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		<title>Le parole testuali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[antonio sparzani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 05:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[ambra]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Sparzani]]></category>
		<category><![CDATA[Festuca Editore]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Sparzani Intervista a Luca Camurri, autore di Le parole testuali, Festuca editore, Sesto San Giovanni 2007, € 8.00. Antonio: caro Luca, ho letto il tuo Le parole testuali e ne ho riportato impressioni diverse, e in vari casi molto buone. Mi piacerebbe, se sei d&#8217;accordo, parlarne qui in pubblico per condividere con altri [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Sparzani</strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/Ambra-del-Mar-Baltico.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-35211" title="Ambra del Mar Baltico" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/Ambra-del-Mar-Baltico-300x236.jpg" alt="" width="300" height="236" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/Ambra-del-Mar-Baltico-300x236.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/06/Ambra-del-Mar-Baltico.jpg 450w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>Intervista a <strong>Luca Camurri</strong>, autore di <em>Le parole testuali</em>, Festuca editore, Sesto San Giovanni 2007, € 8.00.</p>
<p><em>Antonio</em>: caro Luca, ho letto il tuo <em>Le parole testuali</em> e ne ho riportato impressioni diverse, e in vari casi molto buone. Mi piacerebbe, se sei d&#8217;accordo, parlarne qui in pubblico per condividere con altri pareri e impressioni. Una delle prime cose che mi ha colpito è la tua capacità di cogliere l&#8217;attimo di un cambiamento, di una vertigine, di una comprensione improvvisa; l&#8217;eureka di una sensazione, di un sentimento. Cosa puoi dirmi di questo? Quando scrivi, è per l&#8217;impulso improvviso di fermare un&#8217;emozione o invece una meditata elaborazione?</p>
<p><em>Luca</em>: nella mia scrittura poetica ‒ con l&#8217;eccezione di <em>Il Libro dì Debora</em>, la mia terza opera, che era veramente &#8220;monotematica&#8221;  ‒  non c&#8217;è mai una &#8220;meditata elaborazione&#8221;.  La stessa brevità dei testi penso riproduca abbastanza fedelmente l&#8217;illuminazione, la scheggia improvvisa, il tuffo a ritroso nel tempo.<br />
In seguito, a distanza di giorni e di mesi, rivedo e modifico spesso i testi; ma lascio di proposito una parola più desueta o magari più &#8220;stonata&#8221; delle altre, che ai miei occhi è quella che più di altre &#8220;fa luce&#8221; sulle dinamiche dell&#8217;inconscio. Non nego l’importanza del <em>labor limae</em>, ma credo fermamente che i frutti dell’ispirazione vadano preservati, per evitare di ridurre la poesia a una fredda e sterile attività “a tavolino”, basata solo sul raziocinio e sull’esercizio stilistico e formale.<span id="more-35210"></span></p>
<p><em>Antonio</em>: mi piace l’idea delle parole “stonate” che ami talvolta trattenere. Aggiungerei che alcune poesie, per quanto rifinite ed eleganti, non “bastano”; o meglio meriterebbero forse uno sviluppo più ampio, sono luoghi e argomenti che sembrano chiedere altro, di più; penso a <em>Kerstin</em> (p. 37):</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Kerstin</em></p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Sul mio sentiero<br />
non risuona<br />
la musica dei tuoi bianchi battiti</em></p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>l’ha sentita la frontiera<br />
degli spazi sconfinati</em></p>
<p>o anche (p. 67)</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Nadežda,<br />
speranza<br />
di fuochi e di betulle,<br />
procedi in percorsi<br />
che erigono forza,<br />
