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	<title>ALI &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Indypendentemente: per una cartografia delle librerie indipendenti (Libreria Marco Polo-Venezia)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 07:59:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questionario Librerie Indipendenti: dopo la splendida incursione di Chiara Lasagni risponde il libraio Claudio Moretti della Marco Polo di Venezia. A cura di effeffe Ci parli della tua libreria? Presentazione, storia, caratteristiche sul territorio, criticità e anche dei momenti belli tosti, se ti va Premetto che mi sento onorato a esser chiamato a rispondere a queste [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/unnamed.jpg" alt="" title="unnamed" width="220" height="165" class="alignleft size-full wp-image-41479" /></p>
<p><em>Questionario Librerie Indipendenti</em>: dopo la splendida incursione di <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/12/05/indypendentemente-per-una-cartografia-delle-librerie-indipendenti-terzo-luogo-sarzana/">Chiara Lasagni</a> risponde il libraio <strong>Claudio Moretti</strong> della <a href="http://www.libreriamarcopolo.com/">Marco Polo </a>di Venezia.<br />
A cura di <strong>effeffe</strong> </p>
<p><em>Ci parli della tua libreria? Presentazione, storia, caratteristiche</em> <em>sul territorio, criticità e anche dei momenti belli tosti, se ti va</em></p>
<p>Premetto che mi sento onorato a esser chiamato a rispondere a queste domande per tracciare una cartografia delle librerie indipendenti in Italia. La mia è una piccola libreria ed è appena nata rispetto a tante altre librerie a soprattutto rispetto a librai che hanno dedicato una vita a questo lavoro. Mi sento molto vicino a Chiara della libreria Il Terzo Luogo, che mi ha preceduto in questo percorso librario: è una bella coincidenza che ci si ritrovi anche qui. Le nostre librerie non hanno rapporti, fra librai non ci conosciamo, eppure siamo stati entrambi &#8220;scelti&#8221; sia per l&#8217;intervista sia come tappe di una mostra dedicata all&#8217;arte e ai libri: le <a href="http://talee-talee.blogspot.com/p/il-progetto.html">Talee di Beatrice Meoni</a> sono partite dal Terzo Luogo di Sarzana per approdare come ultima tappa a Venezia nella mia libreria.</p>
<div>
<img decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/5762405.jpg" alt="" title="5762405" width="90" height="120" class="alignright size-full wp-image-41480" /></p>
<p><a href="http://www.libreriamarcopolo.com/" target="_blank">Libreria Marco Polo</a> è una libreria che cerca di mantenersi in movimento. E&#8217; l&#8217;unica definizione che riesco a dare della mia libreria perchè penso che sia questa l&#8217;unica nota che ha caratterizzato gli anni trascorsi e che si manterrà costante nei prossimi anni: una costanza di movimento, di trasformazione, di adattamento.<br />
Questa è l&#8217;azione costante a cui è sottoposta la libreria, ma non è un&#8217;azione imposta dal libraio: quello che faccio io è più un indirizzare dolcemente questo movimento, cercare di assecondarlo, deviarlo se mi sembra opportuno ma senza mai fermarlo.</div>
<p>Potrà sembrare strano che questo sia il lavoro di un libraio eppure, nel mio caso, sono stati i libri a fare la libreria e il libraio. Libreria Marco Polo (quella che c&#8217;è ancora, non quella di viaggio che abbiamo dovuto chiudere nel 2011) nasce nel 2006 come libreria di remainder e di usato. Senza nessuna esperienza come libraio e soprattutto senza alcuna idea del magico e immenso mondo del libro usato, sono stato letteralmente sommerso dai libri usati: ci sono giornate che il numero delle persone che vengono a vendere i loro libri è pari al numero dei clienti, peccato che chi viene a vendere libri arrivi con le borse piene e chi viene a comprare esca con uno-due libri. Ecco perchè dico che la libreria è stata fatta dai libri, dai libri che arrivavano, singoli, a borse, in scatoloni, intere biblioteche: quello che io ho imparato a fare abbastanza velocemente è capire cosa c&#8217;era da tenere e come adeguare la libreria (gli scaffali, l&#8217;esposizione, le vetrine) a quello che quotidianamente arriva in libreria. L&#8217;offerta della libreria è diventata ben presto varia ma soprattutto interessante: le vere &#8220;chicche&#8221; che mi arrivavano, non solo prime edizioni o libri costosi, erano e sono libri di cui io non conosco nemmeno l&#8217;esistenza finchè non mi si materializzano davanti. Come avrei potuto avere una stupefacente varietà (lo stupore è una costante del cliente che si avventura per la prima volta nella mia libreria)  se avessi dovuto partorire con la mia mente l&#8217;intero assortimento?</p>
<div>
