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	Commenti a: sull&#8217;editing (lettera a una editrice)	</title>
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		Di: Romano A. Fiocchi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Romano A. Fiocchi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jun 2019 20:47:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perfettamente d&#039;accordo. Un buon editor è colui che riesce a perfezionare il testo senza alterare lo stile dell&#039;autore, che sa quando deve insistere su una modifica, stimolare una soluzione alternativa o quando viceversa deve rispettare la scelta precisa di chi scrive. Quando l&#039;editor si impone invece con le sue esigenze di marketing, il risultato è l&#039;omologazione, originalità e stile vanno a farsi benedire e non si distingue più uno scrittore dall&#039;altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perfettamente d&#8217;accordo. Un buon editor è colui che riesce a perfezionare il testo senza alterare lo stile dell&#8217;autore, che sa quando deve insistere su una modifica, stimolare una soluzione alternativa o quando viceversa deve rispettare la scelta precisa di chi scrive. Quando l&#8217;editor si impone invece con le sue esigenze di marketing, il risultato è l&#8217;omologazione, originalità e stile vanno a farsi benedire e non si distingue più uno scrittore dall&#8217;altro.</p>
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		Di: giacomo sartori		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 20:16:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[senza contare che i supporti fisici (e non parliamo dei &quot;cloud&quot;) sui quali i file originari degli scrittori erano conservati avranno da tempo ceduto, anche laddove le acque (e le guerre) non saranno arrivate: il silenzio del mesolitico e del primo neolitico, prima dell&#039;invenzione della scrittura, finalmente ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>senza contare che i supporti fisici (e non parliamo dei &#8220;cloud&#8221;) sui quali i file originari degli scrittori erano conservati avranno da tempo ceduto, anche laddove le acque (e le guerre) non saranno arrivate: il silenzio del mesolitico e del primo neolitico, prima dell&#8217;invenzione della scrittura, finalmente &#8230;</p>
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		<title>
		Di: Roberto Antolini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Antolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 19:34:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mettiamola sul piano storico (e con un po’ di ironia): questa è un’epoca che lascerà testimonianza di sé nelle biblioteche non tanto di quanto producevano gli scrittori, ma del lavoro dei curatori. Si aprirà uno sterminato campo di indagine per i futuri filologi: la ricostruzione dei testi originari. Sempre se biblioteche e archivi letterari non verranno invasi dalle acque dei poli che si scioglieranno per climate warming !!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamola sul piano storico (e con un po’ di ironia): questa è un’epoca che lascerà testimonianza di sé nelle biblioteche non tanto di quanto producevano gli scrittori, ma del lavoro dei curatori. Si aprirà uno sterminato campo di indagine per i futuri filologi: la ricostruzione dei testi originari. Sempre se biblioteche e archivi letterari non verranno invasi dalle acque dei poli che si scioglieranno per climate warming !!!</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Giacomo Sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/06/24/lettera-a-una-editrice-sullediting/#comment-293749</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo Sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 18:13:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ci sarebbe per me molto da dire e da discutere, evitando le generalità e le scontatezze (e soprattutto vedendo le specificità, l&#039;interesse mi sembra essere sempre quello, delle differenze tra i vari paesi ...; il romanzo passa le frontiere, se ne frega per molti versi dei confini nazionali, lo diciamo sempre, ma le pratiche editoriali no, quelle si conformano alle nazioni), e tenendo presente che le categorie che si usano sono sempre - per queste cose - difficilmente delimitabili in modo certo e per certi versi i limiti tra di esse sono spesso porosi, l&#039;editing è uno dei tanti temi legati alla scrittura che nessuno affronta mai in modo davvero approfondito; partendo appunto dalle esperienze individuali, che solo contano; ma dove, quando? interessa a qualcuno? non sembra; gli addetti al lavoro sembrano sapere già tutto, hanno le idee sempre ben chiare; beati loro; e tanti autori, davvero tanti, si leccano le ferite a casa loro, in silenzio;

quel che è certo è che il ruolo/statuto dell&#039;autore è da noi molto molto debole; si vale qualcosa, e si conta nei confronti degli interlocutori del settore, se si vende molto, e si è celebri, raggiungendo lo statuto feudale del signore (e allora si può signoreggiare), altrimenti si rimane - ce lo ricorda sparz qui sopra - umili servi, che hanno solo da imparare e da ascoltare le lezioni, e da scrivere lettere che non ricevono risposte (vedi Moresco), e che devono ringraziare di essere pubblicati (invece di vederla come una collaborazione tra pari (io a dir la verità metterei un po&#039; sopra gli autori, mi sembrano più essenziali, ma lasciamo stare)); anche se si hanno dietro tanti libri buoni, tanti lavori: non conta nulla di nulla (diventa anzi un marchio ancora più infamante: la tua opera è allora la prova che non ti meriti la tua celebrità, che essa non vale niente); 

ma certo che senso ha parlare di queste inezie, che riguardano pochi individui, quando i governanti sparano fuori quotidianamente mostruosità, fanno e disfanno al di fuori di qualsiasi quadro democratico; quando si parla del problema della crisi della democrazia si pensa sempre alla Politica, ai rapporti istituzionali.. mentre una democrazia sono anche i rapporti dei comuni cittadini, la loro vita di tutti i giorni, fatta appunto di relazioni, che molto hanno a che fare con la salute della democrazia; e anche appunto è la vita degli scrittori, i rapporti di questi con le case editrici e le istituzioni, eccetera eccetera..
