<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Il giardino di Pedro	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 20 Feb 2020 10:53:03 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: FEDERICO LA SALA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/#comment-294439</link>

		<dc:creator><![CDATA[FEDERICO LA SALA]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 10:53:03 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=82473#comment-294439</guid>

					<description><![CDATA[DOC. 3 - STORIA E MEMORIA: MOLA DI BARI E LA RINASCENZA MEDITERRANEA 


ITALIA. CULTURA E SOCIETA’ NELLA PUGLIA DELL’ETA’ GIOLITTIANA...
PIERO DELFINO PESCE (1874-1939), LA RINASCENZA MEDITERRANEA, E LA BATTAGLIA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA. Alcune pagine dal lavoro di Nicola Fanizza sull’intellettuale repubblicano di Mola di Bari e sulla cultura meridionale del primo Novecento (cfr. http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5205)

Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DOC. 3 &#8211; STORIA E MEMORIA: MOLA DI BARI E LA RINASCENZA MEDITERRANEA </p>
<p>ITALIA. CULTURA E SOCIETA’ NELLA PUGLIA DELL’ETA’ GIOLITTIANA&#8230;<br />
PIERO DELFINO PESCE (1874-1939), LA RINASCENZA MEDITERRANEA, E LA BATTAGLIA CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA. Alcune pagine dal lavoro di Nicola Fanizza sull’intellettuale repubblicano di Mola di Bari e sulla cultura meridionale del primo Novecento (cfr. <a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5205" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5205</a>)</p>
<p>Federico La Sala</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: FEDERICO LA SALA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/#comment-294415</link>

		<dc:creator><![CDATA[FEDERICO LA SALA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2020 06:58:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=82473#comment-294415</guid>

					<description><![CDATA[Doc. 2 -  BARI 2020: IL SINODO DEI VESCOVI A PORTE CHIUSE E LA MEMORIA DEL &quot;PARADISO TERRESTRE&quot; (DANTE 2021).  Una sollecitazione  ad aprire le porte e ... recarsi a MOLA DI BARI, per visitare &quot;Il giardino di Pedro&quot;. Note ... *

__________________________________________________________

Mediterraneo, frontiera di pace. Le cose da sapere sull’incontro di Bari

Dal 19 al 23 febbraio l’evento per la pace. Cinque giornate di dialogo. Cinquantotto fra cardinali, patriarchi e vescovi che arriveranno in Puglia. Venti i Paesi rappresentati

di Giacomo Gambassi, inviato a Bari (Avvenire, mercoledì 12 febbraio 2020: https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/bari-mediterraneo)

            [Foto] Il cardinale Gualtiero Bassetti mentre presenta l’Incontro &quot;Mediterraneo, frontiera di pace&quot;

Cinque giornate di dialogo. Cinquantotto fra cardinali, patriarchi e vescovi che arriveranno in Puglia. Venti i Paesi rappresentati. Tre i continenti che idealmente si abbracceranno: Europa, Asia e Africa. Ecco in numeri l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, il grande forum ecclesiale voluto dalla Cei che per la prima volta riunisce i vescovi degli Stati affacciati sul grande mare e che sarà concluso da papa Francesco. -Le cifre non dicono tutto, ma raccontano la scommessa di un’iniziativa che si terrà dal 19 al 23 febbraio e che avrà come cornice Bari, la città “ponte” fra Oriente e Occidente come testimonia «la venerazione senza confini del suo patrono san Nicola» o la scelta del Pontefice di tenere nel luglio 2018 all’ombra del Castello svevo l’incontro per la pace in Medio Oriente con i capi delle comunità cristiane della regione, spiega l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Carucci.

Adesso lo sguardo si allarga all’intero Mediterraneo chiamando a un supplemento d’anima le Chiese. È l’urgenza della pace l’orizzonte di un evento che invita a una nuova responsabilità il mondo cattolico. Non un convegno o un seminario accademico ma un «incontro di fraternità dallo stile sinodale che vuole aiutare le comunità ecclesiali a camminare sempre più insieme», spiega il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, durante la conferenza stampa di presentazione a Roma moderata dal direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado.
-  Nel 2018 era stato proprio Bassetti a lanciare l’idea dell’evento «rileggendo i Colloqui mediterranei promossi da Giorgio La Pira circa sessant’anni fa», racconta il cardinale le cui radici affondano nella Firenze del sindaco “santo”.
-  «Se La Pira aveva coinvolto l’ambito politico - dice Bassetti - io mi sono chiesto: perché anche i vescovi non possono mobilitarsi di fronte ai drammi delle proprie genti? Del resto la Chiesa non ha altro scopo che servire l’uomo. E ciò implica anche affrontare i problemi che le nostre comunità vivono». Tutto l’episcopato italiano ha sposato il percorso: ecco perché i pastori della Penisola saranno a Bari nelle ultime due giornate.