<p>Nel 2010 libreria Marco Polo da libreria dell&#8217;usato con libri in italiano e inglese diventa una libreria &#8220;completa&#8221;, aggiungendo all&#8217;usato una sezione di libri nuovi: la decisione è motivata dal fatto che la libreria sorella, l&#8217;altra Marco Polo, sta chiudendo; nata come libreria di viaggio e trasformatasi poco alla volta in una libreria di varia, dopo due anni di successi entra in crisi e non riesce più a risollevarsi.</p>
</div>
<p>I libri nuovi nella mia libreria entrano gradualmente: prima di tutto arriva Minimum Fax. Quando compro l&#8217;intera biblioteca di un privato, cinquecento o mille volumi,  questo arrivo cambia il volto della libreria e, almeno per un po&#8217; di tempo, in libreria si sente la personalità del proprietario dei libri. Allo stesso modo volevo che l&#8217;arrivo dei libri nuovi modificasse il volto della libreria e che entrando si notasse subito il cambiamento: per questo ho scelto di avere l&#8217;intero catalogo di un editore e fra i possibili candidati la migliore scelta che potessi fare era Minimum Fax, quella che garantisce, oltre ad un ottimo assortimento, una vera personalità nel catalogo.</p>
<div>
Da Maggio 2011 ho inziato anche a tenere le novità che mi piacciono, cercando di impegnarmi in due cose molto semplici: leggere i libri che compro e tenere i titoli almeno per sei mesi.  E&#8217; appena passato il periodo natalizio e devo dire che la mia scelta, proporre titoli che mi piacciono anche se fuori dalla classifiche, non è stata per nulla azzardata.<br />
E&#8217; bene sapere, comunque, che la vendita dei libri usati mi permette di vendere anche libri nuovi e non viceversa: se dovessi campare solo con la vendita dei libri nuovi, avrei veramente grandi difficoltà.</p>
<p>Con l&#8217;apertura ai libri nuovi ho raccolto il testimone della libreria sorella anche per quanto riguarda le presentazioni: nel 2011 abbiamo organizzato oltre venti incontri fra presentazioni e letture. All&#8217;inizio organizzavamo tutto in libreria ma poco alla volta ci siamo aperti alla città ed è stato molto piacevole portare la libreria e i libri fuori: in questo modo le presentazioni diventano un modo per incontrare e stabilire relazioni non solo con scrittori ma anche con realtà veneziane come il centro sociale Laboratorio Morion, il circolo arci Metricubi e Ca&#8217; Tron Città Aperta.<br />
Fra le ultime presentazioni, sono affezionato a quella di Ivan Polidoro, splendida la sua lettura di <a href="http://www.libreriamarcopolo.com/2011/12/le-coincidenze-di-ivan-polidoro.html" target="_blank">&#8220;Le coincidenze&#8221;</a>, e alla serata con Sergio Garufi e il suo <a href="http://www.libreriamarcopolo.com/2011/10/il-nome-giusto-di-sergio-garufi.html" target="_blank">&#8220;Il nome giusto&#8221;</a>.<br />
<img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/foto2-218x300.jpg" alt="" title="foto2" width="218" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-41482" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/foto2-218x300.jpg 218w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/foto2-746x1024.jpg 746w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/01/foto2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 218px) 100vw, 218px" />
</div>
<p>Chi non conosce Venezia e chi non vorrebbe venire a visitare Venezia? Venezia è visitata ogni anno da un numero esagerato di turisti. Questo afflusso enorme sommato al numero esiguo dei residenti, poche decine di migliaia nel centro storico, di fatto impone che tutte le attività commerciali debbano fare i conti con il turismo, trovando un modo per vivere o venendo spazzati via. Sono la maggioranza ormai le botteghe che sono SOLO per turisti, con merce che nessun residente andrebbe a comprare.  Anche le librerie subiscono questo influsso del turismo. Libreria Marco Polo nasce anche rivolta al turismo e continua a farlo ancora adesso, proponendo una vasta scelta di libri in lingua straniera, soprattutto in inglese. Questo però senza mai diventare negozio esclusivamente turistico: la sensazione del turista che entra in libreria è quella di essere entrato, finalmente, in un negozio normale dove può trovare quello che gli serve. Questo aspetto della libreria, fortemente voluto e difeso contro chi a varie riprese proponeva di vendere articoli più &#8220;appetibili&#8221; per i turisti, ha fatto sì che questa libreria sia frequentata in modo paritario da turisti e residenti, da collezionisti di passaggio e da lettori veneziani creando molte volte l&#8217;occasione di piacevoli incontri.</p>
<div>
Cos&#8217;altro dire della mia libreria? Che siamo bravi e veloci nel trovare i libri che i nostri clienti ci chiedono, sia in catalogo che fuori. Che organizziamo corsi in libreria, di fotografia e prossimamente di scrittura. Che ogni mercoledì la libreria si trasforma in un mercato di frutta e verdura perchè siamo punto di consegna di un&#8217;azienda agricola: i veneziani che abitano in zona possono ordinare direttamente a <a href="http://www.libreriamarcopolo.com/p/lorto-in-libreria.html" target="_blank">Donna Gnora</a> e settimanalmente gli ordini vengono recapitati in libreria. E&#8217; una specie di sostegno, non remunerato, ad un&#8217;azienda agricola che sento vicinissima, per idee e azioni, molto più vicina di una libreria di catena, dove l&#8217;unica cosa in comune con la mia libreria è la tipologia merceologica.<br />
