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	Commenti a: INTATTI FANTASMI CHIEDONO IL REALISMO: JACK SPICER	</title>
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		Di: &#8220;Il modo in cui noi morti ci scriviamo&#8221;. Su Jack Spicer &#8211; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[&#8220;Il modo in cui noi morti ci scriviamo&#8221;. Su Jack Spicer &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2018 04:00:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] &#8220;Nazione Indiana&#8221; ha pubblicato un&#8217;intervista a Nathalie Quintane, che nel 2006 aveva introdotto la traduzione delle poesie complete fatta da Éric Suchère (proprio [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] &#8220;Nazione Indiana&#8221; ha pubblicato un&#8217;intervista a Nathalie Quintane, che nel 2006 aveva introdotto la traduzione delle poesie complete fatta da Éric Suchère (proprio [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: andrea		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 14:59:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per chi non avesse la Lettera di Spicer a Lorca, circa &quot;poesia e rivelazione&quot; la pubblico qui sotto. A.Franzoni.

Caro Lorca,

queste lettere saranno provvisorie tanto quanto la nostra poesia sarà duratura. Esse stabiliranno la massa, lo sperpero che i miei stomacati contemporanei domandano, per aiutarli a deglutire e digerire la parola pura. Esauriremo la nostra retorica qui, di modo che non appaia nelle nostre poesie. Lasciamola consumare, di paragrafo in paragrafo, giorno dopo giorno, fino a quando non ne rimanga nulla nella nostra poesia, fino a quando nulla della nostra poesia rimanga in essa. È proprio perché non sono necessarie, che queste lettere devono essere scritte.
Nella mia ultima parlavo della tradizione. Gli idioti che leggono queste lettere penseranno che per tradizione intendiamo ciò che essa sembra aver significato di recente ― un’accozzaglia storica (che siano citazioni elisabettiane, guide della città natale del poeta, o oscuri frammenti di magia pubblicati da Pantheon) usata per coprire la nudità della semplice parola. Tradizione significa molto più di questo. Significa generazioni di poeti differenti in paesi differenti, che raccontano pazientemente la stessa storia, che scrivono la stessa poesia, guadagnando o perdendo qualcosa ad ogni trasformazione ― ma, ovviamente, non perdendo mai nulla veramente. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la calma, il classicismo, il temperamento o qualcos’altro. Semplicemente, l’invenzione è nemica della poesia. 
Guardate quanto è debole la prosa. Invento una parola come invenzione. Questi paragrafi potrebbero essere tradotti, trasformati da una catena di cinquanta poeti in cinquanta lingue, e ancora rimarrebbero provvisori, infedeli, incapaci di produrre la sostanza di una singola immagine.  La prosa inventa ― la poesia rivela. 
Un matto nella stanza accanto sta parlando a se stesso. Parla in prosa. Fra poco andrò in un bar e lì un poeta o due mi parleranno e io parlerò a loro e insieme proveremo a distruggerci o ad attirarci o perfino ad ascoltarci l’un l’altro e non succederà niente, perché staremo parlando in prosa. Rientrerò a casa, ubriaco e insoddisfatto, e dormirò ― e i miei sogni saranno prosa. Persino il subconscio non è abbastanza paziente per la poesia. 
Voi siete morto e i morti sono molto pazienti.


  Con affetto,
					       			 		   Jack.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per chi non avesse la Lettera di Spicer a Lorca, circa &#8220;poesia e rivelazione&#8221; la pubblico qui sotto. A.Franzoni.</p>
<p>Caro Lorca,</p>
<p>queste lettere saranno provvisorie tanto quanto la nostra poesia sarà duratura. Esse stabiliranno la massa, lo sperpero che i miei stomacati contemporanei domandano, per aiutarli a deglutire e digerire la parola pura. Esauriremo la nostra retorica qui, di modo che non appaia nelle nostre poesie. Lasciamola consumare, di paragrafo in paragrafo, giorno dopo giorno, fino a quando non ne rimanga nulla nella nostra poesia, fino a quando nulla della nostra poesia rimanga in essa. È proprio perché non sono necessarie, che queste lettere devono essere scritte.<br />
Nella mia ultima parlavo della tradizione. Gli idioti che leggono queste lettere penseranno che per tradizione intendiamo ciò che essa sembra aver significato di recente ― un’accozzaglia storica (che siano citazioni elisabettiane, guide della città natale del poeta, o oscuri frammenti di magia pubblicati da Pantheon) usata per coprire la nudità della semplice parola. Tradizione significa molto più di questo. Significa generazioni di poeti differenti in paesi differenti, che raccontano pazientemente la stessa storia, che scrivono la stessa poesia, guadagnando o perdendo qualcosa ad ogni trasformazione ― ma, ovviamente, non perdendo mai nulla veramente. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la calma, il classicismo, il temperamento o qualcos’altro. Semplicemente, l’invenzione è nemica della poesia.<br />
Guardate quanto è debole la prosa. Invento una parola come invenzione. Questi paragrafi potrebbero essere tradotti, trasformati da una catena di cinquanta poeti in cinquanta lingue, e ancora rimarrebbero provvisori, infedeli, incapaci di produrre la sostanza di una singola immagine.  La prosa inventa ― la poesia rivela.<br />
Un matto nella stanza accanto sta parlando a se stesso. Parla in prosa. Fra poco andrò in un bar e lì un poeta o due mi parleranno e io parlerò a loro e insieme proveremo a distruggerci o ad attirarci o perfino ad ascoltarci l’un l’altro e non succederà niente, perché staremo parlando in prosa. Rientrerò a casa, ubriaco e insoddisfatto, e dormirò ― e i miei sogni saranno prosa. Persino il subconscio non è abbastanza paziente per la poesia.<br />
Voi siete morto e i morti sono molto pazienti.</p>
<p>  Con affetto,<br />
					       			 		   Jack.</p>
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			</item>
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		Di: andrea		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 13:28:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per chi non avesse il libro o accesso al testo, pubblico qui sotto la lettera (è la prima del libro) di Spicer a Lorca in cui si dice la frase &quot;la prosa inventa, la poesia rivela&quot;, da cui ho poi composto la domanda per N. Quintane. A. Franzoni.

