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	<title>Alberto Federici &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Lettera al direttore di Repubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 07:25:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Federici]]></category>
		<category><![CDATA[direttore Repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[di Alberto Federici Gentile direttore, ho appena finito di leggere l&#8217;interessante articolo di Guido Crainz &#8220;Dov&#8217;è finito il bene comune&#8221;, che auspica un rinnovamento del Paese nel segno di una palingenesi politica che nasca dal &#8220;rimettere in moto la fiducia e la speranza collettiva&#8221;. E fin qui niente di nuovo, perlomeno per chi legge con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di<br />
<strong>Alberto Federici</strong><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/1804908175-copy.jpg"><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/1804908175-copy.jpg" alt="" title="1804908175 copy" width="322" height="148" class="aligncenter size-full wp-image-40162" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/1804908175-copy.jpg 322w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/09/1804908175-copy-300x137.jpg 300w" sizes="(max-width: 322px) 100vw, 322px" /></a></p>
<p>Gentile direttore,<br />
ho appena finito di leggere l&#8217;interessante articolo di <a href="http://www.nuovitaliani.it/adon.pl?act=doc&#038;doc=1962">Guido Crainz &#8220;Dov&#8217;è finito il bene comune&#8221;</a>, che auspica un rinnovamento del Paese nel segno di una palingenesi politica che nasca dal &#8220;rimettere in moto la fiducia e la speranza collettiva&#8221;. E fin qui niente di nuovo, perlomeno per chi legge con consuetudine, come il sottoscritto, il giornale da lei diretto. Però un elemento di questo articolo, come di tante altre analisi di queste settimane in particolare, non condivido completamente.<br />
L&#8217;esortazione dell&#8217;articolista a &#8220;diventare adulti&#8221; non può essere estesa a tutti gli italiani. Anche queste generalizzazioni rischiano infatti di finire tra le &#8220;fantasmagorie&#8221; denunciate dall&#8217;articolista, anche se di altro segno, restituendo un&#8217;immagine del Paese giornalisticamente efficace, ma falsa.<br />
<span id="more-40161"></span><br />
Di &#8220;adulti&#8221; in Italia, a quel che vedo, ce ne sono tanti e, oserei dire, sono ancora la maggioranza. Tutti quelli che pagano le tasse, tutti quelli che lavorano tutti i giorni magari senza più grandi speranze, tutti quelli che fanno figli responsabilmente, tutti quelli che nonostante tutto vorrebbero un cambiamento, ma non necessariamente per un loro interesse. E si potrebbe continuare. Questo non significa assolvere qualcuno, ma identificare un punto di partenza, in tante analisi spesso trascurato: i cittadini. Proprio quei cittadini che sicuramente il cosiddetto centro-destra non riconosce, ma che anche il centro-sinistra digerisce con molta difficoltà. Centro-destra e centro-sinistra, per quanto apparentemente paradossale, sembrano infatti uniti da una omogenea visione del comando, concretamente inteso: il manovratore non deve essere disturbato e i cittadini non devono entrare nelle decisioni politiche. Da qui ne discende: la politica si fa in Parlamento e nelle sedi proprie e &#8216;la gente&#8217;  costituirsce una &#8216;massa di manovra&#8217;. Forse si potrebbe partire anche da qui e dalle conseguenze prodotte nell&#8217;amministrazione delle nostre comuni risorse, per rifare i conti con gli ultimi anni della nostra storia collettiva. Cosa ne pensa?</p>
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