Ultimo, ma non meno importante, la libreria è sia fisica che online: la vendita dei libri fuori catalogo avviene tramite vari canali di vendita online, Maremagnum, Abebooks, Biblio, Comprovendolibri, Libribooks e Amazon. La vendita online, limitata ai soli libri usati, è un apporto fondamentale alla vita della libreria, economicamente e funzionalmente: la quantità dei libri esposti in libreria è pari alla quantità dei libri consultabili esclusivamente online e fisicamente giacenti in un magazzino.<br />
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<em>Quando entri in una libreria (da lettore, cliente) cosa osservi? Che cosa attira la tua attenzione?</em></p>
</div>
<p>Nelle librerie di catena solitamente non entro e mi interessano anche poco. Nelle altre librerie quello che noto è se si vede una coerenza.<br />
Mi è capitato giusto pochi giorni fa di entrare in una libreria che mi avevano consigliato di visitare. E&#8217; una libreria giustamente famosa, organizza moltissime attività culturali, ha un assortimento di libri che io me lo sogno ma c&#8217;era qualcosa che stonava: avevano praticamente tutto. C&#8217;era troppo, c&#8217;era anche quello che si tiene perchè comunque qualcuno lo chiederà, perchè è in classifica o è di moda. Questo potrà forse favorire le vendite ma fa crollare la coerenza della libreria. Io la chiamo coerenza, possiamo chiamarla identità, personalità: sono i libri e le scelte di posizionamento dei libri, valide per una libreria di 30 o di 300 mq. Io prediligo le librerie a coerenza elevata, dove la proposta del libraio si riconosce dalla vetrina e prosegue all&#8217;interno, dove si rischia sempre di trovare un libro che non ti aspetteresti, dove non vai solo a cercare quel particolare titolo ma dove puoi &#8220;incontrare&#8221; un libro.<br />
Quelle a bassa coerenza hanno poco senso di esistere perchè ci sono già le librerie di catena e i siti di vendita online, dove chiunque può trovare qualsiasi libro.</p>
<p><em>Come definiresti una libreria indipendente?</em><br />
Una libreria è indipendente se non è di catena o non è un franchising, se comunque non ha legami societari od economici con altri soggetti della filiera del libro (grossisti, distributori, editori) che limitino di fatto la sua indipendenza.<br />
Una libreria indipendente non è per definizione una libreria buona o migliore delle altre. Il fatto di essere indipendenti è neutro rispetto alla qualità della libreria. Però, ed è un però enorme, è un confine che segna chi sta da una parte e chi sta dall&#8217;altra: un discrimine fra un tipo di libreria e un altro tipo. E&#8217; bene, a mio giudizio, che i clienti sappiano quale libreria è indipendente e quale non lo è e dopo decidano dove andare a comprare i libri. E&#8217; bene che gli amministratori della cosa pubblica, nel momento che devono favorire delle attività commerciali, sappiano quali sono le librerie indipendenti e quali non lo sono.</p>
<p><em>Ci sono in Italia organizzazioni associazioni, strutture dedicate alle librerie indipendenti?</em><br />
A Venezia abbiamo tentato di creare un&#8217;associazione di librerie indipendenti ma la mia idea di indipendenza non ha trovato molti sostenitori. Mi si obiettava che era meglio muoversi per favorire l&#8217;inclusione invece dell&#8217;esclusione. Io invece continuo a pensare che sia ancora vero &#8220;meglio pochi ma buoni&#8221; e quindi vedo con fiducia a questa iniziativa di cartografia di librerie indipendenti: un modo per conoscere alcune realtà che associno l&#8217;indipendenza alla qualità e alla voglia di restare vivi, <em>alive and kicking</em>: magari fra queste librerie potrà nascere una forma di collaborazione, su scopi chiari e ben definiti come è stato per l&#8217;unione degli editori di Mulini a Vento.</p>
<p><em>Che cosa ti piacerebbe che fosse la tua libreria?</em><br />
In libreria abbiamo già un Tea Corner ma è minuscolo. Quello che mi piacerebbe avere è uno spazio vero per una caffetteria, mi piacerebbe che la libreria fosse un luogo fisicamente più accogliente. Altre cose non le vorrei, magari mi possono piacere quando le vedo in un&#8217;altra libreria ma non sono adatte alla mia. Visto che sono stati i libri a fare la libreria, non poteva che venire così&#8230;.</p>
<p><em>Chi cazzo te l’ha fatto fare di fare il libraio?</em><br />
Ho fatto altri lavori prima di fare il libraio e non c&#8217;è paragone. Sono passato attraverso diverse ristrutturazioni aziendali. Ci sono miei <a href="http://www.libreriamarcopolo.com/2012/01/salviamo-la-ditec-di-quarto-daltino.html" target="_blank">ex colleghi</a> che adesso stanno combattendo con una multinazionale che vuole delocalizzare la produzione e lasciarli a casa. E io dovrei lamentarmi? Se poi penso solo a una delle riunioni che ho fatto nella mia precedente vita lavorativa, mi viene una voglia matta di andare in libreria a lavorare, con i miei ritmi, con i miei libri, con gli amici che passano a trovarmi, con i clienti che sono quasi sempre piacevoli.<br />