Caro Lorca,

queste lettere saranno provvisorie tanto quanto la nostra poesia sarà duratura. Esse stabiliranno la massa, lo sperpero che i miei stomacati contemporanei domandano, per aiutarli a deglutire e digerire la parola pura. Esauriremo la nostra retorica qui, di modo che non appaia nelle nostre poesie. Lasciamola consumare, di paragrafo in paragrafo, giorno dopo giorno, fino a quando non ne rimanga nulla nella nostra poesia, fino a quando nulla della nostra poesia rimanga in essa. È proprio perché non sono necessarie, che queste lettere devono essere scritte.
Nella mia ultima parlavo della tradizione. Gli idioti che leggono queste lettere penseranno che per tradizione intendiamo ciò che essa sembra aver significato di recente ― un’accozzaglia storica (che siano citazioni elisabettiane, guide della città natale del poeta, o oscuri frammenti di magia pubblicati da Pantheon) usata per coprire la nudità della semplice parola. Tradizione significa molto più di questo. Significa generazioni di poeti differenti in paesi differenti, che raccontano pazientemente la stessa storia, che scrivono la stessa poesia, guadagnando o perdendo qualcosa ad ogni trasformazione ― ma, ovviamente, non perdendo mai nulla veramente. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la calma, il classicismo, il temperamento o qualcos’altro. Semplicemente, l’invenzione è nemica della poesia. 
Guardate quanto è debole la prosa. Invento una parola come invenzione. Questi paragrafi potrebbero essere tradotti, trasformati da una catena di cinquanta poeti in cinquanta lingue, e ancora rimarrebbero provvisori, infedeli, incapaci di produrre la sostanza di una singola immagine.  La prosa inventa ― la poesia rivela. 
Un matto nella stanza accanto sta parlando a se stesso. Parla in prosa. Fra poco andrò in un bar e lì un poeta o due mi parleranno e io parlerò a loro e insieme proveremo a distruggerci o ad attirarci o perfino ad ascoltarci l’un l’altro e non succederà niente, perché staremo parlando in prosa. Rientrerò a casa, ubriaco e insoddisfatto, e dormirò ― e i miei sogni saranno prosa. Persino il subconscio non è abbastanza paziente per la poesia. 
Voi siete morto e i morti sono molto pazienti.


  Con affetto,
					       			 		   Jack.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per chi non avesse il libro o accesso al testo, pubblico qui sotto la lettera (è la prima del libro) di Spicer a Lorca in cui si dice la frase &#8220;la prosa inventa, la poesia rivela&#8221;, da cui ho poi composto la domanda per N. Quintane. A. Franzoni.</p>
<p>Caro Lorca,</p>
<p>queste lettere saranno provvisorie tanto quanto la nostra poesia sarà duratura. Esse stabiliranno la massa, lo sperpero che i miei stomacati contemporanei domandano, per aiutarli a deglutire e digerire la parola pura. Esauriremo la nostra retorica qui, di modo che non appaia nelle nostre poesie. Lasciamola consumare, di paragrafo in paragrafo, giorno dopo giorno, fino a quando non ne rimanga nulla nella nostra poesia, fino a quando nulla della nostra poesia rimanga in essa. È proprio perché non sono necessarie, che queste lettere devono essere scritte.<br />
Nella mia ultima parlavo della tradizione. Gli idioti che leggono queste lettere penseranno che per tradizione intendiamo ciò che essa sembra aver significato di recente ― un’accozzaglia storica (che siano citazioni elisabettiane, guide della città natale del poeta, o oscuri frammenti di magia pubblicati da Pantheon) usata per coprire la nudità della semplice parola. Tradizione significa molto più di questo. Significa generazioni di poeti differenti in paesi differenti, che raccontano pazientemente la stessa storia, che scrivono la stessa poesia, guadagnando o perdendo qualcosa ad ogni trasformazione ― ma, ovviamente, non perdendo mai nulla veramente. Tutto ciò non ha niente a che vedere con la calma, il classicismo, il temperamento o qualcos’altro. Semplicemente, l’invenzione è nemica della poesia.<br />
Guardate quanto è debole la prosa. Invento una parola come invenzione. Questi paragrafi potrebbero essere tradotti, trasformati da una catena di cinquanta poeti in cinquanta lingue, e ancora rimarrebbero provvisori, infedeli, incapaci di produrre la sostanza di una singola immagine.  La prosa inventa ― la poesia rivela.<br />
Un matto nella stanza accanto sta parlando a se stesso. Parla in prosa. Fra poco andrò in un bar e lì un poeta o due mi parleranno e io parlerò a loro e insieme proveremo a distruggerci o ad attirarci o perfino ad ascoltarci l’un l’altro e non succederà niente, perché staremo parlando in prosa. Rientrerò a casa, ubriaco e insoddisfatto, e dormirò ― e i miei sogni saranno prosa. Persino il subconscio non è abbastanza paziente per la poesia.<br />
Voi siete morto e i morti sono molto pazienti.</p>
<p>  Con affetto,<br />
					       			 		   Jack.</p>
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