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	<title>Alan B. Lloyd &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>la Fenice: 1. il bennu</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 05:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Alan B. Lloyd]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani &#8220;Come l&#8217;araba Fenice, che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa&#8221; C’è un libro che riguarda miti e che è ormai diventato mitico per me, ed è Il mulino di Amleto ‒ Saggio sul mito e sulla struttura del tempo, scritto negli anni sessanta dello scorso secolo da Giorgio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" title="la Fenice" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f7/Fenix_bennu.jpg" alt="" width="389" height="282" /></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">&#8220;Come l&#8217;araba Fenice,<br />
che vi sia ciascun lo dice,<br />
dove sia nessun lo sa&#8221;</p>
<p style="text-align: left;">C’è un libro che riguarda miti e che è ormai diventato mitico per me, ed è <em>Il mulino di Amleto ‒ Saggio sul mito e sulla struttura del tempo</em>, scritto negli anni sessanta dello scorso secolo da <strong>Giorgio De Santillana</strong> (1902 ‒ 1974) e da <strong>Hertha von Dechend </strong>(1915 ‒ 2001). <br />
Credo sia un grande libro, ma non riesco a parlarne qui con sufficiente competenza e con la dovuta ampiezza. Lo cito perché affronta un tema che trovo da sempre affascinante, quello dei miti che hanno accomunato e ancora accomunano tante civiltà tra loro diverse e lontane. E lo trovo un tema affascinante perché è di quelli che, molto profondamente, fanno sentire tutti noi donne e uomini di questo pianeta, un po’ concretamente fratelli e sorelle, discendenti da un qualche unico ceppo; popoli che affondano le proprie radici giù nello stesso humus. Una sensazione identitaria che a me provoca una certa gioia. Quando ne sarò capace parlerò di questa straordinaria ricerca che ha portato i due studiosi a individuare nella precessione degli equinozi la radice profonda di tanti miti.<br />
Qui invece mi accontento di un tema molto più limitato, e leggero, quello del mito della Fenice, che tuttavia, di mano in mano che ci si avventura alla cerca delle sue origini, spunta inaspettatamente in diverse forme in luoghi della terra molto diversi e distanti tra loro.<span id="more-36913"></span></p>
<p style="text-align: left;">Quei versi leggeri citati in esergo provengono dal poco noto dramma <em>Demetrio</em>, di Pietro Metastasio (atto II, scena III), e contengono quell’aggettivo <em>araba</em> che sposta subito il centro dell’attenzione in territori non europei. Nel bacino del Mediterraneo il mito della Fenice arriva dall’Egitto dei Faraoni, dove questa straordinaria creatura veniva chiamata <strong>bennu</strong> (più correttamente: <em>bnw</em>, la “e” viene inserita talvolta nelle trascrizioni per indicare una approssimata pronuncia, ma non esisteva nell’alfabeto egizio), dal verbo <em>benu</em>, splendere.</p>
<p style="text-align: right;">“Io sono il Bennu, l’anima di Ra, la guida degli Dei del Duat.<br />
Che mi sia concesso entrare come un falco,<br />
ch’io possa procedere come il Bennu, la Stella del Mattino”.</p>
<p style="text-align: left;">Di esso abbiamo notizia fin da <strong>Esiodo</strong> ‒ siamo intorno al 700 a. C. ‒ che la menziona come uccello straordinariamente longevo, con questa peculiare scala, pronunciata da una ninfa dei fiumi, una Naiade, che asserisce che la cornacchia gracchiante vive nove volte la vita di un mortale splendente di giovinezza (mettiamo 30 anni, a quei tempi), il cervo vive quattro volte la cornacchia e il corvo tre volte il cervo; e infine la fenice (<em>phoinix</em>) nove volte il corvo; a furia di moltiplicare, 30 x 9 x 3 x 4 x 9 salta fuori 29160, che certo è un ragguardevole numero di anni per questo benefico uccello, ; la ninfa aggiunge peraltro che «noi ninfe dalle belle trecce, figlie di Zeus egìoco, viviamo dieci volte tanto» (Hes. fr. L, citato da Plutarco, <a href="http://books.google.it/books?id=EYITAAAAQAAJ&amp;pg=PA190&amp;img=1&amp;zoom=3&amp;hl=it&amp;sig=ACfU3U0RScAdRYMN2RDco00zkmoYBPhG3g&amp;ci=110%2C869%2C847%2C606&amp;edge=0">qui</a>, per chi voglia toccare con mano), comunque meno di trecentomila anni, uno scherzo per i tempi geologici, le Naiadi di oggi videro i Neanderthal e poco più.</p>