Io sono molto fortunato, sto facendo un lavoro che mi piace. E so che se un giorno fare il libraio non sarà più possibile, mi inventerò qualcos&#8217;altro per vivere come ho già fatto in passato.</p>
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		<title>Indypendentemente: per una cartografia delle librerie indipendenti (IL Terzo Luogo &#8211; Sarzana)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 19:11:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questionario Librerie Indipendenti: risponde la libraia Chiara Lasagni della Terzo Luogo di Sarzana. A cura di effeffe Ci parli della tua libreria? Presentazione, storia, caratteristiche sul territorio, criticità e anche dei momenti belli tosti, se ti va “Il terzo luogo” è una libreria generalista che si trova nel centro storico di Sarzana, in Lunigiana, nata nel marzo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/foto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/foto-300x199.jpg" alt="" title="foto" width="300" height="199" class="alignleft size-medium wp-image-40972" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/foto-300x199.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/foto-1024x681.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/foto.jpg 1518w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
<em>Questionario Librerie Indipendenti</em>: risponde la libraia <strong>Chiara Lasagni</strong> della <a href="http://ilterzoluogo.wordpress.com/">Terzo Luogo</a> di Sarzana.<br />
A cura di <strong>effeffe</strong> </p>
<p><em>Ci parli della tua libreria? Presentazione, storia, caratteristiche sul territorio, criticità e anche dei momenti belli tosti, se ti va</em></p>
<p>“Il terzo luogo” è una libreria generalista che si trova nel centro storico di Sarzana, in Lunigiana, nata nel marzo del 2010. Spiegare perché l’abbiamo chiamata così ha spesso costituito il modo più immediato per presentare la nostra libreria, o meglio, l’idea originaria di libreria che ci ha guidati nell’aprire questa. Il suo nome si rifà al concetto di third place formulato da Ray Oldenburg nel saggio The Great Good Place, dove l’autore, com’è noto, individuava per le nostre esistenze tre diversi “luoghi”, valorizzando i “terzi luoghi” come gli spazi della socialità, della crescita civile, della partecipazione e condivisione democratica, e differenziandoli così dal “primo luogo”, ossia la casa, l’ambiente famigliare, e dal “secondo luogo”, ossia il contesto lavorativo. La nozione di third place è stata variamente applicata a enti di diversa natura, anche commerciali − come appunto una libreria −, ma accomunati dalla capacità di offrire spazi di socialità e condivisione.<br />
<span id="more-40958"></span><br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/autori_alessandro-12.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/autori_alessandro-12.jpg" alt="" title="autori_alessandro-12" width="250" height="227" class="alignright size-full wp-image-40960" /></a><br />
Quando abbiamo concepito l’idea di aprire questa libreria, siamo partiti dall’analisi di tutte le nostre debolezze e abbiamo pensato a quali potessero essere le caratteristiche da ricercare per poter, non dico risolvere, ma quantomeno tamponare queste possibili falle. Privi di una storia e privi di forza contrattuale, ci siamo detti che il modo migliore per guadagnarci un posto al sole dovesse essere quello di fare di essa un luogo in cui poter passare del tempo, in cui la scelta e l’acquisto di un libro potesse essere una pratica slow: un luogo di “libri e incontri” (questo è il sottotitolo che campeggia sulla nostra insegna), intendendo questi ultimi non tanto in riferimento alle presentazioni di autori, ma in primo luogo all’incontro tra le persone insieme ai libri.<br />
<a href="http://ilterzoluogo.wordpress.com/"> Il terzo luogo</a> è una libreria particolare, anzitutto sotto un profilo visivo, o se si vuole estetico. Pur cercando di seguire le regole del buon senso gestionale nella sistemazione ed esposizione dei libri, non ci siamo arresi alla funzionalità, che spesso significa omologazione e anonimato, ma ci siamo arresi solo a ciò che credevamo fosse “bello”. Una volta ci hanno simpaticamente detto che la nostra è una libreria anarchica; ma molte più volte ci è stato detto che da noi ci si sentiva bene, a casa. Forse un lampadario di vetro fucsia è meno professionale che un bel tubo di neon; forse spargere qua e là sedie imbottite in stile antico toglie spazio a quei bei cartonati con pila annessa dell’ultimo biblio-panettone in uscita a novembre; forse delle librerie di legno naturale, simili quelle che potremmo tenere nel nostro studio, o dei grandi tavoli di cartone stampati “stile Fornasetti” sono più difficili da gestire che degli efficienti ripiani modulari di ferro e fòrmica. Ma, accidenti!, sono tutte cose che lanciano messaggi di bellezza e accoglienza: e così, magari, potrà capitare anche che l’ultimo romanzo di Franzen, che sta nella nostra esattamente come in tutte le altre librerie, lo si venga a comprare proprio qui, al Terzo luogo, perché qui, banalmente, si sta bene.</p>
