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	Commenti a: Lettera a scrittori, aspiranti scrittori e presunti critici	</title>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 19:18:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293531&quot;&gt;Provence&lt;/a&gt;.

Avercene, come il lettore anonimo 19enne.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293531">Provence</a>.</p>
<p>Avercene, come il lettore anonimo 19enne.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293544</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 19:16:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293529&quot;&gt;Vittorio Cotronei&lt;/a&gt;.

Io la spedirei agli editori, all&#039;industria editoriale insomma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293529">Vittorio Cotronei</a>.</p>
<p>Io la spedirei agli editori, all&#8217;industria editoriale insomma.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: marino magliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293541</link>

		<dc:creator><![CDATA[marino magliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 07:13:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie della lettera, Lettore, non discuto il suo diritto all&#039;anonimato, apprezzo alcuni punti, e (mi) segnalo che lei in qualche modo decide di inciampare quando si rivolge a Romano A. Fiocchi. Cosa significa quel suo &#060;&#062; se poi non accetta quella che è una critica alla sua critica? A Romano Fiocchi dà fastidio l&#039;anonimato ecc. non gli dà fastidio lei anonimo, ma dal momento in cui decide di firmarsi perché chiamarlo secondo commentatore? queste Lettore sono cose che si usano in politica non menzionare l&#039;avversario, non lo faccia, non usi questi metodi. Poi: come fa Fiocchi a sferrare un attacco ad personam? E dov&#039;è il livore? Non avrà diritto a leggerci retorica quando legge Dimenticatevi di voi, ricordatevi di noi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie della lettera, Lettore, non discuto il suo diritto all&#8217;anonimato, apprezzo alcuni punti, e (mi) segnalo che lei in qualche modo decide di inciampare quando si rivolge a Romano A. Fiocchi. Cosa significa quel suo &lt;&gt; se poi non accetta quella che è una critica alla sua critica? A Romano Fiocchi dà fastidio l&#8217;anonimato ecc. non gli dà fastidio lei anonimo, ma dal momento in cui decide di firmarsi perché chiamarlo secondo commentatore? queste Lettore sono cose che si usano in politica non menzionare l&#8217;avversario, non lo faccia, non usi questi metodi. Poi: come fa Fiocchi a sferrare un attacco ad personam? E dov&#8217;è il livore? Non avrà diritto a leggerci retorica quando legge Dimenticatevi di voi, ricordatevi di noi!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Corrado Aiello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293538</link>

