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	Commenti a: Vocalità, visione e scrittura, romanzo e romanzo a fumetti	</title>
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		<title>
		Di: Cristian Palmas		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Cristian Palmas]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 16:41:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;articolo riesce a offrire alla causa del fumetto solide argomentazioni a sostegno della sua dignità letteraria - corroborata dalla nascita del romanzo a fumetti, a mio modesto avviso - a persone le quali, come me, non l&#039;hanno mai apprezzato più di tanto e l&#039;hanno sempre un po&#039; evitato (a causa appunto di quel comune pregiudizio di cui è gravato questo genere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;articolo riesce a offrire alla causa del fumetto solide argomentazioni a sostegno della sua dignità letteraria &#8211; corroborata dalla nascita del romanzo a fumetti, a mio modesto avviso &#8211; a persone le quali, come me, non l&#8217;hanno mai apprezzato più di tanto e l&#8217;hanno sempre un po&#8217; evitato (a causa appunto di quel comune pregiudizio di cui è gravato questo genere.</p>
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		Di: rosaria lo russo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[rosaria lo russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Dec 2019 05:13:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sì, la poesia, da sempre, è multimediale, ecco perché non ha senso critico e neppure storico letterario asserire diversità ontologiche e graduatorie estetiche sulla base del lineare e del performativo. Da sempre multimediale perché nata e cresciuta nello spazio teatrale (il cerchio, la Grecia, l&#039;onfalo). Antropologicamente multimediale, si distingue dalla prosa  comunicativa solo ed esclusivamente per i suoi più cospicui gradienti paraorali, esattamente come le prose d&#039;arte, eccetera eccetera... Il resto per l&#039;appunto è politica, o meglio, politichese e non poesia ma poetese. Vedi slam.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì, la poesia, da sempre, è multimediale, ecco perché non ha senso critico e neppure storico letterario asserire diversità ontologiche e graduatorie estetiche sulla base del lineare e del performativo. Da sempre multimediale perché nata e cresciuta nello spazio teatrale (il cerchio, la Grecia, l&#8217;onfalo). Antropologicamente multimediale, si distingue dalla prosa  comunicativa solo ed esclusivamente per i suoi più cospicui gradienti paraorali, esattamente come le prose d&#8217;arte, eccetera eccetera&#8230; Il resto per l&#8217;appunto è politica, o meglio, politichese e non poesia ma poetese. Vedi slam.</p>
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		Di: Vincenzo Bagnoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294263</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Bagnoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 22:25:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294261&quot;&gt;Daniele Barbieri&lt;/a&gt;.

Ottima argomentazione, e sulla conclusione non posso che essere d&#039;accordo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294261">Daniele Barbieri</a>.</p>
<p>Ottima argomentazione, e sulla conclusione non posso che essere d&#8217;accordo</p>
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		<title>
		Di: Daniele Barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294261</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 18:54:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La non sempre onesta divisione manichea farebbe ridere, se non facesse preoccupare e a volte incazzare. La questione della diversità tra poesia scritta e poesia vocale va però posta con forza - evitando accuratamente la ridicola questione di quale sia quella più vera, o più autentica. A leggere Stefano La Via quando parla di Chico Buarque c&#039;è davvero da chiedersi come si fa a escluderlo dall&#039;universo della poesia. Tuttavia, anche se non è una differenza né di qualità né di autenticità, la differenza tra le parole di Chico Buarque e quelle di (poniamo) Montale c&#039;è, e dobbiamo tenerla presente. La poesia di un cantautore è fatta per una fruizione radicalmente orale, accentuando elementi sonori, nello specifico musicali. Sino ai trovatori sappiamo che questo era del tutto normale. Ma dopo i trovatori qualcosa è cambiato. Quello che un cantautore  (o un trovatore) scrive non è che una partitura, cioè un supporto mnemonico per l&#039;esecuzione, che è ciò che davvero conta - e in questo la poesia era parente strettissima della musica. Ma quello che scrive un normale poeta moderno è qualcosa che vive anche sulla carta, e gode di una certa indipendenza dalla sua esecuzione, L&#039;abitudine alla lettura silenziosa che caratterizza il romanzo (ma che già da secoli caratterizzava le scritture di carattere teorico-critico, o semplicemente funzionali) ha intaccato anche la concezione della poesia: questo non lo possiamo ignorare. Il rapporto che la poesia ha con l&#039;universo sonoro non è più così forte nella consapevolezza dei suoi lettori, e anche di molti suoi autori un po&#039; poveri di spirito. E&#039; per questo che la divisione manichea cui si riferisce Rosaria ha terreno per crescere e sopravvivere, ipostatizzando la frusta ma storicamente potente proporzione secondo cui l&#039;oralità sta alla scrittura come il popolare sta al colto (il cafone all&#039;aristocratico, l&#039;ignorante al sapiente). E&#039;, di fondo, lo stesso pregiudizio che ha storicamente condannato il fumetto, a prescindere dalla qualità di quello che produceva: la componente paraorale, che si manifestava nelle immagini e nella loro sequenza, lo qualificava a sufficienza. Ora, io credo che nella produzione di un poeta cartaceo (chiamiamolo così) noi dovremmo comunque distinguere quello che può emergere da una lettura silenziosa da quello che può emergere da una lettura performativa. Si noti che il testo scritto contiene in sé tutte queste possibilità (comprese le situazioni intermedie) perché è altrettanto lecito intenderlo come testo in sé compiuto e come partitura per l&#039;esecuzione: noi sappiamo leggere con gli occhi, ma anche leggere ad alta voce, e pure ascoltare. Il testo poetico andrebbe valutato quindi in tutte queste prospettive, senza privilegiarne nessuna. In questo la poesia è diversa dal romanzo, che ormai privilegia la lettura silenziosa, privata (pur non escludendo le altre), e andrebbe letta, io credo, sia solo con gli occhi, sia con le labbra, sia ascoltata. Insomma, la poesia è multimediale, ecco.
