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	<title>Antonio Bux &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>12 poesie edite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Aug 2015 12:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Bux]]></category>
		<category><![CDATA[daniele ventre]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Bux (dal ciclo di poesie “Un Adamo di meno”) IV Bisognerebbe ricrescere nell’amore ogni volta che qualcosa lì si spegne e cercare di strappare poi le ali alle farfalle prima che si involino via dallo stomaco; e non invece lasciarle intatte e ferme su ogni volto di donna o di uomo che nasconde [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Bux</strong></p>
<p>(dal ciclo di poesie “Un Adamo di meno”)</p>
<p>IV</p>
<p>Bisognerebbe ricrescere nell’amore<br />
ogni volta che qualcosa lì si spegne<br />
e cercare di strappare poi le ali<br />
alle farfalle prima che si involino<br />
via dallo stomaco; e non invece<br />
lasciarle intatte e ferme su ogni<br />
volto di donna o di uomo<br />
che nasconde in un suo bacio<br />
il verme fingendo nella mela<br />
quel bisogno reciproco di stare<br />
come torsoli nudi e senza semi<br />
nella bocca e nel volto di quell’altro<br />
ignorando il retrogusto della buccia<br />
che protegge nel suo frutto la paura.</p>
<p>È MOLTO TEMPO</p>
<p>È molto tempo che non scrivo una poesia.<br />
È molto tempo che non sparisco in una poesia.<br />
Ora sparisco, e vi scrivo una poesia. Anche se<br />
è molto tempo e non ricordo davvero bene<br />
come si scriva una poesia, però se sparisco<br />
è tutta per voi, una poesia che non so scrivere,<br />
la più bella poesia che potete immaginare,<br />
per voi che sapete leggere tutte le coordinate<br />
provatela a immaginare perché io non so scriverla,<br />
immaginate quella poesia che non c’è eppure vi fa spostare<br />
i polsi e le giunture del cervello, quel tipo di poesia<br />
che c’è e non c’è e anche se scompare te la ritrovi davanti<br />
ogni santo giorno quando non realizzi che ti stai svegliando<br />
e sei già sveglio, ed eccoti la poesia più bella del mondo<br />
scritta sulla fronte, che pure se non ti piace la poesia<br />
la senti nelle budella continuare il tuo fantasma nascosto,<br />
il tuo romanzo da dodici battute, che non sarà mai come<br />
questa poesia, no, il romanzo è un fiato lunghissimo<br />
pure se di dodici battute, ma ha una morale esatta sul punto<br />
mentre la poesia vive col cuore in gola, ed è lì che ti cancella.<br />
Ora vi scrivo una poesia. Una poesia di quelle forti e chiare.<br />
Ve la sto scrivendo, davvero. Anche se non è facile cancellare<br />
poesie. Ed è molto tempo che non riesco più a vivere.</p>
<p>PIOGGIA MENZOGNA</p>
<p>Piove di spalle, mai vista la pioggia<br />
entrarci nel naso e aprire il fiume<br />
del nostro respiro o lo sguardo<br />
ad un oceano più prossimo.<br />
Ma l’oceano meraviglioso del tempo<br />
non esiste, è una bolla di bugie,<br />
nel silenzio ingrossa le sue menzogne,<br />
l’aria fatta di miseria, i pesci falsi,<br />
gli splendori delle lische venduteci<br />
non valgono un odore marcio della terra<br />
quando inzuppata di pioggia ci mente<br />
con tutto il suo coraggio l’inerzia<br />
spettacolare del mistero! Trasportiamo<br />
acque finte per tutta l’esistenza<br />
senza avvertire il profumo<br />
della prima pioggia, quella scivolata<br />
sotto le palpebre secondarie, ma ora è<br />
tardi e si apre meglio l’onda bugiarda,<br />
si apre meglio e mostra il fosforo sbagliato<br />
all’opaca luminescenza, mostra il nostro<br />
meglio diluito mentre ci piove davanti<br />
il mistero della sua menzogna.</p>
<p>CAMICE DI CUORE</p>
<p>Camice di cuore, ho provato a spigare<br />
montagne, ma nessuno le ha volute<br />
comperare. Vendevo nebbie, anche, dal<br />
banco degli ultimi, e le scorie dei campi<br />
per un calice vuoto, di memorie verdi.<br />
Un segnale, è stato meno di questo,<br />
sotto il freddo della vita. È stato dirlo,<br />
avvertire il monsone, il sistema termico<br />
del piano superiore, concentrando aria<br />
di nessuno addosso, costruendo mura<br />
su di noi già fermi. Camice sventrato<br />
senza più cuore, io ho provato a reagire<br />
ma il sole è troppo loro. Io ho provato<br />
a spostare la luce, qualcuno ha provato<br />
a metterla in fiore, ma già sono morti<br />
tutti e niente rimane splendente. Camice<br />
di sangue la mia mente malata prega<br />
sotto la quercia con il verme piegato<br />
nel tronco dell’ombra. Tu sei la cappa<br />
strappata al mio petto, la forza girata<br />
nella mano della semplice elemosina.<br />
La sola moneta a valere te è l’attesa.</p>
<p>D’IMMAGINE MIGLIORE</p>
<p>Ho immaginato di avere: una casa<br />
e il fiore della casa e una donna<br />
con accanto un mestiere<br />
solo per me e nel bacio<br />
la morte del frutto e il colore<br />
saporito dell’erba, la mia fronte<br />
cresciuta per lei e ancora e ancora<br />
senza mai fine, l’aria fidanzarsi<br />
negli sguardi e ossidarsi un pensiero<br />
sarà vero, sarà vero&#8230; ma l’occhio<br />
è cresciuto per poco, è tornato<br />
bambino cristallo si è rotto<br />
il mio occhio immaginario<br />
immaginandosi troppo ma non c’è<br />
più nessuno che piange<br />
per me nessuno a cui tendere<br />
la mano&#8230; sarà vero, sarà sogno<br />
più vero svegliarsi e guardare<br />
nel vuoto se il vuoto è lo sguardo?<br />
Ho immaginato di avere: qualcosa<br />
da guardare, una mano cresciuta<br />
sul cuore una mano più grande<br />
pensare per me, la mia vita<br />
veramente stretta nel pugno; ma<br />
ho immaginato lo stesso, qualcuno<br />
con me a immaginare, più niente<br />
se niente è reale, se io vivo di questo<br />
per te che non sai immaginarmi.</p>
<p>UNA SOLA NOTTE</p>
<p>Ogni volta che passo il varco<br />
della notte, una solitudine mi vede<br />
espandere un’altra notte precedente,<br />
ed è un futuro a non promettere<br />
più niente, a tenermi così stretto<br />
ai miei luoghi ciechi; eppure io<br />
così cieco vedo quel luogo dove<br />
qualcosa vive, ma sento nuove vite<br />
in cui ero già stato; e forse non è tutto<br />
vero ciò che cresce, forse continua<br />
solo per distanziarsi; forse è crescita<br />
bugiarda ciò che nasce o per davvero<br />
l’unica risposta il buio più dentro; forse<br />
è scia che non centra l’energia o il vento<br />
attraversando corpi ottusi forse è scia<br />
di un’altra vita che poi cambia tutto: viene<br />
e non restituisce, la scia ciò che fulmina<br />