		<dc:creator><![CDATA[Corrado Aiello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 15:18:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La carica retorica del testo va presa per quello che è, funzionale al gesto letterario (in sé riuscito). Questo si può dire: che è una lettera scritta bene, bella ed efficace. Se codesta lettera trovassimo all&#039;interno di un romanzo, magari in bocca a un personaggio (neanche troppo tipizzato), non ci pruderebbero punto le mani, bensì ci ritroveremmo al più a riflettere sul significato e sul senso dello scritto, e lo faremmo in modo piuttosto lucido e distaccato. 
Anche il tono della lettera è gestito con abilità ed eleganza dallo scrivente. Chiaramente, vi sono delle criticità. Ma è proprio su queste che si dovrebbe dibattere, con onestà e intelligenza (senza incocciare per una spada dalla lama di zucchero).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La carica retorica del testo va presa per quello che è, funzionale al gesto letterario (in sé riuscito). Questo si può dire: che è una lettera scritta bene, bella ed efficace. Se codesta lettera trovassimo all&#8217;interno di un romanzo, magari in bocca a un personaggio (neanche troppo tipizzato), non ci pruderebbero punto le mani, bensì ci ritroveremmo al più a riflettere sul significato e sul senso dello scritto, e lo faremmo in modo piuttosto lucido e distaccato.<br />
Anche il tono della lettera è gestito con abilità ed eleganza dallo scrivente. Chiaramente, vi sono delle criticità. Ma è proprio su queste che si dovrebbe dibattere, con onestà e intelligenza (senza incocciare per una spada dalla lama di zucchero).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giorgio Mascitelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293537</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 14:50:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile amico, tutto giusto quello che scrive, integrandolo con le precisazioni di Davide, ma vede il problema è che la vita è un gran mattacchiona che non si presenta mai agli orari stabiliti e invece arriva all&#039;improvviso sotto mentite spoglie. Io per esempio avevo spuntato un paio di appuntamenti, ma mi ha sempre bidonato. Magari uno si è organizzato con tanto di soste nei luoghi prescritti da Hemingway e invece niente e un altro sta bevendo il suo caffé nella cucina di casa e quella si presenta improvvisamente. Questo fatto crea però un problema anche per il lettore perché si deve educare all&#039;inaspettato e la caratteristica essenziale dell&#039;inaspettato è di arrivare dove e quando non ti aspetti. Quindi chiediamoci sempre se siamo pronti all&#039;inaspettato o stiamo cercando la vita di Hemingway o di qualcun altro ripresa con altre parole.
Questo è il primo problema, il secondo è che vi è una differenza tra vignaiolo e scrittore. Infatti se io so come lavora un vignaiolo, quali procedimenti segue e così via, posso ragionevolmente prevedere se non la qualità precisa del suo vino, almeno la scala di valori entro cui collocarlo; purtroppo per lo scrittore non ci sono regole analoghe, si deve andare a naso. Da ciò deriva che l&#039;unica modo per definire un buon libro è quella negativo, per cui non rispetta tutto ciò che fa di un libro un cattivo libro. E questo è un altro grosso problema ed è il motivo per cui in definitiva tutti procediamo a tentoni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile amico, tutto giusto quello che scrive, integrandolo con le precisazioni di Davide, ma vede il problema è che la vita è un gran mattacchiona che non si presenta mai agli orari stabiliti e invece arriva all&#8217;improvviso sotto mentite spoglie. Io per esempio avevo spuntato un paio di appuntamenti, ma mi ha sempre bidonato. Magari uno si è organizzato con tanto di soste nei luoghi prescritti da Hemingway e invece niente e un altro sta bevendo il suo caffé nella cucina di casa e quella si presenta improvvisamente. Questo fatto crea però un problema anche per il lettore perché si deve educare all&#8217;inaspettato e la caratteristica essenziale dell&#8217;inaspettato è di arrivare dove e quando non ti aspetti. Quindi chiediamoci sempre se siamo pronti all&#8217;inaspettato o stiamo cercando la vita di Hemingway o di qualcun altro ripresa con altre parole.<br />
Questo è il primo problema, il secondo è che vi è una differenza tra vignaiolo e scrittore. Infatti se io so come lavora un vignaiolo, quali procedimenti segue e così via, posso ragionevolmente prevedere se non la qualità precisa del suo vino, almeno la scala di valori entro cui collocarlo; purtroppo per lo scrittore non ci sono regole analoghe, si deve andare a naso. Da ciò deriva che l&#8217;unica modo per definire un buon libro è quella negativo, per cui non rispetta tutto ciò che fa di un libro un cattivo libro. E questo è un altro grosso problema ed è il motivo per cui in definitiva tutti procediamo a tentoni.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mariasole Ariot		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293536</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariasole Ariot]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 13:21:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Soltanto quando avrete paura di quello che state scrivendo, e ciononostante proseguirete nella scrittura, soltanto allora saremo certi che state scrivendo un buon libro. &quot;

Ecco, permettendomi di restare in silenzio di fronte alla lettera (se è una lettera, se è anonima, se ha 19 anni, se esagera, se non esagera), questa frase penso dovrebbe far riflettere. Quantomeno, per quel che mi riguarda, la condivido appieno. 
Forse proprio per questo, le autobiografie vanno salvate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Soltanto quando avrete paura di quello che state scrivendo, e ciononostante proseguirete nella scrittura, soltanto allora saremo certi che state scrivendo un buon libro. &#8221;</p>
<p>Ecco, permettendomi di restare in silenzio di fronte alla lettera (se è una lettera, se è anonima, se ha 19 anni, se esagera, se non esagera), questa frase penso dovrebbe far riflettere. Quantomeno, per quel che mi riguarda, la condivido appieno.<br />
Forse proprio per questo, le autobiografie vanno salvate.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carlo carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293535</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 13:12:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293534&quot;&gt;Lettore Anonimo&lt;/a&gt;.

