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	<title>Alessandro Beretta &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Le telecamere seguono il denaro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2007 14:36:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Absurdistan]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Beretta]]></category>
		<category><![CDATA[corriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[G8]]></category>
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		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
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					<description><![CDATA[intervista a Gary Shteyngart su “Absurdistan” di Alessandro Beretta Un romanzo rocambolesco e satirico, dal ritmo serrato, ma che ti costringe a pensare sul contemporaneo: è così che “Absurdistan” (Guanda) di Gary Shteyngart fa correre il lettore. La storia narra le vicende di Misha Vainberg, enorme ebreo – «in sovrappeso imbarazzante» – figlio del 1238° [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2007/10/shteyngart372.jpg" /></p>
<p>intervista a <strong>Gary Shteyngart</strong> su “Absurdistan” di <strong>Alessandro Beretta</strong></p>
<p>Un romanzo rocambolesco e satirico, dal ritmo serrato, ma che ti costringe a pensare sul contemporaneo: è così che “Absurdistan” (Guanda) di Gary Shteyngart fa correre il lettore. La storia narra le vicende di Misha Vainberg, enorme ebreo – «in sovrappeso imbarazzante» – figlio del 1238° uomo più ricco di Russia, improvvisamente rimasto senza visto nella regione dell’Absurdistan. Un paese immaginario ai confini – molto sottili – della nostra realtà: un paese povero, invaso da multinazionali in caccia di petrolio come la Halliburton – protagonista anche in Iraq – e diviso tra due etnie, gli Svanï e i Sevo, pronte a scannarsi per un’antica <em>querelle </em>teologica riguardo all’inclinazione del poggiapiedi del crocefisso di Cristo. Questa premessa spero serva da orientamento a quanto segue, ovvero un’intervista a Gary Shteyngart, 35enne ebreo russo, newyorkese d’adozione, realizzata per il <em>Corriere della Sera-Milano </em>e apparsa Domenica 14 Ottobre, per motivi redazionali, in una versione molto breve. Shteyngart è stato generoso di risposte, e quello che segue, avendo realizzato l’intervista per mail, è il suo «writer’s cut».<br />
<span id="more-4629"></span><br />
<strong>È stato difficile inventare un paese come l’Absurdistan e la sua storia?</strong><br />
Purtroppo no, perché esistono già molti Absurdistan lungo il Mar Caspio e in tante altre parti del mondo. Questo libro è tanto un atto di giornalismo quanto di immaginazione e molte scene – come le amorevoli prostitute della Halliburton, per esempio – sono basate sulla realtà. È interessante il fatto che molte persone sentono che anche l’America sta diventando un Absurdistan. Quando Dick Cheney ha visitato quella cleptocrazia che è il Kazakistan e ha lodato il dittatore Nazarbayev per il sistema economico e politico del paese ho sentito che il mio libro, in un certo senso, aveva fatto centro.<br />
 <br />
<strong>Il popolo dell’Absurdistan prova a raggiungere media e denaro facendo scoppiare una guerra civile, ma la guerra civile viene messa in ombra dal G8 di Genova. Siamo prima dell’11 settembre ed è uno dei pochi eventi reali che usi nel romanzo. Come mai l’hai scelto? </strong><br />
Ho vissuto vicino a Firenze e a Roma per circa un anno nel 2003-2004 e anche allora mi ricordo che la gente parlava in continuazione di Genova. In verità ho scritto quella scena &#8211; e gran parte del libro &#8211; mentre ero in Italia, forse la cosa mi stava influenzando. Certo scrivere un libro chiamato “Absurdistan” vedendo ore di Berlusconi che faceva il bullo in televisione è stato un regalo del cielo. Volevo far notare che a nessuno importa niente delle cose dell’ex-Unione Sovietica e di altri posti dove le persone muoiono come mosche. Ci sono centinaia di 11 settembre o peggio in diverse parti del globo, ma gli eventi in America – e in questo caso dell’Ovest europeo &#8211; rubano sempre i riflettori. Ci sarà più di una manciata di persone che sa o si interessa, per esempio, delle tragedie che accadono nella Georgia sovietica o del conflitto Azero-Armeno dopo il collasso dell’Unione Sovietica? Le telecamere seguono il denaro.</p>
