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	<title>2002 &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Corpo Lettera Integrale: Casanova</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 15:30:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Casanova Intégral di Philippe Sollers traduzione di Francesco Forlani Era ora! Finalmente una vera edizione delle duemila pagine delle Memoires di Casanova, l&#8217;equivalente di A la recherche du temps perdu, otto milioni di caratteri, e che caratteri! Finalmente un solo blocco spettacolare, che meritava d&#8217;essere sì sistemato, ma non di certo censurato! La vicenda è [&#8230;]]]></description>
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<p><strong>Casanova Intégral</strong><br />
di<br />
<a href="http://www.philippesollers.net/"><strong>Philippe Sollers</strong></a><br />
<em>traduzione di Francesco Forlani</em></p>
<p>Era ora! Finalmente <a href="http://www.laffont.fr/bouquin/livre.asp?code=2-221-06522-0"> una vera edizione</a> delle duemila pagine delle <em>Memoires</em> di Casanova, l&#8217;equivalente di <em>A la recherche du temps perdu</em>, otto milioni di caratteri, e che caratteri! Finalmente un solo blocco spettacolare, che meritava d&#8217;essere sì sistemato, ma non di certo censurato! La vicenda è complessa, ma  in fin dei conti assai semplice. Casanova (morto nel 1798) scriveva in un francese spesso maldestro. Il manoscritto viene ritrovato in Germania ed è dapprima tradotto in tedesco. Poi, nel 1826, pubblicazione &#8220;<em>en bon français&#8221; </em>ma con delle attenuazioni, velature, aggiunte inopportune. Il manoscritto originale, invece, dovrà aspettare il 1960 (!) per essere conosciuto. Di qui, ora, la necessità di adottare un principio unico di edizione: leggibilità dell’aggiustamento grammaticale, e intercalari tra virgolette, nel racconto, della censura. Ecco cosa è stato fatto e fatto bene: Il risultato è per l’appunto favoloso.<br />
<span id="more-28287"></span><br />
Jean Laforgue, il professore francese  che ha &#8220;messo in bella forma&#8221; le <em>Mémoires</em>, o meglio <em>L’Histoire de ma vie,</em> è un esempio eccellente di gusto scrupoloso e di rimozione laica. È  tutto il diciannovesimo secolo che si esprime attraverso di lui e che viene così, affascinato, serio a distendersi con fervore sul divano di Casanova. Laforgue conosce bene la lingua ma non dovrà succedere che nel molto svelarsi grazie a un altro, finisca col dirne troppo. Ecco il suo primo intervento: &#8220;<em> Quanto alle donne, ho sempre trovato soave l&#8217;odore di quelle che ho amato&#8221;.</em> Eppure, Casanova ha scritto : &#8221; <em>Ho sempre trovato che colei che amavo avesse un odore buono, e più il suo sudore era forte , tanto  più mi sembrava soave. </em>&#8221; Questa repressione del sudore è, di per sé, tutto un programma. Lo stesso, per il cibo. Casanova non nasconde quel che chiama <em>&#8221; gusti forti&#8221;</em>: Selvaggina, triglie, fegato d&#8217;anguilla, granchi, ostriche, formaggi ammuffiti, il tutto annaffiato con Champagne, Bourgogne, bianchi di Bordeaux. Laforgue preferirà nella maggior parte dei casi parlare di  <em>&#8220;cenette deliziose.</em>&#8221; Casanova si descrive in movimento, piedi scalzi, la notte per non fare rumore? Laforgue immediatamente sente freddo e infila al suo eroe <em>&#8220;leggere pantofole&#8221;</em>. Si assiste così, attraverso piccoli ritocchi, o talvolta per interi paragrafi, alla vestizione del corpo che ossessiona le immaginazioni colpevoli e depresse, dalla scomparsa del diciottesimo secolo. Il corpo troppo crudo, troppo presente, troppo in mostra, ecco il pericolo. L&#8217;avventura di un corpo singolare, non collettivizzabile, i suoi gesti, iniziative, le posture scatenano un&#8217;inquietudine permanente (Baudelaire e Flaubert ne sapevano qualcosa, per non parlare delle peripezie sotterranee di Sade). Certo, Laforgue è  globalmente onesto: sa di partecipare a una bomba letteraria (successo garantito) , ama il suo modello, lo ammira. Eppure non può trattenersi dall&#8217;intervenire, ed è proprio questo che ci appassiona. Perché Laforgue è un benpensante sempre d&#8217;attualità. La parola &#8220;gesuita&#8221; ad esempio lo fa rabbrividire, e ci mette del suo, non senza sarcasmo, quando Casanova poi si accontenta dell&#8217;ironia. Il ricordo della monarchia è una ferita aperta. Come conciliare il fatto che Casanova sia apertamente ostile alla <em>Terreur,</em> e rimpianga, dopotutto l&#8217;<em>Ancien Régime</em>, con le sue avventure sovversive  e che, dunque, dovevano andare nel buon senso, quella della storia?</p>
