<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Alt Right &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/tag/alt-right/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Jan 2017 15:00:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">211417809</site>	<item>
		<title>Il Ban di Trump e la Guerra Santa del nerd canadese</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2017/01/31/ban-trump-la-guerra-santa-del-nerd-canadese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Declich]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2017 13:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[allarmi]]></category>
		<category><![CDATA[Alt Right]]></category>
		<category><![CDATA[attentato]]></category>
		<category><![CDATA[Ban]]></category>
		<category><![CDATA[Bannon]]></category>
		<category><![CDATA[Bissonnette]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Santa]]></category>
		<category><![CDATA[Le Pen]]></category>
		<category><![CDATA[Moschea]]></category>
		<category><![CDATA[neofascismo]]></category>
		<category><![CDATA[No Ban]]></category>
		<category><![CDATA[populismo]]></category>
		<category><![CDATA[Spencer]]></category>
		<category><![CDATA[terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Trudeau]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Women's March]]></category>
		<category><![CDATA[xenofobia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=67054</guid>

					<description><![CDATA[di Lorenzo Declich e Anatole Pierre Fuksas Anatole. L’ordine mondiale è scosso dal Ban di Trump, che impedisce l’ingresso negli Stati Uniti a i cittadini di Iran, Iraq, Libya, Somalia, Sudan, Syria and Yemen. Sulla prima pagina del New York Times tiene banco il conflitto istituzionale circa la nomina del nuovo Attorney General, in relazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Lorenzo Declich</strong> e <strong>Anatole Pierre Fuksas</strong></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. L’ordine mondiale è scosso dal <em>Ban</em> di Trump, </span><a href="http://www.bbc.com/news/world-us-canada-38798588"><span style="font-weight: 400">che impedisce l’ingresso negli Stati Uniti a i cittadini di Iran, Iraq, Libya, Somalia, Sudan, Syria and Yemen</span></a><span style="font-weight: 400">. Sulla prima pagina del </span><i><span style="font-weight: 400">New York Times</span></i><span style="font-weight: 400"> tiene banco</span><a href="https://www.nytimes.com/2017/01/30/us/politics/trump-immigration-ban-memo.html?hp&amp;action=click&amp;pgtype=Homepage&amp;clickSource=story-heading&amp;module=span-ab-top-region&amp;region=top-news&amp;WT.nav=top-news&amp;mtrref=undefined&amp;gwh=982877EDAEAC0F72A9B86282835B4FC1&amp;gwt=pay"><span style="font-weight: 400"> il conflitto istituzionale circa la nomina del nuovo Attorney General</span></a><span style="font-weight: 400">, in relazione alla legalità del Ban e dell’opportunità che i legali del Dipartimento della Giustizia lo dichiarino ammissibile. La nostra agenda ci porta, però, in Canada, a Quebec City, appresso ad una notizia che sta riscuotendo attenzione molto inferiore alla portata del fatto, di gravità pari, se non superiore a vari altri che abbiamo seguito e discusso. Si tratta dell’attentato alla moschea locale, nel corso del quale sono morte sparate sei persone e otto altre sono rimaste ferite. Il fatto, del quale si trova traccia soltanto nei tagli bassi delle testate di tutto il mondo, avrebbe di certo suscitato una diversa attenzione, qualora l’obiettivo fosse stato altro, cioè uno dei riferimenti dell’occidente libero e democratico e l’attentatore fosse stato un musulmano qualunque, uno di quelli che urlano “Allah Akbar”, per capirci, che poi hanno spesso e volentieri urlato altro, come s’è detto e ridetto. Gli elementi di interesse, almeno per noi, sono moltissimi. Prima di tutto il profilo di questo Alexandre Bissonnette, un vero freak da tutti i punti di vista, poi il fatto che questo episodio abbia luogo in Canada all’inizio dell’era Trump, in relazione alla </span><a