la notte; viene e non rivive me più di una<br />
volta, la notte viene in me e non mi vive<br />
solo una volta, ma viene sempre la notte<br />
e perde me da quella volta, da sola viene<br />
dentro me la notte, senza di me a vedermi.</p>
<p>LETTERA AD UN FIGLIO NON MIO</p>
<p>Precipitano i livelli, se stai a pensarci<br />
l’economia ti fotte gli anni, figlio non mio,<br />
i migliori schieramenti, i personalissimi<br />
giochi e gli sguardi degli amici, se ci pensi<br />
non riconosci più nessuno ora che la fila<br />
si è fatta lunga, ora che le tende le tirano tutti<br />
fino a strappare il sorriso rimasto fuori<br />
dai tagli statali, e siamo in tanti ad avanzare<br />
senza il ricordo di un sorriso, siamo in molti sorridenti<br />
per indifferenza verso la felicità, lo sappiamo bene, figlio,<br />
non esiste la felicità, è solo un marchio non registrato<br />
dalle società delle cioccolate fondenti, eppure sorridiamo<br />
come catalogati, assortiti in uno strano giorno di cioccolata,<br />
squagliamo cervelli tra bustine inzuppate e specchi sozzi,<br />
e le polverine magiche che ci fanno sorridere e piangere chiodi<br />
se ci abbracciamo con un amico sentiamo le spine<br />
dell’indifferenza infilzare l’identità della potente droga, lo stato<br />
vuole questo, sentirci indifferenti alle infilzate. Impara presto,<br />
figlio non mio, il nuovo sorriso, impara a prendere puntuale<br />
la pillola della dimenticanza, sì, figlio non mio, dimentica<br />
il sorriso che ti ho negato, restatene nella pancia infilzata<br />
della mamma, io non ho droghe migliori né cioccolate più dolci,<br />
io non ho regali lucenti, né specchi sicuri, io ho solo paura<br />
di vederti sorridere.</p>
<p>(dal ciclo di poesie “TSO”)</p>
<p>II</p>
<p>Si sono chiamate da sole le spiagge,<br />
appartate in un unico sentire più sole,<br />
più sole nonostante i paesani lombrichi<br />
e così i boschi e le calunnie degli alberi<br />
fiorire sempre verdi, sempre distanti<br />
a un certo punto della distanza<br />
è accaduto che si è fuso il perdono,<br />
e che l’oro colato non si è fermato<br />
al piombo sbagliato della sostanza, no<br />
ma che per confusione l’attacco finale<br />
incominciando a deridersi, ha disunito<br />
cicatrici già sparse per il globo spaccato<br />
e la carnagione della terra con pezzetti<br />
spinosi di cielo, e l’hanno fatto male davvero<br />
l’uomo di poca volontà, eccolo ferito stride<br />
finalmente da sveglio, aperto all’emozione<br />
bianca come sfumato dal suo cadavere,<br />
e stride in quell’attimo, per sempre, fermato<br />
nell’ascolto perpetuo del rumore selvatico,<br />
avverte l’ondata che non può ferirlo ma solo<br />
fermare il suo stridere a tempo. Perciò si è<br />
chiamati da soli, risposta, senza sapere<br />
come il bosco nel buio riposi, e le spiagge<br />
sibilline sparendo nel vano del mare come<br />
disteso un ognuno da solo, potendo l’ascolto.</p>
<p>VI</p>
<p>Ma io vorrei leggere davvero i semi<br />
se sono veri quelli dell’autunno invece<br />
mi trovo sempre solo in mezzo a steppe<br />
di amici e a mani fredde eppure nessuno<br />
muore col sorriso appeso alla sorte della<br />
memoria universale se ci pensi arriva fino<br />
ai primi anni quel prodigio familiare poi finta<br />
la retromarcia se ti sgama dentro sé fa nebbia<br />
prima ancora dell’adunata generale si dirada<br />
la sua voglia di sbocciare tra i due bronchi<br />
della notte sussurrata a poche mani. Ma è<br />
miracolo così chiaro esserci ancora sebbene<br />
qualcuno voglia fare fuori noi mentre svegliamo<br />
i simboli del corpo e sono gli stessi della mente<br />
li vediamo così chiari eppure spegnersi di colpo<br />
così uccidono le ore e la tranquillità di ogni vita<br />
fatta di stracci e di illusioni, dietro schermi tutti<br />
uguali stando bene senza riflessi, se ci pensi<br />
noi accadiamo non nel tempo però nessuno<br />
viene a dirlo. Se te ne accorgi loro sanno che<br />
tu sei morto camminando senza piedi. Però<br />
non interessa più alla gente ricordare la paura<br />
perché paura è troppo forte da temere allora<br />
meglio aver paura di sapere forse è vero che da<br />
un certo punto in poi l’oro diventa marcio sincero<br />
se la sola cosa a tenere in vita è l’indifferenza io<br />
riscrivo la sentenza: se mi lancio, fingo di cadere.</p>
<p>NESSUN POTERE</p>
<p>Non avete nessun potere. Oltre lo sguardo,<br />
non avete nessun potere. C’è un muro bianco<br />
di fianco che aspetta, tutti aspetta e non cresce<br />
e non crolla, ma è uguale per tutti, è distanza<br />
di ognuno, per un po’. Contro quel muro, tu non<br />
hai nessun potere. Sembra temere solo lo sguardo<br />
il tuo muro, sembra temere solo il riflesso di te<br />
che ti muovi in silenzio. Eppure tu non hai più<br />
nessun potere. Tu sei solo il tuo muro distante.<br />
Però nessuno ha il suo potere, più di te se sai<br />
di essere muro, oltre il tuo sguardo nessuno<br />
sa di essere te, senza scavalcare il potere del<br />
muro di ogni essere solo. Quello è il vero potere.</p>
<p>NON È PER TUTTI</p>
<p>Esiste un mattino ma non è<br />
per tutti. Si alza da sé cresce<br />
un volo di rogne. E non è per<br />
tutti. Non è per tutti sapere<br />
il mattino, alzare una specie<br />
di nebbia in qualcosa quel livido<br />
dove ognuno può riconoscersi. Ma<br />
non è per tutti. Non tutti possono,<br />
non tutti sanno il mattino, non a<br />
tutti è dato capire se il cielo è un bel<br />
velo, se davvero riflette o se esclude. Però<br />
perché dire il falso? È per tutti lo stesso<br />
cielo a squarciare, è per tutti uno sbalzo<br />
nel nero o soltanto il gelo della promessa<br />
se per tutti vale la sfera, il mondo girato<br />
nella mano nemica. Se per tutti è straniero,<br />
meglio si dica: non contate più troppe stelle.<br />
Ma no, non è per tutti, se il mattino dirada<br />
le piogge se le nuvole atrofizzano i volti se<br />
l’aurora non finge e mostra la terra. Non è<br />
per tutti se ritorna a costringere il buio al suo<br />
specchio, se si mostra più caldo e se apre<br />
nel ventre la voragine umana. Se la notte<br />
combacia i silenzi, non è per tutti starsene<br />
zitti. Allora cresce ancora in miseria, da una<br />
scatola nera l’ombra terrestre. Quella è per tutti.</p>
<p>COLORE DEI CANI</p>
<p>Vorrei piangere con i miei amici<br />
almeno una volta essere come loro<br />
al fischio della chiamata. Così<br />
da perdermi l’esecuzione<br />
ogni giorno, quando i miei cani<br />
diventano neri e se ne vanno<br />
senza più strada. Ma gli amici miei<br />
