyfus
La canaglia borghese mi denuncia
e mi giudica
Sono dietro le sbarre
Mi circondano, mi perseguitano,
mi calunniano, mi schiaffeggiano
E le donne eleganti
Strillano e mi colpiscono
con i loro ombrellini.
Sono un ragazzo a Bielostok.
Il sangue è ovunque sul pavimento
I capobanda nella caverna
Diventano sempre più brutali.
Puzzano di vodka e di cipolle
Con un calcio mi buttano a terra
Non posso far nulla
E invano imploro i persecutori
Sghignazzano “Morte ai Giudei”
“Viva la Russia”
Un mercante di grano
picchia mia madre.
O mio popolo russo
So che in fondo al cuore
Tu sei internazionalista
Ma ci sono stati uomini che con le loro
mani sporche
Hanno abusato del tuo buon nome.
So che il mio paese è buono
Che infamia sentire gli antisemiti che
senza la minima vergogna
Si proclamano.
Sono Anna Frank
Delicata come un germoglio ad Aprile
Sono innamorato e
Non ho bisogno di parole
Ma soltanto che ci guardiamo negli occhi
Abbiamo così poco da sentire
e da vedere
Ci hanno tolto le foglie e il cielo
Ma possiamo fare ancora molto
Possiamo abbracciarci teneramente
Nella stanza buia.
“Arriva qualcuno”
“Non avere paura
Questi sono i suoni della primavera
La primavera sta arrivando
Vieni
Dammi le tue labbra, presto”
“Buttano giù la porta”
“No è il ghiaccio che si rompe”
A Babi Yar il fruscio dell’erba selvaggia
Gli alberi sembrano minacciosi
Come a voler giudicare
Qui tutto in silenzio urla
e scoprendomi la testa
Sento che i miei capelli ingrigiti
sono lentamente
E divento un lungo grido silenzioso qui
Sopra migliaia e migliaia di sepolti
Io sono ogni vecchio
Ucciso qui
Io sono ogni bambino
Ucciso qui
Nulla di me potrà mai dimenticarlo
Che l’ “Internazionale” tuoni
Quando l’ultimo antisemita sulla terra
Sarà alla fine sepolto.
Non c’è sangue ebreo
Nel mio sangue
Ma sento l’odio disgustoso
Di tutti gli antisemiti
come se fossi stato un ebreo
Ed ecco perché sono un vero russo.&lt;/em&gt;
&#160;
&lt;strong&gt;Dmitrij Šostakovič&lt;/strong&gt;
⇨ &lt;a href=&quot;https://it.wikipedia.org/wiki/Sinfonia_n._13_%28%C5%A0ostakovi%C4%8D%29&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;&lt;strong&gt;Dmitrij Šostakovič Sinfonia n. 13 in si bemolle minore [Op. 113, &lt;em&gt;Babij Ja&lt;/em&gt;r]&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;
 