Bene lettore anonimo. Davvero solo 19 anni? Inutile prendersela, ma mi ha fatto piacere che qualcuno condivida le idee di un vecchio di 78 anni. Idee che ho sempre avuto e che......Nessuna carriera ma....Orecchio ha citato pour cause lo Zibaldone. Lo conservava la vecchia cameriera del Ranieri e qualcuno (eravamo verso la fine dell&#039;ottocento!) pensó bene di acquistarlo per lo stato italiano (e la vecchia napoletana spuntó una bella cifra...). Ma era un vero e proprio tesoro ancora in parte o in buona parte...... Scriveva ancora il Nostro il 5/02/1828: &#039;In Italia si puó dire che chi legge, non legge che per iscrivere, quindi non pensa che a sé.&#039; E piú avanti il 29/08/1828:&#039; Oggi piú che mai bisogna che gli uomini si contentino della stima dei contemporanei, o per dir meglio, dei conoscenti, e i libri della vita di pochi anni al piú ( oggi veramente ciascuno scrive solo per i suoi conoscenti).&#039;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293534">Lettore Anonimo</a>.</p>
<p>Bene lettore anonimo. Davvero solo 19 anni? Inutile prendersela, ma mi ha fatto piacere che qualcuno condivida le idee di un vecchio di 78 anni. Idee che ho sempre avuto e che&#8230;&#8230;Nessuna carriera ma&#8230;.Orecchio ha citato pour cause lo Zibaldone. Lo conservava la vecchia cameriera del Ranieri e qualcuno (eravamo verso la fine dell&#8217;ottocento!) pensó bene di acquistarlo per lo stato italiano (e la vecchia napoletana spuntó una bella cifra&#8230;). Ma era un vero e proprio tesoro ancora in parte o in buona parte&#8230;&#8230; Scriveva ancora il Nostro il 5/02/1828: &#8216;In Italia si puó dire che chi legge, non legge che per iscrivere, quindi non pensa che a sé.&#8217; E piú avanti il 29/08/1828:&#8217; Oggi piú che mai bisogna che gli uomini si contentino della stima dei contemporanei, o per dir meglio, dei conoscenti, e i libri della vita di pochi anni al piú ( oggi veramente ciascuno scrive solo per i suoi conoscenti).&#8217;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lettore Anonimo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293534</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lettore Anonimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 12:37:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293530&quot;&gt;Romano A. Fiocchi&lt;/a&gt;.

