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	<title>aforismi e dintorni &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Altre notizie su Nuvola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Jul 2016 05:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Damiano Sinfonico]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[prosa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Damiano Sinfonico [inediti, aforismi e dintorni] Una volta Nuvola andò a Cuneo a cercare dei poeti. Gli dissero che non ce n’erano, si erano trasferiti a Milano. Però in provincia ne era rimasto uno, un mezzo poeta, perché scriveva prose. Allora andò in cerca di lui e lo trovò. Aveva la testa rasata e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Damiano Sinfonico</strong></p>
<p style="text-align: right;">[<em>inediti, aforismi e dintorni</em>]</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta Nuvola andò a Cuneo a cercare dei poeti. Gli dissero che non ce n’erano, si erano trasferiti a Milano. Però in provincia ne era rimasto uno, un mezzo poeta, perché scriveva prose. Allora andò in cerca di lui e lo trovò. Aveva la testa rasata e con accento piemontese gli disse: “Io scrivo prose brevi”. E Nuvola gli disse: “Io ho bisogno di alcuni versi, per favore, scrivine qualcuno solo per me”. Allora il mezzo poeta si chiuse tutta la notte nel suo studio e quando uscì brandiva un foglio con una prosa breve. E Nuvola gli chiese: “E i miei versi?”. “Ci sono, ma non si vedono, come le stelle durante il giorno”. <span id="more-62896"></span></p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta i tubi sono saltati, la sua casa si è allagata. Anche la scarpiera era piena d’acqua. Le chiavi d’argento, la maggiorana, il pesce rosso, tutto inondato. I manoscritti se li è portati via l’acqua. I vestiti col tempo si sono asciugati, ma le ossa sgocciolavano. Lo raccontava in modo stralunato, e intanto starnutiva.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La casa di Nuvola era uno spazio aperto all’immaginazione. Il suo letto era lungo come una spiaggia, ombreggiato da piante tropicali. Diceva che la cucina era grande come il mondo e tutta la casa grande come un aeroporto.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Incarnava il suo tempo come un futurista in un mondo di arcadi. Sbigottì i suoi colleghi affermando che le poesie sono come la pubblicità, perché nascondono in un punto la loro forza di persuasione. E non tutte le poesie ce l’hanno.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Gli incipit lo ossessionavano. Una volta iniziò così: “Mi chiamo Nuvola, come tutti”, ma non si sentì originale e lo cancellò. Poi attaccò così: “Questo libro è un giallo sulla mia educazione”, e lo abbandonò.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Non era un grande sognatore, ma con le sue opere viaggiava verso la malinconia. Una volta descrisse i lampioni come dei pesci ubriachi di luce.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">La retorica era un suo cruccio. Certe figure lo incantavano (“Le mani affondano nei lavori domestici, risalgono, ci restano in mano”), ma ripeteva che chi non legge i contemporanei è condannato alla retorica.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Non era tormentato dall’esigenza di scrivere, ma ne fece il suo dovere per sottrarsi alla leggerezza. Tuttavia era soverchiato dalla pigrizia e prendeva di rado in mano la penna. Compose dei libri brevissimi convinto che le sue pagine fossero grandi come il mare.</p>
<p style="text-align: justify;">*</p>
<p style="text-align: justify;">Non aveva le idee chiare sulla morte. Una volta disse che gli sarebbe piaciuto reincarnarsi in una riga di Paul Valéry. Un’altra volta affermò in un mappamondo. Poi una stella. Un fiore. Un abbraccio. Una tazza di lacrime. Una nuvola. Un aeroplano. Una navicella spaziale. Un quaderno. Una matita. Un banco di scuola. Un cromosoma. Un babilonese. Una finestra. Un arcobaleno. Uno sguardo sul mondo. Il mondo. Uno sguardo.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>aforismi e dintorni/2</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2016/04/19/modesti-tentativi-tramandare-un-ricordo-nuvola-scrittore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[francesca fiorletta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Apr 2016 12:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[aforismi e dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[Damiano Sinfonico]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[prose brevi]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[Modesti tentativi per tramandare un ricordo di Nuvola scrittore di Damiano Sinfonico (inediti) Attese una lettera tutta la vita; quando arrivò, diceva soltanto: “Qui piove”. Ossequiava i suoi interlocutori con un silenzio fragoroso. In giro chiedeva se qualcuno fosse stato in Nepal, per caso o per errore. La sua ombra era più corta delle altre. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Modesti tentativi per tramandare un ricordo di Nuvola scrittore</em></p>
<p>di <strong>Damiano Sinfonico</strong></p>
<p style="text-align: right;">(inediti)</p>
<p style="text-align: justify;">Attese una lettera tutta la vita; quando arrivò, diceva soltanto: “Qui piove”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ossequiava i suoi interlocutori con un silenzio fragoroso.</p>
<p style="text-align: justify;">In giro chiedeva se qualcuno fosse stato in Nepal, per caso o per errore.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua ombra era più corta delle altre.<span id="more-61160"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Nell’unica lettera d’amore che scrisse, si limitò a un laconico: “Il tuo cuore è troppo grande per la felicità”; e fu respinto.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua vita pareva dimenticata da Dio, come un’arancia al polo Nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Divideva l’arte in due categorie: le opere d’arte e i passatempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fallimento della sua opera non lo turbò: poté spiegarselo sostenendo che era proiettata verso il futuro ma, malauguratamente, solo i critici vissuti in un secolo precedente possedevano la chiave per comprenderla.</p>
<p style="text-align: justify;">Resta celebre una sua battuta. Durante gli studi gli ripetevano che sarebbe finito disoccupato, ma lui rilanciava: “questo no, io voglio diventare un classico”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non era certo che Carver avesse letto Boccaccio, ma era convinto che Boccaccio aveva letto Carver.</p>
<p style="text-align: justify;">Diceva che la realtà è una colonia del giornalismo, per questo c’è bisogno di letteratura. Con il corollario che i libri sono un telescopio per scrutare la galassia della finzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non aveva dubbi sul fatto che la patria della letteratura fosse l’Uruguay, per aver dato i natali a Horacio Quiroga, da cui sarebbero discese la letteratura moderna e l’antica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da piccolo sognava di aprire un negozio di oggetti desueti e rotti, come il bordo di un bicchiere o l’asticella di un ventaglio. Da grande dedicò a questi dettagli alcune delle sue invenzioni migliori, seppur incomprese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo quadro preferito stava nel palmo di una mano: La spiaggia a Palavas di Courbet, così piccolo e perfetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando non aveva i piedi per terra, si appoggiava con la punta dell’ombrello.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sentiva a casa ovunque andasse, all’ombra del solito ritornello che la sua cucina era ampia come il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo questa galleria di ricordi e aneddoti della vita di Nuvola scrittore, immaginando che ora vaghi in cielo sognando di rimettere piede a terra.</p>
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