piangono dopo, se poi rimangono<br />
un po’ più da soli, i loro cani<br />
ancora al guinzaglio, questi lo sanno<br />
di che colore è la fuga.</p>
<p>_____________________</p>
<p>(da “Un luogo neutrale” Edizioni Il Foglio, collana curata da Cinzia Demi, Piombino, 2015) </p>
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		<title>DA   &#8220;STORIA DEL DILUVIO&#8221;</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2014/11/16/da-storia-del-diluvio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Nov 2014 06:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[annotazioni]]></category>
		<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
		<category><![CDATA[incisioni]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Bux   1. Che colpa ne ho io se il sonno dei baci è arrivato prima del parto e mi ha tagliato la testa. È stato uno specchio a rivelare cigni feriti. La prima sera invece bare sociali, tutte insinuatesi dopo. Ma io non ho avuto tempo di crescere funghi. Non ho avuto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di</p>
<p><strong>Antonio Bux</strong></p>
<p> <br />
1.</p>
<p>Che colpa ne ho io se il sonno dei baci è arrivato<br />
prima del parto e mi ha tagliato la testa. È stato<br />
uno specchio a rivelare cigni feriti. La prima sera<br />
invece bare sociali, tutte insinuatesi dopo. Ma io<br />
non ho avuto tempo di crescere funghi. Non ho avuto<br />
modo di sapere la vista se è un bosco o se solo diviene<br />
fango avanzando. Non ho saputo creare dai gatti calmi<br />
il reale desiderio del balzo. Non ho potuto temere l’airone<br />
paterno o la serpe vicina, non ho tradito gli amici zanzare.<br />
Ma il lago interno è mutato lo stesso. E allora è bastato<br />
restare sdraiati cervelli all’aria per sterilizzare ogni<br />
aurora prima del vento. È bastato credere al vulcano<br />
spento o alla cenere impazzita del corpo, che subito<br />
la maggioranza ha eruttato bestemmie. Ed è servito<br />
cadere ogni giorno, è servito succhiare la montagna di Dio<br />
per precipitare sotto, è servito sognare alberi corti, è servito<br />
sapersi bonsai, dio quanto è servito soffrire il verde completo<br />
che ora è sera e nessuno riesce a vederlo, che ora è per sempre<br />
notte sazia di pipistrelli. Ma le stelle lo sanno, sono il citofono<br />
e il cielo il palazzo, dove noi non entriamo. Piuttosto ci stiamo<br />
a zerbino, nell’aria impolverata, piuttosto spariamo ma l’alba ferisce<br />
più forte. È un gioco meschino? Niente come le carte che giriamo<br />
fa la truffa, niente fa l’uomo come una mano al tavolo sparecchiato.</p>
<p>2.</p>
<p>Io non so se l’avorio supererà il bianco clandestino<br />
della mia vita notturna non so se sarà daltonico il vino<br />
o se la fantastica selva fiorirà dappertutto. E tu non sai<br />
chiaramente la lotteria del capitato o del fecondo dove<br />
combacia, se nella steppa del materiale o se nell’imbuto<br />
del giorno. Come non sappiamo il quadro dell’occhio<br />
quanti soli frammenta al minuto, o se diventa tenebra<br />
incinta. Ma io sogno di esser vivo se tu sogni di esser<br />
meno. E se tu sogni di esser meno io vivo del tuo sogno.<br />
Ma se nel sogno io rifiuto il manto caprino, allora un volto<br />
esagonale si dilata. E se non sogno più diamanti è per colpa<br />
del mestiere che frantuma ogni promessa. Se tu non sogni<br />
delle case o se non entri nei fantasmi allora è vano il mio<br />
distacco. E se mia madre è stata un sogno, una cicogna nera<br />
ora vola sul mio braccio e sulla pelle. E se tua madre non è stata<br />
in grado di sognare a cosa serve la preghiera che cosa stringe<br />
nella pietra se non fa male la tua mano. Se la tua mente<br />
non esplode quale miccia si commuove quale fiamma cade<br />
invano ma gentile, quale ragno tappa i buchi quale fonte cede<br />
i segni, quale mare attraversa dentro. Se nella mano si conclude<br />
il sogno di una vita è per forza d’ogni bene è per vincere la fame<br />
di un povero caduto. Ma tu non puoi risolvere i nodi se sei nodo<br />
non puoi la spada se sei scudo, non puoi girare a vuoto il tuo divieto.</p>
<p>3.</p>
<p>Vorrei soffrire se le pene dell’inferno non fossero l’inferno. Eppure<br />
è qui anche non volendo, è stato come il male anche se non svuota<br />
il resto di noi, per sempre vedi come cresce anche sparendo. Rimonta.<br />
E se non vuoi lui ti sceglie, e se ti sceglie tu non vedi. Ecco hai scelto<br />
la calma della morte, una fotografia scattata troppo presto. Ecco lui ha<br />
scelto la balena del trasporto. Lui trasporta te alla deriva. Né prima<br />
ti salverà la saggezza delle tombe. Non ti salverà l’aver trattato alghe<br />
coi pescatori ciechi, non ti salverà dall’ira del diluvio la potente acqua<br />
già bevuta. Sarai mezzo mare, se ti calmi. Saprai più sonni, se ti svegli.<br />
O solo sabbia sotto le bombe, o trota convertita alla sua corrente. Ma<br />
se vivi del nero pretendi troppo, è un colore che sbiadisce alla lontana.<br />
Non seppelisce l’anima, la seppia nascosta. No, non riesce col sale<br />
a sgranare le ferite. O le nostre lacrime piovute dal giorno, al mattino<br />
quando vomitano i santi, le senti anche tu, come puzzano di tempo?<br />
Perché le statue tergiversano nel bianco, e non riducono l’anello<br />
del demonio. Per sempre calcato, vissuto interno ad ogni Carneade<br />
maschera l’uomo, cresce come cimice di speranza. Com’è verde,<br />
com’è fetida di erbe! Lì corrosa dalle voglie, scossa dalle tensioni<br />
la balaustra del Cristo ancora ci costeggia. Livido scalino! La zecca<br />
del martirio ingrossa ogni tempesta. Ma non è boa a indicare<br />
non la linea del confine ciò che segna. Una volta aperto il pozzo<br />
originale, una volta smessa tutta la cambusa, non resta la tua<br />
ciurma a naufragarti. Ciò che salva è la siluetta della barca.</p>
<p>4.</p>
<p>Anche tu senti le pietre soffrire? Anche tu hai visto prima la loro<br />
ombra cadere? Più sotto lo smottamento, quello smacco celeste?<br />
Dove chiosano crude radici, fiorisce un gambo morto di rozzezza.<br />
Questo lo sai, lo hai imparato scavando l’aria, al culmine del vento.<br />
La sai muovere, nel soffio del cervello, quando distrai le altalene più<br />
vispe della mente. Non cigolano mentre muovi le ragazze sul vuoto<br />
piedistallo. Era marzo, ricordi, e avevi freddo. La galera dell’inverno<br />
pioveva soli all’incontrario. Chi era, con te, l’ombra grassa del tuo avo,<br />
il tuo fantasma doppiatore? Non hai mai baciato, non hai mai potuto<br />