href="https://thinkpol.ca/2017/01/28/canada-will-welcome-you-trudeau-invites-refugees-as-trump-bans-them/"><span style="font-weight: 400">posizione liberal che Trudeau ha assunto</span></a><span style="font-weight: 400"> sulla questione dell’immigrazione, quindi, forse soprattutto, il tema della “Guerra Santa”, che, misteriosamente, non affiora a titoloni cubitali sulle prime pagine dei giornali. Anche limitandoci allo squallido teatrino di casa nostra viene soprattutto da domandarsi dove sia l’editoriale di Panebianco, dove siano i memi di Oriana che aveva previsto tutto e perché oggi la guerra santa non “</span><a href="http://www.bbc.com/news/world-us-canada-38798588"><span style="font-weight: 400">la fa l’ACI</span></a><span style="font-weight: 400">” (lo so, ce lo devo mettere ogni volta, è un po’ un tormentone, ma fa troppo ride’). Inoltre, e questo è l’aspetto che ci ricollega a tutta la questione delle fake news, nelle prime ore seguenti l’attentato circolava nei mezzi d’informazione la notizia che l’autore dell’attentato fosse un marocchino non meglio identificato, di quelli che appunto urlano “Allah Akbar” prima di ammazzare la gente.</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Mettiamo due cose una dietro l’altra, concedendoci il tempo di fare quello che abbiamo fatto con Masharipov, Amri e tutta la compagnia. E ripetendo il mantra delle 36 ore, prima delle quali dire qualcosa di sensato è sostanzialmente inutile e dopo le quali è quasi del tutto inutile dire qualcosa, perché le idee e le emozioni sul fatto si sono già ampiamente formate. Primo: appiccico un po’ di cose su questo “allah akbar”, riguardo al cui uso e alla cui diffusione in quanto meme &#8211; lo ricordo anche qui &#8211; </span><a href="https://www.vice.com/it/article/come-allah-akbar-diventato-meme-italia"><span style="font-weight: 400">ho già abbondantemente dato</span></a><span style="font-weight: 400"> (e quindi un knowledge base purchessia ce l’ho). Al centro commerciale di Monaco il 18enne tedesco-iraniano </span><a href="http://www.fanpage.it/live/pari-in-centro-commerciale-a-monaco-di-baviera-zona-completamente-isolata/"><span style="font-weight: 400">aveva urlato</span></a><span style="font-weight: 400"> “sono tedesco, turchi di merda” ma un testimone giurava di averlo sentito urlare &#8220;allah akbar&#8221;. Chi sa il tedesco afferma che l’assassino avesse anche un certo accento del sud. Nell&#8217;agguato nella metropolitana, sempre a Monaco, uno squilibrato </span><a href="http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2016/05/10/attacca-passeggeri-a-monaco-4-feriti_a08af6a0-d3ee-4abe-a69f-44c785356e6e.html"><span style="font-weight: 400">aveva urlato davvero</span></a><span style="font-weight: 400"> “Allah Akbar&#8221; ma non era neanche lontanamente mai stato musulmano, né aveva mai avuto un legame famigliare con quel mondo. Non sappiamo se dimostrasse di avere un qualche accento particolare. Di Amri, l’assassino di Berlino abbattuto a Sesto S. Giovanni, si era detto che avesse urlato “allah akbar” ma invece poi fu confermato che aveva detto “poliziotti bastardi”. Questa volta un testimone afferma che l&#8217;attentatore aveva un forte accento del Quebec e urlava &#8220;allah akbar&#8221;. La nota sull&#8217;accento rende il testimone credibile. In più la cosa avviene in una moschea, un luogo dove è abbastanza facile che ci siano persone che “Allah Akbar” lo dicono un bel po’ di volte al giorno, poiché pregano. Ricordando poi un numero elevato di casi in cui l’espressione è stata usata per scopi che vanno dallo scherzo stupido al sarcasmo pesante, giungo a pensare che il Gemello abbia davvero urlato “Allah akbar”, per un suo qualche oscuro motivo. Ciò certifica definitivamente, se ce ne fosse bisogno, che il lanciare l’urlo “Allah Akbar” prima di un fatto violento non segnala assolutamente niente di rilevante al fine di stabilire le responsabilità ultime dell’atto, almeno dal punto di vista delle affiliazioni ideologiche, cosa che va tanto per la maggiore quando bisogna dire che siamo soldati crociati ecc. in stile Panebianco. Resta da capire, se l&#8217;ha fatto, perché Alexandre