<p>Si sorvolerà sull&#8217;apologia di Louis XV (&#8221; Louis XV aveva la più bella testa che fosse possibile vedere, e la portava con così  tanta grazia che maestà&#8221;) ma si sopprimerà la diatriba contro il popolo francese che ha massacrato la sua nobiltà, un popolo che, come diceva Voltaire, è &#8220;il più abominevole di tutti&#8221; e che assomiglia a &#8220;un camaleonte che assume tutti i colori  ed è suscettibile di tutto quello che un capo può fargli fare nel bene o nel male&#8221;. Gli odori, il cibo, le opinioni politiche: questo va tenuto d’occhio. Se Casanova scrive &#8220;<em>popolo basso</em>&#8221; gli si farà dire &#8220;<em> il buon popolo&#8221;</em>. Però sono le puntualizzazioni sul desiderio sessuale quelle più spinose. A proposito di una donna che è appena caduta, Laforgue scrive che Casanova &#8220;<em>ripara con una mano casta il disordine che la caduta aveva provocato all’abito</em>&#8220;. Sono dette in termini galanti queste cose qui. Casanova, lui, è andato &#8220;<em>ad abbassare in fretta le gonne che avevano esposto alla vista tutte le sue segrete meraviglie&#8221;</em>. Nessuna mano casta , si noterà, ma uno sguardo pronto. Laforgue :&#8221;<em>teme il matrimonio come il fuoco&#8221;</em>. È  per non indignare la Signora Laforgue, che non riprende la frase di Casanova : &#8220;<em>Temo il matrimonio più della morte</em>&#8220;?<br />
Più aspramente non bisognerà mostrare due delle principali eroine , M.M. e C.C. ( le due amiche di uno dei periodi più felici della vita di Casanova, nel suo casinò di Venezia), in una sequenza come questa: &#8221; <em>iniziarono i loro lavori con un  furore simile a  quello di due tigri che pareva volessero divorarsi</em>&#8220;.  Ad ogni modo, non era proprio questione di pubblicare questo: &#8221; <em>Ci siamo ritrovati tutti e tre dello stesso sesso in tutti i trio che eseguimmo&#8221;</em>. Dopo un&#8217;orgia, pareva naturale a Laforgue di far provare a Casanova del &#8220;<em>disgusto</em>&#8220;. Niente di tale sorta.</p>
<p>Se Casanova scrive &#8221; <em>Sicuro di un pieno godimento in fine giornata, mi lasciai andare  a tutta la mia gaiezza naturale&#8221;</em> Laforgue corregge in : &#8221; <em>Sicuro di essere felice&#8230;</em>&#8221; Una donna , per Laforgue, non si potrebbe rappresentare coricata sul dorso mentre si &#8220;<em>manualizzava&#8221;</em> . No: lei sarà &#8220;<em>nell&#8217;atto di farsi illusione</em>&#8220;. Ecco,  effettivamente, come una mano rimane casta. Allo stesso modo si dirà<em> &#8220;onanismo&#8221;</em> laddove Casanova impiega questa meravigliosa parola: <em>&#8220;manustupro&#8221;</em>. Si eviteranno le annotazioni &#8220;<em>sulle feroci viscere che (&#8230;) danno convulsioni a una, fanno impazzire un&#8217;altra, e diventare un&#8217;altra ancora devota</em>&#8220;. Casanova ama le donne: le descrive come le ama. Laforgue le rispetta: è un femminista che le teme. Non è proprio  il caso  che Casanova parli di macchie sospette sulle sue mutandine: gli si pulisce tutto. In compenso, lo si doterà di tanto in tanto di formule morali. La correzione giunge talvolta al ravvedimento. M.M. (&#8220;<em> questa donna religiosa, forte d&#8217;animo, libertina e gaudente, ammirevole in ogni cosa facesse&#8221;</em>) manda una lettera d&#8217;amore al suo Casanova. Versione Laforgue: “Lancio mille <em>baci che si perdono nell&#8217;aria</em>.” Casanova (ed è talmente più bello): &#8220;<em>Bacio l&#8217;aria, credendo che tu ci sia.&#8221;</em></p>
<p>Da dove proviene, invece, l&#8217;incantamento costante nel leggere, perfino nella versione Laforgue, queste &#8220;<em>Mille e una notte&#8221;</em> d&#8217;Occidente?<br />
