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	Commenti a: Jean Baudrillard e il delitto imperfetto	</title>
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		<title>
		Di: Nicola Esposito		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289782</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nicola Esposito]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Mar 2017 11:38:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il problema fondamentale di Baudrillard è naturalmente che lui era un filosofo dilettante, e la sua ignoranza in materia filosofica, specialmente in epistemologia, è quasi imbarazzante.  Essendo però venuto a rappresentare l&#039;archetipo di guru intellettuale nei salotti d&#039;oltralpe, temo che ce lo dovremo portare dietro per qualche decennio ancora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il problema fondamentale di Baudrillard è naturalmente che lui era un filosofo dilettante, e la sua ignoranza in materia filosofica, specialmente in epistemologia, è quasi imbarazzante.  Essendo però venuto a rappresentare l&#8217;archetipo di guru intellettuale nei salotti d&#8217;oltralpe, temo che ce lo dovremo portare dietro per qualche decennio ancora.</p>
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		<title>
		Di: Corrado Aiello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289401</link>

		<dc:creator><![CDATA[Corrado Aiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 19:28:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289400&quot;&gt;Davide Gatto&lt;/a&gt;.

&quot;Apparentemente&quot;, esatto. 
Non c&#039;è pericolo finché potremo e sapremo dirci (anche) animali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289400">Davide Gatto</a>.</p>
<p>&#8220;Apparentemente&#8221;, esatto.<br />
Non c&#8217;è pericolo finché potremo e sapremo dirci (anche) animali.</p>
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		<title>
		Di: Davide Gatto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289400</link>

		<dc:creator><![CDATA[Davide Gatto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 18:37:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289377&quot;&gt;Corrado Aiello&lt;/a&gt;.

Davvero l&#039;uomo non è mai cambiato, davvero la questione è antropologica: desideriamo conoscere quanto ci circonda (conoscere, cioè riportare alla nostra dimensione individua anche ciò che è irriducibile alla nostra dimensione), ma nello stesso tempo solo ciò che ci sfugge ci affascina e ci fa bruciare di vita. Siamo gli esseri più inafferrabili e contraddittori che si possa immaginare (vedi Sofocle, che nell&#039;Antigone definiva &quot;deinoteron&quot; l&#039;uomo: la sapevano lunga i tragici greci...). Il punto chiave posto da Baudrillard è però la svolta impressa a questa caratteristica tipicamente umana dalla affermazione totalizzante della scienza e della tecnologia. L&#039;Altro si è perso (apparentemente) perché non ci sono più gli spazi (mentali, concettuali) per pensarlo, tanto il sapere scientifico ha &quot;occupato&quot; con le sue presunte certezze tutto il pensabile. In fin dei conti ci tocca sempre - e sempre paradossalmente - cercare di non &quot;guarire&quot; completamente, alla perfezione avrebbe detto Baudrillard.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289377">Corrado Aiello</a>.</p>
<p>Davvero l&#8217;uomo non è mai cambiato, davvero la questione è antropologica: desideriamo conoscere quanto ci circonda (conoscere, cioè riportare alla nostra dimensione individua anche ciò che è irriducibile alla nostra dimensione), ma nello stesso tempo solo ciò che ci sfugge ci affascina e ci fa bruciare di vita. Siamo gli esseri più inafferrabili e contraddittori che si possa immaginare (vedi Sofocle, che nell&#8217;Antigone definiva &#8220;deinoteron&#8221; l&#8217;uomo: la sapevano lunga i tragici greci&#8230;). Il punto chiave posto da Baudrillard è però la svolta impressa a questa caratteristica tipicamente umana dalla affermazione totalizzante della scienza e della tecnologia. L&#8217;Altro si è perso (apparentemente) perché non ci sono più gli spazi (mentali, concettuali) per pensarlo, tanto il sapere scientifico ha &#8220;occupato&#8221; con le sue presunte certezze tutto il pensabile. In fin dei conti ci tocca sempre &#8211; e sempre paradossalmente &#8211; cercare di non &#8220;guarire&#8221; completamente, alla perfezione avrebbe detto Baudrillard.</p>
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		<title>
		Di: NAZIONE INDIANA &#8211; Jean Baudrillard e il delitto imperfetto &#124; l&#039;eta&#039; della innocenza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289399</link>

		<dc:creator><![CDATA[NAZIONE INDIANA &#8211; Jean Baudrillard e il delitto imperfetto &#124; l&#039;eta&#039; della innocenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2017 17:44:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] Jean Baudrillard e il delitto imperfetto da Nazione Indiana [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Jean Baudrillard e il delitto imperfetto da Nazione Indiana [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Corrado Aiello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/02/19/jean-baudrillard-delitto-imperfetto/#comment-289377</link>

