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	Commenti a: Il dodici nel sessantotto	</title>
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		<title>
		Di: sparz		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 08:16:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2018/10/25/il-dodici-nel-sessantotto/#comment-292961&quot;&gt;sergio falcone&lt;/a&gt;.

caro Falcone, devo dire che mi sembra molto ingenerosa questa citazione di un libro di vent&#039;anni fa, dalla quale traspare una valutazione assai parziale della generazione cosiddetta sessantottina. A parte quella &quot;metafora mestruale azzeccata&quot; che trovo francamente di pessimo gusto, la classificazione che De Martino, bontà sua, fa dei sessantottini post-sessantotto è davvero estrema e molto parziale, anzi cattiva. Dozzine di miei conoscenti, anche non di persona, si guardano bene dal ricadere in quella suddivisione tra &quot;tossici integrati&quot;, &quot;i più stupidi&quot; e &quot;i più poveri&quot;. Sempre i migliori non sono tra i più noti, non crede?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2018/10/25/il-dodici-nel-sessantotto/#comment-292961">sergio falcone</a>.</p>
<p>caro Falcone, devo dire che mi sembra molto ingenerosa questa citazione di un libro di vent&#8217;anni fa, dalla quale traspare una valutazione assai parziale della generazione cosiddetta sessantottina. A parte quella &#8220;metafora mestruale azzeccata&#8221; che trovo francamente di pessimo gusto, la classificazione che De Martino, bontà sua, fa dei sessantottini post-sessantotto è davvero estrema e molto parziale, anzi cattiva. Dozzine di miei conoscenti, anche non di persona, si guardano bene dal ricadere in quella suddivisione tra &#8220;tossici integrati&#8221;, &#8220;i più stupidi&#8221; e &#8220;i più poveri&#8221;. Sempre i migliori non sono tra i più noti, non crede?</p>
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		Di: sergio falcone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/10/25/il-dodici-nel-sessantotto/#comment-292961</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Oct 2018 20:33:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non stimo affatto quelli della mia età.


“E nel periodo del cosiddetto ‘riflusso’ – come si disse con metafora mestruale azzeccata per una generazione già definita come ‘proletariato biologico’ – ho potuto osservare che i più furbi, gettato il colletto alla Mao alle ortiche, occuparono poi i migliori posti nelle Università, nelle televisioni e nelle amministrazioni pubbliche e private, e si comprarono la Bmw e la cocaina tipica dei ‘tossici integrati’ degli anni Ottanta, in attesa di collegarsi via Internet e gettarsi a capofitto nella superstrada dell’informazione, nel sogno di una supposta o suggerita comunicazione globale o liberazione tramite costose protesi elettroniche. Questo mentre i più stupidi fra quelli che volevano dare l’assalto al cielo finivano in cura dai guru per una buona terapia a prezzi popolari; e i più poveri finivano in cessi insanguinati, con l’ago nella pancia, in qualche angolo della metropoli rischiarato d’irrealtà. Non so se quella sessantottina sia la peggiore generazione di egoisti, di pentiti e di opportunisti e psicopompi che l’Italia abbia mai conosciuto. So però che volevano mandare al potere l’immaginazione, la loro immaginazione. E che molti han dovuto vedere le proprie buone intenzioni rovesciarsi in cattivi effetti. Che li consoli un po’ di buona letteratura. Kafka, per esempio: ‘Non ci fa tanto male ricordare le nostre malefatte passate, quanto rivedere i cattivi effetti delle azioni che credevamo buone’. […] E’ qui, a Milano trent’anni dopo, che inciampo ancora nel corpo del mio essere sociale, lo rivolto con la punta del piede e lo trovo splendidamente decomposto. Al punto giusto per ritornare verso le portinerie delle case dalle finestre munite di solide inferriate e lampeggianti segnali pronti a dare ancora l’allarme; e i videocitofoni e gli orologi e le telecamere agli angoli di certe strade del centro con le banche vigilate notte e giorno; e poi le scale e gli uffici delle amministrazioni e delle Ussl disinfettate all’alba, tutti i santi giorni, con impiegate in preda a sogni agitati ‘un attimino’ e burocrati, leghisti di mezza età o ex-compagni di un tempo sopravvissuti a tutti i cambiamenti, anche a Tangentopoli, seduti su poltroncine in pelle, anche umana, girevoli, che ti offrono un sigaro con un sorriso brillante come un getto di napalm…”, GIANNI DE MARTINO, I CAPELLONI, CASTELVECCHI, ROMA 1997.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non stimo affatto quelli della mia età.</p>