<p>Io mi limiterò a citarvi le testimonianze antiche sulla Fenice, che non sono poche, questa creatura affascinava poeti, storici e scienziati, e ne sceglierò un paio: anzitutto <strong>Erodoto</strong>, che nel secondo libro delle <em>Storie</em>, quello dedicato all’Egitto, così si esprime:</p>
<blockquote><p>«1. C’è anche un altro uccello sacro: si chiama Fenice. Io, però, l’ho visto solo in pittura. Di rado infatti compare tra di loro: come dicono gli abitanti di Eliopoli, ogni cinquecento anni. 2. Dicono che venga quando gli muore il padre. Se è come lo si dipinge, ha queste dimensioni e questo aspetto: alcune delle sue piume sono dorate, altre rosse; nella sagoma e per la grandezza somiglia moltissimo a un’aquila. 3. Dicendo cose per me incredibili, raccontano che la fenice compia questa impresa: muovendo dall’Arabia, porta il padre tutto avvolto in mirra nel santuario di Helios, e lo seppellisce in quello stesso santuario. Lo porta così. 4. In primo luogo modella un uovo di mirra tanto grande quanto gli è possibile portarlo; quindi prova a portarlo; dopo che ci è riuscito, svuota l’uovo e ci mette dentro il padre; con altra mirra ricopre la parte dell’uovo da cui ha praticato la cavità per introdurvi il padre; quando il padre è nell’uovo, si riproduce il peso di prima. Dopo aver avvolto il padre così, lo porta in Egitto nel santuario di Helios. Ecco l’impresa che questo uccello, a loro dire, compie.» Erodoto, <em>Le Storie</em>, II, 73. 1 ‒ 4, ed. Fondazione Lorenzo Valla, Mondadori 1989).</p></blockquote>
<p>E questo è il commento assai ricco e accurato di <strong>Alan B. Lloyd</strong> (che cura, introduce e annota il volume) </p>
<blockquote><p>«nonostante il comportamento straordinario, dell’uccello, è chiaro dal testo di Erodoto che egli lo considerava un essere che esisteva come la <em>Chenalopex</em> del capitolo precedente. Il termine φοῖνιξ deriva dall’egiziano «<em>uccello bnw</em>» con assimilazione al nome Φοῖνιξ [che è già presente in Omero (<em>Odissea</em>, XIV) a indicare un fenicio, abitante della Fenicia, <em>a.s.</em>]. In contesti egiziani era originariamente un piccolo uccello simile alla cutrettola d’acqua, ma le sue rappresentazioni a partire dal Medio Regno lo mostrano come un airone purpureo o come un airone grigio.[ &#8230; ] la classica leggenda della fenice, che si è arricchita nell’antichità di elementi sempre più fantastici, va considerata come la rielaborazione greca di un mito egiziano. Nella mitologia egiziana, il <em>bnw</em> era associato alla collina primordiale, la fonte di tutte le cose create, e come tale era spesso considerato la manifestazione di <em>Ra‒Atum</em>, il grande dio creatore di Eliopoli. A Eliopoli era anche associato all’albero <em>̓išd</em> sulle cui foglie secondo la leggenda erano incisi grandi eventi, come le successioni regali: un rapporto che portò alla sua connessione con il trascorrere del tempo [ &#8230;]  In Grecia la prima menzione della fenice risale al corpus esiodeo [ &#8230; ] a partire dal quinto secolo furono introdotti nella leggenda il ritorno ciclico, il colore vivace dell’uccello, la connessione con l’Arabia, la palla di mirra e il rapporto con il padre. E possibile che molto di tutto questo avesse radici in fonti egiziane, benché in esse non appaia esplicitamente. Le aggiunte successive includono in particolare l’idea che la fenice periodicamente fosse consumata nel fuoco e da esso rinascesse, e che fosse eterna, nozione accolta con entusiasmo dalla chiesa cristiana [ &#8230; ] il ciclo classico della fenice è calcolato normalmente in 500 anni»</p></blockquote>