Due i temi di cui discuteranno i vescovi del bacino: l’annuncio del Vangelo, a cominciare dai giovani; e il dialogo fra Chiese e società. «Di fatto come pastori ci siamo posti una domanda: che cosa Dio vuole oggi dal Mediterraneo? E l’incontro sarà un’occasione di discernimento», chiarisce il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, vice-presidente della Cei e coordinatore del comitato organizzatore.
-  A fare da sfondo al confronto le guerre che ancora insanguinano l’area (dal conflitto israelo-palestinese a quelli in Siria, Iraq o Libia); le nuove tensioni che scuotono la regione; le ferite ancora aperte delle guerre che dai Balcani al Libano hanno segnato gli ultimi decenni; la povertà; le disuguaglianze fra la sponda nord e quella sud; le politiche di sfruttamento da parte dei grandi del pianeta; la complessa convivenza fra le fedi; le persecuzioni delle minoranze religiose, soprattutto cristiane; il dramma delle migrazioni.
-  «La questione della pace - dice Raspanti - non è disgiunta dagli squilibri sociali che qui si registrano. E anche lo stesso tema delle migrazioni sarà visto secondo prospettive diverse. Penso al grido che alcuni vescovi delegati hanno già lanciato chiedendo di aiutare i loro Paesi a non lasciare fuggire i cristiani».

Lo stile dell’incontro è mutuato dal Sinodo dei vescovi. Non solo nei due anni di preparazione sono stati coinvolti gli episcopati del Mediterraneo che hanno contribuito a elaborare una bozza di lavoro, ma soprattutto le giornate di Bari saranno nel segno dell’ascolto e del dialogo fra i vescovi.
-  «Ore e ore di discussione», annuncia Raspanti. Dal confronto scaturirà il documento che sarà approvato dai presuli e che domenica mattina verrà consegnato al Pontefice durante il suo incontro con i vescovi nella Basilica di San Nicola.
-  «Il Papa che condivide a pieno il nostro incontro - dice Bassetti - ci ha chiesto proposte concrete che vadano oltre le lamentele». Il dialogo fra il Pontefice e i pastori della regione rappresenterà l’appuntamento centrale di Bari, che verrà aperto dal saluto di Bassetti e dalle testimonianze del cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo e presidente della Conferenza episcopale di Bosnia ed Erzegovina, e dell’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, e che si chiuderà con l’intervento dell’arcivescovo di Algeri, il gesuita Paul Desfarges, presidente della Conferenza episcopale regionale del Nord Africa. Momento concluso dell’evento sarà la Messa presieduta da Francesco alle 10.45 nel cuore di Bari.

L’incontro dei vescovi si porterà dietro anche un segno concreto di attenzione a tutto il Mediterraneo.
-  «Si tratterà di borse di studio per giovani delle diverse sponde con lo scopo di formare una nuova classe dirigente», annuncia Bassetti. Il progetto avrà come guida la Caritas italiana e vedrà il coinvolgimento di Rondine-Cittadella della pace, il laboratorio della riconciliazione alle porte di Arezzo che fa studiare i giovani provenienti dai Paesi in guerra fianco a fianco con il loro &quot;nemico&quot;.

I lavori “sinodali” dei vescovi saranno a porte chiuse ma ogni giorno è previsto un briefing con la stampa. Guai comunque a pensare che le giornate siano blindate. Sono previste infatti Messe e momenti di preghiera aperti a tutti; venerdì sera ogni pastore delegato sarà ospite di una parrocchia; poi sabato pomeriggio, a partire dalle 15.30, al teatro Petruzzelli si terrà l’incontro di testimonianze con voci e volti da tutto il Mediterraneo e gli interventi dei vescovi e di esperti di geopolitica.
-  Intanto si immagina già il “dopo Bari”. «Non ritengo che tutto si possa concludere in Puglia - avverte il presidente della Cei -. È possibile che si creino tavoli di lavoro tematici che permetteranno ai vescovi di incontrarsi di nuovo. Del resto la sfida è far riscoprire la vocazione propria del nostro grande mare: una vocazione alla pace e all’incontro».

____________________________________________________________________
* Note sul tema:


UOMINI E DONNE. LA NUOVA ALLEANZA di &quot;Maria&quot; e di &quot;Giuseppe&quot;!!! AL DI LA’ DELL’ &quot;EDIPO&quot;, L’ &quot;AMORE CONOSCITIVO&quot;. SULL’USCITA DALLO STATO DI MINORITA’, OGGI (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=985)

DAL &quot;CHE COSA&quot; AL &quot;CHI&quot;: NUOVA ERMENEUTICA E NUOVO PRINCIPIO DI &quot;CARITÀ&quot;! DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE ( http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5728 )


CREATIVITÀ: KANT E LA CRITICA DELLA SOCIETÀ DELL’UOMO A &quot;UNA&quot; DIMENSIONE. Una sollecitazione a svegliarsi dal sonno dogmatico (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4977) 


GUARIRE LA NOSTRA TERRA: VERITÀ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di &quot;pensare un altro Abramo&quot; ( http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5269 )

Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Doc. 2 &#8211;  BARI 2020: IL SINODO DEI VESCOVI A PORTE CHIUSE E LA MEMORIA DEL &#8220;PARADISO TERRESTRE&#8221; (DANTE 2021).  Una sollecitazione  ad aprire le porte e &#8230; recarsi a MOLA DI BARI, per visitare &#8220;Il giardino di Pedro&#8221;. Note &#8230; *</p>
<p>__________________________________________________________</p>
<p>Mediterraneo, frontiera di pace. Le cose da sapere sull’incontro di Bari</p>
<p>Dal 19 al 23 febbraio l’evento per la pace. Cinque giornate di dialogo. Cinquantotto fra cardinali, patriarchi e vescovi che arriveranno in Puglia. Venti i Paesi rappresentati</p>
<p>di Giacomo Gambassi, inviato a Bari (Avvenire, mercoledì 12 febbraio 2020: <a href="https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/bari-mediterraneo" rel="nofollow ugc">https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/bari-mediterraneo</a>)</p>
<p>            [Foto] Il cardinale Gualtiero Bassetti mentre presenta l’Incontro &#8220;Mediterraneo, frontiera di pace&#8221;</p>
<p>Cinque giornate di dialogo. Cinquantotto fra cardinali, patriarchi e vescovi che arriveranno in Puglia. Venti i Paesi rappresentati. Tre i continenti che idealmente si abbracceranno: Europa, Asia e Africa. Ecco in numeri l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”, il grande forum ecclesiale voluto dalla Cei che per la prima volta riunisce i vescovi degli Stati affacciati sul grande mare e che sarà concluso da papa Francesco. -Le cifre non dicono tutto, ma raccontano la scommessa di un’iniziativa che si terrà dal 19 al 23 febbraio e che avrà come cornice Bari, la città “ponte” fra Oriente e Occidente come testimonia «la venerazione senza confini del suo patrono san Nicola» o la scelta del Pontefice di tenere nel luglio 2018 all’ombra del Castello svevo l’incontro per la pace in Medio Oriente con i capi delle comunità cristiane della regione, spiega l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Carucci.</p>
<p>Adesso lo sguardo si allarga all’intero Mediterraneo chiamando a un supplemento d’anima le Chiese. È l’urgenza della pace l’orizzonte di un evento che invita a una nuova responsabilità il mondo cattolico. Non un convegno o un seminario accademico ma un «incontro di fraternità dallo stile sinodale che vuole aiutare le comunità ecclesiali a camminare sempre più insieme», spiega il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, durante la conferenza stampa di presentazione a Roma moderata dal direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado.<br />
&#8211;  Nel 2018 era stato proprio Bassetti a lanciare l’idea dell’evento «rileggendo i Colloqui mediterranei promossi da Giorgio La Pira circa sessant’anni fa», racconta il cardinale le cui radici affondano nella Firenze del sindaco “santo”.<br />
&#8211;  «Se La Pira aveva coinvolto l’ambito politico &#8211; dice Bassetti &#8211; io mi sono chiesto: perché anche i vescovi non possono mobilitarsi di fronte ai drammi delle proprie genti? Del resto la Chiesa non ha altro scopo che servire l’uomo. E ciò implica anche affrontare i problemi che le nostre comunità vivono». Tutto l’episcopato italiano ha sposato il percorso: ecco perché i pastori della Penisola saranno a Bari nelle ultime due giornate.</p>
<p>Due i temi di cui discuteranno i vescovi del bacino: l’annuncio del Vangelo, a cominciare dai giovani; e il dialogo fra Chiese e società. «Di fatto come pastori ci siamo posti una domanda: che cosa Dio vuole oggi dal Mediterraneo? E l’incontro sarà un’occasione di discernimento», chiarisce il vescovo di Acireale, Antonino Raspanti, vice-presidente della Cei e coordinatore del comitato organizzatore.<br />
&#8211;  A fare da sfondo al confronto le guerre che ancora insanguinano l’area (dal conflitto israelo-palestinese a quelli in Siria, Iraq o Libia); le nuove tensioni che scuotono la regione; le ferite ancora aperte delle guerre che dai Balcani al Libano hanno segnato gli ultimi decenni; la povertà; le disuguaglianze fra la sponda nord e quella sud; le politiche di sfruttamento da parte dei grandi del pianeta; la complessa convivenza fra le fedi; le persecuzioni delle minoranze religiose, soprattutto cristiane; il dramma delle migrazioni.<br />
&#8211;  «La questione della pace &#8211; dice Raspanti &#8211; non è disgiunta dagli squilibri sociali che qui si registrano. E anche lo stesso tema delle migrazioni sarà visto secondo prospettive diverse. Penso al grido che alcuni vescovi delegati hanno già lanciato chiedendo di aiutare i loro Paesi a non lasciare fuggire i cristiani».</p>
<p>Lo stile dell’incontro è mutuato dal Sinodo dei vescovi. Non solo nei due anni di preparazione sono stati coinvolti gli episcopati del Mediterraneo che hanno contribuito a elaborare una bozza di lavoro, ma soprattutto le giornate di Bari saranno nel segno dell’ascolto e del dialogo fra i vescovi.<br />
&#8211;  «Ore e ore di discussione», annuncia Raspanti. Dal confronto scaturirà il documento che sarà approvato dai presuli e che domenica mattina verrà consegnato al Pontefice durante il suo incontro con i vescovi nella Basilica di San Nicola.<br />
&#8211;  «Il Papa che condivide a pieno il nostro incontro &#8211; dice Bassetti &#8211; ci ha chiesto proposte concrete che vadano oltre le lamentele». Il dialogo fra il Pontefice e i pastori della regione rappresenterà l’appuntamento centrale di Bari, che verrà aperto dal saluto di Bassetti e dalle testimonianze del cardinale Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo e presidente della Conferenza episcopale di Bosnia ed Erzegovina, e dell’arcivescovo Pierbattista Pizzaballa, amministratore apostolico del patriarcato latino di Gerusalemme, e che si chiuderà con l’intervento dell’arcivescovo di Algeri, il gesuita Paul Desfarges, presidente della Conferenza episcopale regionale del Nord Africa. Momento concluso dell’evento sarà la Messa presieduta da Francesco alle 10.45 nel cuore di Bari.</p>
<p>L’incontro dei vescovi si porterà dietro anche un segno concreto di attenzione a tutto il Mediterraneo.<br />
&#8211;  «Si tratterà di borse di studio per giovani delle diverse sponde con lo scopo di formare una nuova classe dirigente», annuncia Bassetti. Il progetto avrà come guida la Caritas italiana e vedrà il coinvolgimento di Rondine-Cittadella della pace, il laboratorio della riconciliazione alle porte di Arezzo che fa studiare i giovani provenienti dai Paesi in guerra fianco a fianco con il loro &#8220;nemico&#8221;.</p>
<p>I lavori “sinodali” dei vescovi saranno a porte chiuse ma ogni giorno è previsto un briefing con la stampa. Guai comunque a pensare che le giornate siano blindate. Sono previste infatti Messe e momenti di preghiera aperti a tutti; venerdì sera ogni pastore delegato sarà ospite di una parrocchia; poi sabato pomeriggio, a partire dalle 15.30, al teatro Petruzzelli si terrà l’incontro di testimonianze con voci e volti da tutto il Mediterraneo e gli interventi dei vescovi e di esperti di geopolitica.<br />
&#8211;  Intanto si immagina già il “dopo Bari”. «Non ritengo che tutto si possa concludere in Puglia &#8211; avverte il presidente della Cei -. È possibile che si creino tavoli di lavoro tematici che permetteranno ai vescovi di incontrarsi di nuovo. Del resto la sfida è far riscoprire la vocazione propria del nostro grande mare: una vocazione alla pace e all’incontro».</p>
<p>____________________________________________________________________<br />
* Note sul tema:</p>
<p>UOMINI E DONNE. LA NUOVA ALLEANZA di &#8220;Maria&#8221; e di &#8220;Giuseppe&#8221;!!! AL DI LA’ DELL’ &#8220;EDIPO&#8221;, L’ &#8220;AMORE CONOSCITIVO&#8221;. SULL’USCITA DALLO STATO DI MINORITA’, OGGI (<a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=985" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=985</a>)</p>
<p>DAL &#8220;CHE COSA&#8221; AL &#8220;CHI&#8221;: NUOVA ERMENEUTICA E NUOVO PRINCIPIO DI &#8220;CARITÀ&#8221;! DELLA TERRA, IL BRILLANTE COLORE ( <a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5728" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5728</a> )</p>
<p>CREATIVITÀ: KANT E LA CRITICA DELLA SOCIETÀ DELL’UOMO A &#8220;UNA&#8221; DIMENSIONE. Una sollecitazione a svegliarsi dal sonno dogmatico (<a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4977" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4977</a>) </p>
<p>GUARIRE LA NOSTRA TERRA: VERITÀ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di &#8220;pensare un altro Abramo&#8221; ( <a href="http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5269" rel="nofollow ugc">http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5269</a> )</p>
<p>Federico La Sala</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: FEDERICO LA SALA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/#comment-294396</link>