<p>“E nel periodo del cosiddetto ‘riflusso’ – come si disse con metafora mestruale azzeccata per una generazione già definita come ‘proletariato biologico’ – ho potuto osservare che i più furbi, gettato il colletto alla Mao alle ortiche, occuparono poi i migliori posti nelle Università, nelle televisioni e nelle amministrazioni pubbliche e private, e si comprarono la Bmw e la cocaina tipica dei ‘tossici integrati’ degli anni Ottanta, in attesa di collegarsi via Internet e gettarsi a capofitto nella superstrada dell’informazione, nel sogno di una supposta o suggerita comunicazione globale o liberazione tramite costose protesi elettroniche. Questo mentre i più stupidi fra quelli che volevano dare l’assalto al cielo finivano in cura dai guru per una buona terapia a prezzi popolari; e i più poveri finivano in cessi insanguinati, con l’ago nella pancia, in qualche angolo della metropoli rischiarato d’irrealtà. Non so se quella sessantottina sia la peggiore generazione di egoisti, di pentiti e di opportunisti e psicopompi che l’Italia abbia mai conosciuto. So però che volevano mandare al potere l’immaginazione, la loro immaginazione. E che molti han dovuto vedere le proprie buone intenzioni rovesciarsi in cattivi effetti. Che li consoli un po’ di buona letteratura. Kafka, per esempio: ‘Non ci fa tanto male ricordare le nostre malefatte passate, quanto rivedere i cattivi effetti delle azioni che credevamo buone’. […] E’ qui, a Milano trent’anni dopo, che inciampo ancora nel corpo del mio essere sociale, lo rivolto con la punta del piede e lo trovo splendidamente decomposto. Al punto giusto per ritornare verso le portinerie delle case dalle finestre munite di solide inferriate e lampeggianti segnali pronti a dare ancora l’allarme; e i videocitofoni e gli orologi e le telecamere agli angoli di certe strade del centro con le banche vigilate notte e giorno; e poi le scale e gli uffici delle amministrazioni e delle Ussl disinfettate all’alba, tutti i santi giorni, con impiegate in preda a sogni agitati ‘un attimino’ e burocrati, leghisti di mezza età o ex-compagni di un tempo sopravvissuti a tutti i cambiamenti, anche a Tangentopoli, seduti su poltroncine in pelle, anche umana, girevoli, che ti offrono un sigaro con un sorriso brillante come un getto di napalm…”, GIANNI DE MARTINO, I CAPELLONI, CASTELVECCHI, ROMA 1997.</p>
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		<title>
		Di: carlo carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/10/25/il-dodici-nel-sessantotto/#comment-292950</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2018 19:59:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Antonio ma dare un poco la multiple geografia, i tanti apporti, il SENSO di quanto fu ma fu anzitempo. Testimonianze cosí, di prima mano e possibilmente &#039;ingenue&#039; nel senso che....ci siamo capiti....Ne captai proprio a Parigi in una &#039;comune´di artisti (primi anni settanta)....lavoravano (per sopravvivere) a tempo ridotto....e quello che facevano (era interessante...) era per essere ma non per il mercato....Le porte delle stanze erano aperte per lo piú, i pasti erano placidamente in comune, in un&#039;atmosfera sacrale, quasi conventuale....Avvertivo che eravamo quasi alla fine....ma era intenso, meraviglioso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Antonio ma dare un poco la multiple geografia, i tanti apporti, il SENSO di quanto fu ma fu anzitempo. Testimonianze cosí, di prima mano e possibilmente &#8216;ingenue&#8217; nel senso che&#8230;.ci siamo capiti&#8230;.Ne captai proprio a Parigi in una &#8216;comune´di artisti (primi anni settanta)&#8230;.lavoravano (per sopravvivere) a tempo ridotto&#8230;.e quello che facevano (era interessante&#8230;) era per essere ma non per il mercato&#8230;.Le porte delle stanze erano aperte per lo piú, i pasti erano placidamente in comune, in un&#8217;atmosfera sacrale, quasi conventuale&#8230;.Avvertivo che eravamo quasi alla fine&#8230;.ma era intenso, meraviglioso&#8230;</p>
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		Di: Valentina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/10/25/il-dodici-nel-sessantotto/#comment-292949</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valentina]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Oct 2018 10:36:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Semplice e intenso, soprattutto in questi giorni di litanie politiche disdicevoli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Semplice e intenso, soprattutto in questi giorni di litanie politiche disdicevoli.</p>
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