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,\\&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[ <em>arrivato ore 10 e letto al volo stamattina tutto di seguito &#8211; senza stacchi</em> ]</p>
<p>Credo che il libro preluda a un vero e proprio progetto di una archeologia dei <em>paesaggi contaminati</em>, di una mappa dei luoghi dimenticati di moltissime violenze rimaste segrete. </p>
<blockquote><p>La topografia della violenza e del terrore include anche gli innumerevoli luoghi sconosciuti di cui abbiamo parlato qui: le fosse senza nome del paesaggio, le fosse dei morti nei boschi, coperte di foglie marce e radici fitte, i cunicoli nelle miniere murati, le foibe che conducono verticalmente in profondità, fosse per carramati piene di cadaveri. Proprio queste devono essere localizzate e disegnate. [pag. 128]</p></blockquote>
<p>Colpisce molto quanto sia spesso restia la stessa popolazione dei luoghi a scoprire e a idenficare il loro ormai quieto e intatto paesaggio, i loro orti rigogliosi, con un cimitero a cielo aperto.</p>
<p>Coprire l&#8217;identità dei morti, è coprire anche l&#8217;identità dei carnefici.</p>
<p>Dare ai numeri dei genocidi un nome, un volto, una storia è restituirgli l&#8217;umanità e la dignità calpestata. Cosa molto attuale anche per il nostro mediterraneo/cimitero, mi pare.</p>
<blockquote><p>Più importanti dei numeri sono i nomi delle vittime, perché solo in questo modo riusciamo a raccontare il destino delle singole persone, una condizione imprescindibile per sottrarle all&#8217;oblio e per consegnare la loro storia ai loro discendenti [pag. 59]</p></blockquote>
<p>Davanti alla tomba vuota di mio nonno, scomaparso a Mauthausen, ho spesso provato con profondo dolore e inquietudine queste sensazioni.</p>
<blockquote><p>Questa clamorosa violazione di tutte le tradizioni presenti nei nostri Paesi, secondo cui nel commiato ritualizzato durante la sepoltura viene sottolineata ancora una volta l&#8217;inconfondibile identità del defunto, è un&#8217;espressioen di profondo disprezzo per le vittime che in questo modo vengono umiliate anche dopo la morte. [pag. 36] </p></blockquote>
<p>Pollack cita la poesia di <strong>Evtušenko</strong> su <em>Babij Yar</em>, un fossato nei pressi della città ucraina di Kiev, dove 29 e il 30 settembre del 1941, i nazisti con la polizia collaborazionista ucraina massacrarono 33.771 civili ebrei. Poi nei due anni seguenti circa 90.000 ucraini, zingari e comunisti furono massacrati nel fossato.  </p>
<blockquote><p>Nel 1961 il poeta sovietico originario della Siberia, Evgenij Evtušenko, sollevò uno scandalo con la poesia <em>Babij Jar</em>. Nell&#8217;Unione Sovietica non bisognava né parlare, né scrivere del massacro degli ebrei. pag 30</p></blockquote>
<p>Credo sia importante rileggerla.</p>
<p><b>Evgenij Aleksandrovič Evtušenko</b> </p>
<p><strong><em>Babij Jar</em></strong></p>
<p><em>Non c’è un momumento<br />
A Babi Yar<br />
Il burrone ripido<br />
È come una lapide<br />
Ho paura<br />
Oggi mi sento vecchio come<br />
Il popolo ebreo<br />
Ora mi sento ebreo<br />
Qui vago nell’antico Egitto<br />
Eccomi, sono in croce e muoio<br />
E porto ancora il segno dei chiodi.<br />
Ora sono Dreyfus<br />
La canaglia borghese mi denuncia<br />
e mi giudica<br />
Sono dietro le sbarre<br />
Mi circondano, mi perseguitano,<br />
mi calunniano, mi schiaffeggiano<br />
E le donne eleganti<br />
Strillano e mi colpiscono<br />
con i loro ombrellini.<br />
Sono un ragazzo a Bielostok.<br />
Il sangue è ovunque sul pavimento<br />
I capobanda nella caverna<br />
Diventano sempre più brutali.<br />
Puzzano di vodka e di cipolle<br />
Con un calcio mi buttano a terra<br />
Non posso far nulla<br />
E invano imploro i persecutori<br />
Sghignazzano “Morte ai Giudei”<br />
“Viva la Russia”<br />
Un mercante di grano<br />
picchia mia madre.<br />
O mio popolo russo<br />
So che in fondo al cuore<br />
Tu sei internazionalista<br />
Ma ci sono stati uomini che con le loro<br />
mani sporche<br />
Hanno abusato del tuo buon nome.<br />
So che il mio paese è buono<br />
Che infamia sentire gli antisemiti che<br />
senza la minima vergogna<br />
Si proclamano.<br />
Sono Anna Frank<br />
Delicata come un germoglio ad Aprile<br />
Sono innamorato e<br />
Non ho bisogno di parole<br />
Ma soltanto che ci guardiamo negli occhi<br />
Abbiamo così poco da sentire<br />
e da vedere<br />
Ci hanno tolto le foglie e il cielo<br />
Ma possiamo fare ancora molto<br />
Possiamo abbracciarci teneramente<br />
Nella stanza buia.<br />
“Arriva qualcuno”<br />
“Non avere paura<br />
Questi sono i suoni della primavera<br />
La primavera sta arrivando<br />
Vieni<br />
Dammi le tue labbra, presto”<br />
“Buttano giù la porta”<br />
“No è il ghiaccio che si rompe”<br />
A Babi Yar il fruscio dell’erba selvaggia<br />
Gli alberi sembrano minacciosi<br />
Come a voler giudicare<br />
Qui tutto in silenzio urla<br />
e scoprendomi la testa<br />
Sento che i miei capelli ingrigiti<br />
sono lentamente<br />
E divento un lungo grido silenzioso qui<br />
Sopra migliaia e migliaia di sepolti<br />
Io sono ogni vecchio<br />
Ucciso qui<br />
Io sono ogni bambino<br />
Ucciso qui<br />
Nulla di me potrà mai dimenticarlo<br />
Che l’ “Internazionale” tuoni<br />
Quando l’ultimo antisemita sulla terra<br />
Sarà alla fine sepolto.<br />
Non c’è sangue ebreo<br />
Nel mio sangue<br />
Ma sento l’odio disgustoso<br />
Di tutti gli antisemiti<br />
come se fossi stato un ebreo<br />
Ed ecco perché sono un vero russo.</em><br />
&nbsp;<br />
<strong>Dmitrij Šostakovič</strong><br />
⇨ <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinfonia_n._13_%28%C5%A0ostakovi%C4%8D%29" target="_blank" rel="nofollow"><strong>Dmitrij Šostakovič Sinfonia n. 13 in si bemolle minore [Op. 113, <em>Babij Ja</em>r]</strong></a></p>
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<p>,\\&#8217;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287430</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 13:45:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=61741#comment-287430</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287422&quot;&gt;giacomo sartori&lt;/a&gt;.