toccare il capezzolo dell’albero, la strana linfa dorata sotto la tua<br />
lingua. Eppure odoravi le campane del quartiere, la campagnola<br />
sotto la neve, e accanto la scuola il bivacco allupato della maestra!<br />
Così tante caramelle ingestibili. Che fatica crescere a sale, miseria<br />
inghiottita dagli occhi mentre guardano. Cosa ci ha guidati così<br />
tra una sponda e l’abisso, resistendo a galla? Una pala radioattiva<br />
forse, una diga di tristezza. Ma la purezza cresce sempre lá dove<br />
la cicuta seduce cinghiali. Nel grugnito allora scova il serpente<br />
sarcastico che ora manda sonagli o tramuta in pietra. Quella stessa<br />
cornice dove elfi sottili cesellano l’ombra. Ma nel ricordo di luce<br />
un geco perde la tua coda, vedila come si agita alle nostre vittorie!<br />
Chi ora muove mi domando, chi ha il filo più allungato, chi di quelli<br />
barcolla a marionetta? Chi si crede più artigiano, se col primo rogo<br />
stermina tutta la flotta burattina? Un pinocchio bruciato ci gioca.</p>
<p>5.</p>
<p>Caramente succede che si muore. A volte Tutto è vero. Nulla risorge<br />
se non richiesto. Guarda. Per ruscello si svuota un deserto. Ma vedere<br />
un’allodola crescere negli sguardi amici, non volendo, aumenta<br />
il delirio. Dopo qualche giorno l’allodola sparisce. Chissà dentro quale<br />
tempo è salita a farsi un nido? Forse nel mondo esiste uno sguardo<br />
che non contempla foreste. Forse esiste un corpo che si muove senza<br />
baccano. Che sia un atlante scomparso al suono geografico della<br />
memoria? O solo un pulsante rialzato, più duro a schiacciare?<br />
Potessi sapere come le mosche volano per mantenere nell’aria<br />
invisibile il rientro. Sai, ne ho parlato a lungo, l’altro giorno<br />
calcando il terzo pianeta. Mentre il sole si spostava verso sempre.<br />
Ma come fare a saltare ogni notte, e fingersi torero che si sbraccia<br />
a mani vuote? Come stare senz’anima alla fune? Vedi, le cose cadono<br />
ai piedi se le fermi. Dopo non rimane che la bugia di questa faticosa<br />
empatia. Non rimane che mescere il pane quotidiano con il dente<br />
ferito. Ma quanto strazio. Sopra di me c’è un tizio e non mi lascia<br />
dormire. Mi dice l’altrove è un bel posto, non lo frequentare. Io<br />
non gli credo. Non ho mai creduto alle ombre vicine. Anche se<br />
mentono a fin di luce. Vorrebbero salvarti, condurti al precipizio<br />
del clamore. Ma fai attenzione se si svegliano prima della tua fine.<br />
Fai attenzione se ti chiamano col nome del principio. È l’inizio la sola<br />
cosa che s’ignora. Nel polo della notte accende con ossa di carbone<br />
e domanda in noi, da sempre: Com’è stato puntare tutto su un dolore?</p>
<p>6.</p>
<p>Mare morto di energie mi trascina la tua risacca. Un pendolo di<br />
gioventù bruciante, che si eclissa. Ma se chiudi il frastuono della<br />
vita, cosa strabordi fino al costato altrui? Le mani crollano invisibili<br />
se costeggiano un solo muro. Non amare, questo è saper perdere?<br />
Perché chi ama vive di polvere, ma se non ama è di polvere. E se ama<br />
a metà, si fa polvere mancata. Più spessore. Perché permettere questo?<br />
Un povero dio impolverato ci illumina di fasci. Strana sentenza essere<br />
tutti quella sua luce. Preferiscono il buio i matti. Ciascuno avvolto<br />
da un nero abbandonato. Quelli sì, amano il vero. Anche la congiura.<br />
Come non crederli divini, se sanguinano appena rivolgono lo sguardo<br />
in chi si elimina. Ne incontro molti mentre chiudo a chiave le stanze.<br />
Camminano stretti, come desideri. Non hanno più ombre da sbattere.<br />
Sapessi battezzare il perdono come questi! Finirei davvero nel giusto<br />
manicomio. Con una pezza di solitudine sempre pronta a condividere<br />
l’elemosina del sangue. Ma pregare l’albero finché torni radice vuota<br />
è come credere l’uomo in un verde impraticabile. Chissà allora sia<br />
la melma terrestre il giusto sfogo. Un bersaglio che mi centra se penso<br />
a quanto dista ciascuno dal dirupo. Eppure certi pazzi li vedo ridere<br />
sulla soglia. Come foglie di vento conoscono l’aria a memoria. Pazzi<br />
che conducono la follia del mondo, quante risate se dicessero la verità!<br />
Io la tengo scritta su un fazzoletto di neve, la chiuderò in un cassetto<br />
appena smetto di respirare. Una volta intascato l’uomo, l’esistenza si<br />
svuoterà. Essendo sola, parlerà la distanza. Dove nessuno più ascolta.</p>
<p>7.</p>
<p>L’ho scoperto l’altro giorno. Sono un fiume che piange se stesso.<br />
Ma quando le lacrime finiscono, uno stagno è sempre nell’altro.<br />
Gli dice troppo. Che non si neghi il ritmo a nessuno. Ognuno ha<br />
il suo sangue, da non condividere. Ma la ferita sì, è universale.<br />
Chiedere perdono per la proria ferita, la sola lima. Andare oltre<br />
questo specchio e non vedere niente. Un vuoto che illumina.<br />
Le febbri cresciute poco i volti impazziti per troppe occhiate.<br />
Chiedo scusa ogni volta che scrivo. Saprai salvarmi? Ciascuno<br />
si salva solo. Temere gli occhi, la prima confessione. Negarsi<br />
a parole, negare la parola. La parola negata è la verità del dio.<br />
Ciò che manterrai segreto, è per te stesso. Certi fanno poesia<br />
per non essere poeti. Ma se un poeta è poesia, cos’è che sta<br />
mentendo? La poesia è una scatola di scatole. Il poeta non lo sa<br />
ma le apre. Ad un tratto ci rimane male. La scatola è infinita<br />
perché chiude al volo ogni volta. Allora è rubare uno spiffero<br />
ciò che accumula il silenzio. Certi poeti costruiscono scatole<br />
ma poi le smontano vivendo. Non reggono l’urto di un nuovo<br />
vento. Né l’evento del furto. Perché ognuno è rubando che alimenta<br />
il proprio buco. Che vergogna essere la tomba dei morti! Lapide<br />
rozza non ospitale, lavagna domestica insegnando piattole. Dove<br />
lo sporco non delimita, un pulito troppo opaco l’altare splendido.<br />
Ma chi prega al banchetto dei vivi? Esseri invisibili calpestano, quale<br />
fortuna! Meno male che il destino ci cova. Viva i poeti sconsacrati!</p>
<p>CALORE DIVINO<br />
(Inferno a rendere)</p>
<p>8.</p>
<p>Sto scoprendo il troppo. Qualcuno verrà presto a farmi fuori. Sarà<br />
dietro uno sguardo, un volto più vivo o per colpa di un pompino<br />
gelato. Oppure mi troveranno stecchito, autografato da altro nella<br />
calligrafia dell’aurora. E finirà tutto così, in una pera finta, succhiando<br />
le tenebre. Berrò dal mio calice senza sangue, o disegnerò l’indelebile<br />
oscurando la mela a metà del destino. Ma ora osserva doppiamente<br />