Baci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La non sempre onesta divisione manichea farebbe ridere, se non facesse preoccupare e a volte incazzare. La questione della diversità tra poesia scritta e poesia vocale va però posta con forza &#8211; evitando accuratamente la ridicola questione di quale sia quella più vera, o più autentica. A leggere Stefano La Via quando parla di Chico Buarque c&#8217;è davvero da chiedersi come si fa a escluderlo dall&#8217;universo della poesia. Tuttavia, anche se non è una differenza né di qualità né di autenticità, la differenza tra le parole di Chico Buarque e quelle di (poniamo) Montale c&#8217;è, e dobbiamo tenerla presente. La poesia di un cantautore è fatta per una fruizione radicalmente orale, accentuando elementi sonori, nello specifico musicali. Sino ai trovatori sappiamo che questo era del tutto normale. Ma dopo i trovatori qualcosa è cambiato. Quello che un cantautore  (o un trovatore) scrive non è che una partitura, cioè un supporto mnemonico per l&#8217;esecuzione, che è ciò che davvero conta &#8211; e in questo la poesia era parente strettissima della musica. Ma quello che scrive un normale poeta moderno è qualcosa che vive anche sulla carta, e gode di una certa indipendenza dalla sua esecuzione, L&#8217;abitudine alla lettura silenziosa che caratterizza il romanzo (ma che già da secoli caratterizzava le scritture di carattere teorico-critico, o semplicemente funzionali) ha intaccato anche la concezione della poesia: questo non lo possiamo ignorare. Il rapporto che la poesia ha con l&#8217;universo sonoro non è più così forte nella consapevolezza dei suoi lettori, e anche di molti suoi autori un po&#8217; poveri di spirito. E&#8217; per questo che la divisione manichea cui si riferisce Rosaria ha terreno per crescere e sopravvivere, ipostatizzando la frusta ma storicamente potente proporzione secondo cui l&#8217;oralità sta alla scrittura come il popolare sta al colto (il cafone all&#8217;aristocratico, l&#8217;ignorante al sapiente). E&#8217;, di fondo, lo stesso pregiudizio che ha storicamente condannato il fumetto, a prescindere dalla qualità di quello che produceva: la componente paraorale, che si manifestava nelle immagini e nella loro sequenza, lo qualificava a sufficienza. Ora, io credo che nella produzione di un poeta cartaceo (chiamiamolo così) noi dovremmo comunque distinguere quello che può emergere da una lettura silenziosa da quello che può emergere da una lettura performativa. Si noti che il testo scritto contiene in sé tutte queste possibilità (comprese le situazioni intermedie) perché è altrettanto lecito intenderlo come testo in sé compiuto e come partitura per l&#8217;esecuzione: noi sappiamo leggere con gli occhi, ma anche leggere ad alta voce, e pure ascoltare. Il testo poetico andrebbe valutato quindi in tutte queste prospettive, senza privilegiarne nessuna. In questo la poesia è diversa dal romanzo, che ormai privilegia la lettura silenziosa, privata (pur non escludendo le altre), e andrebbe letta, io credo, sia solo con gli occhi, sia con le labbra, sia ascoltata. Insomma, la poesia è multimediale, ecco.<br />
Baci</p>
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		<title>
		Di: renata morresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294260</link>

		<dc:creator><![CDATA[renata morresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 11:27:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294256&quot;&gt;rosaria lo russo&lt;/a&gt;.

