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	<title>Albedo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Una lettura di &#8220;Albedo&#8221;</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/05/10/una-lettura-di-albedo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 May 2017 12:00:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Albedo]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Donnini]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Sergio Nelli]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Donnini &#160; Su Albedo di Sergio Nelli, Castelvecchi 2017. «Ma non abbiamo ancora risolto l&#8217;incantesimo di questa bianchezza né trovato perché abbia un così potente influsso sull&#8217;anima; più strano e molto più portentoso, dato che, come abbiamo veduto, essa è il simbolo più significativo di cose spirituali, il velo stesso, anzi, della Divinità [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Chiara Donnini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Su <em>Albedo</em> di Sergio Nelli, Castelvecchi 2017.</p>
<p>«Ma non abbiamo ancora risolto l&#8217;incantesimo di questa bianchezza né trovato perché abbia un così potente influsso sull&#8217;anima; più strano e molto più portentoso, dato che, come abbiamo veduto, essa è il simbolo più significativo di cose spirituali, il velo stesso, anzi, della Divinità Cristiana, e pure è insieme la causa intensificante nelle cose che più atterriscono l&#8217;uomo!&#8230;». Ismaele si interroga sulla sua ossessione per il mostro bianco, Moby Dick, che intravede e insegue tra i flutti del vasto mare. La balena, la sua bianchezza, è al tempo stesso il sublime e l&#8217;orrido che l&#8217;abisso dell&#8217;inconoscibile e dell&#8217;irrazionale ci permette di scorgere attraverso il suo incessante movimento.<span id="more-68158"></span></p>
<p><em>Albedo</em> è questa bianchezza. E Albedo è anche il nome della comunità terapeutica dove si rinchiude volontariamente David, artista trentenne, dopo un coma etilico avvenuto al culmine del suo disorientamento. Albedo è allo stesso tempo hortus conclusus che protegge, abitudine, limite con cui farsi scudo, e taglio, squarcio attraverso cui gettare luce su se stessi, intravedere la vita che ancora è possibile nonostante tutto. Ad Albedo approdano i naufraghi, quelli colpiti da una piccola o grande catastrofe (a David è morto il padre in un incidente automobilistico) dopo la quale &#8220;ricomincia una trama sbatacchiata, un cencio zuppo che attraversa il tempo come un oggetto magico&#8221;.</p>
<p>Sono tanti i personaggi che girano intorno a David, che, come lui, hanno subito un trauma e annegato la paura in una dipendenza, ma la narrazione è David e David è la narrazione, poiché niente di ciò che ci viene raccontato è davvero esterno alla sua coscienza. I cambi di registro della prosa sono le sue discontinuità interiori; il tratteggio degli altri personaggi scaturisce dalla sua capacità di giudizio; i ricordi sono suoi, le riflessioni, gli interessi per l&#8217;architettura, il disegno, la letteratura anche; la scrittura  si fa lirica, prende il volo sorretta dal levare della sua anima, e precipita nella materia al suo battere. David è lo sviluppo ideale di una di quelle fotografie folgoranti che componevano <em>Il Primo mondo </em>(Gaffi), precedente lavoro di Nelli.</p>
<p>In <em>Albedo</em> non succede quasi nulla, la vita è scandita da ritmi e riti simili a quelli monastici, ognuno è chiamato a confrontarsi con il rigore e con l&#8217;abitudine, che è tanta parte della vita e nella quale può nascere la pace come l&#8217;inquietudine. Nel limite i &#8220;ragazzi interrotti&#8221; riscoprono il gusto del lavoro manuale, del cibo, della natura, del contatto umano, &#8220;E insieme alla rinuncia degli appetiti, mi sento vasto in questa ristrettezza che mi concede l&#8217;insperato, ciò che, forse, non ho mai incontrato prima&#8221;. David a suo modo prega persino, &#8220;leggi le poesie come preghiere, disse&#8221;. Ma il male oscuro si muove sempre sotto la superficie da cui una volta è scaturito. &#8220;Sono in trappola&#8221; pensa David &#8220;eppure vedo come se avessi preso un acido. (&#8230;) Se apro bocca non so nemmeno se torna la sintassi, se la mia voce è regredita o aliena. (&#8230;) L&#8217;unica cosa che di questa condizione si potrebbe salvare, in uno stato di equilibrio, è che i fiammiferi possono sembrare stelle e le secchiate d&#8217;acqua onde di un mare agitato.&#8221; È di nuovo la bianchezza della balena. Anche la follia, che se ne sta nascosta in ognuno di noi come un ragno in un buco, può essere però albedo.</p>
<p>Ma in Albedo David non impara solo a convivere e a gestire &#8220;disagio, disordine, disarmonia, dissociazione, disperazione, disastro&#8221;. Egli sente nascere potente il desiderio, che è materia interiore intorno alla quale si cristallizza la vita, è la condizione che permette di vivere pienamente il qui e ora, poiché è confine tra volontà e pulsione, &#8220;tracima, si fa sentire, si rappresenta&#8221;.</p>
<p>E da ultimo per David arriva inaspettato anche l&#8217;incanto dell&#8217;amore da custodire e di cui prendersi cura, l&#8217;amare che è proiezione verso il futuro e spinta a edificare. Ed è proprio l&#8217;incanto dell&#8217;amore che apre di nuovo uno spiraglio di chiarità, l&#8217;amare che &#8220;a volte è come la puntura di un insetto malefico/benefico. Là dove la pelle brucia, si gonfia, si sciupa e duole, gemma un incanto luccicante, batterico&#8230;&#8221;.</p>
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