la vita svanendo, e mentre mi continua, fa lo stesso. L’ombra del gufo<br />
gli si nutre di fianco. Eppure è stato, da dentro le acque, un suono<br />
onnivoro la sola stanchezza. Ricordi, un vortice centrale propose<br />
il salto. Ma tu non volevi saltare. L’acqua nutriente ora ti caccia.<br />
Ora lontano, nella gradazione che non corrisponde, la televisione<br />
pare un tonfo freddo, come i piatti scrocchiando le mani e le facce<br />
precipitare nei bicchieri. È solo un rumore spaventoso, la famiglia. Ma<br />
chi sei, a questo tavolo, chi sono loro che ti guardano, sono io già<br />
morto per vederlo? Potranno rispondere sai, siamo stati noi a colpirti<br />
all’entrata. Dovevi saperlo, e restare nel cavo, stretto al margine<br />
dell’inizio. E invece con tutto sei venuto al mondo, per tramandare<br />
l’oltranza. Ma dicono che chi muore se ne va per somigliare. A cosa,<br />
forse solo al pensiero di essere stato, fuori di qui, o soltanto troppo<br />
dentro, qualche ricordo? Somigliare è solamente sapere che qualcuno<br />
da sempre scompone, nell’appartenenza. Così l’origine non ha mai<br />
fine, se ricordata nel dolore. Ma una volta scoperto, il troppo dilata<br />
la conoscenza, restringe la mente in fantasma. O solamente ti sbaglia.</p>
<p>9.</p>
<p>Per questo buio fraintendere della sera hai calmato il mezzogiorno.<br />
Un bolide nel vento, e sei venuto giù in un picchiare di campane.<br />
E non vi è stata coda superstite, nella prominente bocca dell’urlo,<br />
ma intera la cima caduta del sogno, tagliando il petto della strada.<br />
Ora mi guardi con faccia di pietra, io ti somiglio sdraiato sul dosso<br />
e non mi manco, non posso esitare col terriccio non si può più dire<br />
di essere poco aderente ora che il cielo mi osserva diagonale. Ma da<br />
quale ora provengo, se non ricordo il salto definitivo, se è stato il mio<br />
progresso l’aiuto o solo un cincischiare dell’equilibro nel fianco vivo<br />
di un altro me rotto indeciso sull’ombra, o se solo l’ombra staccando<br />
dal collo il suo fiato e smarrendo quel corpo voluto meno, ora grigio<br />
dirimpetto sul vano giaciglio. È perfetto pensare che io sia la scelta<br />
di un cieco vuotare, è così facile sperare l’elemosina dal proprio nulla<br />
mentre si cade con la mano retta, mentre si ride di sé giocando con<br />
nessun nascondino, con nessun amico di sempre. Ma davvero vince<br />
colui rimasto all’ascolto, pur dolente, di chi vive la chiamata sonora.<br />
Solo questo è il motivo, una più chiara distanza che spinge la gravità<br />
dal desiderio nel tatto, con la simbiosi dell’asse terrestre combaciare<br />
quella fine con il mondo, quella morte alla valle distesa del tramonto.<br />
Due soli che si odiano fanno una luce sola. Ma dentro l’anima, chi<br />
accende l’eterna spia, se per una vita interrotta se ne infiamma una<br />
lasciata sporgere alternativa? Lì, nel possibile che si sogna, immerge<br />
l’aria, fa contatto con l’eterno. Il cielo più puro, questo sento nel volo.</p>
<p>10.</p>
<p>Il cranio mi fa male, se vi poso la testa. Per questo<br />
vuoto incendiare, ad ogni morte gira lento un carro<br />
funebre. C’è un nido di sorprese nei volti ammiccando<br />
il morto quando passa, quasi fosse davvero andato a<br />
far festa. Ma in un suono di farfalle si nasconde bene<br />
e vola via col delirio della chiesa in fiamme. È un tripudio<br />
bipolare la piazza gremita di occhi. C’è chi spegne il suo<br />
lume gridando che non vale, che non è così che si tirano<br />
le cuoia in paese, che si muore una sola volta al mese e<br />
nessuno sconto condominiale. Ma a questa botta è saltato<br />
un palazzo intero, col doppio portone, sei famiglie e due<br />
signore, vedove da un pezzo. Fuga di gas i becchini han fatto<br />
un bel prezzo di riguardo. Niente bare di legno, solo avorio<br />
per decessi innaturali. Che fine di lusso, vallo a sapere morirei<br />
anche io per questioni di cherosene. E invece me ne sto solo<br />
col cranio in mano, nella testa, e riposo. C’è chi pensa sia strano<br />
parlare a ritroso e condurre il paesaggio, o salutare un deserto.<br />
In questo caso, è un morto che parla, quarantasette su scala<br />
connazionale del gioco. Ma nessuno muore davvero, nella poesia<br />
mia nessuna cosa succede. Sarebbe bello invece fiorisse una rosa<br />
o qualcosa di simile, una prosa che finisse col morto a sorridere.<br />
E invece sono solo io col mio reso, nel mio vero indeciso, faccio noia<br />
del testo, spargo gioia a pretesto. Sono serio, cerco solo un cimitero.</p>
<p>11.</p>
<p>Hai camminato ora sei stanco di andare senza il tuo branco contro<br />
ogni speranza. Ma l’osso ricresce comunque, è un piatto troppo<br />
caldo messo a gelo dall’esistere. E tu le vedi le tombe galattiche<br />
dei popoli d’Abissinia, le vedi splendere nei vecchi soli quelle polveri<br />
chiodate al marmo della terra santa. E pretendi anche tu d’esser clone<br />
dell’ulivo, figlio di bacca, vorresti così frantumare fra cento legioni<br />
scomparse l’alloro della notte mai vissuta o nel vento regalato la stele<br />
rapita. È l’alieno che ti ha costruito, una baracca di stelle lontano dalla<br />
prima liana, ciò che sapevi afferrare, ciò che vedevi sparire nella carne<br />
col balzo furbo della scimmietta. Hai imparato presto a rubare il felino<br />
così come a sotterrare il manifesto terreno ai tuoi piedi fino a farti<br />
generale gigante. Ma un esercito più grande muove contro il tuo dito.<br />
Non puoi niente se non connetti la mente alla memoria del fondo<br />
spaziale. La chiave bionica, quella gira e non ti apre le porte, solo<br />
annuncia il suo freddo lontano. La tua luce migliore brucia gli ioni<br />
esserino di nomi, pronuncia il tuo silenzio come fosse vittoria! Il<br />
linguaggio di Marte, la fossa lattea scavata, inverte la luna collegando<br />
trasmissioni. Quanta umanità combatte per restituir loro il balsamo<br />
d’oro. Chi siamo lo sai, nel grano il messaggio dissimula la tua mente<br />
contorta quel disegno. Un capostipite nascosto in un cerchio d’uomo<br />
il solo pegno restituito alla promessa glaciale. Ma animali prima di te<br />
han costruito nel globo, e nel centro di esso qualche mostro governa.<br />
I tuoi raggi benefici lì vanno, nel suono emancipato della loro scintilla.</p>
<p>12.</p>
<p>Il vento sta cambiando! Mi remo contro e non riesco più a smettere<br />
nel vedere l’opaco trasformarsi in chimera. Ah che brutta cosa resiste<br />
alla sfera la sensazione del giro! Non è un rompicapo piuttosto un<br />
