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	Commenti a: Winter is Coming: dalla crociata al Fantafestival	</title>
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		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/07/28/winter-is-coming-dalla-crociata-al-fantafestival/#comment-287879</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 10:33:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lorenzo, quando scrivi: &quot;Dunque il senso pratico, alla fine è che l’opzione anche suicida e schizzata di farsi saltare in mezzo a una piazza diventa più credibile di quella di riuscire nella vita in un altro modo, per assurdo che a noi possa sembrare.&quot;
Su questo sono ben d&#039;accordo. L&#039;esclusione sociale su larga scala, come quella della società francese, puo&#039; aprire la porta a varie forme di reazione violenta e disperata. L&#039;enorme sofferenza sociale deve manifestarsi in qualche forma, e quelle offerte dai signori di Daesh hanno una loro tremenda efficacia.
Cio&#039; detto non riesco a vedere questo nesso: laicismo-tecnocrazia-blocco sociale. Il laicismo secondo me è la difesa semplicemente della separazione tra stato e chiesa, che in Francia data del 1905, e che è una questione centrale mi sembra anche per le rivoluzioni arabe, come la situazione della Tunisia mostra, dove la laicità è una questione spinosissima ma ben presente nel dibattito politico e culturale. Naturalmente ne so ben poco della storia del concetto di laicità nel mondo arabo e in quello musulmano, ma mi sembra indubitabile che sia uno degli elementi importanti nel corso di queste rivoluzioni.
La questione della mancata integrazione non culturale, ma sociale, in Francia, mi sembra abbia ben poco a vedere con la laicità, anche se la laicità è stata usata nell&#039;ultimo decennio al servizio dell&#039;islamofobia. Ma proprio per questo è importante, come voi fate su tante questioni, tentare di operare un discrimine critico e attento. Buttare via la laicità assieme alla società classista (e razzista) mi sembra rischioso.

&quot;In Francia se non sei francese-francese i francesi-francesi con te non parlano nemmeno.&quot; Detta cosi rischia di essere caricaturale. I franco-italiani e i franco-portoghesi potrebbero illustrare (spesso) tutta un&#039;altra vicenda. Ma certo la questione della discriminazione dei ceti popolari le cui famiglie vengono dai paesi ex-coloniali è centrale, e tutto comincia proprio con la scuola, almeno in Francia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lorenzo, quando scrivi: &#8220;Dunque il senso pratico, alla fine è che l’opzione anche suicida e schizzata di farsi saltare in mezzo a una piazza diventa più credibile di quella di riuscire nella vita in un altro modo, per assurdo che a noi possa sembrare.&#8221;<br />
Su questo sono ben d&#8217;accordo. L&#8217;esclusione sociale su larga scala, come quella della società francese, puo&#8217; aprire la porta a varie forme di reazione violenta e disperata. L&#8217;enorme sofferenza sociale deve manifestarsi in qualche forma, e quelle offerte dai signori di Daesh hanno una loro tremenda efficacia.<br />
Cio&#8217; detto non riesco a vedere questo nesso: laicismo-tecnocrazia-blocco sociale. Il laicismo secondo me è la difesa semplicemente della separazione tra stato e chiesa, che in Francia data del 1905, e che è una questione centrale mi sembra anche per le rivoluzioni arabe, come la situazione della Tunisia mostra, dove la laicità è una questione spinosissima ma ben presente nel dibattito politico e culturale. Naturalmente ne so ben poco della storia del concetto di laicità nel mondo arabo e in quello musulmano, ma mi sembra indubitabile che sia uno degli elementi importanti nel corso di queste rivoluzioni.<br />
La questione della mancata integrazione non culturale, ma sociale, in Francia, mi sembra abbia ben poco a vedere con la laicità, anche se la laicità è stata usata nell&#8217;ultimo decennio al servizio dell&#8217;islamofobia. Ma proprio per questo è importante, come voi fate su tante questioni, tentare di operare un discrimine critico e attento. Buttare via la laicità assieme alla società classista (e razzista) mi sembra rischioso.</p>
<p>&#8220;In Francia se non sei francese-francese i francesi-francesi con te non parlano nemmeno.&#8221; Detta cosi rischia di essere caricaturale. I franco-italiani e i franco-portoghesi potrebbero illustrare (spesso) tutta un&#8217;altra vicenda. Ma certo la questione della discriminazione dei ceti popolari le cui famiglie vengono dai paesi ex-coloniali è centrale, e tutto comincia proprio con la scuola, almeno in Francia.</p>
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		Di: Lorenzo Declich		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/07/28/winter-is-coming-dalla-crociata-al-fantafestival/#comment-287874</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 22:56:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2016/07/28/winter-is-coming-dalla-crociata-al-fantafestival/#comment-287873&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

