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	Commenti a: Il mio Antropocene	</title>
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		<title>
		Di: Paolo Morelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294100</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Morelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Oct 2019 10:19:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro Giacomo, è veramente un pezzo bellissimo il tuo.

il pianeta sopravviverà
la vita troverà altre forme più adatte.
quindi il problema non si pone
le scelte sono già state fatte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro Giacomo, è veramente un pezzo bellissimo il tuo.</p>
<p>il pianeta sopravviverà<br />
la vita troverà altre forme più adatte.<br />
quindi il problema non si pone<br />
le scelte sono già state fatte.</p>
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		<title>
		Di: Federico Gnech		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294094</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico Gnech]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 11:34:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294087&quot;&gt;giacomo sartori&lt;/a&gt;.

Caro Sartori,

grazie della risposta onesta e dei link, sto imparando ogni giorno di più. Sono figlio di un chimico e - non ci posso far niente - amo l&#039;industria agroalimentare. Non per provocazione snobistica, ma perché essa, non certo disinteressatamente, ha contribuito alla liberazione delle classi subalterne dalla fame e all&#039;emancipazione della donna. Dall&#039;altro lato sono naturalmente ecologista, perché conosco il secondo principio della termodinamica. E conosco ovviamente i danni della &quot;massimizzazione dei profitti&quot; e dell&#039;agricoltura intensiva.

Non conoscevo invece la sua recensione di &#039;Pane e pace&#039;, né il linciaggio &#039;in absentia&#039; di Pascale nei commenti. Io trovo che quel libriccino, pur imperfetto, sia invece uno strumento molto utile. Ancora più utili per capire non tanto come la pensi davvero Pascale, ma come si dovrebbero affrontare questi argomenti che ormai sembrano guerre di religione, sono poi certe pagine del bellissimo &#039;S&#039;è fatta ora&#039; (2006):

&quot;Certe volte, alla fine di queste discussioni, mi sento un cretino con un brutto carattere e basta. Altre volte io e quelli di Greenpeace ci intendiamo, quando capiamo che siccome non siamo speciali non abbiamo per forza ragione. Perché la ragione spesso ti costringe a un&#039;analisi profonda. La ragione scientifica ti costringe a mettere in discussione i fatti dati per certi. Un percorso a volte così pudico e doloroso che dopo è difficile sbandierare la ta ragione agli angoli delle strade. Non ne hai più voglia.
Ci intendiamo quando ci spogliamo dalla condizione particolare: di ecologisti, di sfruttati, di demolitori della foresta amazzonica, di servi delle multinazionali, e restiamo con il nostro brutto carattere. Quello che ci fa riconoscere la dismisura, il troppo che storpia, il nostro nucleo irriducibile. Allora diventiamo egoisti, non vogliamo avere niente a che fare con il mondo. Scappiamo, molliamo, non sentiamo il bisogno di prenderci cura di nessuno. Momenti così sono rari ma sani.&quot;

Mi pare di capire che non sia possibile alcun libro in forma di dialogo scritto a quattro mani da lei e Pascale. Peccato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294087">giacomo sartori</a>.</p>
<p>Caro Sartori,</p>
<p>grazie della risposta onesta e dei link, sto imparando ogni giorno di più. Sono figlio di un chimico e &#8211; non ci posso far niente &#8211; amo l&#8217;industria agroalimentare. Non per provocazione snobistica, ma perché essa, non certo disinteressatamente, ha contribuito alla liberazione delle classi subalterne dalla fame e all&#8217;emancipazione della donna. Dall&#8217;altro lato sono naturalmente ecologista, perché conosco il secondo principio della termodinamica. E conosco ovviamente i danni della &#8220;massimizzazione dei profitti&#8221; e dell&#8217;agricoltura intensiva.</p>
<p>Non conoscevo invece la sua recensione di &#8216;Pane e pace&#8217;, né il linciaggio &#8216;in absentia&#8217; di Pascale nei commenti. Io trovo che quel libriccino, pur imperfetto, sia invece uno strumento molto utile. Ancora più utili per capire non tanto come la pensi davvero Pascale, ma come si dovrebbero affrontare questi argomenti che ormai sembrano guerre di religione, sono poi certe pagine del bellissimo &#8216;S&#8217;è fatta ora&#8217; (2006):</p>
<p>&#8220;Certe volte, alla fine di queste discussioni, mi sento un cretino con un brutto carattere e basta. Altre volte io e quelli di Greenpeace ci intendiamo, quando capiamo che siccome non siamo speciali non abbiamo per forza ragione. Perché la ragione spesso ti costringe a un&#8217;analisi profonda. La ragione scientifica ti costringe a mettere in discussione i fatti dati per certi. Un percorso a volte così pudico e doloroso che dopo è difficile sbandierare la ta ragione agli angoli delle strade. Non ne hai più voglia.<br />
Ci intendiamo quando ci spogliamo dalla condizione particolare: di ecologisti, di sfruttati, di demolitori della foresta amazzonica, di servi delle multinazionali, e restiamo con il nostro brutto carattere. Quello che ci fa riconoscere la dismisura, il troppo che storpia, il nostro nucleo irriducibile. Allora diventiamo egoisti, non vogliamo avere niente a che fare con il mondo. Scappiamo, molliamo, non sentiamo il bisogno di prenderci cura di nessuno. Momenti così sono rari ma sani.&#8221;</p>
<p>Mi pare di capire che non sia possibile alcun libro in forma di dialogo scritto a quattro mani da lei e Pascale. Peccato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294092</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 09:38:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[riprendo dalla pagina fb di Matteo Meschiari questi elementi, che possono forse interessare qualcuno:

&quot;Qui dove quasi un anno fa dicevo che Laura Pugno tra pochissimi altri scrittori aveva centrato alcune questioni vitali:

https://www.alfabeta2.it/…/…/18/laura-pugno-cuore-selvatico/

E qui dove cercavo di rimettere in assetto l&#039;uso del termine Antropocene, che più si usa meno si affila...

https://lagrandestinzione.wordpress.com/…/visioni-della-fi…/

Da giugno 2019 con Antonio Vena abbiamo un blog, con testi, progetti e strumenti per riflettere. &quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>riprendo dalla pagina fb di Matteo Meschiari questi elementi, che possono forse interessare qualcuno:</p>
<p>&#8220;Qui dove quasi un anno fa dicevo che Laura Pugno tra pochissimi altri scrittori aveva centrato alcune questioni vitali:</p>
<p><a href="https://www.alfabeta2.it/…/…/18/laura-pugno-cuore-selvatico/" rel="nofollow ugc">https://www.alfabeta2.it/…/…/18/laura-pugno-cuore-selvatico/</a></p>
<p>E qui dove cercavo di rimettere in assetto l&#8217;uso del termine Antropocene, che più si usa meno si affila&#8230;</p>
<p><a href="https://lagrandestinzione.wordpress.com/…/visioni-della-fi…/" rel="nofollow ugc">https://lagrandestinzione.wordpress.com/…/visioni-della-fi…/</a></p>
<p>Da giugno 2019 con Antonio Vena abbiamo un blog, con testi, progetti e strumenti per riflettere. &#8220;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294088</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 22:49:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294082&quot;&gt;Andrea Inglese&lt;/a&gt;.

non so, sono temi vastissimi, e io non sono un esperto (i miei pezzi riflettono sempre piuttoso la mia esperienza personale), ma se restiamo all&#039;agricoltura, che secondo me è una situazione emblematica, noi abbiamo una realtà del biologico molto grande, viva, interessante, che non certo non è riflessa dai media, se non per episodi curiosi o anedottici, o per riuscite/risultati commerciali/economici, il che porta a pensare che gli italiani siano in maggior parte beceri seguaci di Salvini, il che francamente non mi sembra (per fare bologico bisogna essere intelligenti e svegli e aperti, è molto più difficile cha applicare ricettine e protocolli chimici); senza contare che non è solo una questione di visibilità, ma anche di quel di più di dibattito e di profondità, e di commistione con altre discipline e approcci, che con tutti i loro limiti i media possono apportare; e la Francia ha una situazione molto diversa, perchè ha una realtà agricola potentemente chimica/produttivistica, essendo la potenza europea del settore, e un biologico molto più fragile, ma i media ne parlano molto di più (anche se su questo tema Arte, per tante altre cose attenta, è sempre stata più che scarsa), certo anche sulla spinta delle elite biologizzate della capitale, ma non solo; con il risultato che Pascale può scrivere delle cose di una superficialità diamantina (a prescindere dalla posizione), e nessuno batte ciglio, e anzi lo si loda; come sempre in Francia c&#039;è invece il peggio (la chimica più aggressiva, e le sue lobby), e il meglio (il bravissimo Dufumier che citi, che qui su NI tiravo già tirato in ballo qui (nei commenti): https://www.nazioneindiana.com/2012/06/21/antonio-pascale-lagricoltura-biologica-gli-ogm/); e come sempre in Italia la cultura, che non è solo narrativa e materie umanistiche, ma anche ricercatori che possono occuparsi di dati temi, collettivi di, giornalisti scientifici, esperienza di grandi personaggi che hanno le mani in pasta ..., latita;