profondo più vero male alla testa. Ustiona il pensiero la frase corrotta!<br />
Correndo non si sa più che dire, ma per forza di cose sopravvive<br />
la frequenza a noi stessi! Manda e capta segnali, un messaggio prima<br />
ancora di scoprire. E dice che c’era un forte vento attraversando<br />
l’uomo, un cielo scoperto alle falde d’universo. Ma chi vi ha messo<br />
su un tappo? Le cose splendenti han lasciato le stelle, ora riposano<br />
sul guanciale sinistro dell’abisso. Io canticchio dal centro del mondo.<br />
Gli altri a destra, convertiti alla terra. Quante prese di posizioni!<br />
Chi ha comprato costellazioni ora giace sul fondo dell’inferno.<br />
Gabbati perfino dal demonio, poveracci le fruste li domano. Signore<br />
dai troppi anelli non perdona, il fulcro della vita spesa in tramonti.<br />
Preferire una morte da santi è la sfida di chi scalza il millennio. Non<br />
più sovrano a condurre mansioni, non più mero programma celeste.<br />
Solo angeli neri scampando all’infinito. Ma il vento sta cambiando!<br />
Sento che ritornano i leoni. Sarà che il tempo è tutto tondo, scodella<br />
sempre qualcosa di contrario. Potrebbe sparire il Colosseo e stare<br />
Napoleone la sera in televisione. Mia madre lo potrebbe votare! Sì ma<br />
cadrebbe il governo? La moneta dei popoli andrebbe in rialzo? Fottuto<br />
Occidente non cambi sistema! Ah ah ah, sei simpatico soggettone. Ora<br />
che il fuoco comanda, nel cerchio d’oro l’illusione conficca noi tutti.</p>
<p>_____________________________________</p>
<p>N. d. A.</p>
<p>Queste poesie (23+1) intitolate &#8220;Storie dal diluvio&#8221; (titolo cambiato in corso d&#8217;opera) formano una delle 6 sezioni che compongono il mio ultimo inedito, intitolato &#8220;Naturario&#8221;. Questa sezione ospita queste poesie monolitiche composte da 23 versi l&#8217;una (tranne l&#8217;ultima che ne comprende 24) e si divide, a sua volta, in tre sottosezioni (&#8220;Cielo ipotetico/Preparadiso&#8221;, &#8220;Calore Divino/Inferno a rendere&#8221; e &#8220;Postumania/Finto Purgatorio&#8221;).</p>
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		<title>L&#8217;Ulisse: decimo compleanno e nuovo numero della rivista</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jun 2014 21:59:56 +0000</pubDate>
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<p>Il numero è scaricabile <a href="http://www.lietocolle.com/cms/wp-content/uploads/2014/06/Ulisse-17.pdf" target="_blank">qui</a>; questi dieci anni di monografie, <a href="http://www.lietocolle.com/ulisse/" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>Da Trilogia dello zero (parte seconda) &#8211; Poesie inedite di Antonio Bux *</title>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 13:23:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[2.     “C&#8217;è nell&#8217;aria una specie di contorno  mai pronto a superare il paesaggio piuttosto passaggio stretto dove si filtra  un dolore dentro, che fatica a respirare. In questo, perdono le cose la trasparenza il loro tacere l&#8217;ombra nell&#8217;abbandono al dono del colore sbiadendo per inerzia quando l&#8217;oggetto si assomiglia troppo al luogo e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><i><b></b></i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">2.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal" align="right"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">“C&#8217;è nell&#8217;aria una specie di contorno<span class="apple-converted-space"> </span></span></i><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">mai pronto a superare il paesaggio</span><br />
<span style="background: white">piuttosto passaggio stretto dove si filtra<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">un dolore dentro, che fatica a respirare.</span><br />
<span style="background: white">In questo, perdono le cose la trasparenza</span><br />
<span class="textexposedshow"><span style="background: white">il loro tacere l&#8217;ombra nell&#8217;abbandono</span></span><span style="background: white"><br />
<span class="textexposedshow">al dono del colore sbiadendo per inerzia</span><br />
<span class="textexposedshow">quando l&#8217;oggetto si assomiglia troppo al luogo</span><br />
<span class="textexposedshow">e dove tutto ha un peso per eccessiva mancanza</span><br />
<span class="textexposedshow">se lo si bilancia cadendo, nel rovescio della materia”<span id="more-45069"></span></span></span></span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">Di cosa possiedi l&#8217;anima se manca<span class="apple-converted-space"> </span></span><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">fiato in mezzo al tempo o parola a metà</span><br />
<span style="background: white">tra respiro e spegnimento, ordine di smettere</span><br />
<span style="background: white">di cosa dunque temi il sovvertire, se già è girato</span><br />
<span style="background: white">un vento contro il mondo, se già ti carica la gola<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">di rimpianto e di spavento al tocco la memoria</span><br />
<span style="background: white">e sola senza canto una morte si propaga su nell&#8217;aria</span><br />
<span style="background: white">e tu ricadi nel profondo senza stacco ma con mite transitoria<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">stanchezza d’animo spegni sul fondo, ti tiri via da ogni mutamento?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'">6.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal" align="right"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">“Nella rarità del fuoco si arrampica</span></i><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">una specie di luce che non brucia</span><br />
<span style="background: white">la variante del calore disanimando</span><br />
<span style="background: white">la pietra di mezzo messa a dividere</span><br />
<span style="background: white">la vegetazione dello sguardo caduto</span><br />
<span class="textexposedshow"><span style="background: white">indietro la terra per farla incastrare</span></span><span style="background: white"><br />
<span class="textexposedshow">come una pellicola interna, una colla</span><br />
<span class="textexposedshow">a tenere accesa la retina al contorno</span><br />
<span class="textexposedshow">quando brucia la visione solo per unire</span><br />