Difatti a me sembra che questo, chiamiamolo, continuum tra i vari mezzi e le varie permutazioni di codice sia spesso poco ragionato, in genere poco valorizzato, come se ci fosse una sorta di assuefazione al portare la poesia sempre allo stesso modo (i poeti &#039;lineari&#039; così, i performativi cosà, ecc), a tradurla, insomma, nei modi familiari e riconoscibili, persino correndo il rischio di banalizzarla, come se più importante fosse il posizionamento politico che il pensiero che lo sostanzia.  Ma il rapporto tra le dimensioni dell&#039;oralità (la voce dal vivo, la registrazione, il video, il medium elettronico, ecc) e della scrittura (su carta, su schermo, su foglio, ecc) non può più, a questo punto dell&#039;evoluzione delle tecniche di trasmissione, essere dato per scontato, o inteso come preconfezionato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294256">rosaria lo russo</a>.</p>
<p>Difatti a me sembra che questo, chiamiamolo, continuum tra i vari mezzi e le varie permutazioni di codice sia spesso poco ragionato, in genere poco valorizzato, come se ci fosse una sorta di assuefazione al portare la poesia sempre allo stesso modo (i poeti &#8216;lineari&#8217; così, i performativi cosà, ecc), a tradurla, insomma, nei modi familiari e riconoscibili, persino correndo il rischio di banalizzarla, come se più importante fosse il posizionamento politico che il pensiero che lo sostanzia.  Ma il rapporto tra le dimensioni dell&#8217;oralità (la voce dal vivo, la registrazione, il video, il medium elettronico, ecc) e della scrittura (su carta, su schermo, su foglio, ecc) non può più, a questo punto dell&#8217;evoluzione delle tecniche di trasmissione, essere dato per scontato, o inteso come preconfezionato.</p>
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		<title>
		Di: rosaria lo russo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/12/27/vocalita-visione-e-scrittura-romanzo-e-romanzo-a-fumetti/#comment-294256</link>

		<dc:creator><![CDATA[rosaria lo russo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2019 07:32:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Finalmente un argomento impostato storicisticamente, in maniera innovativa e convincente. Personalmente ritengo che non esista discontinuità formale fra poesia cosiddetta lineare, poesia visiva e poesia vocale/performativa, etichette che nei migliori dei casi possono designare una differenza quantitativa, di dosaggi, dei vari elementi paraorali, vuoi visivi vuoi linguistici, retorici. La poesia, come il teatro, sono modalità letterarie ad alto tasso di paraoralità, ma non sono meno &quot;partiture&quot; retoriche, cioè vocali, di un romanzo di Hélène Bessette (colgo qui l&#039;occasione per ringraziare Andrea Inglese per avermi fatto conoscere questo universo di scrittura strabiliante). Con poche o nulle accentazioni la scrittura di Bessette, ad esempio, diventa partitura monologica (lei racconta ad alta voce il romanzo, in una sorta di epicità taciturna); mentre per altre scritture romanzesche il rapporto con la lettura silenziosa e la visività è più intenso. Vocalità, visività ecc. nell&#039;era della cinematografia sono modalità inglobate nell&#039;universo letterario da molto tempo... Insomma, la riflessione è molto ben impostata per avviare una ulteriore riflessione, estremamente urgente, che sbaragli l&#039;assurda divisione manichea che imperversa, non sempre onestamente, sul fronte, italianissimo, della poesia contemporanea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente un argomento impostato storicisticamente, in maniera innovativa e convincente. Personalmente ritengo che non esista discontinuità formale fra poesia cosiddetta lineare, poesia visiva e poesia vocale/performativa, etichette che nei migliori dei casi possono designare una differenza quantitativa, di dosaggi, dei vari elementi paraorali, vuoi visivi vuoi linguistici, retorici. La poesia, come il teatro, sono modalità letterarie ad alto tasso di paraoralità, ma non sono meno &#8220;partiture&#8221; retoriche, cioè vocali, di un romanzo di Hélène Bessette (colgo qui l&#8217;occasione per ringraziare Andrea Inglese per avermi fatto conoscere questo universo di scrittura strabiliante). Con poche o nulle accentazioni la scrittura di Bessette, ad esempio, diventa partitura monologica (lei racconta ad alta voce il romanzo, in una sorta di epicità taciturna); mentre per altre scritture romanzesche il rapporto con la lettura silenziosa e la visività è più intenso. Vocalità, visività ecc. nell&#8217;era della cinematografia sono modalità inglobate nell&#8217;universo letterario da molto tempo&#8230; Insomma, la riflessione è molto ben impostata per avviare una ulteriore riflessione, estremamente urgente, che sbaragli l&#8217;assurda divisione manichea che imperversa, non sempre onestamente, sul fronte, italianissimo, della poesia contemporanea.</p>
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