per l&#039;Antropocene il problema non è il concetto in sè, che è buono e utile, anche se ha poco senso geologico (altrimenti sarebbe stato adottato, mentre bisogna aspettare una svolta ben più drastica, anche se i processi sono già in atto), ma chi lo propone, che cultura ha dietro, cosa pensa, cosa propone... ; il rischio, come sempre accade in provincia, e noi lo facciamo in particolare per tutte le cose digitali, è di adottare concetti e tecnologie, senza sapere le filosofie che si sono dietro, la storia che le ha viste nascere, le direzioni verso cui vanno; e grattando dietro l&#039;Antropocene, senza neanche grattare troppo (alcuni personaggi sono gli stessi, solo invecchiati) che ci trovi? la guerra fredda con le proposte geoingenieristiche care appunto agli antropocentristi!; con un disprezzo/rifiuto totale del lavoro degli storici, che mostrano che non è vero che l&#039;umanità (cos&#039;è l&#039;umanità??) si è svegliata nel 2000 tutt0 di un colpo, ma anzi lo era bene prima, e per ogni innovazione tecnica o rivoluzione tecnologica, ci sono stati critici e profeti di quello che sarebbe successo, e &quot;soluzioni perdenti&quot;, e dibattiti e spesso, o meglio quasi sempre, lotte sociali, in genere cruente;  per tutti questi aspetti c&#039;è un libro bellissimo di Fressoz - Bonneuil: w.seuil.com/ouvrage/l-evenement-anthropocene-jean-baptiste-fressoz/9782021135008
ma appunto sarebbero discorsi lunghi, e andrebbe chiesto a chi ne sa di più]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294082">Andrea Inglese</a>.</p>
<p>non so, sono temi vastissimi, e io non sono un esperto (i miei pezzi riflettono sempre piuttoso la mia esperienza personale), ma se restiamo all&#8217;agricoltura, che secondo me è una situazione emblematica, noi abbiamo una realtà del biologico molto grande, viva, interessante, che non certo non è riflessa dai media, se non per episodi curiosi o anedottici, o per riuscite/risultati commerciali/economici, il che porta a pensare che gli italiani siano in maggior parte beceri seguaci di Salvini, il che francamente non mi sembra (per fare bologico bisogna essere intelligenti e svegli e aperti, è molto più difficile cha applicare ricettine e protocolli chimici); senza contare che non è solo una questione di visibilità, ma anche di quel di più di dibattito e di profondità, e di commistione con altre discipline e approcci, che con tutti i loro limiti i media possono apportare; e la Francia ha una situazione molto diversa, perchè ha una realtà agricola potentemente chimica/produttivistica, essendo la potenza europea del settore, e un biologico molto più fragile, ma i media ne parlano molto di più (anche se su questo tema Arte, per tante altre cose attenta, è sempre stata più che scarsa), certo anche sulla spinta delle elite biologizzate della capitale, ma non solo; con il risultato che Pascale può scrivere delle cose di una superficialità diamantina (a prescindere dalla posizione), e nessuno batte ciglio, e anzi lo si loda; come sempre in Francia c&#8217;è invece il peggio (la chimica più aggressiva, e le sue lobby), e il meglio (il bravissimo Dufumier che citi, che qui su NI tiravo già tirato in ballo qui (nei commenti): <a href="https://www.nazioneindiana.com/2012/06/21/antonio-pascale-lagricoltura-biologica-gli-ogm/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2012/06/21/antonio-pascale-lagricoltura-biologica-gli-ogm/</a>); e come sempre in Italia la cultura, che non è solo narrativa e materie umanistiche, ma anche ricercatori che possono occuparsi di dati temi, collettivi di, giornalisti scientifici, esperienza di grandi personaggi che hanno le mani in pasta &#8230;, latita;</p>
<p>per l&#8217;Antropocene il problema non è il concetto in sè, che è buono e utile, anche se ha poco senso geologico (altrimenti sarebbe stato adottato, mentre bisogna aspettare una svolta ben più drastica, anche se i processi sono già in atto), ma chi lo propone, che cultura ha dietro, cosa pensa, cosa propone&#8230; ; il rischio, come sempre accade in provincia, e noi lo facciamo in particolare per tutte le cose digitali, è di adottare concetti e tecnologie, senza sapere le filosofie che si sono dietro, la storia che le ha viste nascere, le direzioni verso cui vanno; e grattando dietro l&#8217;Antropocene, senza neanche grattare troppo (alcuni personaggi sono gli stessi, solo invecchiati) che ci trovi? la guerra fredda con le proposte geoingenieristiche care appunto agli antropocentristi!; con un disprezzo/rifiuto totale del lavoro degli storici, che mostrano che non è vero che l&#8217;umanità (cos&#8217;è l&#8217;umanità??) si è svegliata nel 2000 tutt0 di un colpo, ma anzi lo era bene prima, e per ogni innovazione tecnica o rivoluzione tecnologica, ci sono stati critici e profeti di quello che sarebbe successo, e &#8220;soluzioni perdenti&#8221;, e dibattiti e spesso, o meglio quasi sempre, lotte sociali, in genere cruente;  per tutti questi aspetti c&#8217;è un libro bellissimo di Fressoz &#8211; Bonneuil: w.seuil.com/ouvrage/l-evenement-anthropocene-jean-baptiste-fressoz/9782021135008<br />
ma appunto sarebbero discorsi lunghi, e andrebbe chiesto a chi ne sa di più</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294087</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 19:19:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294078&quot;&gt;Federico Gnech&lt;/a&gt;.