<p>Per fare della nostra libreria un “terzo luogo” abbiamo messo insieme tanti ingredienti. La stanza che ospita la sezione di cucina, viaggi, giardinaggio è di fatto quella che abbiamo chiamato “saletta lettura&amp;caffé”, dove ci si può fermare a leggere o a chiacchierare con gli amici, dove si può prendere un caffé o un the, o si può studiare o navigare in internet, scambiare libri nell’angolo book-crossing. La stanzetta dei bambini ha una libreria di legno fatta a casa, un lampadario a forma di balena, sgabellini e libri per i più piccoli ad altezza dei più piccoli; quando ci sono bimbi che entrano in negozio annunciando compìti: «Vado nella “mia” stanza», la cosa ci fa molto piacere! Abbiamo lasciato inoltre due pareti libere, vicino alla sezione dell’arte, musica e cinema, per ospitare mostre; già un discreto numero di artisti ha esposto da noi, come AnonymousArt, Simona Lombardi, Beppe Mecconi, Beatrice Meoni e diversi altri. Gli spazi sono certo angusti e inusuali. Gli artisti si devono in parte adattare nella scelta dei formati e delle disposizioni; ma l’effetto è sempre stato molto stimolante, l’accostamento tra libri e opere carico di significato. È in questo contesto, ad esempio, che è “germogliato” (è il caso di dirlo) il progetto Talee di Beatrice Meoni, un’idea “per librai rizomatici”, come recitava il titolo di un post pubblicato sulla stessa Nazione Indiana (<a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/08/12/talee-unidea-per-librai-rizomatici/" rel="nofollow">https://www.nazioneindiana.com/2010/08/12/talee-unidea-per-librai-rizomatici/</a>), un’iniziativa che, nata qui a Sarzana nella sua forma base, è stata poi presentata al Pisa Book Festival del 2010 ed è diventata una mostra itinerante e una performance di lettura pubblica che ha coinvolto tante librerie indipendenti in tutta Italia, con soluzioni artistiche sempre diverse (vd. <a href="http://talee-talee.blogspot.com/">il sito di Beatrice Meoni</a> )<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/310621_10150332450269339_209170914338_7757474_1294659984_n-150x150.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/310621_10150332450269339_209170914338_7757474_1294659984_n-150x150.jpg" alt="" title="310621_10150332450269339_209170914338_7757474_1294659984_n-150x150" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-40961" /></a><br />
Infine, ovviamente, ci sono tutte le iniziative che si possono organizzare in una libreria. Il lavoro è faticoso, ma abbiamo cercato di non abbassare mai la guardia su questo punto e di proporre sempre qualcosa di nuovo, di ricordare sempre ai lettori che “esistiamo anche noi” (per una libreria di nuova apertura non è cosa scontata), di presentarci come terzo luogo portatore di un’idea culturale. Abbiamo organizzato molti incontri con autori (e ricordiamo tra gli altri Fabio Geda, Davide Longo, Marco Malvaldi, Simone Perotti, Emiliano Poddi), non solo di narrativa, ma anche di saggistica. Abbiamo inventato “L’Aperilibro”, un aperitivo in libreria con i consigli del libraio. Abbiamo organizzato piccole maratone di lettura spontanea, coinvolgendo i nostri più affezionati lettori.</p>
<p>Certo che è dura, molto dura. Abbiamo lasciato la Torino dalle cento librerie per la provincia, dove ci sarebbero state più probabilità di non essere fagocitati in poco tempo, o di non riuscire a partire mai. Sarzana è un pezzo di provincia bello e interessante; è un microcosmo che va battuto palmo a palmo e che regala scoperte. Ci sono molti lettori di qualità (non solo “lettori forti”, che possono essere anche solo dei mangia best-sellers, ma “lettori dalle scelte forti”), e diverse iniziative culturali, tra cui, com’è noto, il Festival della Mente, che probabilmente varrà a Sarzana l’ingresso nel circuito delle Città del Libro, come avrebbe annunciato Rolando Picchioni in occasione dell’ultimo Salone del Libro di Torino. Però non siamo gli unici qui a Sarzana; e in fondo, pur potendo dire di essere decisamente riusciti a posizionarci, siamo il vaso di coccio tra una libreria che esiste da trent’anni ed una molto più giovane, ma di marchio Mondadori. Certo, siamo consapevoli che andare ad aprire una libreria in un posto che ne è sempre stato privo equivarrebbe a vendere i proverbiali frigoriferi al Polo Nord per aver intravisto le meravigliose opportunità di un mercato privo di concorrenza.</p>