<span class="textexposedshow">l&#8217;aderenza dell&#8217;occhio all&#8217;aria del mondo”</span></span></span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 10.0pt;font-family: 'Tahoma','sans-serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">Ho scoperto di avere</span><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">una lucciola nel ricordo.</span><br />
<span style="background: white">La riesco a vedere<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">solo di notte, quando</span><br />
<span style="background: white">tutto è senza memoria.</span><br />
<span style="background: white">E invece la lucciola cresce</span><br />
<span style="background: white">tra le tenebre a intermittenza</span><br />
<span style="background: white">mi mostra una parte di me<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">quella meno densa. Ma poi<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">la lucciola muore presto<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span class="textexposedshow"><span style="background: white">si fa pensiero, prima dell&#8217;alba</span></span><span style="background: white"><br />
<span class="textexposedshow">quando è futura la certezza</span><br />
<span class="textexposedshow">e di ogni cosa si osserva la fine</span><br />
<span class="textexposedshow">dell&#8217;ombra, la metà ricoperta.</span><span class="apple-converted-space"> </span></span></span><i></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'">14.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">“Un inventario di parole </span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">crea lo strato di fondo</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">il magazzino della pagina</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">-uno spazio di casi e cose-</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">letto d&#8217;immagini, bivio di luoghi</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">bianca nomenclatura del pensiero”</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></address>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">Lo spavento misero, insaziabile della parola</span><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">vuoto che non sa dell&#8217;aria il misticismo lento</span><br />
<span style="background: white">ché il detto cova in sé per sua natura il male</span><br />
<span style="background: white">come un&#8217;ombra che taglia l&#8217;aria di un&#8217;innaturale<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">mancanza: e che son resti le spoglie del comune</span><br />
<span style="background: white">disapprendere il perdono, la clemenza della vista</span><br />
<span style="background: white">che protrae a derivare quel che non si può tenere;</span><br />
<span style="background: white">di più di questo dentro il cielo come un dire niente</span><br />
<span style="background: white">ancora a<span class="apple-converted-space"> </span><span class="textexposedshow">misurare scherno o voto o nera assenza</span><br />
<span class="textexposedshow">terra che non squarcia, ma che cresce in superficie</span><br />
<span class="textexposedshow">da ogni lato la sventura tutta amata, tutta in fuori</span><br />
<span class="textexposedshow">di silenzio aperto in bocca, mantiene tutto a galla</span><br />
<span class="textexposedshow">e poi calma rientra dentro, si sottrae agli avvoltoi</span><br />
<span class="textexposedshow">fino all&#8217;osso della forma, si tradisce, si fa gabbia.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'">15.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">“I miracoli avvengono</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">se non li vedi”</span></i></address>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">Si vive divisi in due</span><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">&#8211; prima e dopo la vita</span><br />
<span style="background: white">sempre è un altro che vive &#8211;</span><br />
<span style="background: white">quando invece a morire</span><br />
<span style="background: white">è un doppio che precede</span><br />
<span style="background: white">come se morisse due volte</span><br />
<span style="background: white">prima la vita e poi la morte</span><br />
<span style="background: white">con l&#8217;essere nel mezzo</span><br />
<span style="background: white">un doppio che si dimezza</span><br />
<span style="background: white">come mai nato, a metà<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">come se fosse il doppio</span><br />
<span style="background: white">solo la sua morte.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">20.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">“Per solo sguardo non vede</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">la sua forma bensì la svista</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">l&#8217;immagine dove muta l&#8217;occhio</span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">ogni paesaggio in una voragine” </span></i></address>
<address class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></address>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">Dell&#8217;occhio come un fungo.</span><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">Si sparge l&#8217;orizzonte quasi a muffa</span><br />
<span style="background: white">&#8211; un nucleo di batteri nella vista-</span><br />
<span style="background: white">dove è macchia la pupilla quando</span><br />
<span style="background: white">più si osserva e più si accorcia</span><br />
<span style="background: white">il gambo, la parte incarnata della retina.</span><br />
<span style="background: white">Di più fa il guardato: si nasconde nella selva</span><br />
<span style="background: white">&#8211; cresce a spora dilatando &#8211; parte dal veleno<span class="apple-converted-space"> </span></span><br />
<span style="background: white">un&#8217;umida infestazione; si riempie d&#8217;escrescenze</span><br />
<span style="background: white">fino a scomparire: nidifica nell&#8217;oggetto-tossina</span><br />
<span style="background: white">l&#8217;indigestione dell&#8217;immagine, la metà incontaminata</span><br />
<span style="background: white">&#8211; come un disturbo oculare &#8211; spurga nella visione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">38.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span class="textexposedshow"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: right;line-height: normal" align="right"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">“Dopodiché sarà anche essere, utilità nominale</span></i><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">processo di cosa, che chi è luogo nel marginale</span><br />
