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	Commenti a: La parallasse di Žižek	</title>
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		Di: FEDERICO LA SALA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/04/08/la-parallasse-zizek/#comment-292231</link>

		<dc:creator><![CDATA[FEDERICO LA SALA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Apr 2018 08:34:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[IL METODO DELLA PARALLASSE - KANT: IL MARE SENZA RIVA, LA BUSSOLA INAFFONDABILE, E IL PROBLEMA DELL’“IO”. Note... *

“Che cosa significa orientarsi nel pensiero” (1786) è un testo decisivo dell’evoluzione del pensiero di Kant e, al contempo, dell’intero pensiero europeo. Nei temi e nei toni affiorano nodi non sciolti del passato e del presente, e segnali di tempeste del futuro, già in avvicinamento: l’inizio di una guerra di lunga durata all’illuminismo kantiano, e alla sua rivoluzione copernicana, in nome di Kant contro Kant!

Kant mostra di essere giunto ad un punto oltre al quale non può più spingersi. Ma non è questo il problema! E’ vero: i suoi stessi amici hanno frainteso (e non capito) la proposta della “terza via”; la sua risposta - pur se ferma e decisa a difendere la sua “fede razionale” e appena venata dal sentimento di una possibile carità razionale - è debole teoreticamente e, alla fin fine, moralistica praticamente. E’ vero: un dialogo pieno tra maggiorenni non c’è stato, ma non c’è stato non per motivi anagrafici o psicologici. E’ teoreticamente, e storicamente, che l’unità stessa del soggetto non c’è ancora: non è stata ancora concepita come l’unità di un soggetto maturo - a tutti i livelli. Pensare da minorenne alla maturità, da suddito alla cittadinanza democratica - ai “diritti dell’uomo e del cittadino” - non è un’impresa da ... ragazzi: il “Sapere aude!” non dipende solo dal coraggio di servirsi della propria intelligenza senza la guida di nessuno. Kant lo sa (per esperienza: Federico II di Prussia non è Federico Guglielmo II) e non si ferma, né si arrende. Intorno al problema, girerà fino alla fine: la vera questione, a cui si riducono le altre (metafisica, morale, e religiosa), scrive nella Logica (1800), è quella antropologica: “che cosa è l’uomo?”.

Per Kant non ci sono dubbi - egli è e rimane incrollabilmente e assolutamente fiducioso: solo la strada critica non è un vicolo cieco (quello che imboccano - come già succedeva ai tempi di Parmenide - coloro che, per “l’incapacità che nel loro petto dirige l’errante mente”, sono abituati a “usar l’occhio che non vede e l’udito risuona di suoni illusori”); solo “il criticismo della ragion pura” assicura alla facoltà umana della conoscenza “una duratura condizione, non solo all’esterno ma anche all’interno, di non essere bisognosa di ampliamento o di restrizione, né di esservi anche solo disposta” (I. Kant, I progressi della metafisica, Bibliopolis, Napoli 1977, p. 71). Trasformare “questo sentiero in una strada maestra” (come aveva già scritto nel 1781) è possibile - e necessario: è l’unica che permette una ‘navigazione’ nel dialogo, nella nonviolenza e nella pace (I. Kant, Per la pace perpetua, 1793) e non distrugge la ‘nave’ - l’umanità e la stessa Terra.

Seguendo il filo di Aristotele, Galilei, Newton, Rousseau. egli si è spinto coraggiosamente avanti, con la sua bilancia ha trovato il modo sicuro per non perdere la speranza e la fede razionali, ma ora ha trovato dinanzi a sé di nuovo il loro stesso ostacolo: la soggettività da lui conquistata e teorizzata, presuppone (e guarda) a una soggettività che non c’è ancora - nemmeno oggi! La sua epoca è l’epoca del dispotismo e dell’Illuminismo, non è un’epoca illuminata. Kant ne è consapevole, e guarda lontano, pensa già ai cittadini e alla nuova società, a una società democratica: con la sua bussola. è sicuro, è possibile arrivare alla “terra promessa”. Nel suo caso, e ancor di più, possiamo - cosa a cui invita egli stesso, del resto! - “far valere e considerare come un passo avanti anche il non procedere”: egli, infatti, ha fornito una bussola inaffondabile per orientarsi, “un criterio atto a capire ciò che di recente è avvenuto nella metafisica (...) quanto è stato fatto per l’innanzi”, e ciò che “si sarebbe dovuto fare” (I. Kant, I progressi della metafisica, Bibliopolis, Napoli, 1977, p. 68).

Kant come Mosé: Holderlin aveva ragione. Ma già con lui, e con Fichte, Schelling, Hegel, Feuerbach, Marx, fino a Heidegger e a Lacan (che associa, “Kant e Sade”), inizia la moda di ‘giocare’ a superare Kant e a sciogliere il nodo delle antinomie della ragione, rinnovando e variando le tecniche e gli strumenti sofistici dei visionari e dei metafisici del passato. Ma l’unità e il monoteismo della ragione e del soggetto, a cui Kant guarda fisso (con il metodo della parallasse, di cui parla nei “Sogni”) non ha niente a che fare: non ha niente a che fare con la tradizione platonico-cattolica, con la loro rinnovata e camuffata vecchia unità, con la loro soggettività di un monoteismo, falso e bugiardo.