		<dc:creator><![CDATA[Corrado Aiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Feb 2017 16:08:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Discorso quanto mai attuale, e ricchissimo di implicazioni (d&#039;ogni tipo).
L&#039;ineducazione delle coscienze si riflette in una sorta di infantilismo del pensiero (a sua volta connaturato a una forma irriducibile di protesta del proprio sé, in quanto atavismo animale-gruppo-identità vs altro, per quanto simile-mondo restante a sé stante-falso doppio necessario e perturbante), che evidentemente non può che indulgere al buio del proprio mistero (poiché infinitamente potenziale e critico!), nonostante qualsivoglia conquista tecnico-scientifica o, persino, acquisizione logico-psicologica.
Tuttavia, ogni possibile indifferenza &quot;cattiva e sorniona&quot; e livellatrice ci minaccia sempre dall&#039;esterno, mai dall&#039;interno. Io credo che sia l&#039;inadeguatezza del singolo (o piuttosto la sua percezione), sempre più plurale e massificato, nella sua (in)capacità di analisi e risposta alla trasmutazione dell&#039;alterità (che dunque mai svanisce, ma sempre si trasforma) a ingenerare nevrosi e scismi dell&#039;invidia. E ciò, oltre al rischio di una &quot;società vittimale&quot;, porrebbe l&#039;attenzione anche su quello di una società del disprezzo, che all&#039;occorrenza è disposta con troppa facilità a denegare e rigettare i frutti (e il prezzo da pagare) di una democrazia fallibile ma pur sempre auspicabile ed emendabile.
Vi è una forma di resistenza davvero eroica nell&#039;uomo, e disperatamente giusta, ma essa non può prescindere dall&#039;amore (nel senso ampio e nobile che lo rende ineffabile, eppure intuibile, interrogabile).
Alla fine, non è tanto un problema di apparenze, ma sempre di Realtà (una e trina e altra).
L&#039;uomo ha fatto tutto il giro, è tornato all&#039;inizio, ma con uno sgomento in più di consapevolezza (e diversa rabbia)... inaccettabile! Davvero Lui/Lei/Loro non è/sono poi tanto diversi da quello/-a/quelli di un po&#039; di tempo fa? Chi non vuol soffrire, chi non deve a tutti i costi capire (tutto e tutti), chi non può morire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Discorso quanto mai attuale, e ricchissimo di implicazioni (d&#8217;ogni tipo).<br />
L&#8217;ineducazione delle coscienze si riflette in una sorta di infantilismo del pensiero (a sua volta connaturato a una forma irriducibile di protesta del proprio sé, in quanto atavismo animale-gruppo-identità vs altro, per quanto simile-mondo restante a sé stante-falso doppio necessario e perturbante), che evidentemente non può che indulgere al buio del proprio mistero (poiché infinitamente potenziale e critico!), nonostante qualsivoglia conquista tecnico-scientifica o, persino, acquisizione logico-psicologica.<br />
Tuttavia, ogni possibile indifferenza &#8220;cattiva e sorniona&#8221; e livellatrice ci minaccia sempre dall&#8217;esterno, mai dall&#8217;interno. Io credo che sia l&#8217;inadeguatezza del singolo (o piuttosto la sua percezione), sempre più plurale e massificato, nella sua (in)capacità di analisi e risposta alla trasmutazione dell&#8217;alterità (che dunque mai svanisce, ma sempre si trasforma) a ingenerare nevrosi e scismi dell&#8217;invidia. E ciò, oltre al rischio di una &#8220;società vittimale&#8221;, porrebbe l&#8217;attenzione anche su quello di una società del disprezzo, che all&#8217;occorrenza è disposta con troppa facilità a denegare e rigettare i frutti (e il prezzo da pagare) di una democrazia fallibile ma pur sempre auspicabile ed emendabile.<br />
Vi è una forma di resistenza davvero eroica nell&#8217;uomo, e disperatamente giusta, ma essa non può prescindere dall&#8217;amore (nel senso ampio e nobile che lo rende ineffabile, eppure intuibile, interrogabile).<br />
Alla fine, non è tanto un problema di apparenze, ma sempre di Realtà (una e trina e altra).<br />
L&#8217;uomo ha fatto tutto il giro, è tornato all&#8217;inizio, ma con uno sgomento in più di consapevolezza (e diversa rabbia)&#8230; inaccettabile! Davvero Lui/Lei/Loro non è/sono poi tanto diversi da quello/-a/quelli di un po&#8217; di tempo fa? Chi non vuol soffrire, chi non deve a tutti i costi capire (tutto e tutti), chi non può morire.</p>
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