Secondo Commentatore,
mi sono chiesto se valesse la pena rispondere al suo “inutile, retorico, superfluo” attacco ad personam; ma considerando che siamo tutti finiti in un gioco di specchi in cui gli scrittori diventano lettori, e i lettori, scrivendo, diventano scrittori, parlando ciascuno alla sua immagine riflessa, e considerando che lei, come un angelo caduto in un grottesco capitombolo, rientra nella prima categoria, le risponderò per coscienza di classe. 
Entrando nel merito, lei afferma di essere infastidito dal mio anonimato. Vede, il suo commento ha confermato il motivo per cui ho scelto di rimanere anonimo: difendermi dal suo livore. Lei mi ha offeso, ma non interamente, perché non conosce il mio nome, e il sentimento della nostra identità deriva dall’unione del nome e della cosa. Così ho potuto portare in salvo la mia integrità.
Afferma poi che tale anonimato le sembra inopportuno in un blog collettivo e democratico come Nazione Indiana. Forse abbiamo due diverse idee di cosa sia la democrazia. Ho qua con me la Costituzione: leggo all’articolo 48 che il voto è segreto. Il massimo esercizio della democrazia avviene in un momento di totale segretezza e anonimato, perché è questo il presupposto affinché essa sia personale, libera, uguale. Quello che invece, di democratico, manca nel suo commento è il rispetto e l’attitudine all’ascolto. 
Sul fatto che la lettera sia retorica, lo è volutamente, e spero che si sia colta una certa ironia; in caso contrario mi scuso, soprattutto per le espressioni eccessive che Davide Orecchio ha giustamente fatto notare. Sull’”inutile e superfluo” non mi esprimo, questo dipenderà non da me ma dalla ricezione della mia breve riflessione. 
Mi dispiace soltanto, Secondo Commentatore, che nella foga dell’attacco ad personam -letteralmente, perché di maschere si tratta- lei non abbia visto nitidamente una delle critiche che personalmente ritenevo fra le più importanti, e che ha messo in luce Vittorio Cotronei: la mercificazione della lettura, il suo ruolo nello spazio del mercato. Cotronei scriveva che la lettera doveva essere rivolta ai lettori, e in parte penso sia vero, e affermava che sono loro a rappresentare la domanda del mercato. Ma la sua prospettiva è molto neoclassica; qualche keynesiano potrebbe invece replicare chiedendosi chi stimoli la domanda, cioè se questa domanda è indotta dal mercato. Detto altrimenti, chi decide cosa vogliamo desiderare? Chi costruisce la nostra visione del mondo e i nostri valori?
Per quanto riguarda la triste conclusione del suo commento, e il riferimento all’invidia, penso che il modo migliore per risponderle è attraverso le parole della buonanima di Leopardi, che Carlo Carlucci cita qualche commento più giù. Nei Pensieri, Leopardi scrive che si giudica gli altri sulla base di come si è: i ribaldi vedranno ribaldi da tutte le parti, e così via, anticipando così il concetto psicoanalitico di “proiezione”. 
Ma si sa, siamo finiti in un gioco di specchi, stiamo attenti a non perderci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293530">Romano A. Fiocchi</a>.</p>
<p>Secondo Commentatore,<br />
mi sono chiesto se valesse la pena rispondere al suo “inutile, retorico, superfluo” attacco ad personam; ma considerando che siamo tutti finiti in un gioco di specchi in cui gli scrittori diventano lettori, e i lettori, scrivendo, diventano scrittori, parlando ciascuno alla sua immagine riflessa, e considerando che lei, come un angelo caduto in un grottesco capitombolo, rientra nella prima categoria, le risponderò per coscienza di classe.<br />
Entrando nel merito, lei afferma di essere infastidito dal mio anonimato. Vede, il suo commento ha confermato il motivo per cui ho scelto di rimanere anonimo: difendermi dal suo livore. Lei mi ha offeso, ma non interamente, perché non conosce il mio nome, e il sentimento della nostra identità deriva dall’unione del nome e della cosa. Così ho potuto portare in salvo la mia integrità.<br />
Afferma poi che tale anonimato le sembra inopportuno in un blog collettivo e democratico come Nazione Indiana. Forse abbiamo due diverse idee di cosa sia la democrazia. Ho qua con me la Costituzione: leggo all’articolo 48 che il voto è segreto. Il massimo esercizio della democrazia avviene in un momento di totale segretezza e anonimato, perché è questo il presupposto affinché essa sia personale, libera, uguale. Quello che invece, di democratico, manca nel suo commento è il rispetto e l’attitudine all’ascolto.<br />
Sul fatto che la lettera sia retorica, lo è volutamente, e spero che si sia colta una certa ironia; in caso contrario mi scuso, soprattutto per le espressioni eccessive che Davide Orecchio ha giustamente fatto notare. Sull’”inutile e superfluo” non mi esprimo, questo dipenderà non da me ma dalla ricezione della mia breve riflessione.<br />
Mi dispiace soltanto, Secondo Commentatore, che nella foga dell’attacco ad personam -letteralmente, perché di maschere si tratta- lei non abbia visto nitidamente una delle critiche che personalmente ritenevo fra le più importanti, e che ha messo in luce Vittorio Cotronei: la mercificazione della lettura, il suo ruolo nello spazio del mercato. Cotronei scriveva che la lettera doveva essere rivolta ai lettori, e in parte penso sia vero, e affermava che sono loro a rappresentare la domanda del mercato. Ma la sua prospettiva è molto neoclassica; qualche keynesiano potrebbe invece replicare chiedendosi chi stimoli la domanda, cioè se questa domanda è indotta dal mercato. Detto altrimenti, chi decide cosa vogliamo desiderare? Chi costruisce la nostra visione del mondo e i nostri valori?<br />
Per quanto riguarda la triste conclusione del suo commento, e il riferimento all’invidia, penso che il modo migliore per risponderle è attraverso le parole della buonanima di Leopardi, che Carlo Carlucci cita qualche commento più giù. Nei Pensieri, Leopardi scrive che si giudica gli altri sulla base di come si è: i ribaldi vedranno ribaldi da tutte le parti, e così via, anticipando così il concetto psicoanalitico di “proiezione”.<br />
Ma si sa, siamo finiti in un gioco di specchi, stiamo attenti a non perderci.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio falcone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293533</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 11:43:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I veri narratori e i veri poeti in ogni generazione non sono più di un paio di dozzine e i libri degni di essere letti ancora meno.

