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	Commenti a: L’utile, la tecnica, e il capitalismo: alcune note su quello che scrive Severino	</title>
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		Di: carlo carlucci		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 16:51:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi pare il Severino un abile e astuto ripristinatore di robivecchi. Certe espressioni tipo il &#039;paradiso della tecnica&#039; da sole denunciano i sostanziali inghippi attorno ai quali muove il cogito ergo sum (meglio disquisisco ergo sum) del bresciano. Buon pro per lui e beato lui.....Tempo sprecato attardarsi su di lui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi pare il Severino un abile e astuto ripristinatore di robivecchi. Certe espressioni tipo il &#8216;paradiso della tecnica&#8217; da sole denunciano i sostanziali inghippi attorno ai quali muove il cogito ergo sum (meglio disquisisco ergo sum) del bresciano. Buon pro per lui e beato lui&#8230;..Tempo sprecato attardarsi su di lui.</p>
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		Di: Emanuele Palli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Palli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 07:58:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non mi pare che nei libri di Severino sia possibile trovare critiche al capitalismo o al comunismo: una delle sue idee di fondo è che la tecnica trascenderà qualunque ideologia, dal bellicoso fanatismo dei fondamentalisti islamici all&#039;organizzazione economica fondata su pilastri consumistici e traballanti mercati, poiché ogni forza in campo, per affermarsi, ha bisogno di rafforzare il proprio apparato tecnologico e, dunque, finisce per consolidare indirettamente l&#039;onnipotenza della tecnica, preannunciata vincitrice finale di questo storico agone. Non incontro mai nel filosofo bresciano un giudizio di valore o un commento di natura morale: l&#039;autore di Destino della Necessità si limita a constatare quella che per lui è la direzione inevitabile. Non c&#039;è l&#039;idea, come invece sembra trasparire nell&#039;articolo, che un sistema possa essere migliore di un altro; secondo Severino, durante il paradiso della tecnica, si affermerà la filosofia dell&#039;essere, ovvero il tramonto d&#039;ogni residuo nichilistico, quando la civiltà tutta e ogni singolo uomo si accorgeranno dell&#039;eternità di ogni cosa e di essere da sempre e per sempre detentori di un senso inaudito, condizione a cui il pensatore allude nelle sue opere in modo assiduo, assillante ma piuttosto nebuloso. Un altro concetto vago e indefinito, questa volta usato a più riprese dall&#039;autore dell&#039;articolo, è quello di &quot;natura umana&quot;, che può significare qualunque cosa, dato che rientrano nella natura dell&#039;uomo anche le guerre, le crociate, le persecuzioni, l&#039;invenzione delle religioni che ci dividono ma anche le ragioni essenziali che ci uniscono, il proporre pericolose utopie e il progettare truculente soluzioni finali. Nell&#039;ottica severiniana la categoria dell&#039;utile, citata da Domenico Talia, non si associa a nessun fenomeno o disciplina: sia l&#039;apparato scientifico che i valori umanistici sono destinati a tramontare insieme all&#039;isolamento della terrra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi pare che nei libri di Severino sia possibile trovare critiche al capitalismo o al comunismo: una delle sue idee di fondo è che la tecnica trascenderà qualunque ideologia, dal bellicoso fanatismo dei fondamentalisti islamici all&#8217;organizzazione economica fondata su pilastri consumistici e traballanti mercati, poiché ogni forza in campo, per affermarsi, ha bisogno di rafforzare il proprio apparato tecnologico e, dunque, finisce per consolidare indirettamente l&#8217;onnipotenza della tecnica, preannunciata vincitrice finale di questo storico agone. Non incontro mai nel filosofo bresciano un giudizio di valore o un commento di natura morale: l&#8217;autore di Destino della Necessità si limita a constatare quella che per lui è la direzione inevitabile. Non c&#8217;è l&#8217;idea, come invece sembra trasparire nell&#8217;articolo, che un sistema possa essere migliore di un altro; secondo Severino, durante il paradiso della tecnica, si affermerà la filosofia dell&#8217;essere, ovvero il tramonto d&#8217;ogni residuo nichilistico, quando la civiltà tutta e ogni singolo uomo si accorgeranno dell&#8217;eternità di ogni cosa e di essere da sempre e per sempre detentori di un senso inaudito, condizione a cui il pensatore allude nelle sue opere in modo assiduo, assillante ma piuttosto nebuloso. Un altro concetto vago e indefinito, questa volta usato a più riprese dall&#8217;autore dell&#8217;articolo, è quello di &#8220;natura umana&#8221;, che può significare qualunque cosa, dato che rientrano nella natura dell&#8217;uomo anche le guerre, le crociate, le persecuzioni, l&#8217;invenzione delle religioni che ci dividono ma anche le ragioni essenziali che ci uniscono, il proporre pericolose utopie e il progettare truculente soluzioni finali. Nell&#8217;ottica severiniana la categoria dell&#8217;utile, citata da Domenico Talia, non si associa a nessun fenomeno o disciplina: sia l&#8217;apparato scientifico che i valori umanistici sono destinati a tramontare insieme all&#8217;isolamento della terrra.</p>
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