		<dc:creator><![CDATA[FEDERICO LA SALA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Feb 2020 22:14:27 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=82473#comment-294396</guid>

					<description><![CDATA[DOC. 1  - MEDITERRANEO: BARI  SEDE PRIVILEGIATA DI DIALOGO (*): PER LE ISTITUZIONI  DI MOLA DI BARI,  UN&#039;OCCASIONE PER RIFLETTERE SUL SENSO DELLO SPIRITO DEL  &quot;GIARDINO DI PEDRO&quot;...
  
(*). Verso Bari 2020. «Bari, ponte di pace per il Mediterraneo. Sui passi di san Nicola» 

Parla l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Cacucci, padrone di casa all’Incontro dei vescovi del Mediterraneo sulla pace. Tutto pronto per la visita del Papa il 23 febbraio. «La nostra è terra di dialogo» 

di Giacomo Gambassi  *

C’è una frase che l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, ama ripetere per descrivere la vocazione della sua terra. È quella che gli aveva affidato papa Wojtyla durante una visita ad limina dei vescovi della regione. «Giovanni Paolo II si rivolge a me dicendo: “Dovete guardare al Mediterraneo e all’Africa”. Ecco, in un’espressione dal sapore profetico il Pontefice santo ha condensato ciò a cui siamo chiamati. Bari è tenuta a essere ponte fra le sponde del grande mare: in particolare fra Oriente e Occidente, come lo è stato e lo è ancora il nostro patrono san Nicola». Una pausa. «In quest’ottica va letto l’incontro per la pace in Medio Oriente voluto il 7 luglio 2018 da papa Francesco con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane della regione - afferma l’arcivescovo -. E adesso l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Cei».

L’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Cei è una sorta di Sinodo del Mediterraneo che porterà a Bari dal 19 al 23 febbraio cinquantotto vescovi delle Chiese affacciate sul grande mare in rappresentanza di tre continenti (Europa, Asia e Africa). Sarà concluso da papa Francesco. Sui passi del &quot;profeta di pace&quot; Giorgio La Pira, i vescovi si confronteranno per indicare percorsi concreti di riconciliazione e fraternità fra i popoli in un’area segnata da guerre, persecuzioni, emigrazioni, sperequazioni
Mancano dieci giorni all’inizio di quello che il cardinale Gualtiero Bassetti ha definito “una sorta di Sinodo sul Mediterraneo” che dal 19 al 23 febbraio porterà nel capoluogo pugliese cinquantotto vescovi in rappresentanza di venti Paesi affacciati sul grande mare e di tre continenti (Europa, Asia e Africa). «Non ho proposto io Bari per questo evento - confida Cacucci -. È stato il cardinale Bassetti con il Consiglio permanente della Cei a indicare la nostra città. E come Chiesa locale abbiamo accolto con gioia la richiesta, ben sapendo che sono parte del nostro dna l’accoglienza, il dialogo, la cultura dell’incontro». L’arcidiocesi è in prima linea nell’organizzazione dell’iniziativa internazionale.
-  Il Castello svevo accoglierà le tre giornate “sinodali” di confronto (a porte chiuse) fra i vescovi. La Basilica di San Nicola e la Cattedrale faranno da cornice alle Messe quotidiane. Le parrocchie ospiteranno venerdì sera i singoli pastori. Il teatro Petruzzelli sarà lo sfondo dell’evento pubblico di sabato pomeriggio. Poi domenica arriverà papa Francesco che sarà a Bari per la seconda volta in due anni e che nella Basilica di San Nicola dialogherà con i vescovi, prima di presiedere la Messa in corso Vittorio Emanuele.