Bissonnette l&#8217;ha fatto. Ma diciamo che a questo punto ci può interessare il giusto, cioè niente. Però è da segnalare che a un certo punto ieri si è capito che questo killer con l’ISIS non c’entrava davvero una mazza e dunque i giornali online hanno iniziato a togliere dai titoli quell’”allah akbar” (sbagliando, secondo me, ma va bene). A quel punto c’è stato, come il commentatore di un pezzo di Repubblica, chi ha sollevato dubbi e paventato gombloddi. Arrivando tardi alla lettura del pezzo “Sikomoro” scrive: “Perchè non è stato scritto, come su tutti gli altri giornali, che gli attentatori gridavano Allah Akbar? Si vuole per caso nascondere qualcosa? Si vuole per caso influenzare l&#8217;opinione?”. La parola che trovo &#8211; ricordo che la usava Jaime intorno al 1988 &#8211; per definire tutto questo è “inquietante”.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Tragicamente inquietante, ma la cosa che, per usare un’altra espressione del tempo, è ancora più flesciante è il rilievo che la notizia assume nell’opinione pubblica. Cioè, detto senza mezzi termini, appare confermato che se spari dentro una moschea e ammazzi sei persone non gliene frega letteralmente un cazzo a nessuno! E questo fatto sembrerebbe contraddire anche le tradizionali leggi del giornalismo, secondo le quali “cane morde uomo” dovrebbe interessare meno di “uomo morde cane”. Ora, volendo anche applicare questo criterio utterly incorrect alla situazione attuale, ma con trump al potere e i nazi alla casa bianca va di moda, senza meno un canadese bianco, pallidissimo anzi, con nome e cognome da film dei Cohen, per dire, che spara in una moschea dovrebbe essere “uomo morde cane”, stante l’agenda corrente, no? Eppure niente, non fa notizia. Il che dimostra che la forte polarizzazione ideologica ha smantellato le regole basilari dell’attenzione, la legge di mercato della comunicazione, a vantaggio di un meccanismo di allarme orientatissimo, e lo dico anche in senso proprio etimologico (occidentatissimo sarebbe il contrario, diciamo). Come dice </span><a href="https://populismi.wordpress.com/2017/01/30/i-tweet-di-trump-e-la-democrazia-in-pericolo/"><span style="font-weight: 400">Alessandro Lanni qua</span></a><span style="font-weight: 400">:</span></p>
<blockquote><p><span style="font-weight: 400">Una ventina d’anni fa, il giurista </span><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Cass_Sunstein"><span style="font-weight: 400">Cass Sunstein</span></a><span style="font-weight: 400"> poneva la questione in questi termini: il web prima e i social network poi stanno peggiorando la qualità della democrazia perché ci fanno vivere dentro bolle ermetiche che escludono voci diverse da quelle che condividiamo. Se il filtro siamo noi, se siamo noi a scegliere la nostra dieta informativa tendenzialmente lasciamo fuori ciò che mette in crisi le nostre opinioni che diverranno man mano sempre più cristallizzate e granitiche. Il risultato è la polarizzazione e la radicalizzazione delle opinioni politiche, scrive Sunstein nel suo libro ormai classico </span><a href="https://www.amazon.com/Republic-com-2-0-Cass-R-Sunstein/dp/0691143285/ref=pd_sbs_14_img_0?_encoding=UTF8&amp;psc=1&amp;refRID=3TWXJGMM9B2VBZV1NJST"><span style="font-weight: 400">Republic.com</span></a><span style="font-weight: 400">.</span></p></blockquote>
<p>Il filtro informativo individuale opera in una direzione secondo la quale le notizie vere, quelle “uomo morde cane”, non fregano a nessuno, poiché obbligano a fare un ragionamento del tipo di quello che stiamo facendo noi da un anno, dunque a preoccuparsi di una situazione che stiamo contrastando con strumenti inadatti, con guerre sbagliate, eleggendo figure pericolosissime, in ragione dell’incapacità di identificare i problemi in ordine ai quali la situazione corrente si viene a determinare, tanto sul piano economico che su quello sociale, che ancora su quello culturale.