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	Commenti a: Francesco Filia &#8211; Parole per la resa	</title>
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		<title>
		Di: Annamaria Ferramosca		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Ferramosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 May 2018 13:29:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2018/05/26/francesco-filia-parole-per-la-resa/#comment-292352&quot;&gt;Francesco Filia&lt;/a&gt;.

Grazie a te, Francesco per esserci e scrivere materia degna di essere dilatata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2018/05/26/francesco-filia-parole-per-la-resa/#comment-292352">Francesco Filia</a>.</p>
<p>Grazie a te, Francesco per esserci e scrivere materia degna di essere dilatata.</p>
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		Di: Francesco Filia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Filia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 May 2018 18:13:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2018/05/26/francesco-filia-parole-per-la-resa/#comment-292350&quot;&gt;Annamaria Ferramosca&lt;/a&gt;.

Cara Annamaria, le tue parole, come quelle di Daniele e come in precedenza quelle di Anna Maria Curci per Poetarum, Gianni Montieri e Giulio Maffii, colgono aspetti centrali del mio testo e anche luoghi oscuri, che affiorano appena alla coscienza di chi scrive, come è giusto che sia. Il confronto con letture attente e puntuali illumina di una luce nuova anche per me questo libro. Ti ringrazio per il commento, ringrazio Daniele Ventre per il suo articolo e con lui la redazione tutta di NI.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2018/05/26/francesco-filia-parole-per-la-resa/#comment-292350">Annamaria Ferramosca</a>.</p>
<p>Cara Annamaria, le tue parole, come quelle di Daniele e come in precedenza quelle di Anna Maria Curci per Poetarum, Gianni Montieri e Giulio Maffii, colgono aspetti centrali del mio testo e anche luoghi oscuri, che affiorano appena alla coscienza di chi scrive, come è giusto che sia. Il confronto con letture attente e puntuali illumina di una luce nuova anche per me questo libro. Ti ringrazio per il commento, ringrazio Daniele Ventre per il suo articolo e con lui la redazione tutta di NI.</p>
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		<title>
		Di: Annamaria Ferramosca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/05/26/francesco-filia-parole-per-la-resa/#comment-292350</link>

		<dc:creator><![CDATA[Annamaria Ferramosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 May 2018 14:30:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi ritrovo in grande sintonia con questa profonda lettura di Daniele Ventre del libro di Francesco Filia. Lacerazione e tensione all&#039;assoluto sono davvero gli elementi di base imprescindibili di questa poesia. E mi permetto di riportare delle righe di un mio messaggio privato a Francesco, inviatogli appena dopo aver chiuso l&#039;ultima pagina della raccolta.

&quot;Trovo che questo tuo libro sia un viaggio dal sapore ultimativo, un cammino verso il tuo-nostro centro più profondo, il desiderio insaziato di conoscere l&#039;ignoto in cui siamo immersi. E questa ansia inesausta si fa per te essenza stessa del vivere, sguardo attonito, chiodo dolorante. Le parole per la resa divengono via via più chiare e non procrastinabili, nella consapevolezza di riconoscerci quali siamo, marginalissimi residui di una spirale divorante, implacabile. Vi è perfino un certo horror vacui, un ritorno nel nulla da cui proveniamo, quasi corteggiato fin dall&#039;infanzia, nell&#039;abbandono sgomento e insieme gioioso all&#039;onda, sotto il pelo d&#039;acqua... Domina poi -scelta direi magistrale- la ripetizione ipnotica di due titoli che si inseguono come anafore insistenti lungo molte pagine, quasi a tradurre ostinatamente una pulsione ineludibile, il proiettarsi quotidiano del pensiero verso il superamento di quella soglia celaniana, quel varco nell&#039;oltre la cui conoscenza non ci è dato penetrare. Perfino l&#039;amore accade come atto enigmatico, un sussulto di vertigine che è necessità umana  e insieme voce del nulla cosmico.
Forse questa visione scura dell&#039;esistenza e del suo oltre, che percepisco autentica e divorante, può non incontrare il gusto di molti lettori assuefatti a poetiche di  ben  più lieve spessore e a visioni meno pregnanti di interrogazioni, ma tant&#039;è. Ogni vero poeta non può non seguire il proprio Es che detta, così tutto procederà sulla scia di domande irrisposte o di una via di fuga che pure intravedi, verso un territorio che ti apre un non so che di assoluto, di pacificante.
Intensi  i testi in dialogo col padre morente, in cui sembra quasi alternarsi tra le due anime il messaggio di una misteriosa consegna. La raccolta si chiude con le bellissime poesie de L&#039;inizio rimasto, testi rapinosi, dal respiro classico, che rende dolce il nostro imperscrutabile destino, quella &#039;forza che prosciuga le correnti&#039;. &quot;

Un caro saluto, 
Annamaria Ferramosca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ritrovo in grande sintonia con questa profonda lettura di Daniele Ventre del libro di Francesco Filia. Lacerazione e tensione all&#8217;assoluto sono davvero gli elementi di base imprescindibili di questa poesia. E mi permetto di riportare delle righe di un mio messaggio privato a Francesco, inviatogli appena dopo aver chiuso l&#8217;ultima pagina della raccolta.</p>
<p>&#8220;Trovo che questo tuo libro sia un viaggio dal sapore ultimativo, un cammino verso il tuo-nostro centro più profondo, il desiderio insaziato di conoscere l&#8217;ignoto in cui siamo immersi. E questa ansia inesausta si fa per te essenza stessa del vivere, sguardo attonito, chiodo dolorante. Le parole per la resa divengono via via più chiare e non procrastinabili, nella consapevolezza di riconoscerci quali siamo, marginalissimi residui di una spirale divorante, implacabile. Vi è perfino un certo horror vacui, un ritorno nel nulla da cui proveniamo, quasi corteggiato fin dall&#8217;infanzia, nell&#8217;abbandono sgomento e insieme gioioso all&#8217;onda, sotto il pelo d&#8217;acqua&#8230; Domina poi -scelta direi magistrale- la ripetizione ipnotica di due titoli che si inseguono come anafore insistenti lungo molte pagine, quasi a tradurre ostinatamente una pulsione ineludibile, il proiettarsi quotidiano del pensiero verso il superamento di quella soglia celaniana, quel varco nell&#8217;oltre la cui conoscenza non ci è dato penetrare. Perfino l&#8217;amore accade come atto enigmatico, un sussulto di vertigine che è necessità umana  e insieme voce del nulla cosmico.<br />
Forse questa visione scura dell&#8217;esistenza e del suo oltre, che percepisco autentica e divorante, può non incontrare il gusto di molti lettori assuefatti a poetiche di  ben  più lieve spessore e a visioni meno pregnanti di interrogazioni, ma tant&#8217;è. Ogni vero poeta non può non seguire il proprio Es che detta, così tutto procederà sulla scia di domande irrisposte o di una via di fuga che pure intravedi, verso un territorio che ti apre un non so che di assoluto, di pacificante.<br />
Intensi  i testi in dialogo col padre morente, in cui sembra quasi alternarsi tra le due anime il messaggio di una misteriosa consegna. La raccolta si chiude con le bellissime poesie de L&#8217;inizio rimasto, testi rapinosi, dal respiro classico, che rende dolce il nostro imperscrutabile destino, quella &#8216;forza che prosciuga le correnti&#8217;. &#8221;</p>
<p>Un caro saluto,<br />
Annamaria Ferramosca</p>
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