Eccellenza, l’Incontro giunge mentre il Mediterraneo torna a infiammarsi.

È vero, siamo di fronte a un disordine mondiale in cui gruppi etnici e formazioni militari scatenano conflitti sempre nuovi. Tutto ciò ha ripercussioni intorno al grande mare. Per questo l’iniziativa Cei si colloca in un momento dolorosamente provvidenziale per ciò che si sta verificando nel Mediterraneo. Se il bacino può essere considerato un «grande lago di Tiberiade», come lo definiva Giorgio La Pira, resta ancora oggi un luogo di morte. Pertanto dai vescovi che prenderanno parte alle giornate baresi non potrà che levarsi un’invocazione alla pace. Come del resto aveva fatto da qui, dal sagrato della Basilica di San Nicola, papa Francesco il 7 luglio 2018 quando aveva spiegato che la pace «va coltivata anche nei terreni aridi delle contrapposizioni perché oggi, malgrado tutto, non c’è alternativa possibile alla pace». Un’indicazione che troverà il suo sviluppo nell’imminente evento ecclesiale.

Bari si conferma sede privilegiata di dialogo.

Certo, a partire da san Nicola, uno dei santi più venerati nel mondo che collega Oriente e Occidente. Prima dell’incontro del 2018, il Papa aveva deciso che una reliquia del santo fosse traslata a Mosca e a San Pietroburgo. Un avvenimento straordinario, come ha sottolineato il patriarca Kirill, dal grande impatto ecumenico. Poi l’appuntamento per la pace nel Medio Oriente con il Pontefice. E adesso l’Incontro dei vescovi del Mediterraneo. In questo caso i protagonisti saranno i pastori cattolici che si ascolteranno a vicenda e poi consegneranno le loro osservazioni al Papa alla presenza dei vescovi italiani, invitati alle ultime due giornate.

Quale contributo alla pace dalle Chiese del bacino?

È proprio della nostra fede l’impegno per la pace. Di fronte agli odierni conflitti che costituiscono una «terza guerra mondiale a pezzi» secondo quanto detto dal Papa, come cristiani siamo chiamati ad annunciare al mondo che ogni uomo e ogni donna fa parte dell’unica famiglia umana. È questo il fondamento della fraternità. Il che significa prendere atto che esista un destino comune fra i popoli. Una visione rifluita nel Concilio come testimonia la Gaudium et spes la quale ci ricorda che la pace «non è mai qualcosa di stabilmente raggiunto ma un edificio da costruirsi continuamente».
-  Comunque già Giovanni XXIII, nell’enciclica Pacem in terris, evidenziava che l’urgenza di avere artigiani di pace. Ecco, nell’Incontro sul Mediterraneo entrerà tutto questo, consapevoli che i vescovi non giocano un ruolo politico ma intendono farsi apostoli di riconciliazione. Da Bari, quindi, non dobbiamo attendersi risultati politici. Va aggiunto che il cammino verso la pace richiede anche un cambio di mentalità. Ad esempio, la globalizzazione non va vista come pretesto per fomentare le paure ma come occasione per essere fratelli nella diversità.

L’Occidente e le grandi potenze agiscono ancora nel Mediterraneo per interesse particolare?

Negli ultimi due secoli è stato il Mediterraneo “coloniale” al centro delle preoccupazioni mondiali. Paradossalmente la creazione della Comunità europea ha spostato l’asse distante da questo mare. E ciò ha avuto l’effetto di allontanare le sponde, contribuendo ad alimentare il demone della paura. Di fatto l’Occidente non ha favorito il protagonismo del Medio Oriente o del Nord Africa. Così la riflessione dei vescovi intende aiutare anche l’Europa a ritrovare le sue radici che sono di per sé mediterranee.

A Bari papa Francesco aveva lanciato l’allarme sul rischio della scomparsa della presenza cristiana in alcuni angoli dell’area.

Tutti constatiamo che le persecuzioni verso i cristiani si sono intensificate. Non dimentichiamo che, anche solo guardando agli ultimi decenni, sono moltissimi i cristiani che hanno dato la vita per promuovere nel nome del Vangelo la convivenza pacifica fra i popoli in contesti segnati dalle guerre e dagli odi. Vorrei citare per tutti don Andrea Santoro ucciso in Turchia nel 2006. Ma siamo davvero consci che questa presenza abbia un ruolo profetico? O, come ammonisce il Papa, non c’è una congiura del silenzio?

Anche il tema dei migranti entrerà nell’agenda dei vescovi?