</p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Passo alla seconda che consiste nel ricordare che c’è un assassino solitario di massa occidentale dal profilo molto simile: Anders Behring Breivik. Ho letto un bel po’, ieri, su </span><span style="font-weight: 400">Bissonnette e noto, con crescente senso di inquietudine, che i tratti in comune sono fin troppi. Entrambi hanno un curriculum di destra molto “classico”, una destra stile Trump se si guarda agli Stati Uniti, e una destra nazionalista se l’attenzione cade sull’Europa, oggi soprattutto in Francia. Una destra che però guarda a Israele con una certa ammirazione: entrambi i profili ci raccontano questo (qui </span><a href="https://theintercept.com/2017/01/30/suspect-in-quebec-mosque-attack-quickly-depicted-as-a-moroccan-muslim-hes-a-white-nationalist/"><span style="font-weight: 400">Bissonnette</span></a><span style="font-weight: 400">, qui </span><a href="http://en.metapedia.org/wiki/Anders_Behring_Breivik"><span style="font-weight: 400">Breivik</span></a><span style="font-weight: 400">). Anche nel caso di Bissonnette dire “nazista” o “neonazista” è un po’ riduttivo, non è proprio esattissimo. C’è quel quid di islamofobo e ultraliberistissimo che ci riconduce agli stereotipi di &#8211; chessà &#8211; un Salvini e di un Borghezio e financo di un Beppegrilllo. Insomma non un antisemita dichiarato, lo definirei un criptoantisemita in un certo senso. Uno che sul modello antisemita fonda un suo nazismo ufficialmente non-antisemita, stavolta islamofobo. </span><span style="font-weight: 400">Certamente c’è un aggiornamento del profilo, data l’età. Bessonnette, ad esempio, </span><a href="http://www.lapresse.ca/le-soleil/justice-et-faits-divers/201701/30/01-5064449-attentat-a-quebec-la-sq-confirme-un-seul-suspect.php"><span style="font-weight: 400">è il classico troll del cazzo</span></a><span style="font-weight: 400"> che ti entra nella tua pagina normale, in cui dici cose belle, per disturbare e far perdere tempo alle persone brave. </span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. </span><a href="https://www.nytimes.com/2017/01/30/world/canada/quebec-mosque-shooting.html?hp&amp;action=click&amp;pgtype=Homepage&amp;clickSource=story-heading&amp;module=first-column-region&amp;region=top-news&amp;WT.nav=top-news"><span style="font-weight: 400">Da quello che si capisce</span></a><span style="font-weight: 400"> si tratta comunque di uno di quei coglioni che ci vanno sotto alla propaganda di destra (estrema o no, è tutta uguale) sugli immigrati. Molto attivo sui siti xenofobi, grande fan della Le Pen, era stato anche a sentirla durante la sua visita in Quebec. È anche preparato quanto basta da sostenere gli argomenti classici della destra che ci circonda, grazie ad un curriculum di studi a cavallo tra Scienze Politiche e Antropologia, un tempo bastione dell’ultrasinistra, ma oggi, per ragioni che abbiamo più volte sottolineato (ad esempio <a href="http://divertimentideldesiderio.tumblr.com/post/153117632394/la-grande-truffa-del-decostruzionismo-e-il">qua</a>), praticatissimo anche da quella destra che ha fatto <em>benchmark</em> sull’ultrasinistra (tipo Spencer, per capirci). Cioè, un matto sicuro, non meno lupo solitario degli altri, magari integrato in un sistema di relazioni labili e liquide, come avrebbe detto Bauman, attorno alle quali un’identità te la crei, certo, ma sempre molto da solo, in quella solitudine che, come abbiamo detto in tutte le salse, si consuma nella rete telematica, offrendo un’ombra di appartenenza a persone bisognose di attenzione. Di sicuro: «He was not a leader and was not affiliated with the groups we know», come ha spiegato François Deschamps, il job counselor di </span><i><span style="font-weight: 400">Carrefour Jeunesse</span></i><span style="font-weight: 400">, un’organizzazione che aiuta a trovare lavoro, ma anche attivista di </span><i><span style="font-weight: 400">Bienvenue aux Réfugiés</span></i><span style="font-weight: 400">, che ha avuto modo di tracciare l’attività di pubblicista anti-immigrazione dell’attentatore.</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400"> Sulla questione dell’estremismo di destra in Canada è uscito un bell’articolo, molto documentato sul Montreal Gazzette: “</span><a href="http://montrealgazette.com/news/quebec/the-trump-effect-and-the-normalization-of-hate"><span style="font-weight: 400">L’effetto Trump e la normalizzazione dell’odio in Quebec</span></a><span style="font-weight: 400">”. Vale la pena dargli una letta e visionare la tabella, molto esplicativa:</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline"><br />