<p>Anche detto questo, tuttavia, la posizione da vaso di coccio ancora rimane. E poi Sarzana è un piazza commerciale del tutto discontinua. Ci sono picchi rappresentati non solo dal Natale, ma anche dai giorni del Festival della Mente; ci sono momenti molto buoni, in cui Sarzana riceve continui flussi dalle vicine località della Liguria e della Toscana, come la stagione estiva e il periodo della Soffitta in Strada in particolare (noi stiamo in una delle vie degli antiquari e per l’intera la stagione chiudiamo tutti i giorni a mezzanotte). Ma ci sono anche momenti (ottobre-novembre e febbraio-marzo) in cui verrebbe quasi voglia di chiudere, se non fosse che tutto sembra sospeso, tranne l’affitto!</p>
<p>«Momenti belli tosti», ci chiede Francesco Forlani. Di momenti belli tosti ce ne sono continuamente e non dimentichiamoci che, per di più, siamo in un momento di totale depressione dei consumi, che i libri in Italia continuano a rimanere sconsideratamente cari (ma non ne si potrebbe calmierare i prezzi come beni di prima necessità?) e che in fondo, per quanto sia giusto − soprattutto per giovani librai come noi − continuare a ingegnarsi per migliorare la redditività della libreria e aumentarne i clienti, dobbiamo essere anche abbastanza consapevoli del fatto che questo è il momento della resistenza-resistenza-resistenza e che cavare il sangue dalle rape, o in altre parole, aspettarsi tanto dai clienti quando noi stessi abbiamo abbattuto tutti i nostri consumi, sarebbe un pensiero ingenuo.</p>
<p><em>Quando entri in una libreria (da lettore, cliente) cosa osservi? Che cosa attira la tua attenzione?</em></p>
<p>È difficile entrare in una libreria da semplice lettore adesso che ne abbiamo una, e certo le cose che si osservano sono molte e sono diverse da quelle che cercavamo tempo fa! Il primo particolare a cui guardiamo sono le vetrine; anzi, devo dire che spesso è la cosa su cui capita di soffermarsi di più. Le vetrine non possono raccogliere che una piccola parte dei libri esposti con evidenza all’interno; esse, quindi, hanno per la libreria la stessa funzione che un abstract ha per un articolo scientifico. M’interessa? Non m’interessa? Guardo la vetrina ed è lì che lo stabilisco. Una disposizione dei libri e un layout generale privo di qualunque guizzo di fantasia mi avverte di un possibile grigiore mentale del libraio. I ripiani foderati da moquettina beige, ispessita da uno strato di polvere trentennale mi preparerà alla scena di un negozio angusto, costituito al settanta percento da un magazzino inaccessibile, dove solo un libraio-Caronte, trincerato dietro al suo banco di legno, saprà trovare a memoria il libro che gli sto chiedendo. Una vetrina baluginante di luce e inutilmente spaziosa, dove, a discapito della possibilità di esporre molti titoli si preferisce ripeterne uno o due come un mantra consumistico (è uscito l’ultimo di Carofiglio, te lo metto a -25%, è uscito l’ultimo di Carofiglio, te lo metto a -25%, è uscito l’ultimo… ecc. ecc.), mi aprirà al meraviglioso mondo del Pensiero Unico; facendo lo slalom tra pile di novità e cartonati (attenzione al riflesso del neon sul pavimento lucido), si raggiungerà il banco unicamente per dire al ragazzotto che ci sta dietro (o al computer con annesso ragazzotto): «Senta, volevo solo avvisarla che Pensiero debole di Vattimo non sta nella psicologia e Hitler di Giuseppe Genna non sta nella storia»; il tizio ci risponderà: «Ah, io non lo so questo, però può avvertire gli addetti dei reparti». Noi dagli addetti non ci andremo, ma usciremo comunque dalla libreria soddisfatti della nostra piccola opera di disturbo no-global. Poi ci sono le librerie indipendenti che scimmiottano queste ultime e questo fatto, ancora una volta, lo vedi dalla vetrine. E lì ti viene un po’ di tristezza, ti viene voglia di entrare e di dire al libraio: «Ma tu sei consapevole che per Loro non sei importante, che la tua è una bottega? Lo sai che tu, lo sconto del 25% sul nuovo romanzo di Murakami non lo potrai fare mai e poi mai a meno di non volerlo cedere gratis ai tuoi clienti?».<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/img_5374.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/img_5374-300x214.jpg" alt="" title="img_5374" width="300" height="214" class="alignright size-medium wp-image-40962" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/img_5374-300x214.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/img_5374.jpg 567w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
Infine ci sono librerie con vetrine che non sono nulla di quello che ho descritto sino ad ora. Con vetrine che ci fanno dire «Sì, m’interessa». E a quel punto capita di prendere su il taccuino per segnarci titoli particolari che ci siamo persi: se li ha scelti questo libraio, che sembra proprio in gamba, dobbiamo ordinarli anche noi. Ultimamente c’è un’altra cosa che attira la nostra attenzione. Gli sconti. O meglio, il modo in cui le librerie di catena abbiano cercato di aggirare subito le maglie (non troppo strette) della Legge Levi sul prezzo del libro, entrata in vigore, com’è noto, a settembre.</p>