I processi di mobilità hanno accresciuto l’osmosi fra i popoli. Però da alcuni decenni il fenomeno migratorio ha subìto un’accelerazione a causa delle violenze e delle guerre ma anche della povertà generata da gravi ingiustizie e prevaricazioni. Tali processi hanno un inevitabile impatto sul dialogo fra le religioni e fra le confessioni cristiane ma anche sulla nostra identità di credenti. Se è vero che le migrazioni sono la conseguenza di un’assenza di pace, allora la questione non può non interrogare i vescovi. E anche tutti noi che siamo invitati a un’autentica testimonianza evangelica in grado di superare ogni sorta di egoismo.

Cacucci, dal 1999 arcivescovo di Bari-Bitonto

Ha 76 anni Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto e delegato pontificio per la Basilica di San Nicola a Bari. Nato nel capoluogo pugliese, è sacerdote dal 1966. È laureato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana e in scienze politiche all’Università di Bari. Nel 1987 viene nominato ausiliare di Bari-Bitonto e ordinato vescovo. Nel 1993 il Papa lo trasferisce alla sede arcivescovile di Otranto fino al 1999 quando torna come pastore nella sua Chiesa d’origine.

* Fonte: Avvenire, sabato 8 febbraio 2020 ( https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/incontro-vescovi-mediterraneo-cacucci-arcivescovo-bari-papa ) .]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>DOC. 1  &#8211; MEDITERRANEO: BARI  SEDE PRIVILEGIATA DI DIALOGO (*): PER LE ISTITUZIONI  DI MOLA DI BARI,  UN&#8217;OCCASIONE PER RIFLETTERE SUL SENSO DELLO SPIRITO DEL  &#8220;GIARDINO DI PEDRO&#8221;&#8230;</p>
<p>(*). Verso Bari 2020. «Bari, ponte di pace per il Mediterraneo. Sui passi di san Nicola» </p>
<p>Parla l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Cacucci, padrone di casa all’Incontro dei vescovi del Mediterraneo sulla pace. Tutto pronto per la visita del Papa il 23 febbraio. «La nostra è terra di dialogo» </p>
<p>di Giacomo Gambassi  *</p>
<p>C’è una frase che l’arcivescovo di Bari-Bitonto, Francesco Cacucci, ama ripetere per descrivere la vocazione della sua terra. È quella che gli aveva affidato papa Wojtyla durante una visita ad limina dei vescovi della regione. «Giovanni Paolo II si rivolge a me dicendo: “Dovete guardare al Mediterraneo e all’Africa”. Ecco, in un’espressione dal sapore profetico il Pontefice santo ha condensato ciò a cui siamo chiamati. Bari è tenuta a essere ponte fra le sponde del grande mare: in particolare fra Oriente e Occidente, come lo è stato e lo è ancora il nostro patrono san Nicola». Una pausa. «In quest’ottica va letto l’incontro per la pace in Medio Oriente voluto il 7 luglio 2018 da papa Francesco con i capi delle Chiese e delle comunità cristiane della regione &#8211; afferma l’arcivescovo -. E adesso l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Cei».</p>
<p>L’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dalla Cei è una sorta di Sinodo del Mediterraneo che porterà a Bari dal 19 al 23 febbraio cinquantotto vescovi delle Chiese affacciate sul grande mare in rappresentanza di tre continenti (Europa, Asia e Africa). Sarà concluso da papa Francesco. Sui passi del &#8220;profeta di pace&#8221; Giorgio La Pira, i vescovi si confronteranno per indicare percorsi concreti di riconciliazione e fraternità fra i popoli in un’area segnata da guerre, persecuzioni, emigrazioni, sperequazioni<br />
Mancano dieci giorni all’inizio di quello che il cardinale Gualtiero Bassetti ha definito “una sorta di Sinodo sul Mediterraneo” che dal 19 al 23 febbraio porterà nel capoluogo pugliese cinquantotto vescovi in rappresentanza di venti Paesi affacciati sul grande mare e di tre continenti (Europa, Asia e Africa). «Non ho proposto io Bari per questo evento &#8211; confida Cacucci -. È stato il cardinale Bassetti con il Consiglio permanente della Cei a indicare la nostra città. E come Chiesa locale abbiamo accolto con gioia la richiesta, ben sapendo che sono parte del nostro dna l’accoglienza, il dialogo, la cultura dell’incontro». L’arcidiocesi è in prima linea nell’organizzazione dell’iniziativa internazionale.<br />
&#8211;  Il Castello svevo accoglierà le tre giornate “sinodali” di confronto (a porte chiuse) fra i vescovi. La Basilica di San Nicola e la Cattedrale faranno da cornice alle Messe quotidiane. Le parrocchie ospiteranno venerdì sera i singoli pastori. Il teatro Petruzzelli sarà lo sfondo dell’evento pubblico di sabato pomeriggio. Poi domenica arriverà papa Francesco che sarà a Bari per la seconda volta in due anni e che nella Basilica di San Nicola dialogherà con i vescovi, prima di presiedere la Messa in corso Vittorio Emanuele.</p>
<p>Eccellenza, l’Incontro giunge mentre il Mediterraneo torna a infiammarsi.</p>
<p>È vero, siamo di fronte a un disordine mondiale in cui gruppi etnici e formazioni militari scatenano conflitti sempre nuovi. Tutto ciò ha ripercussioni intorno al grande mare. Per questo l’iniziativa Cei si colloca in un momento dolorosamente provvidenziale per ciò che si sta verificando nel Mediterraneo. Se il bacino può essere considerato un «grande lago di Tiberiade», come lo definiva Giorgio La Pira, resta ancora oggi un luogo di morte. Pertanto dai vescovi che prenderanno parte alle giornate baresi non potrà che levarsi un’invocazione alla pace. Come del resto aveva fatto da qui, dal sagrato della Basilica di San Nicola, papa Francesco il 7 luglio 2018 quando aveva spiegato che la pace «va coltivata anche nei terreni aridi delle contrapposizioni perché oggi, malgrado tutto, non c’è alternativa possibile alla pace». Un’indicazione che troverà il suo sviluppo nell’imminente evento ecclesiale.</p>