<p> e, per quel che riguarda la presenza dell&#8217;uovo, Lloyd nota inoltre che </p>
<blockquote><p>«nella mitologia egiziana l’uovo ricorre spesso come simbolo di nascita e di rinascita. Esiste perfino una rappresentazione di un <em>bnw</em> che emerge da un uovo.»</p></blockquote>
<p>Nella lingua egiziana antica ci sono almeno una novantina di geroglifici che rappresentano uccelli diversi e un’altra ventina per le loro parti del corpo. La caratteristica dell’immagine della Fenice è che da dietro la testa dell’uccello rappresentato partono due nastri orizzontali diritti, così: <a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/fenice1.gif"><img decoding="async" class="alignright size-full wp-image-36914" title="fenice" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/10/fenice1.gif" alt="" width="60" height="50" /></a></p>
<p>Ne parla, in ambiente latino, <strong>Plinio il Vecchio</strong> (Gaio Plinio Secondo, I° secolo d. C.) nella sua monumentale <em>Naturalis Historia</em>, (10.2.2, 3), ripetendo e adornando con ulteriori particolari colorati le versioni a lui pervenute (chi vuol vedere l’originale latino vada <a href="http://la.wikisource.org/wiki/Naturalis_Historia/Liber_X#2">qui</a>, al numero 2), ma io trascriverò qui soltanto la versione di <strong>Ovidio</strong> (Publio Ovidio Nasone, I° sec. a. C.) che non poteva certo trascurare l’argomento, assai interessante per le  sue <em>Metamorfosi</em>, per quella capacità unica della Fenice di autoriprodursi, oltre che per il fascino orientale delle molteplici spezie che curano il suo nido:</p>
<blockquote><p>«Tutti gli esseri viventi, comunque, traggono origine da altri;<br />
l&#8217;unico a nascere riproducendosi da sé è un uccello<br />
che gli Assiri chiamano fenice. Non di erbe o di frumento vive,<br />
ma di lacrime d&#8217;incenso e stille d&#8217;amomo,<br />
e quando giunge a cinque secoli di vita,<br />
se ne va in cima a una tremula palma e con gli artigli,<br />
col suo becco immacolato si costruisce un nido tra il fogliame.<br />
E non appena sul fondo ha steso foglie di cassia, spighe<br />
di <a href="http://www.gardencenterejea.com/fotos/productos/detalle/3330-1.jpg">nardo</a> fragrante, cannella sminuzzata e bionda mirra,<br />
vi si adagia e conclude la sua vita fra gli aromi.<br />
Allora, si dice, dal corpo paterno rinasce un piccolo<br />
di fenice, che è destinato a vivere altrettanti anni.<br />
E quando l&#8217;età gli ha dato le forze per reggere alla fatica,<br />
libera i rami sulla cima della pianta dal peso del nido,<br />
religiosamente prende con sé la culla, sepolcro del padre,<br />
e, giunto sull&#8217;alito dell&#8217;aria alla città di Iperione,<br />
davanti alle porte sacre del suo tempio la posa.»<br />
[Ovidio, <em>Metamorfosi</em>, 15, 391 ‒ 407, testo originale <a href="http://www.hs-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lsante01/Ovidius/ovi_me15.html#02">qui</a>]</p></blockquote>
<p style="text-align: left;">
<p>Lo stesso mito torna, come dicevo, in ambienti diversi, come quello cinese, di cui dirò nella prossima puntata. </p>
<p>La fama della Fenice “<em>non istinge negli evi</em>”, direbbe Gadda: la capsula benedetta nella quale 33 minatori cileni sono stati da pochi giorni riportati alla vita si chiamava <strong>Fenix</strong>!</p>
<p>[l&#8217;immagine del nardo è stata presa dal sito: <a href="http://www.gardencenterejea.com/">http://www.gardencenterejea.com/</a>]</p>
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