<p> I libri possono essere scontati al massimo del 15%: e allora giù vetrine e ripiani interi di titoli, tutti, ma proprio tutti scontati del 15%! La prima volta che abbiamo visto una cosa così (era una Feltrinelli) devo dire che è stato un pugno nello stomaco. Nessuno noi potrebbe riuscire a fare una cosa del genere, a meno di non richiedere allo Stato sussidi per librai filantropi e di non cercarci un secondo lavoro notturno. E poi ci sono le campagne (25% per un mese al massimo per singole collane o edizioni) e teoricamente a queste dovrebbero poter aderire tutti, belli e brutti. E invece abbiamo ben visto come il 19 ottobre di quest’anno, all’uscita del romanzo Il silenzio dell’onda di Carofiglio, a poco tempo dall’entrata in vigore della Legge Levi, l’editore Rizzoli abbia prontamente trovato il modo di “gabbare lo santo”, non solo applicando un ribasso del 25% a un unico titolo di nuova pubblicazione (questa non è una campagna!), ma evitando di ritoccare lo sconto ai librai, cosa che ha permesso solo alle catene, che hanno ben di più di uno scarso 30% di ricarico, di poter partecipare a una festa da cui molti sono stati esclusi a loro insaputa, dato che il tutto è apparso chiaro solo con l’uscita del libro. Adesso, proteste o non proteste (vedi ad esempio la lettera a Carofiglio dell’Alsi, l’Associazione dei librai indipendenti sardi), la cosa si è ripetuta con 1Q84 di Murakami.</p>
<p>E ai lettori, noi, cosa dovremmo dire? Ben poco. Però, potremmo buttargli lì un concetto: non solo c’è 1Q84 che loro possono acquistare a 15 invece che a 20 euro, ma ci sono un sacco di altri libri, che vengono fatti uscire senza particolari strategie di lancio e che vengono messi a 18, 20, 22 euro quando potrebbero costarne (come prezzo di copertina intendo!) 12, 13 o 15; e sarebbe già tanto. E poi potremmo dirgli anche un’altra cosa. Che noi (e tanti come noi), quando facciamo le vetrine, quando scegliamo i titoli uno a uno, senza agenti o automatismi vari, non pensiamo a quello che “va sul mercato”, ma a quello che piace ai lettori che ci frequentano. Abbiamo venduto molte ma molte più copie della Rivoluzione del filo di paglia di Masanobu Fukuoka che di Cotto e mangiato di Benedetta Parodi. Ecco: da noi si trovano meno sconti, ma più rispetto. Questo è il nostro 15% su tutti i titoli. E non sono cose da ignorare.<br />
<a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/img_5451-150x150.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/12/img_5451-150x150.jpg" alt="" title="img_5451-150x150" width="150" height="150" class="alignleft size-full wp-image-40963" /></a><br />
<em>Come definiresti una libreria indipendente?</em></p>
<p>È una domanda più complessa di quanto si può pensare. La prima risposta, quella che mi verrebbe di getto, sarebbe di dire: libreria indipendente non vuol dire niente, è un termine che mi sta antipatico, è un termine abusato. Noi siamo una libreria “normale”, questo vorrei dire. Facciamo parte dei normali. Poi ci sono gli editori che fanno anche i distributori e i librai, come Mondadori, Giunti o Feltrinelli; quelli che fanno i grossisti e i librai, come Fastbook-Ubik, o quelli che non paghi di supermercati e ipermercati aprono anche librerie, come la Coop. Non si tratta solo di essere una catena o un franchising. Si tratta di concentrazioni di potere. E, questo, mentre tutti quegli altri, i librai normali, lavorano in maniera normale e hanno normali rapporti con case editrici e distributori o grossisti; e se per caso si mettono a fare anche gli editori o a vendere i propri libri on-line lo fanno spesso a costo di fatiche raddoppiate. Di certo tra questi normali ve ne sono di più o meno indipendenti. Indipendente è una parola, ma le situazioni sono tante. E se questa parola dobbiamo usarla solo per definire in generale le librerie non di catena, tanto vale dire semplicemente che, appunto, “non sono di catena”; tanto più che molte di esse sono in realtà alquanto “dipendenti”, se si guarda la faccenda dal punto di vista dei conti da far quadrare a fine mese!</p>
<p>Se le librerie indipendenti fossero solamente quelle “non di catena” sarebbe inutile impostarci sopra un qualunque discorso culturale. Se un libraio sceglie i titoli solo badando a novità e classifiche, se lascia carta bianca agli agenti, se si stipa il negozio di paccottiglie commerciali solo per il fatto che gli vengono proposte con un quaranta per cento di sconto, si può dire che egli sia un “libraio indipendente”?</p>
