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	<title>andre dubus &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Scrittori per scrittori (Eugenides, Krauss, Lahiri)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 06:30:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Davide Orecchio Mesi fa (settembre 2011), al festival del New Yorker, tre scrittori pop molto quotati e famosi (Jeffrey Eugenides, Jhumpa Lahiri e Nicole Krauss) parlarono di scrittori per scrittori, o di scrittori amati da scrittori, o anche di superscrittori. Ciascuno dei tre presentò la sua lista di autori preferiti (quasi tutti del secolo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-43028" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/new-yorker-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/new-yorker-225x300.jpg 225w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/07/new-yorker.jpg 480w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" /><strong>di Davide Orecchio</strong><br />
Mesi fa (settembre 2011), al festival del <em>New Yorker</em>, tre scrittori pop molto quotati e famosi (<strong>Jeffrey Eugenides</strong>, <strong>Jhumpa Lahiri</strong> e <strong>Nicole Krauss</strong>) parlarono di scrittori per scrittori, o di scrittori amati da scrittori, o anche di superscrittori. Ciascuno dei tre presentò la sua lista di autori preferiti (quasi tutti del secolo scorso) e lesse un passo del più importante.</p>
<p>Eugenides (<em>The Virgin Suicides</em>, <em>Middlesex</em>, <em>The Marriage Plot</em>), iniziò con <strong>Denis Johnson</strong> (e poi <strong>Vladimir Nabokov</strong>, e <strong>Saul Bellow</strong>).</p>
<p>Lahiri (<em>Interpreter of Maladies</em>, <em>Unaccustomed Earth</em>, <em>The Namesake</em>) scelse <strong>Mavis Gallant</strong>, <strong>Andre Dubus</strong>, <strong>Gina Berriault</strong>.</p>
<p>Nicole Krauss (<em>Great House</em>, <em>The History Of Love</em>, <em>Man Walks Into a Room</em>), virò verso la Mitteleuropa: <strong>Thomas Bernhard</strong>, <strong>Bruno Schulz</strong>, <strong>W.G. Sebald</strong> e <strong>Danilo Kiš</strong>.</p>
<p>Nessuno dei tre si trovò d’accordo sui nomi. Ma neppure sui modelli. Nel senso che, ad ascoltarli, si scopriva che uno scrittore per scrittori può essere di tanti tipi. Un autore d’insuccesso, troppo sofisticato per il grande pubblico (secondo Lahiri). Uno straniero non tradotto o che magari mostra nuovi percorsi stilistici ad autori che leggendolo decideranno di emularlo (secondo Krauss). Oppure, anche, un maestro riconosciuto che, al pari di un jazzista, comunica su più livelli e con interlocutori diversi (Eugenides).</p>
<p>Forse la definizione più acuta la diede Lahiri: un “writer’s writer” è uno scrittore che non perde la furia, l’idiosincrasia e la purezza dell&#8217;esordio. Non le baratta per sentieri facili. Vive uno stato creativo da opera prima perenne.</p>
<p>Lahiri era intelligente, bella, non sorrideva mai. Serissima. Forse scocciata. Neppure le battute di Eugenides (dei tre, l’oratore faceto) le strappavano un sorriso. Krauss era la secchiona del gruppo, molto Oxbridge e coltivata, più imbarazzata degli altri dalle domande del pubblico.</p>
<p>I tre vendono milioni di copie in tutto il mondo. Così che potremmo definirli autori WWW: worldwide writers.</p>
<blockquote><p>“A writer’s writer maintains an integrity, a certain purity of vision”: “Uno scrittore per scrittori conserva in sé un’integrità, una sorta di purezza”, sentenziò Lahiri.</p></blockquote>
<p>Ma volendo se ne può ascoltare la voce.</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/10/writer.mp3" target="_blank">QUESTO E&#8217; IL PODCAST</a></p>
<p>Il primo a parlare è Eugenides, la seconda Krauss, la terza Lahiri. Poi le voci si mescolano un po’. Quella che pone domande è la moderatrice, la redattrice del <em>New Yorker</em> <strong>Deborah Treisman</strong>, che in un passaggio si lamenta di Denis Johnson: “Non risponde mai al telefono quando lo cerco. Risponde sempre la moglie che m’informa: ‘E’ fuori a pescare’”. Dal che si deduce che Mr. Johnson sarà anche uno scrittore per scrittori, ma non è uno scrittore per giornalisti.</p>
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		<title>ricorda la ex-moglie di mio fratello?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2011 06:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[territorio]]></category>
		<category><![CDATA[andre dubus]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[mattioli 1885]]></category>