Federico La Sala (24.07.2010) 


* Sul tema, mi sia consentito, si cfr.: - ORIENTARSI, OGGI - E SEMPRE. LA LEZIONE IMMORTALE DI KANT, DALLA STIVA DELLA &quot;NAVE&quot; DI GALILEI: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4837; - FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA. Un breve saggio di Federico La Sala, con prefazione di Riccardo Pozzo: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4829

Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL METODO DELLA PARALLASSE &#8211; KANT: IL MARE SENZA RIVA, LA BUSSOLA INAFFONDABILE, E IL PROBLEMA DELL’“IO”. Note&#8230; *</p>
<p>“Che cosa significa orientarsi nel pensiero” (1786) è un testo decisivo dell’evoluzione del pensiero di Kant e, al contempo, dell’intero pensiero europeo. Nei temi e nei toni affiorano nodi non sciolti del passato e del presente, e segnali di tempeste del futuro, già in avvicinamento: l’inizio di una guerra di lunga durata all’illuminismo kantiano, e alla sua rivoluzione copernicana, in nome di Kant contro Kant!</p>
<p>Kant mostra di essere giunto ad un punto oltre al quale non può più spingersi. Ma non è questo il problema! E’ vero: i suoi stessi amici hanno frainteso (e non capito) la proposta della “terza via”; la sua risposta &#8211; pur se ferma e decisa a difendere la sua “fede razionale” e appena venata dal sentimento di una possibile carità razionale &#8211; è debole teoreticamente e, alla fin fine, moralistica praticamente. E’ vero: un dialogo pieno tra maggiorenni non c’è stato, ma non c’è stato non per motivi anagrafici o psicologici. E’ teoreticamente, e storicamente, che l’unità stessa del soggetto non c’è ancora: non è stata ancora concepita come l’unità di un soggetto maturo &#8211; a tutti i livelli. Pensare da minorenne alla maturità, da suddito alla cittadinanza democratica &#8211; ai “diritti dell’uomo e del cittadino” &#8211; non è un’impresa da &#8230; ragazzi: il “Sapere aude!” non dipende solo dal coraggio di servirsi della propria intelligenza senza la guida di nessuno. Kant lo sa (per esperienza: Federico II di Prussia non è Federico Guglielmo II) e non si ferma, né si arrende. Intorno al problema, girerà fino alla fine: la vera questione, a cui si riducono le altre (metafisica, morale, e religiosa), scrive nella Logica (1800), è quella antropologica: “che cosa è l’uomo?”.</p>
<p>Per Kant non ci sono dubbi &#8211; egli è e rimane incrollabilmente e assolutamente fiducioso: solo la strada critica non è un vicolo cieco (quello che imboccano &#8211; come già succedeva ai tempi di Parmenide &#8211; coloro che, per “l’incapacità che nel loro petto dirige l’errante mente”, sono abituati a “usar l’occhio che non vede e l’udito risuona di suoni illusori”); solo “il criticismo della ragion pura” assicura alla facoltà umana della conoscenza “una duratura condizione, non solo all’esterno ma anche all’interno, di non essere bisognosa di ampliamento o di restrizione, né di esservi anche solo disposta” (I. Kant, I progressi della metafisica, Bibliopolis, Napoli 1977, p. 71). Trasformare “questo sentiero in una strada maestra” (come aveva già scritto nel 1781) è possibile &#8211; e necessario: è l’unica che permette una ‘navigazione’ nel dialogo, nella nonviolenza e nella pace (I. Kant, Per la pace perpetua, 1793) e non distrugge la ‘nave’ &#8211; l’umanità e la stessa Terra.</p>
<p>Seguendo il filo di Aristotele, Galilei, Newton, Rousseau. egli si è spinto coraggiosamente avanti, con la sua bilancia ha trovato il modo sicuro per non perdere la speranza e la fede razionali, ma ora ha trovato dinanzi a sé di nuovo il loro stesso ostacolo: la soggettività da lui conquistata e teorizzata, presuppone (e guarda) a una soggettività che non c’è ancora &#8211; nemmeno oggi! La sua epoca è l’epoca del dispotismo e dell’Illuminismo, non è un’epoca illuminata. Kant ne è consapevole, e guarda lontano, pensa già ai cittadini e alla nuova società, a una società democratica: con la sua bussola. è sicuro, è possibile arrivare alla “terra promessa”. Nel suo caso, e ancor di più, possiamo &#8211; cosa a cui invita egli stesso, del resto! &#8211; “far valere e considerare come un passo avanti anche il non procedere”: egli, infatti, ha fornito una bussola inaffondabile per orientarsi, “un criterio atto a capire ciò che di recente è avvenuto nella metafisica (&#8230;) quanto è stato fatto per l’innanzi”, e ciò che “si sarebbe dovuto fare” (I. Kant, I progressi della metafisica, Bibliopolis, Napoli, 1977, p. 68).</p>
<p>Kant come Mosé: Holderlin aveva ragione. Ma già con lui, e con Fichte, Schelling, Hegel, Feuerbach, Marx, fino a Heidegger e a Lacan (che associa, “Kant e Sade”), inizia la moda di ‘giocare’ a superare Kant e a sciogliere il nodo delle antinomie della ragione, rinnovando e variando le tecniche e gli strumenti sofistici dei visionari e dei metafisici del passato. Ma l’unità e il monoteismo della ragione e del soggetto, a cui Kant guarda fisso (con il metodo della parallasse, di cui parla nei “Sogni”) non ha niente a che fare: non ha niente a che fare con la tradizione platonico-cattolica, con la loro rinnovata e camuffata vecchia unità, con la loro soggettività di un monoteismo, falso e bugiardo.</p>
<p>Federico La Sala (24.07.2010) </p>
<p>* Sul tema, mi sia consentito, si cfr.: &#8211; ORIENTARSI, OGGI &#8211; E SEMPRE. LA LEZIONE IMMORTALE DI KANT, DALLA STIVA DELLA &#8220;NAVE&#8221; DI GALILEI: <a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4837" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4837</a>; &#8211; FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA. Un breve saggio di Federico La Sala, con prefazione di Riccardo Pozzo: <a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4829" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4829</a></p>
<p>Federico La Sala</p>
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