<p><strong>Il tuo eroe, Misha Vainberg, è una specie di nuovo Oblomov, pigrissimo e viziato, perché hai scelto un eroe fannullone per catturare l’atmosfera del nostro tempo?</strong><br />
Per me Misha è un simbolo del nostra nuova <em>élite </em>globale, i figli e le figlie dei milionari e dei miliardari che possono parcheggiare i loro pigri fondoschiena a Londra o a New York e starsene lì a far niente del mondo intorno a loro. Il peso di Misha può simboleggiare gli appetiti famelici sia dell’America che della Russia nel nuovo secolo. Misha è, se non altro, un consumatore – di cibo, di donne, di stupide idee politiche. Chi altro può trarre un poema in prosa dallo «Zagat&#8217;s Survey», la versione newyokese del Gambero Rosso? (come fa il protagonista dopo un’esilarante notte d’amore – <em>ndr</em>.)</p>
<p><strong>Riguardo alla tua swiftiana «Modesta Proposta» – un capitolo in cui Misha Vainberg propone il progetto per una specie di terribile parco giochi dove insegnare l’orrore del genocidio favorendo l’accoppiamento tra ebrei – è una critica alla tradizione dell’immagine dell’Olocausto?</strong><br />
Penso sia una critica al modo in cui l’Olocausto è stato usato per accelerare alcune agende. Quando Misha pensa a un modo <em>trendy </em>per vendere le sventure del popolo Sevo si rivolge per primo alla sua tragica eredità – e questo significa usare l’Olocausto nel peggiore e nel più <em>trendy </em>dei modi possibili.</p>
<p><strong>Hai scritto parte del romanzo in Italia, alla Fondazione Santa Maddalena, vicino a Donnini, in Toscana, com’è stato lavorarci e quando ci sei stato?</strong><br />
Ci sono stato nell’Ottobre del 2003, prima di andare a Roma. Alcune delle parti migliori del libro, così come sono, sono state scritte mentre ero lì. È un posto di un’incredibile bellezza e la padrona di casa, Beatrice Monti della Corte von Rezzori, è deliziosa, una vera amica degli scrittori e un sostegno al loro difficile obiettivo. Gli aspetti facili e sensuali della vita romana, invece, mi ricordavano Misha e mentre ci vivevo ho incontrato molti piacevoli “Misha junior”.</p>
<p><strong>Due amori – quello per Rouenna, ragazza del Bronx, e per Nana, figlia del leader dell’Absurdistan – , una guerra civile, un grande ritmo e alcune scene che sembrano sbucare dai musical. Qual è il tuo immaginario letterario e cinematografico? </strong><br />
Le mie influenze letterarie sono sia russe – Turgenev e Checkov, per esempio – che legate alle opere umoristiche e melodiche degli ebrei nord-americani, nello specifico Mordecai Richler, Philip Roth e Saul Bellow. Per quanto riguarda il cinema non ho un background così ricco. Ho visto almeno dieci volte “Blade Runner” e sono sempre ipnotizzato dai film di Andrei Tarkovsky, tuttavia dopo avermi ipnotizzato i suoi film tendono a farmi addormentare nella maniera più dolce. Un film di Tarkovsky e una buona grappa, per quanto mi riguarda, batteranno sempre il valium.<br />
 <br />
<strong>Il tuo romanzo è ambientato nel 2001, ma che ne pensi dell’America di oggi? In “Absurdistan” il classico sogno americano è tinto d’ironia, è anche la tua impressione? </strong><br />
Ho iniziato a scrivere il libro prima dell’11 settembre e l’ho finito prima che la <em>debacle </em>in Iraq diventasse abbastanza chiara, così, in un certo senso – soprattutto nel modo in cui il libro racconta le politiche della Halliburton e la sete per il petrolio – alcuni eventi reali sono tristemente diventati uno specchio dei miei temi. Attualmente sto lavorando a un romanzo sul collasso dell’America in un futuro vicino, ma spero che almeno quello non si realizzi. È un tema difficile, e per aiutarmi a riflettere sto scrivendo il libro a Berlino, una città che ha già visto in passato una parte del collasso.</p>
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