&lt;blockquote&gt;[...] lo sforzo di “massima riservatezza” (quindi con una consapevolezza anche se forse subliminale del “dopo”) [...]&lt;/blockquote&gt;

Non il “dopo” ma il ”durante” stava a cuore agli architetti della Soluzione Finale.  Loschi figuri come Heydrich temevano che una maggioranza di pavidi sostenitori del Reich potessero inorridire e titubare di fronte al loro progetto di sterminio. Da qui la massima riservatezza e l&#039;utilizzo di codificati eufemismi nei documenti ufficiali.

&lt;blockquote&gt;[...] ma anch’io scrivendo male…&lt;/blockquote&gt;

Bravo! L&#039;autocritica fa sempre bene. L&#039;importante è farne tesoro per migliorare la propria scrittura, altrimenti non è altro che autocommiserazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287422">giacomo sartori</a>.</p>
<blockquote><p>[&#8230;] lo sforzo di “massima riservatezza” (quindi con una consapevolezza anche se forse subliminale del “dopo”) [&#8230;]</p></blockquote>
<p>Non il “dopo” ma il ”durante” stava a cuore agli architetti della Soluzione Finale.  Loschi figuri come Heydrich temevano che una maggioranza di pavidi sostenitori del Reich potessero inorridire e titubare di fronte al loro progetto di sterminio. Da qui la massima riservatezza e l&#8217;utilizzo di codificati eufemismi nei documenti ufficiali.</p>
<blockquote><p>[&#8230;] ma anch’io scrivendo male…</p></blockquote>
<p>Bravo! L&#8217;autocritica fa sempre bene. L&#8217;importante è farne tesoro per migliorare la propria scrittura, altrimenti non è altro che autocommiserazione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287428</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2016 07:50:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=61741#comment-287428</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287422&quot;&gt;giacomo sartori&lt;/a&gt;.