<img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-67057 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/1111-city-hate-gr1-289x300.png" alt="1111-city-hate-gr1" width="289" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/1111-city-hate-gr1-289x300.png 289w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/1111-city-hate-gr1.png 640w" sizes="(max-width: 289px) 100vw, 289px" /><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Certo oggi i destrorsi operano in un contesto “garantito” a tutti gli effetti dalla presidenza americana. Cioè, c’è Steve Bannon nel Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti d’America, per dire. Non a caso </span><a href="http://www.huffingtonpost.ca/2017/01/30/richard-spencer-white-sup_n_14495394.html"><span style="font-weight: 400">Richard Spencer non ha perso l’occasione di trollare Trudeau</span></a><span style="font-weight: 400"> a proposito del </span><a href="http://www.canadianprogressiveworld.com/2017/01/30/justin-trudeau-responds-quebec-city-mosque-shooting-condemn-terrorist-attack-muslims/"><span style="font-weight: 400">suo discorso ispirato a seguito della sparatoria alla moschea di Quebec City</span></a><span style="font-weight: 400">, rilanciando l’analogia con la Francia, anche in cerca di simpatie transoceaniche:</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="text-decoration: underline"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-67056 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/specer-300x120.jpg" alt="specer" width="300" height="120" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/specer-300x120.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/specer.jpg 478w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Il quadro in cui questi figuri operano oggi è molto diverso, ma non dissimile da quello che si ricostruisce attorno al classico attentatore islamico. Voglio dire che c&#8217;è un quadro di riferimento istituzionale rispetto al quale questi personaggi si sforzano di apparire conformi, l&#8217;ISIS per gli uni, gli USA di Trump, Bannon e Spencer per gli altri. Lo si poteva già vedere nel corso della campagna elettorale americana con i bersagli accesi dalla propaganda antiliberal, soprattutto nel formato del <em>Pizzagate</em>, </span><a href="https://www.nazioneindiana.com/2016/12/21/qualcunismo-omicida-dei-lupi-solitari-la-sindrome-lee-oswald-pistolero-del-comet-fantasma-del-camion-berlino-la-performance-del-poliziotto-turco/"><span style="font-weight: 400">di cui abbiamo già parlato qua</span></a><span style="font-weight: 400">. Il qualcunismo omicida non è più una semplice forma di appartenenza contro i valori liberal che stanno abbattendo le frontiere tra ciò che “la tradizione” (un costrutto ideologico folle, come sappiamo, una cosa mai esistita) ci ha consegnato come una cosa che ci appartiene e tutto quello che invece no e quindi deve restarsene fuori dal posto che identifichiamo come ”casa nostra”, anche se poi a casa nostra i siriani non ci vengono e non ne abbiamo mai visto uno manco per sbaglio. È quello che capita quando la destra nazi prende il potere, che i mezzi matti si sentono appartenenti ad una milizia che opera in un quadro di ”legalità”. lo si vedeva già all’indomani dell’elezione di Trump, con le migliaia di piccoli atti di bullismo rivoltante ai danni di ebrei, musulmani, neri, omosessuali, donne di ogni razza e ceto sociale, perpetrati da maschi bianchi, ritornati in pieno controllo di una prospettiva identitaria ”forte”. In sostanza, una cosa molto simile al fascismo.</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Esatto. Il modulo è quello del lupo solitario, forse ancor più di prima, perché oggi anche lo xenofobo fascista ha il suo quadro di riferimento ideale proiettato in uno scenario istituzionale.