In sintesi estrema, intendiamo che se vuoi davvero imporre una visione laica dello stato devi anche garantire libero accesso a tutti alla scuola e alle università che contano. In Francia se non sei francese-francese i francesi-francesi con te non parlano nemmeno. Quindi è inevitabile che ripieghi nella tua comunità di appartenenza. In questo modo lo stato laico prende la forma di quel laicismo che molto populismo ha buon gioco ad identificare con la tecnocrazia elitaria e classista. La Francia, essendo all&#039;avanguardia nella svolta tecnocratica, è ovviamente più esposta, ma i rischi di quella prospettiva, che di fatto surroga la definizione dei margini di una cultura europea inclusiva, sono evidenti ovunque. Se poi viene meno la possibilità dell&#039;emancipazione sociale tramite lo studio è evidente che riaffiori una dimensione di conflitto sociale irrisolto. Negli anni &#039;70 il conflitto di classe ricomprendeva altri conflitti nel quadro delle battaglie dei lavoratori, oggi è inevitabile che prendano il sopravvento altre forme. Dunque il senso pratico, alla fine è che l&#039;opzione anche suicida e schizzata di farsi saltare in mezzo a una piazza diventa più credibile di quella di riuscire nella vita in un altro modo, per assurdo che a noi possa sembrare. Ma la storia, anche la nostra, ci insegna che non è assurdo manco per niente. Naturalmente la questione è complessa e andrebbe approfondita ben oltre i margini di questa conversazione dal valore più che altro autoterapeutico. [Anatole]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2016/07/28/winter-is-coming-dalla-crociata-al-fantafestival/#comment-287873">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>In sintesi estrema, intendiamo che se vuoi davvero imporre una visione laica dello stato devi anche garantire libero accesso a tutti alla scuola e alle università che contano. In Francia se non sei francese-francese i francesi-francesi con te non parlano nemmeno. Quindi è inevitabile che ripieghi nella tua comunità di appartenenza. In questo modo lo stato laico prende la forma di quel laicismo che molto populismo ha buon gioco ad identificare con la tecnocrazia elitaria e classista. La Francia, essendo all&#8217;avanguardia nella svolta tecnocratica, è ovviamente più esposta, ma i rischi di quella prospettiva, che di fatto surroga la definizione dei margini di una cultura europea inclusiva, sono evidenti ovunque. Se poi viene meno la possibilità dell&#8217;emancipazione sociale tramite lo studio è evidente che riaffiori una dimensione di conflitto sociale irrisolto. Negli anni &#8217;70 il conflitto di classe ricomprendeva altri conflitti nel quadro delle battaglie dei lavoratori, oggi è inevitabile che prendano il sopravvento altre forme. Dunque il senso pratico, alla fine è che l&#8217;opzione anche suicida e schizzata di farsi saltare in mezzo a una piazza diventa più credibile di quella di riuscire nella vita in un altro modo, per assurdo che a noi possa sembrare. Ma la storia, anche la nostra, ci insegna che non è assurdo manco per niente. Naturalmente la questione è complessa e andrebbe approfondita ben oltre i margini di questa conversazione dal valore più che altro autoterapeutico. [Anatole]</p>
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		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/07/28/winter-is-coming-dalla-crociata-al-fantafestival/#comment-287873</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jul 2016 22:39:43 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=63892#comment-287873</guid>

					<description><![CDATA[Vi seguo abbastanza nei diversi ragionamenti, anche se a volte siete un po&#039; troppo ellittici, e tifo pienamente per il vostro sforzo di lucidità e analisi. Alcune cose pero&#039; mi sfuggono. Tipo questa: &quot;Si ritorna al problema del laicismo in un continente che restringe l’accesso allo studio.&quot; Qui scusate davvero non capisco che cosa vogliate dire. Se parlate di barriere sociali, che c&#039;entra il laicismo? Si vuole forse intendere che in Francia fanno carriera solo gli atei o gli agnostici, anche se di origine popolare? Si vuol dire che la borghesia cattolica poverina è marginalizzata quanto il musulmano praticante dei quartieri ghetto? E come la mettiamo con i laicissimi attentatori, che si sono convertiti in un battito di ciglia?

Forse intendete con laicismo una forma di polemica pretestuosa che dal FN, passando per Sarkozy e finendo a Valls, vede nell&#039;islam in generale una minaccia indeterminata, che deve essere combattuta a suon di leggi e di pronunciamenti altisonanti, le une e gli altri spesso del tutto inutili, se non a scopo elettorale? Insomma, io distinguerei il nobile concetto di laicismo, indispensabile per ogni forma di vita autenticamente democratica, dall&#039;islamofobia di matrice politica francese e dall&#039;assenza di mobilità sociale (aggravata da discriminazione diffusa) propria delle società francese attuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi seguo abbastanza nei diversi ragionamenti, anche se a volte siete un po&#8217; troppo ellittici, e tifo pienamente per il vostro sforzo di lucidità e analisi. Alcune cose pero&#8217; mi sfuggono. Tipo questa: &#8220;Si ritorna al problema del laicismo in un continente che restringe l’accesso allo studio.&#8221; Qui scusate davvero non capisco che cosa vogliate dire. Se parlate di barriere sociali, che c&#8217;entra il laicismo? Si vuole forse intendere che in Francia fanno carriera solo gli atei o gli agnostici, anche se di origine popolare? Si vuol dire che la borghesia cattolica poverina è marginalizzata quanto il musulmano praticante dei quartieri ghetto? E come la mettiamo con i laicissimi attentatori, che si sono convertiti in un battito di ciglia?</p>
<p>Forse intendete con laicismo una forma di polemica pretestuosa che dal FN, passando per Sarkozy e finendo a Valls, vede nell&#8217;islam in generale una minaccia indeterminata, che deve essere combattuta a suon di leggi e di pronunciamenti altisonanti, le une e gli altri spesso del tutto inutili, se non a scopo elettorale? Insomma, io distinguerei il nobile concetto di laicismo, indispensabile per ogni forma di vita autenticamente democratica, dall&#8217;islamofobia di matrice politica francese e dall&#8217;assenza di mobilità sociale (aggravata da discriminazione diffusa) propria delle società francese attuale.</p>
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