<p>Bari si conferma sede privilegiata di dialogo.</p>
<p>Certo, a partire da san Nicola, uno dei santi più venerati nel mondo che collega Oriente e Occidente. Prima dell’incontro del 2018, il Papa aveva deciso che una reliquia del santo fosse traslata a Mosca e a San Pietroburgo. Un avvenimento straordinario, come ha sottolineato il patriarca Kirill, dal grande impatto ecumenico. Poi l’appuntamento per la pace nel Medio Oriente con il Pontefice. E adesso l’Incontro dei vescovi del Mediterraneo. In questo caso i protagonisti saranno i pastori cattolici che si ascolteranno a vicenda e poi consegneranno le loro osservazioni al Papa alla presenza dei vescovi italiani, invitati alle ultime due giornate.</p>
<p>Quale contributo alla pace dalle Chiese del bacino?</p>
<p>È proprio della nostra fede l’impegno per la pace. Di fronte agli odierni conflitti che costituiscono una «terza guerra mondiale a pezzi» secondo quanto detto dal Papa, come cristiani siamo chiamati ad annunciare al mondo che ogni uomo e ogni donna fa parte dell’unica famiglia umana. È questo il fondamento della fraternità. Il che significa prendere atto che esista un destino comune fra i popoli. Una visione rifluita nel Concilio come testimonia la Gaudium et spes la quale ci ricorda che la pace «non è mai qualcosa di stabilmente raggiunto ma un edificio da costruirsi continuamente».<br />
&#8211;  Comunque già Giovanni XXIII, nell’enciclica Pacem in terris, evidenziava che l’urgenza di avere artigiani di pace. Ecco, nell’Incontro sul Mediterraneo entrerà tutto questo, consapevoli che i vescovi non giocano un ruolo politico ma intendono farsi apostoli di riconciliazione. Da Bari, quindi, non dobbiamo attendersi risultati politici. Va aggiunto che il cammino verso la pace richiede anche un cambio di mentalità. Ad esempio, la globalizzazione non va vista come pretesto per fomentare le paure ma come occasione per essere fratelli nella diversità.</p>
<p>L’Occidente e le grandi potenze agiscono ancora nel Mediterraneo per interesse particolare?</p>
<p>Negli ultimi due secoli è stato il Mediterraneo “coloniale” al centro delle preoccupazioni mondiali. Paradossalmente la creazione della Comunità europea ha spostato l’asse distante da questo mare. E ciò ha avuto l’effetto di allontanare le sponde, contribuendo ad alimentare il demone della paura. Di fatto l’Occidente non ha favorito il protagonismo del Medio Oriente o del Nord Africa. Così la riflessione dei vescovi intende aiutare anche l’Europa a ritrovare le sue radici che sono di per sé mediterranee.</p>
<p>A Bari papa Francesco aveva lanciato l’allarme sul rischio della scomparsa della presenza cristiana in alcuni angoli dell’area.</p>
<p>Tutti constatiamo che le persecuzioni verso i cristiani si sono intensificate. Non dimentichiamo che, anche solo guardando agli ultimi decenni, sono moltissimi i cristiani che hanno dato la vita per promuovere nel nome del Vangelo la convivenza pacifica fra i popoli in contesti segnati dalle guerre e dagli odi. Vorrei citare per tutti don Andrea Santoro ucciso in Turchia nel 2006. Ma siamo davvero consci che questa presenza abbia un ruolo profetico? O, come ammonisce il Papa, non c’è una congiura del silenzio?</p>
<p>Anche il tema dei migranti entrerà nell’agenda dei vescovi?</p>
<p>I processi di mobilità hanno accresciuto l’osmosi fra i popoli. Però da alcuni decenni il fenomeno migratorio ha subìto un’accelerazione a causa delle violenze e delle guerre ma anche della povertà generata da gravi ingiustizie e prevaricazioni. Tali processi hanno un inevitabile impatto sul dialogo fra le religioni e fra le confessioni cristiane ma anche sulla nostra identità di credenti. Se è vero che le migrazioni sono la conseguenza di un’assenza di pace, allora la questione non può non interrogare i vescovi. E anche tutti noi che siamo invitati a un’autentica testimonianza evangelica in grado di superare ogni sorta di egoismo.</p>
<p>Cacucci, dal 1999 arcivescovo di Bari-Bitonto</p>
<p>Ha 76 anni Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari-Bitonto e delegato pontificio per la Basilica di San Nicola a Bari. Nato nel capoluogo pugliese, è sacerdote dal 1966. È laureato in teologia alla Pontificia Università Gregoriana e in scienze politiche all’Università di Bari. Nel 1987 viene nominato ausiliare di Bari-Bitonto e ordinato vescovo. Nel 1993 il Papa lo trasferisce alla sede arcivescovile di Otranto fino al 1999 quando torna come pastore nella sua Chiesa d’origine.</p>
<p>* Fonte: Avvenire, sabato 8 febbraio 2020 ( <a href="https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/incontro-vescovi-mediterraneo-cacucci-arcivescovo-bari-papa" rel="nofollow ugc">https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/incontro-vescovi-mediterraneo-cacucci-arcivescovo-bari-papa</a> ) .</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: FEDERICO LA SALA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/#comment-294388</link>

		<dc:creator><![CDATA[FEDERICO LA SALA]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 09:44:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=82473#comment-294388</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/#comment-294387&quot;&gt;FEDERICO LA SALA&lt;/a&gt;.