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Penso che alla fine quello che abbiamo detto e ridetto, che cioè questa guerra santa la stanno combattendo un pugno di mezzi matti sobillati da altri mezzi matti (i Panebianco di tutto il mondo, per capirci) è una cosa vera. Quello che oggi è cambiato è che, come dici tu, alcuni di questi mezzi matti, della prima e della seconda categoria, sono oggi al potere in tutto il mondo. Ma non mi sembra un messaggio rassicurante sul quale concludere.</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Possiamo peggiorare la visione, rendendola ancora più fosca.</span></p>
<p><b>Anatole. </b><span style="font-weight: 400">Facciamolo.</span></p>
<p><b>Lorenzo.</b><span style="font-weight: 400"> Ragioniamo anche un po’ sulla ricezione del fatto, voglio dire. L’altra volta dicevo delle vittime del Reina, che erano più o meno tutte di origine musulmana, tranne mi sembra due canadesi (dei quali non conosciamo l’appartenenza religiosa). Dicevo che c’è stato questo intitolarsi le vittime, questo parlare di crociate mentre, come dicevi all’inizio, oggi non vedo quest’ansia di intitolatura, anzi. Quindi, giusto per mettere un po’ le cose in chiaro, completerei – dopo aver citato l’articolo sul Canada – il ragionamento con </span><a href="http://mappingislamophobia.com/"><span style="font-weight: 400">questo progetto</span></a><span style="font-weight: 400"> sulla mappatura dell’islamofobia negli Stati Uniti e quest’altro sull’islamofobia </span><a href="http://www.islamophobiaeurope.com/"><span style="font-weight: 400">in Europa</span></a><span style="font-weight: 400">. Cioè, detta fuori dai denti: i nostri simpatici amici teorici del conflitto di civiltà, i crociati da poltrona in pantofole, hanno effettivamente contribuito ad elaborare un paradigma di crociato che trova riscontro nella società. Ma ciò facendo non hanno descritto una cosa che esiste come tale di per sé. Cioè, nessuno dei potenziali crociati è di per sé un crociato, così come nessuno dei potenziali estremisti del cosiddetto jihad islamico lo è in quanto è nato così o perché le sue condizioni di esistenza lo portano naturalmente a diventarlo. È il quadro ideologico di riferimento, elaborato dai nostri amici del conflitto di civiltà, quelli che la Guerra Santa “la fa l&#8217;ACI”, che offre un contesto all&#8217;interno del quale situare azioni come quelle sulle quali ragioniamo da più di un anno. Quindi, perlomeno, la prossima volta, evitino di parlare di timidezze e buonismi, di occidenti pavidi e altre idiozie, ché manca poco all’aperto incitamento all’odio razziale. E, quasi quasi, sembrano aver letto i manuali di Abu Mus&#8217;ab al-Suri (sistema vs organizzazione, <a href="https://www.nazioneindiana.com/2017/01/09/dan-brown-frosinone-qualcunismo-rambista/">del quale dicevamo l&#8217;altra volta</a>). Qui, come abbiamo detto ormai fino alla noia, il tema sarebbe un altro, collegato, come abbiamo ripetuto alla nausea, al dramma identitario in cui sprofonda la piccolissima borghesia promossa dal debito e messa in ginocchio dalla crisi.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. A questo proposito abbiamo prodotto un <a href="https://www.nazioneindiana.com/?s=lorenzo+declich+anatole+fuksas">congruo pregresso</a>. </span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Talmente congruo che, come alcuni nostri detrattori auspicano, ce la potremmo anche far finita.</span></p>
<p><strong>Anatole</strong>. Sarei d&#8217;accordo con loro, se solo si alzasse ogni tanto mezza voce da qualche parte a far notare le cose che stiamo ripetendo. Personalmente avrei anche da fare, diciamo. Mi blinderei volentieri nel XII secolo, per dire.</p>
<p><strong>Lorenzo</strong>. Eh, infatti, a chi lo dici. E vi sono segnali che dimostrano quanto ripetitivi stiamo diventando.</p>
<p><strong>Anatole</strong>. Forse perché diciamo una cosa vera? Potrebbe anche darsi.</p>