finisco qui;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ci sarebbe per me molto da dire e da discutere, evitando le generalità e le scontatezze (e soprattutto vedendo le specificità, l&#8217;interesse mi sembra essere sempre quello, delle differenze tra i vari paesi &#8230;; il romanzo passa le frontiere, se ne frega per molti versi dei confini nazionali, lo diciamo sempre, ma le pratiche editoriali no, quelle si conformano alle nazioni), e tenendo presente che le categorie che si usano sono sempre &#8211; per queste cose &#8211; difficilmente delimitabili in modo certo e per certi versi i limiti tra di esse sono spesso porosi, l&#8217;editing è uno dei tanti temi legati alla scrittura che nessuno affronta mai in modo davvero approfondito; partendo appunto dalle esperienze individuali, che solo contano; ma dove, quando? interessa a qualcuno? non sembra; gli addetti al lavoro sembrano sapere già tutto, hanno le idee sempre ben chiare; beati loro; e tanti autori, davvero tanti, si leccano le ferite a casa loro, in silenzio;</p>
<p>quel che è certo è che il ruolo/statuto dell&#8217;autore è da noi molto molto debole; si vale qualcosa, e si conta nei confronti degli interlocutori del settore, se si vende molto, e si è celebri, raggiungendo lo statuto feudale del signore (e allora si può signoreggiare), altrimenti si rimane &#8211; ce lo ricorda sparz qui sopra &#8211; umili servi, che hanno solo da imparare e da ascoltare le lezioni, e da scrivere lettere che non ricevono risposte (vedi Moresco), e che devono ringraziare di essere pubblicati (invece di vederla come una collaborazione tra pari (io a dir la verità metterei un po&#8217; sopra gli autori, mi sembrano più essenziali, ma lasciamo stare)); anche se si hanno dietro tanti libri buoni, tanti lavori: non conta nulla di nulla (diventa anzi un marchio ancora più infamante: la tua opera è allora la prova che non ti meriti la tua celebrità, che essa non vale niente); </p>
<p>ma certo che senso ha parlare di queste inezie, che riguardano pochi individui, quando i governanti sparano fuori quotidianamente mostruosità, fanno e disfanno al di fuori di qualsiasi quadro democratico; quando si parla del problema della crisi della democrazia si pensa sempre alla Politica, ai rapporti istituzionali.. mentre una democrazia sono anche i rapporti dei comuni cittadini, la loro vita di tutti i giorni, fatta appunto di relazioni, che molto hanno a che fare con la salute della democrazia; e anche appunto è la vita degli scrittori, i rapporti di questi con le case editrici e le istituzioni, eccetera eccetera..<br />
finisco qui;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sparz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/06/24/lettera-a-una-editrice-sullediting/#comment-293746</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 20:24:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro Giacomo, interessante vicenda ma diversa e forse opposta alla mia: gli editori, almeno due, cui ho ultimamente proposto delle cose, dopo che essi avevano manifestato interesse --  oh, che interessante, mi mandi un progettino -- alfine tacciono mesi e mesi e non ti dicono neanche no, semplicemente ti lasciano nel brodo tuo, che Zeus li disperda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Giacomo, interessante vicenda ma diversa e forse opposta alla mia: gli editori, almeno due, cui ho ultimamente proposto delle cose, dopo che essi avevano manifestato interesse &#8212;  oh, che interessante, mi mandi un progettino &#8212; alfine tacciono mesi e mesi e non ti dicono neanche no, semplicemente ti lasciano nel brodo tuo, che Zeus li disperda.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Roberto Antolini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/06/24/lettera-a-una-editrice-sullediting/#comment-293742</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto Antolini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2019 06:54:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui viene fuori il conflitto molto generale fra letteratura-comunicazione e letteratura industriale, fra libro come messaggio-dentro-una-bottiglia lanciato verso i possibili lettori come in un mare ignoto, e libro come merce che viaggia nel mercato, tramite le sue modalità. Sono entrambe realtà che hanno loro profonde motivazioni, non ha senso evidentemente contestare la dimensione economico-industriale della letteratura contemporanea, ma la letteratura è storicamente e sostanzialmente comunicazione. La dimensione industriale, che attualmente produce quella sociale (l’attenzione del lettore ignoto), certo va a cozzare con la comunicazione, ha sue esigenze che la possono soffocare. Si cercano equilibri praticabili di solito, ma sono sostanzialmente due cose diverse (consumo verso comunicazione). Ci può essere un altro circuito per la letteratura-comunicazione? Per il momento non c’è, c’è un conflitto oggettivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui viene fuori il conflitto molto generale fra letteratura-comunicazione e letteratura industriale, fra libro come messaggio-dentro-una-bottiglia lanciato verso i possibili lettori come in un mare ignoto, e libro come merce che viaggia nel mercato, tramite le sue modalità. Sono entrambe realtà che hanno loro profonde motivazioni, non ha senso evidentemente contestare la dimensione economico-industriale della letteratura contemporanea, ma la letteratura è storicamente e sostanzialmente comunicazione. La dimensione industriale, che attualmente produce quella sociale (l’attenzione del lettore ignoto), certo va a cozzare con la comunicazione, ha sue esigenze che la possono soffocare. Si cercano equilibri praticabili di solito, ma sono sostanzialmente due cose diverse (consumo verso comunicazione). Ci può essere un altro circuito per la letteratura-comunicazione? Per il momento non c’è, c’è un conflitto oggettivo</p>
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