		<category><![CDATA[narrativa americana]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Manuppelli]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[voci dalla luna]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio Dio mio, c’era qualcosa in questo essere ragazzi che la vita domestica e la civiltà stessa non riuscivano a toccare, e spesso potevano diventare pazzi o esasperanti, ma quando perdevano questa componente, i ragazzi come gli uomini, erano spenti. Così a una donna non rimaneva che scegliere fra un ragazzo troppo cresciuto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/Jack-Vettriano-Sweet-bird-of-youth-study-50x40cm.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-39101 alignleft" style="margin: 8px;" title="Jack-Vettriano-Sweet-bird-of-youth--study--50x40cm" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/Jack-Vettriano-Sweet-bird-of-youth-study-50x40cm.jpg" alt="" width="248" height="316" /></a></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p><em>Dio mio, c’era qualcosa in questo essere ragazzi che la vita domestica e la civiltà stessa non riuscivano a toccare, e spesso potevano diventare pazzi o esasperanti, ma quando perdevano questa componente, i ragazzi come gli uomini, erano spenti. Così a una donna non rimaneva che scegliere fra un ragazzo troppo cresciuto e un piatto maschio americano, ed entrambe le scelte potevano farti diventare matta, ma almeno con il ragazzo la tua follia era più omicida che suicida, come invece avveniva nell’altro caso. Non c’era da stupirsi se gli uomini al bar, o quando andavano a cacciare o a pescare, si chiamavano tra loro ragazzi. Dicevano: vado a bere una birra coi ragazzi, vado a pescare coi ragazzi. E nei loro occhi c’era una luce diversa, una luce di distanze, di fantasticherie e di predilezione, come se stessero srotolando la bandiera per cui avevano prestato servizio quando erano giovani</em>. <em><strong>Voci dalla luna</strong></em> di <strong>Andre Dubus</strong> (Mattioli 1885, trad. di Nicola Manuppelli) è un esterno giorno americano con al centro una famiglia sghemba formata da un padre, un figlio adolescente che vuole farsi prete, un altro figlio più adulto, ballerino che, più o meno, lavora nella gelateria del padre, la moglie del ballerino, ballerina lei stessa, una figlia che vive altrove ed è indecisa – ma non per vizio, per disposizione di sé – tra erba e cocaina, una madre che lavora come cameriera in un bel ristorante fuorimano, lungo una highway, Melissa in camicia di jeans annodata in vita che fuma sul campo da softball e Conroy, il suo cane, che ogni tanto si perde nel buio. Al figlio adolescente e sarà molto difficile rimanere cattolici a casa nostra piace Melissa, e a Melissa lui, il ballerino ha divorziato, il padre quarantasettenne dei due si è innamorato della ballerina, e la sposerà. Il padre dunque sposa l’ex moglie del figlio maggiore. E con <em>È colpa del divorzio</em> il romanzo comincia.<br />
<span id="more-39100"></span><br />
In <em>Voci dalla luna</em> i nomi delle persone, delle cose, dei luoghi e delle geografie ci sono, e sono nomi propri che pure fanno qualche eco, tuttavia ciò che rende questo romanzo difficile da dimenticare è il racconto dei rapporti tra le persone, i luoghi e le geografie che strutturano e complicano, che innamorano e perdono la vita dei personaggi, degli uomini, delle donne e degli adolescenti e dunque anche i nostri. I nostri rapporti di lettori che hanno famiglie o le pensano, o solo, continuano a guardare quelle degli altri. In <em>Voci dalla luna </em>si capisce, come un’esperienza propria, che ci sono cose molto peggiori che amarsi, che <em>due che si amano devono sempre essere egoisti, rivolti uno verso l’altra, girando le spalle al mondo, se vogliono che il loro amore duri </em>che, anche tu, <em>aspetti che troppe cose ti accadano. Sprechi tutto quel cazzo di tempo a pensare</em>.</p>
<p><em>Voci dalla luna</em> è, prima di tutto, un racconto di una quotidianità normale, e nel quale, tuttavia, la normalità, grazie alla prosa essenziale ma sempre accudente di Dubus, ha qualcosa di decentrato. Perché Richie Stowe teme che, se il padre sposa la moglie di suo fratello, non potrà mai essere un buon prete, ha paura che, se Melissa gli offre una sigaretta dal pacchetto che tiene nell’incavo dei seni, non potrà continuare a ignorare il proprio corpo che lievita. Perché Brenda, anche se sta per sposare il padre del suo ex marito Larry, ha imparato che <em>il matrimonio è l’unica condizione che la trattiene dall’essere una puttana</em>, perché Joan, la madre di Larry gli dice <em>(…) quello che mi addolora in te, è che tu non lo fai. Così a volte penso che tu abbia abbastanza talento perché questa sia una maledizione per te e non a sufficienza perché sia una benedizione</em>.</p>
<p>E in mezzo a tante comuni stranezze ed esitazioni, Andre Dubus, senza nessun intento didascalico, educativo, senza alcun giudizio (im)morale, anzi con gli occhi attenti di chi si meraviglia e si strugge per la bellezza varia – e talvolta in avaria delle circostanze – ci lascia intontiti e pieni di possibilità dunque salvi, consolandoci che <em>Il nostro compito non è vivere grandi vite, il nostro compito è capire e portare avanti le vite che abbiamo</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-medium wp-image-39158" title="cop Grey" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna-192x300.jpg 192w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2011/05/cop-Voci-dalla-luna.jpg 382w" sizes="(max-width: 192px) 100vw, 192px" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A. Dubus, <em>Voci dalla luna</em> (Mattioli 1885, 2011), pp. 134, 17,90 eu.</strong></p>
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