Alfonso Berardinelli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I veri narratori e i veri poeti in ogni generazione non sono più di un paio di dozzine e i libri degni di essere letti ancora meno.</p>
<p>Alfonso Berardinelli</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carlo carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/04/07/lettera-a-scrittori-aspiranti-scrittori-e-presunti-critici/#comment-293532</link>

		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 06:27:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dunque la lettera (é autentica?) sarebbe contro l&#039;italiano paludato etc. etc. Nulla quaestio. Nello Zibaldone alla data 27/02/1827 Leopardi scriveva:&#039;Molta lettura e studio, nessun ingegno di natura, nessuna sembianza di esso, acquistato con l&#039;arte. Mai niun barlume, niuna scintilla di genio, di felice vena nei loro scritti. Ariditá, sterilitá, nuditá e deserto universalmente&#039;. 
Senza aprire una discussione sui massimi sistemi della scrittura, ma per restare sul tema di fondo toccato dall&#039;anonimo lettore mi soccorre un titolo: &#039;Giú la piazza non c&#039;é nessuno&#039;, di Dolores Prato. Una brava, diligente e devota Natalia Ginzburg (lettrice per Einaudi) cercó di rendere il testo &#039;piú digeribile&#039; e quindi lo condensó da 700 e passa pagine a 300 mettendoci poi (come piazza di Treja assolutamente dechiricana:.....) in copertina la piazza di Settignano di un macchiaiolo. Il che per me, allora primissimi anni 80, fu sufficente per spegnere (avevo pochissimo tempo) ogni curiositá. Poi morta la (meravigliosa) scrittrice in assoluto abbandono ecco il recupero del testo integrale mondadoriano e successivamente la devota edizione di Quodlibet. Consacrata post mortem Dolores Prato sta oramai  nell&#039;esiguo Panteon (o pantheon?) dei pochi nostri massimi scrittori. Per dire.....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque la lettera (é autentica?) sarebbe contro l&#8217;italiano paludato etc. etc. Nulla quaestio. Nello Zibaldone alla data 27/02/1827 Leopardi scriveva:&#8217;Molta lettura e studio, nessun ingegno di natura, nessuna sembianza di esso, acquistato con l&#8217;arte. Mai niun barlume, niuna scintilla di genio, di felice vena nei loro scritti. Ariditá, sterilitá, nuditá e deserto universalmente&#8217;.<br />
Senza aprire una discussione sui massimi sistemi della scrittura, ma per restare sul tema di fondo toccato dall&#8217;anonimo lettore mi soccorre un titolo: &#8216;Giú la piazza non c&#8217;é nessuno&#8217;, di Dolores Prato. Una brava, diligente e devota Natalia Ginzburg (lettrice per Einaudi) cercó di rendere il testo &#8216;piú digeribile&#8217; e quindi lo condensó da 700 e passa pagine a 300 mettendoci poi (come piazza di Treja assolutamente dechiricana:&#8230;..) in copertina la piazza di Settignano di un macchiaiolo. Il che per me, allora primissimi anni 80, fu sufficente per spegnere (avevo pochissimo tempo) ogni curiositá. Poi morta la (meravigliosa) scrittrice in assoluto abbandono ecco il recupero del testo integrale mondadoriano e successivamente la devota edizione di Quodlibet. Consacrata post mortem Dolores Prato sta oramai  nell&#8217;esiguo Panteon (o pantheon?) dei pochi nostri massimi scrittori. Per dire&#8230;..</p>
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