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	<title>Alba Donati &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Trittico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2004 08:23:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Alba Donati]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alba Donati I gatti Quieti e calmi i miei due gatti stanno dove sto io, se studio, nello studio se dormo, sul letto sulle sedie se cucino. Amano la compagnia. Chissà che fanno quando non ci sono quando devono bastare a se stessi. Io mi sposto e loro si stendono Intorno alla tastiera, sulle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" alt="ALBA_DONATI__SMALL.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/ALBA_DONATI__SMALL.jpg" width="180" height="193" align="right" border="0" hspace="4" vspace="2" /><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8821159027/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8821159027&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><img decoding="async" style="margin: 2px 4px; border: 0px none;" alt="8821159027.jpg" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/8821159027.jpg" width="120" height="193" align="right" border="0" hspace="4" vspace="2" /></a>di <strong>Alba Donati</strong></p>
<p><em><strong>I gatti</strong></em></p>
<p>Quieti e calmi i miei due gatti<br />
stanno dove sto io,<br />
se studio, nello studio<br />
se dormo, sul letto<br />
sulle sedie se cucino.<br />
Amano la compagnia.</p>
<p>Chissà che fanno quando non ci sono<br />
quando devono bastare a se stessi.<br />
<span id="more-449"></span><br />
Io mi sposto e loro si stendono<br />
Intorno alla tastiera,<br />
sulle pagine del libro aperto<br />
e la notte in fondo ai piedi:<br />
come i Lari adolescenti<br />
intorno alle mura della casa.</p>
<p>Anche però si amano tra loro<br />
si leccano per minuti interi i musetti.</p>
<p>E poi di nuovo in tre:<br />
respirare insieme<br />
riposare insieme<br />
guardare dritti nel vuoto<br />
felici di essere una famiglia<br />
di non spaventati, di calmi<br />
di tranquille persone di casa.</p>
<p>A un certo punto qualcosa si muove<br />
e aleggia come un bianco fantasma..</p>
<p>E’ qualcosa di noi tre<br />
che unito vaga nell’aria,<br />
siamo noi che stando bene<br />
abbiamo prodotto una sostanza<br />
che sta bene, e rimane ferma<br />
sulle nostre teste, ci protegge.</p>
<p>Se fossimo morti rimarrebbe nell’aria della sera<br />
come pegno d’amore per la compagnia dei vivi.</p>
<p><em><strong>I morti</strong></em></p>
<p>Non siamo mai soli! Evviva.<br />
e baci, baci che volano sulle carrozze<br />
dorate del tempo.<br />
E le senti la notte, non sono io<br />
che ti accarezzo la fronte,<br />
che scosto i tuoi capelli neri,<br />
non sono io che ti stringo la mano<br />
e non è mia la ninna nanna che senti<br />
frusciare tra i tigli sul viale.<br />
Non è voce quella che senti,<br />
no, non è voce umana, è di fate<br />
è di ombre familiari, è di cielo.<br />
E stanno, sentinelle nella notte:<br />
una da un lato del letto, e l’altra<br />
in giro per la casa, toglie la tovaglia<br />
che abbiamo lasciato sul tavolo<br />
asciuga le forchette, i bicchieri.<br />
E che silenzio, tutto si svolge<br />
come se fosse sempre la prima mattina<br />
del mondo! Quando ci alziamo<br />
la casa è limpida come il cielo.</p>
<p>Non ci sono addii, amore mio<br />
tutti rimaniamo nello stesso posto<br />
tutti nei pressi dei nostri beni.</p>
<p><em><strong>Le zie</strong></em></p>
<p><strong>1.</strong></p>
<p><em>Lucignana 22 novembre 1966</em></p>
<p><em>Cara zia voglio scriverti una letterina, ma non so se ce la farò perché sono otto giorni che non vado a scuola e sono rimasta un po’ indietro mi sono ammalata, e così devo stare a casa sempre qualche giorno perché ci ho la gola brutta. Te zia come stai domenica vieni a votare, vieni che ti aspettiamo guarda se ti lasciano anche per S. Ansano che ci farebbe tanto piacere ti mando tanti bacini Alba</em></p>
<p><strong>2.</strong></p>
<p>Una lavorava la terra, aveva il collo lungo<br />
la faccia altera della scrittrice americana:<br />
era una tagliatrice di grano, un’esperta<br />
di venti e di temporali. Rideva delle parate<br />
militari, aveva piuttosto la faccia tosta<br />
della ballerina di tanghi, entrava nel ritmo<br />
e via! Era bellissima nelle sere d’estate<br />
la vita le passava accanto in uno sfavillio di comete.</p>
<p>Una era partita. Ovada, Camogli, Genova, Lucca.<br />
Novità assolute nell’atlante di famiglia<br />
lei era l’azzardo, l’avventuriera in casa d’altri<br />
ma ricadeva sul suo viso di domestica<br />
una tristezza dello sguardo, una malinconia<br />
di cose mancanti e di parole lontane. E tuttavia<br />
metteva da parte per chi sarebbe venuto dopo,<br />
per me, per questa epoca di poveri assoluti.</p>
<p><strong>3.</strong></p>
<p>Avevano nomi stupendi.<br />
Nomi di terra e di fuoco – Poldina<br />
nomi di aria e d’acqua – Fenisia<br />
spose mancate per fedeltà alla vita<br />
per sogni di mari lontani e terre conosciute,<br />
spose bianche per libertà e nostalgia.</p>
<p>Adesso ho due gatti e sono loro, sono sicura. Mi custodiscono.</p>
<p>_________________________________</p>
<p>Da <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8821159027/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8821159027&amp;linkCode=as2&amp;tag=bamaulion-21" target="_blank"><strong>Non in mio nome</strong></a>, Marietti, 2004.</p>
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