e la rivoluzione verde, che ha effettivamente portato a delle produzioni molto più elevate, e in molte zone asiatiche ha contribuito a diminuire fame e povertà -  ha purtroppo portato a problemi (intrinseci) enormi:

&quot;Force est maintenant de constater que ces gains considérables de production et de productivité ont souvent eu des effets tellement négatifs sur les ressources naturelles agricoles qu&#039;ils compromettent leur potentiel de production. On peut citer, parmi les «externalités négatives» liées à l&#039;intensification, la dégradation des terres, la salinisation des zones irriguées, l&#039;extraction excessive imposée aux nappes aquifères souterraines, le renforcement des résistances des ravageurs et l&#039;érosion de la biodiversité. L&#039;agriculture a également causé des dégâts à l&#039;environnement au sens élargi, comme le déboisement, les émissions de gaz à effet de serre et la pollution des masses d&#039;eau par les nitrates10, 11. &quot;
(qui (ma certo c&#039;è anche la versione inglese): http://www.fao.org/ag/save-and-grow/fr/1/index.html)

dal nostro punto di vista, e considerando &quot;normali&quot; le nostre tecniche di produzione (l&#039;Europa è il fulcro dell&#039;agricoltura industriale intensiva, questa lo è già molto meno negli USA e in America Latina), ci è difficile credere che quello che sfama la maggior parte degli uomini della terra sono forme di agricoltura non meccanizzata e estremamente arcaiche, ma è così; 