<p>Possiamo dispiacerci molto se per caso è costretto a chiudere, ma non fare grandi battaglie perché questo non avvenga. Direi allora che l’unica maniera di farmi piacere l’uso della parola “indipendente” è di dire che “indipendente” è la libreria che risponde non solo a una logica commerciale (che pure deve essere presente), ma anche a una propria idea culturale, di cui vuole farsi portatrice sul territorio, tra i suoi lettori e anche nei confronti degli editori ed autori. Una libreria di questo genere non può ovviamente essere indipendente nel senso proprio della parola;  l’indipendenza indica una libertà nei confronti dell’esterno e noi non siamo botteghe artigiane, ma anelli (più deboli di altri) di una catena. Può però essere “autonoma”: l’autonomia è la capacità di seguire “il proprio nomos”, le proprie leggi, senza disegnare la propria identità su logiche acquisite dall’esterno, importate acriticamente. Una libreria di questo genere rappresenta non solo lo sbocco finale di un ciclo di produzione, ma anche il “filtro” finale di quella produzione: un filtro che può lasciar passare con abbondanza alcune cose e bloccarne altre. In un mondo utopico in cui esistesse solo questo genere di librerie, gli effetti di ritorno che questo stato di cose potrebbe avere sull’editoria si farebbero sentire, eccome. Sembra che oggi gli editori (e, ovviamente, mi riferisco soprattutto ai più grandi) abbiamo perso la capacità perseguire un progetto culturale che ne conformi l’identità e che sia in grado di avere una qualche influenza sulla società. L’impressione è che sparino nel mucchio, sapendo che quel colpo che andrà a bersaglio dovrà ripagare le tante pallottole sprecate per mancanza di mira. I libri in uscita ogni anno sono infiniti; pochi se ne salvano e quasi tutti scadono con la velocità di uno yogurt; quasi tutti costano di più di quel che dovrebbero. I librai, dal canto loro, sono parte di questo flusso, sono costretti a cicli di rotazione altissimi e a un aggiornamento continuo che fa di essi persone non più colte e informate, ma forse solo un po’ più stressate. In un mondo ideale, o se vogliamo in un’Italia ideale, in cui i librai fossero tutti autonomi e non avessero alcun Leviatano che gli fiata sulle spalle, questa produzione saturata e saturante di libri verrebbe rimbalzata al mittente, che si troverebbe costretto a cambiare sua rotta, a rallentare la catena di montaggio per ricercare la qualità; anzi, anche solo per fare ricerca, una cosa che dovrebbe essere vitale per un editore e appare invece un orpello fuori moda.</p>
<p><em>Ci sono in Italia organizzazioni associazioni, strutture dedicate alle librerie indipendenti?</em></p>
<p>L’unica che conosciamo direttamente è l’ALI, l’associazione di categoria ufficiale dei librai indipendenti, ma sappiamo che in Italia sono nate alcune esperienze associative che generalmente mettono assieme librai indipendenti con piccoli-medi editori di proposta e che partono dai primi, come LiberiLibrai o l’Associazione dei Librai Sardi, oppure dai secondi, come il gruppo dei Mulini a Vento. Un po’ di tempo fa era nato a Torino il progetto SlowBook, di cui invito a leggere il <a href="http://www.slowbook.org/il%20progetto%20slow%20book.pdf">programma</a> , che mi pare molto interessante, anche se sinceramente non so che seguito abbia al momento attuale. Non so in quale misura organizzazioni di questo genere possano essere di supporto ai librai indipendenti. Rappresentano tutte occasioni per uno scambio di idee e informazioni, o per creare momenti di sensibilizzazione; ma poi, ognuno torna nella sua libreria e continua a lottare come prima con la concorrenza sleale degli sconti, gli affitti troppo alti, le condizioni dei distributori. Qualunque nuova iniziativa di questo genere non deve cercare semplicemente di “fare rete” tra le librerie indipendenti, ma deve tentare coinvolgere librai, editori, autori e lettori per inventare qualcosa di nuovo. Il commercio equo-solidale, i gruppi d’acquisto, i prodotti a chilometro-zero: e se queste esperienze, rivedute e corrette, potessero finire anche nel mondo dei libri e delle librerie indipendenti?</p>
<p><em>Che cosa ti piacerebbe che fosse la tua libreria?</em></p>
<p>Da quello che ho raccontato sino ad ora penso sia emerso abbastanza chiaramente come abbiamo inteso e continuato a intendere la nostra libreria, Il terzo luogo. Se dovessi aggiungere qualcosa su “cosa mi  piacerebbe che fosse” direi semplicemente questo. Vorrei che fosse il lavoro di una vita. Vorrei che mio marito Alessandro, che è il titolare, potesse scrivere sulla sua carta d’identità “libraio”. E che al Terzo luogo ci festeggiasse la pensione. Siamo una libreria TQ. Siamo librai parte di una generazione saltata, di una generazione annichilita dal termine; una generazione che, forse, ha meno competenze di quelle che avrebbe sviluppato se gliene fosse stata data la possibilità a tempo debito, ma che ha un patrimonio di umanità e conoscenza che non può essere continuamente umiliato, e deve essere tenuto in vita, pena l’estinzione del futuro. Per questo non chiediamo altro che di poter continuare quello che stiamo facendo.</p>
<p><em>Chi cazzo te l’ha fatto fare di fare il libraio?</em></p>
<p>E a te di fare lo scrittore? Adottiamoci!</p>
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