Ehi, non t&#039;arrabbiare! Ho detto che m&#039;è piaciuto! ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287422">giacomo sartori</a>.</p>
<p>Ehi, non t&#8217;arrabbiare! Ho detto che m&#8217;è piaciuto! ;-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287422</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2016 22:30:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=61741#comment-287422</guid>

					<description><![CDATA[io invece trovo che è un libro che riesce a mettere assieme, e dando un nome che resterà (l&#039;efficacissimo &quot;Paesaggi contaminati&quot;), tutti gli spezzoni, vale a dire le innumerevoli stragi e carnai inumani, con le strategie meschine che li guidavano, in particolare proprio per quanto riguarda lo sforzo di &quot;massima riservatezza&quot; (quindi con una consapevolezza anche se forse subliminale del &quot;dopo&quot;), la presenza quasi generalizzata - invece - di testimoni implicati e non implicati, volontari e involontari, l&#039;ubiquità di questi meccanismi e tragedie (che noi tendiamo a figurarci come confinate alle località più tristemente famose), la corrispondenza o la mancanza di corrispondenza tra segni lasciati sul paesaggio e nelle memorie, l&#039;occultamento di questi segni nelle teste delle persone e nelle morfologie della topografia, i suoi motivi e meccanismi mostrati &quot;dal vivo&quot;, e la sola possibilità di riscatto possibile, e cioè dare nome a delle vittime, almeno qualcuna, e riesumare dall&#039;oblio vero o finto che sia le tracce nascoste...; certo molte di queste cose le sappiamo, non tutte (quanti cittadini europei sanno che molte delle fosse comuni sono state oggetto di macabro setacciamento sistematico da parte di &quot;cercatori d&#039;oro&quot; mossi dal mito dell&#039;ebreo ricco ...?), però questo libro ha il pregio di riuscire a dargli una coerenza d&#039;insieme, e appunto non astratta, ma legata allo spazio fisico occupato dalle persone, i paesaggi che vediamo alla televisione e conosciamo e attraversiamo, quelli stessi dove si giocano ora altre partite potenzialmente altrettanto sordide, e che chiamiamo Europa;
e lo considero un libro anche molto bello, intendo come scrittura;
ma anch&#039;io scrivendo male...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io invece trovo che è un libro che riesce a mettere assieme, e dando un nome che resterà (l&#8217;efficacissimo &#8220;Paesaggi contaminati&#8221;), tutti gli spezzoni, vale a dire le innumerevoli stragi e carnai inumani, con le strategie meschine che li guidavano, in particolare proprio per quanto riguarda lo sforzo di &#8220;massima riservatezza&#8221; (quindi con una consapevolezza anche se forse subliminale del &#8220;dopo&#8221;), la presenza quasi generalizzata &#8211; invece &#8211; di testimoni implicati e non implicati, volontari e involontari, l&#8217;ubiquità di questi meccanismi e tragedie (che noi tendiamo a figurarci come confinate alle località più tristemente famose), la corrispondenza o la mancanza di corrispondenza tra segni lasciati sul paesaggio e nelle memorie, l&#8217;occultamento di questi segni nelle teste delle persone e nelle morfologie della topografia, i suoi motivi e meccanismi mostrati &#8220;dal vivo&#8221;, e la sola possibilità di riscatto possibile, e cioè dare nome a delle vittime, almeno qualcuna, e riesumare dall&#8217;oblio vero o finto che sia le tracce nascoste&#8230;; certo molte di queste cose le sappiamo, non tutte (quanti cittadini europei sanno che molte delle fosse comuni sono state oggetto di macabro setacciamento sistematico da parte di &#8220;cercatori d&#8217;oro&#8221; mossi dal mito dell&#8217;ebreo ricco &#8230;?), però questo libro ha il pregio di riuscire a dargli una coerenza d&#8217;insieme, e appunto non astratta, ma legata allo spazio fisico occupato dalle persone, i paesaggi che vediamo alla televisione e conosciamo e attraversiamo, quelli stessi dove si giocano ora altre partite potenzialmente altrettanto sordide, e che chiamiamo Europa;<br />
e lo considero un libro anche molto bello, intendo come scrittura;<br />
ma anch&#8217;io scrivendo male&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287419</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2016 15:56:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=61741#comment-287419</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287418&quot;&gt;gianni biondillo&lt;/a&gt;.

scusate l&#039;italiano casual, non posso correggere...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2016/05/16/paesaggi-contaminati/#comment-287418">gianni biondillo</a>.</p>
<p>scusate l&#8217;italiano casual, non posso correggere&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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