e con buona pace di Pascale e dei genetisti più o meno visionari (che appunto non conoscono o conoscono male l&#039;agricoltura del mondo), l&#039;ingegneria genetica aiuterà ben poco, purtroppo; 
l&#039;anziano agronomo Marc Dufumier ha scritto un libro fondamentale, a questo proposito:
Famine au Sud, Malbouffe au Nord (Édition Nil, février 2012) https://www.agriculture-environnement.fr/2012/05/24/marc-dufumier-famine-au-sud-et-malbouffe-au-nord
e più recentemente è stato intervistato, dando luogo a un ulteriore volume: https://www.actes-sud.fr/catalogue/agriculture/lagroecologie-peut-nous-sauver]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294078">Federico Gnech</a>.</p>
<p>e la rivoluzione verde, che ha effettivamente portato a delle produzioni molto più elevate, e in molte zone asiatiche ha contribuito a diminuire fame e povertà &#8211;  ha purtroppo portato a problemi (intrinseci) enormi:</p>
<p>&#8220;Force est maintenant de constater que ces gains considérables de production et de productivité ont souvent eu des effets tellement négatifs sur les ressources naturelles agricoles qu&#8217;ils compromettent leur potentiel de production. On peut citer, parmi les «externalités négatives» liées à l&#8217;intensification, la dégradation des terres, la salinisation des zones irriguées, l&#8217;extraction excessive imposée aux nappes aquifères souterraines, le renforcement des résistances des ravageurs et l&#8217;érosion de la biodiversité. L&#8217;agriculture a également causé des dégâts à l&#8217;environnement au sens élargi, comme le déboisement, les émissions de gaz à effet de serre et la pollution des masses d&#8217;eau par les nitrates10, 11. &#8221;<br />
(qui (ma certo c&#8217;è anche la versione inglese): <a href="http://www.fao.org/ag/save-and-grow/fr/1/index.html" rel="nofollow ugc">http://www.fao.org/ag/save-and-grow/fr/1/index.html</a>)</p>
<p>dal nostro punto di vista, e considerando &#8220;normali&#8221; le nostre tecniche di produzione (l&#8217;Europa è il fulcro dell&#8217;agricoltura industriale intensiva, questa lo è già molto meno negli USA e in America Latina), ci è difficile credere che quello che sfama la maggior parte degli uomini della terra sono forme di agricoltura non meccanizzata e estremamente arcaiche, ma è così; </p>
<p>e con buona pace di Pascale e dei genetisti più o meno visionari (che appunto non conoscono o conoscono male l&#8217;agricoltura del mondo), l&#8217;ingegneria genetica aiuterà ben poco, purtroppo;<br />
l&#8217;anziano agronomo Marc Dufumier ha scritto un libro fondamentale, a questo proposito:<br />
Famine au Sud, Malbouffe au Nord (Édition Nil, février 2012) <a href="https://www.agriculture-environnement.fr/2012/05/24/marc-dufumier-famine-au-sud-et-malbouffe-au-nord" rel="nofollow ugc">https://www.agriculture-environnement.fr/2012/05/24/marc-dufumier-famine-au-sud-et-malbouffe-au-nord</a><br />
e più recentemente è stato intervistato, dando luogo a un ulteriore volume: <a href="https://www.actes-sud.fr/catalogue/agriculture/lagroecologie-peut-nous-sauver" rel="nofollow ugc">https://www.actes-sud.fr/catalogue/agriculture/lagroecologie-peut-nous-sauver</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Andrea Inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294082</link>

		<dc:creator><![CDATA[Andrea Inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 16:07:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=80854#comment-294082</guid>

					<description><![CDATA[Alcune domande, e alcune osservazioni, Giacomo.
Innanzitutto quello che emerge dal tuo pezzo, e che conferma quanto appare ormai evidente anche ai non specialisti, è che in Italia le questioni ambientali: 1) sono assenti dal dibattito politico e 2) da quello culturale.
Il confronto lo si puo&#039; fare con le ultime elezioni europee: i verdi sono cresciuti complessivamente, conquistando nuovi seggi nel parlamento europeo, e in Germania, Francia e Regno Unito hanno conquistato percentuali importanti (dal 20% in Germania all&#039;11% nel Regno Unito). In Italia, poco più del 2%. Tutto cio&#039; è tanto più assurdo se pensiamo alla retorica del Belpaese (il bel paesaggio italiano, i prodotti della buona cucina, ecc.) che da sempre costituisce un aspetto importante dell&#039;identità nazionale. Sul piano culturale, non ho elementi chiari di confronto. Posso, pero&#039;, dire che, in Francia, nonostante le reticenze dei governi francesi, e il potere delle lobby dell&#039;industria agroalimentare francese, almeno sul piano culturale il tema dell&#039;ambiente, in tutti i suoi aspetti (dal mutamento climatico alla necessità di una svolta radicale sul piano delle tecniche agricole), è esploso sui media: giornali, televisione, radio.
Ti chiedo, tu che appunto conosci anche la situazione francese, che ne è di tutto cio&#039; nel dibattito e sopratutto nell&#039;informazione in Italia?

Infine una domanda sul concetto di &quot;antropocene&quot;. Non mi è chiara la critica che ne fai. Certo, è oggi un concetto alla moda, che si puo&#039; tirar fuori a torto e traverso, ma nel suo uso all&#039;interno del contesto scientifico (geologico), in che modo esso puo&#039; farsi complice &quot;di strategie velleitarie&quot; e puo&#039; invece aiutare a occultare responsabilità?