P. S. - RICORDANDO DANTE, UNA NOTA PER IL PRIMO &quot;Dantedì ( 25 MARZO 2020).   

UN &quot;SEGNAVIA&quot; PER UNA SVOLTA ANTROPOLOGICA: CAINA-MENTE LIBERO,  ADAMO (*Adamo ed Eva*!!!) RIPRENDE IL SUO CAMMINO  E &quot;RITORNA&quot; NEL &quot;PARADISO TERRESTRE&quot;:

La ricostruzione dell’Adamo caduto  (https://www.internazionale.it/video/2014/12/18/la-ricostruzione-dell-adamo-caduto).


 Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/#comment-294387">FEDERICO LA SALA</a>.</p>
<p>P. S. &#8211; RICORDANDO DANTE, UNA NOTA PER IL PRIMO &#8220;Dantedì ( 25 MARZO 2020).   </p>
<p>UN &#8220;SEGNAVIA&#8221; PER UNA SVOLTA ANTROPOLOGICA: CAINA-MENTE LIBERO,  ADAMO (*Adamo ed Eva*!!!) RIPRENDE IL SUO CAMMINO  E &#8220;RITORNA&#8221; NEL &#8220;PARADISO TERRESTRE&#8221;:</p>
<p>La ricostruzione dell’Adamo caduto  (<a href="https://www.internazionale.it/video/2014/12/18/la-ricostruzione-dell-adamo-caduto" rel="nofollow ugc">https://www.internazionale.it/video/2014/12/18/la-ricostruzione-dell-adamo-caduto</a>).</p>
<p> Federico La Sala</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: FEDERICO LA SALA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2020/02/07/il-giardino-di-pedro/#comment-294387</link>

		<dc:creator><![CDATA[FEDERICO LA SALA]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 09:13:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=82473#comment-294387</guid>

					<description><![CDATA[&quot;BENI CULTURALI&quot; E SOCIETA&#039;: IL &quot;PARADISO TERRESTRE&quot;, UN PROGRAMMA &quot;SEMPRE ATTUALE&quot;!  

[...] nel 1981, quattro anni dopo il suo rientro in Italia, Don Pedro ottenne dall’Amministrazione comunale di Mola l’incarico di progettare e realizzare un GIARDINO PUBBLICO. Il suo obiettivo era palese: coniugare le tradizionali forme e tecniche costruttive presenti nel Mezzogiorno con gli stilemi dell’architettura dell’America centrale.
Il libro della Nardulli è incentrato proprio sulla sua ultima avventura architettonica. [...]   il lavoro della Nardulli doveva servire proprio per salvaguardare ciò che resta dell’opera di Don Pedro. Solo il tempo ci dirà se la sua fatica è stata vana. Chissà?  [...]

IL PARADISO TERRESTRE, UN PROGRAMMA (http://lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5726):
&quot;Il Giardino di Don Pedro, sulla scorta dell’esegesi di Dante Alighieri, non è sbarrato; e soprattutto, non v’è alcuna traccia del Cherubino con la spada infuocata a sorvegliarlo; non è concepito come un passato perduto, né come un futuro a venire, bensì come simbolo di una comunità sempre attuale&quot;!!!

Federico La Sala]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;BENI CULTURALI&#8221; E SOCIETA&#8217;: IL &#8220;PARADISO TERRESTRE&#8221;, UN PROGRAMMA &#8220;SEMPRE ATTUALE&#8221;!  </p>
<p>[&#8230;] nel 1981, quattro anni dopo il suo rientro in Italia, Don Pedro ottenne dall’Amministrazione comunale di Mola l’incarico di progettare e realizzare un GIARDINO PUBBLICO. Il suo obiettivo era palese: coniugare le tradizionali forme e tecniche costruttive presenti nel Mezzogiorno con gli stilemi dell’architettura dell’America centrale.<br />
Il libro della Nardulli è incentrato proprio sulla sua ultima avventura architettonica. [&#8230;]   il lavoro della Nardulli doveva servire proprio per salvaguardare ciò che resta dell’opera di Don Pedro. Solo il tempo ci dirà se la sua fatica è stata vana. Chissà?  [&#8230;]</p>
<p>IL PARADISO TERRESTRE, UN PROGRAMMA (<a href="http://lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5726" rel="nofollow ugc">http://lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=5726</a>):<br />
&#8220;Il Giardino di Don Pedro, sulla scorta dell’esegesi di Dante Alighieri, non è sbarrato; e soprattutto, non v’è alcuna traccia del Cherubino con la spada infuocata a sorvegliarlo; non è concepito come un passato perduto, né come un futuro a venire, bensì come simbolo di una comunità sempre attuale&#8221;!!!</p>
<p>Federico La Sala</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-04-17 09:28:12 by W3 Total Cache
-->