abbracci tenaci,<br />
e il corso del pianto.</em></p>
<p>È così? Mi piace il tuo uso di colori e suoni, cui viene affidata anche l&#8217;architettura degli spazi; la percezione del luogo, sempre in soggettiva, con allargamenti improvvisi; lo spazio che viene esplorato attraverso la parola, come in una personale silloge di canti di via.<br />
Vai spesso in giro a piedi? Guardi senza vedere, o di colpo noti ogni dettaglio?</p>
<p><em>Luca</em>: Guardo, vedo, osservo, memorizzo, e in seguito &#8220;fisso su carta&#8221;.<br />
Per esempio, mi piace molto osservare i turisti, stando seduto sul sagrato di una chiesa, in una piazza storica, o notare in un parco cittadino le schermaglie dialettiche degli impiegati durante la pausa pranzo, e rilevare gesti e parole dei clienti e dei dipendenti di un centro commerciale.<br />
Parlavo prima della brevità dei miei testi: raramente vogliono &#8220;dichiarare&#8221; qualcosa o esaurire un argomento; più spesso accennano, alludono a un evento precedente o successivo.<br />
Probabilmente la sinteticità è la vera e propria cifra stilistica della mia scrittura: infatti, oltre che nella poesia, l’ho sperimentata pure nella mia produzione aforistica ‒ nel volume autoprodotto <em>Yogurt e Limone</em> ‒ e anche nel brevissimo racconto <em>Infradito</em> stampato in diciotto stupendi esemplari da <strong>Gattili</strong> di Cologno Monzese.</p>
<p><em>Antonio</em>: sì, adesso capisco di più dei tuoi rapidi scorci, una pennellata e via. Ma parliamo di quello che chiamerei un leggero bizantinismo presente in qualcuno dei tuoi  testi, ad esempio:</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Risplende nella sala<br />
infusa nell’ambra<br />
dell’estate tramandata<br />
il gioiello che ti porta<br />
nell’incedere dei doni.</em></p>
<p>e un paio di altre, con ori e pietre preziose:  ancora fugaci osservazioni o addirittura attimi di pura sognante fantasia, o veli che nascondono, e forse limitano, la visione di quello che in realtà si muove nel tuo sottosuolo?</p>
<p><em>Luca</em>: Non parlerei di sottosuolo, perché questo termine mi fa pensare alla narrativa di Dostoevskij, che, sebbene sia uno dei miei autori preferiti, è lontanissimo dalla mia produzione poetica, quantomeno da quella di <em>Le parole testuali</em>.<br />
In effetti, ricorrono con frequenza le pietre e le gemme nei miei versi: innanzitutto perché ritengo che esse evochino meglio di qualunque altra cosa ciò che è raro, prezioso (non in senso economico, naturalmente!), ambito, desiderato&#8230;<br />
Poi, tra le loro caratteristiche c&#8217;è anche il fatto di richiamare alla mente un colore ben definito, che le differenzia una dall&#8217;altra; non da ultimo, sono contraddistinte da una luce, e questo mi consente di introdurre nella scrittura tutto un universo di immagini e di simboli.<br />
Quindi, decisamente nessuna intenzione da parte mia di nascondere, o di limitare la visione; al contrario, un vivo proposito di mostrare, di svelare, di <em>mettere in luce</em>.</p>
<p><em>Antonio</em>: e, in effetti, spesso <em>metti in luce</em> assai bene, per i miei gusti; cito ancora questa (dalla sezione “Daniela”):</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Daniela,<br />
stagione nell’anima,<br />
verbo all’infinito,<br />
arrivi dove posso<br />
sfiorare la corrente<br />
dell’acqua del discorso …</em></p>
<p>e questa (dalla sezione “Giorgia”):</p>
<p style="padding-left: 60px;"><em>Faccio i conti<br />
con l’acqua trasparente<br />
dei tuoi anni,<br />
che intreccio tra le dita<br />
e spando sulle palme.</em></p>
<p>Ad ogni rilettura questo volumetto offre nuove sorprese, almeno a me, che leggo lentamente, ma saltando magari qua e là, senza voler capire tutto subito. L’ho trovato un buon compagno di viaggio.</p>
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