Infine, conosci quest&#039;uomo? Da non esperto quale sono, mi sembra sacrosanta la sua battaglia, e forse non lontana dalle tue posizioni… 
https://grainesdemane.fr/marc-dufumier-lagroecologie/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune domande, e alcune osservazioni, Giacomo.<br />
Innanzitutto quello che emerge dal tuo pezzo, e che conferma quanto appare ormai evidente anche ai non specialisti, è che in Italia le questioni ambientali: 1) sono assenti dal dibattito politico e 2) da quello culturale.<br />
Il confronto lo si puo&#8217; fare con le ultime elezioni europee: i verdi sono cresciuti complessivamente, conquistando nuovi seggi nel parlamento europeo, e in Germania, Francia e Regno Unito hanno conquistato percentuali importanti (dal 20% in Germania all&#8217;11% nel Regno Unito). In Italia, poco più del 2%. Tutto cio&#8217; è tanto più assurdo se pensiamo alla retorica del Belpaese (il bel paesaggio italiano, i prodotti della buona cucina, ecc.) che da sempre costituisce un aspetto importante dell&#8217;identità nazionale. Sul piano culturale, non ho elementi chiari di confronto. Posso, pero&#8217;, dire che, in Francia, nonostante le reticenze dei governi francesi, e il potere delle lobby dell&#8217;industria agroalimentare francese, almeno sul piano culturale il tema dell&#8217;ambiente, in tutti i suoi aspetti (dal mutamento climatico alla necessità di una svolta radicale sul piano delle tecniche agricole), è esploso sui media: giornali, televisione, radio.<br />
Ti chiedo, tu che appunto conosci anche la situazione francese, che ne è di tutto cio&#8217; nel dibattito e sopratutto nell&#8217;informazione in Italia?</p>
<p>Infine una domanda sul concetto di &#8220;antropocene&#8221;. Non mi è chiara la critica che ne fai. Certo, è oggi un concetto alla moda, che si puo&#8217; tirar fuori a torto e traverso, ma nel suo uso all&#8217;interno del contesto scientifico (geologico), in che modo esso puo&#8217; farsi complice &#8220;di strategie velleitarie&#8221; e puo&#8217; invece aiutare a occultare responsabilità?</p>
<p>Infine, conosci quest&#8217;uomo? Da non esperto quale sono, mi sembra sacrosanta la sua battaglia, e forse non lontana dalle tue posizioni…<br />
<a href="https://grainesdemane.fr/marc-dufumier-lagroecologie/" rel="nofollow ugc">https://grainesdemane.fr/marc-dufumier-lagroecologie/</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294080</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Oct 2019 12:08:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giacomo, questa è tra le cose più belle che abbia letto di tuo pugno (battutto forte a terra)
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giacomo, questa è tra le cose più belle che abbia letto di tuo pugno (battutto forte a terra)<br />
effeffe</p>
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		Di: Federico Gnech		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/10/19/il-mio-antropocene/#comment-294078</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico Gnech]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 10:42:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Le tecniche antiche sfamano la maggior parte degli uomini&quot;, o forse sfamavano la maggior parte dei relativamente pochi abitanti del pianeta, i quali peraltro avevano l&#039;abitudine di morire molto presto. Boh. La rivoluzione verde è stata davvero un disastro, oppure lo è la sua degenerazione? Mi piacerebbe molto un confronto pubblico - o ancora meglio un libro in forma di dialogo - tra Giacomo Sartori e Antonio Pascale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le tecniche antiche sfamano la maggior parte degli uomini&#8221;, o forse sfamavano la maggior parte dei relativamente pochi abitanti del pianeta, i quali peraltro avevano l&#8217;abitudine di morire molto presto. Boh. La rivoluzione verde è stata davvero un disastro, oppure lo è la sua degenerazione? Mi piacerebbe molto un confronto pubblico &#8211; o ancora meglio un libro in forma di dialogo &#8211; tra Giacomo Sartori e Antonio Pascale&#8230;</p>
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		Di: carlo carlucci		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[carlo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 09:59:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si....e forse anche alle tue drastiche conclusioni. Resta il come arrivarci. Resta il dove e chi, cioé quale paese incomincerá. Stiamo bruciando un tesoro (?) accumulato dalla Terra nel corso di milioni di anni. Lo stamo consumando non allegramente ma nevroticamente a una rapiditá pazzesca. Stiamo allerta, altro non ci rimane. E confidiamo comunque...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si&#8230;.e forse anche alle tue drastiche conclusioni. Resta il come arrivarci. Resta il dove e chi, cioé quale paese incomincerá. Stiamo bruciando un tesoro (?) accumulato dalla Terra nel corso di milioni di anni. Lo stamo consumando non allegramente ma nevroticamente a una rapiditá pazzesca. Stiamo allerta, altro non ci rimane. E confidiamo comunque&#8230;</p>
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