<p><strong>Lorenzo</strong>. La verità è ripetitiva, questo di sicuro. E noiosa.</p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Infatti abbiamo chiuso questo pezzo in un’ora. Per noia.</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. Speriamo che si sia capito il concetto.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Io penso di sì. E sinceramente me la farei finita volentieri, se non temessi che  l’episodio di oggi potrebbe essere solo uno dei primi accenni di una cosa sinistra che sta per accadere. Non l’ho mai pensato fino ad ora, ma la strizza a questo punto sale per davvero. Non già la paura di una Guerra Santa, quanto piuttosto il terrore che questi qualcunisti, quelli di casa nostra soprattutto, abbiano trovato un’identità forte dietro la quale nascondere il loro microscopico cazzetto, ecco. Perché a questa cosa dell’allarme democratico non ci avevamo alla fine mai creduto davvero, diciamolo. Oggi forse un po’ di più ci crediamo, sinceramente. </span><a href="https://www.wesearchr.com/bounties/expose-the-antifa-who-sucker-punched-richard-spencer"><span style="font-weight: 400">Leggendo questo, ad esempio, non mi viene da ridere</span></a><span style="font-weight: 400">. Ne mi tranquillizza questo, pur straordinario, capolavoro artistico:</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-67055 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2017/01/capitan-america-222x300.jpg" alt="capitan america" width="254" height="341" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Lorenzo.</b><span style="font-weight: 400"> No, neanche a me. Sì, c’è una certa strizza e anche una certa rabbia per come le cose sono state fatte deteriorare. Forse dobbiamo capire, nei prossimi tempi, se proprio siamo circondati, se le cose sono già andate avanti troppo, se c’è un rimedio.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. La <em>Women’s March</em> è il rimedio. L’unico vero. Forse. Speriamo. Perché i</span><span style="font-weight: 400">l movimento femminista è l&#8217;unica forza capace di metterti in discussione per quello che sei, per come vivi davvero, invece che per quanto figo ti senti su un social network o dove che sia. In quest&#8217;epoca qualcunista è davvero un ancoraggio straordinario ad un piano di verità basata su scelte di vita, sincerità di quello che provi, coraggio di affrontare gli aspetti meno evidenti e </span><span style="font-weight: 400">più scomodi della realtà che ti disegni attorno. Per questa ragione è probabile che sia l&#8217;unica forza propulsiva di un rinnovamento democratico progressista, capace di demistificare i meccanismi di idealizzazione del quotidiano grazie ai quali la demagogia populista fa presa, ritraendo maschi disperati e miserabili come campioni dell&#8217;emancipazione di masse inascoltate, che in realtà non hanno niente da dire. Sono donne come Kamala Harris e Cecile Richards che devono stare davanti oggi, in America e in tutto il mondo, e tutti quelli che vogliono combattere questo orrore devono limitarsi a sostenerle.</span></p>
<p><b>Lorenzo</b><span style="font-weight: 400">. …. [sgrana gli occhi]</span></p>
<p><b>Anatole.</b><span style="font-weight: 400"> …. [guarda altrove, un po&#8217; come se questa cosa che ha appena detto non l&#8217;avesse detta lui]</span></p>
<p><b>Lorenzo. </b><span style="font-weight: 400">Si è riaccesa la luce della stanza. Proprio mi sono visto davanti questo libro di Valentina Fedele che indaga sui modelli maschili nel mondo islamico, specie nelle comunità di migranti maghrebine in Europa. “</span><a href="https://www.ibs.it/islam-mascolinita-definizione-della-soggettivita-libro-/e/9788857529783"><span style="font-weight: 400">Islam e mascolinità</span></a><span style="font-weight: 400">”. Cose di cazzetti piccoli se vogliamo metterla così. Fuori dallo stupidario delle robe che girano, davvero. </span></p>
<p><b>Anatole.</b><span style="font-weight: 400"> Ecco.</span></p>
<p><b>Lorenzo.</b><span style="font-weight: 400"> Daje.</span></p>
<p><b>Anatole</b><span style="font-weight: 400">. Daje sì. </span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">67054</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 20:44:04 by W3 Total Cache
-->