Dal fatto che si tratti semplicemente di uno dei più bei romanzi di tutti i tempi, che racconta una performance alchemica che tutti sognano ma che pochi raggiungono: fare della propria vita un romanzo. Se i romanzi servono a immaginare le vite che non si sono avute , Casanova, lui può tranquillamente affermare: &#8221; <em>la mia vita è la mia materia, la mia materia è la mia vita</em>&#8220;. E che materia?  <em>&#8221; Ricordandomi dei piaceri che ho avuto, io li rinnovo, ne godo per una seconda volta, e rido delle pene  che ho patito e che ormai non sento più. Membro dell&#8217;universo parlo all&#8217;aria e mi figuro rendere conto della mia gestione come un Maître d&#8217;Hotel lo rende al suo Maître prima di sparire.&#8221;</em> ( Si noti che Casanova non dice che il Maître deve sparire.) Si è organizzato una festa di tutti gli istanti, niente glielo impedisce, niente lo ostacola, le stesse malattie o i fiaschi lo interessano o lo divertono; e sempre, dappertutto, all&#8217;improvviso, ci sono delle donne pronte ad entrare nel suo vortice magnetico.  Guarda caso, sono spesso sorelle, amiche, sempre che non si tratti di madre e figlia. &#8221; <em>Non ho mai potuto concepire come un padre potesse amare teneramente la sua affascinante figlia senza esserci andato a letto almeno una volta</em>. <em>Questa impotenza del concepire m&#8217;ha sempre convinto e mi convince ancora di più con forza oggi, che il mio spirito e la mia materia non fanno che un&#8217;unica e sola  sostanza&#8221; </em> Formidabile dichiarazione d&#8217;incesto rivendicata ( e del resto praticata e raccontata in occasione di una notte famosa a Napoli). Bisogna insistere : &#8221; <em>Gli incesti, eterni soggetti delle tragedie greche, invece di farmi piangere, mi fanno ridere.</em>&#8221; Ecco di cosa turbare o scandalizzare per sempre, tutte le società, quali che siano. Le avventure di Casanova, la magnetizzazione che liberano, vengono indubbiamente da questa &#8220;sostanza&#8221; che lo costituisce. Grazie a questa, e alla detestazione della morte che genera, le porte si aprono, i nemici scompaiono, le felici combnazioni si moltiplicano, le evasioni di prigione sono possibili, le partite al gioco finiscono bene, la pazzia usata e sconfitta, la ragione ( o almeno una certa ragione superiore) trionfa. La storia &#8220;magica&#8221; con la marchesa d&#8217;Urfé (che si aspetta da Casanova , super stregone, di essere trasformata in uomo )  è una delle più sbalorditive mai vissute. Ciarlatano, Casanova? Senza alcun dubbio, quando ci vuole ci vuole, ma  un ciarlatano che si confessa tale, precisando ogni volta quale sia la vera causa di credulità (come Freud in fondo ma in maniera più comica)</p>
<p>Incontra delle star? Nessun problema. Voltaire? Gli si recita l&#8217;Ariosto, fino a farlo piangere. Rousseau? Nessun fascino, non sa ridere. Federico di Prussia? salta da un argomento all&#8217;altro senza ascoltare le risposte che gli si danno. Caterina di Russia? Si viaggia con lei. Il cardinale di Bernis? Un compagno di dissolutezza, a Venezia. il Papa? Vi offre la stessa decorazione data a Mozart, en passant. A proposito di papa, la metafisica di Casanova ha ancora di che sorprendere. Comincia così <em>L&#8217;Histoire de ma vie:</em>: &#8220;<em>La dottrina degli stoici e di ogni altra setta sulla forza del destino è una chimera dell&#8217;immaginazione che si rifà all&#8217;ateismo. io sono, non soltanto monoteista, ma cristiano fortificato dalla filosofia, che non ha mai rovinato alcunché.</em>&#8221; La provvidenza, dice ancora, l&#8217;ha sempre esaudito nelle sue preghiere. &#8220;<em>La disperazione uccide: la preghiera la fa sparire e, quando l&#8217;uomo ha pregato, prova fiducia e agisce.</em> &#8221; Casanova che prega: che quadretto! Sorprendente professione di fede, ad ogni modo, per l&#8217;uomo che getta allo stesso tempo in faccia ai suoi simili questa frase destinata a essere compresa da coloro che &#8221; a furia di dimorare nel fuoco sono diventati delle salamandre&#8221;. <em>&#8220;Niente potrà fare che io non mi sia divertito</em>&#8220;. </p>
<p>Casanova è presente. Siamo noi  che siamo andati alla deriva lontano da lui e, con ogni evidenza, in un’<em> impasse</em> fatale. Un giorno a Parigi, è all&#8217;Opera, in un palchetto vicino a quello di Madame de Pompadour. La buona società si diverte per il suo francese approssimativo, per esempio quando dice di non avere freddo a casa sua perché le finestre sono <em>calfoutrées</em>  .<br />
Casanova incuriosisce, gli si chiede da dove venga: &#8220;<em>da Venezia</em>&#8220;. Madame de Pompadour: &#8220;<em> Da Venezia? Lei è veramente di laggiù?</em>&#8221; Casanova: &#8220;<em>Venezia, signora, non è laggiù, ma lassù&#8221;</em>. Una riflessione così insolente colpisce gli spettatori. La sera stessa, Parigi è a lui.</p>
<p>Brano tratto da Philippe Sollers, Liberté du XVIIIème, Gallimard, 2002 (Folio, n°4120)</p>
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