<span style="background: white">poi da solo tende a scomparire, e rimane chiusa</span><br />
<span style="background: white">quell&#8217;applicazione diventare (praticamente a iosa</span><br />
<span style="background: white">l&#8217;orizzonte tende trappole future, ci gioca a morte);</span><br />
<span style="background: white">insomma d&#8217;immagine si dirotta, si fa rottame nero</span><br />
<span style="background: white">come a intermittenza sbotta: si dilata per accumulare</span><br />
<span style="background: white">spazio su spazio, lontano da dove, altrove dal vero”</span></span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">Maledizione, proprio quella che muove</span><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">sotto la camicia a quadri. Non pizzica tutti</span><br />
<span style="background: white">ed è un&#8217;esclusiva per pochi, avercela dentro.</span><br />
<span style="background: white">Se la lavi, non ti riesce di sbiancarla, rimane nera.</span><br />
<span style="background: white">Pronta ad una prossima centrifuga, anzi, si tiene tesa</span><br />
<span style="background: white">cammina pari alle ossa, s&#8217;imprigiona al passo della cute.</span><br />
<span style="background: white">Maledizione è dunque non saperla misurare appena</span><br />
<span style="background: white">ma portarla comunque stretta, tra le cosce in disordine<span class="textexposedshow">.</span><span class="apple-converted-space"> </span><br />
<span class="textexposedshow">Di fronte come una falsa riga, si mostra a intermittenza.</span><br />
<span class="textexposedshow">Ancora e per sempre, più di una volta, per retrocedere.</span><br />
<span class="textexposedshow">E allora si resta nel turbine, vestiti di sola freschezza,</span><span class="apple-converted-space"> </span><br />
<span class="textexposedshow">ci si ammala del grigio, una percezione troppo sottile</span><br />
<span class="textexposedshow">per far impallidire il futuro. Perciò maledizione è comprare</span><span class="apple-converted-space"> </span><br />
<span class="textexposedshow">un abito vecchio, e progredire nella polvere, fare l&#8217;acaro</span><br />
<span class="textexposedshow">rosicchiando la morte, ché per nascere bisogna rinchiudersi</span><br />
<span class="textexposedshow">stiparsi presto tra le cose, e fiorire d&#8217;inverno, tra neve di niente</span><br />
<span class="textexposedshow">sbucando tra le stoffe più pregiate, come un capo dimenticato.</span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: center;line-height: normal" align="center"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">(ipotesi finale)</span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: center;line-height: normal" align="center"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: center;line-height: normal" align="center"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: center;line-height: normal" align="center"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white"> </span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;text-align: center;line-height: normal" align="center"><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif';background: white">“Per tutto questo -che non ripara- per ogni freno</span></i><i><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"><br />
<span style="background: white">che poi respinge ancor più dentro: ecco dove il niente</span><br />
<span style="background: white">si proclama, ecco dove il sangue attraversa l&#8217;altra vena</span><br />
<span style="background: white">in bilico tra le ossa frantumando ogni uscita (ché se si guarda</span><br />
<span style="background: white">da dentro il corpo è spazio inalterabile, fino a un certo punto</span><br />
<span style="background: white">degrada solo il tempo -poi agita le pinne interne, comincia il</span><br />
<span style="background: white">suo collasso, conta indietro il movimento) perci<span class="textexposedshow">ò fa retromarcia:</span><br />
<span class="textexposedshow">quando la spinta non piega l&#8217;apparenza, ma anzi rafforza la forma</span><br />
<span class="textexposedshow">la curva a proseguire, parabola d&#8217;immagine (che se l&#8217;immagine è</span><br />
<span class="textexposedshow">la proiezione in divenire, allora cosa muove prima della sequenza</span><br />
<span class="textexposedshow">lo scatto imprevedibile, del materiale l&#8217;invisibile, l&#8217;oscura previsione?)</span><br />
<span class="textexposedshow">chissà la morale dell&#8217;ombra sia solo un alibi della luce che rimuove</span><br />
<span class="textexposedshow">spazio all&#8217;essere, spegnendo prima l&#8217;oggetto e poi la sospensione</span><br />
<span class="textexposedshow">dello sguardo l&#8217;eterno segmento, quando si guarda non per vedere</span><br />
<span class="textexposedshow">ma per disordinare, quando il paesaggio cresce solo per ostacolare</span><br />
<span class="textexposedshow">e non torna al suo immaginato, ma solo si fa scudo, disegno rivoltato”</span></span></span></i></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom: .0001pt;line-height: normal"><span style="font-size: 12.0pt;font-family: 'Times New Roman','serif'"> </span></p>
<p><!--[if gte mso 9]&gt;--></p>
<p>______________</p>
<p>*<br />
La prima parte di &#8220;Trilogia dello Zero&#8221; è edita da Marco Saya Edizioni, Milano, 2012</p>
<p>La trilogia dello zero è un’opera completa, uno zibaldone semantico sovraccarico di testi, richiami, echi, ma ben organizzato e strutturato, nel quale i termini di provvisorietà della traccia testuale e di consapevolezza dell’opera sono significativi. Concepita e definita direttamente dallo stesso autore come un’auto-antologia poetica, la “Trilogia dello zero” è abitata al suo interno da una densità e da un ritmo rari e contiene molti “mondi e modi possibili” della poesia, richiamando gli antecedenti delle antologie ormai storiche del Novecento che hanno fatto conoscere lo sviluppo della poesia e della critica e che sono state predilette dagli autori delle avanguardie storiche.Un’opera che omaggia molte scritture del novecento, reinventandosi cifre e formule e scommettendo sulle riscritture come traduzioni degli stili fin ora espressi e attualmente sperimentati dagli autori più giovani. Ma con una decisa originalità e una decantazione straniante della percezione del reale che rimette in discussione molte presunte conquiste della/e scrittura/e di ricerca. (dalla postfazione di Lidia Riviello)</p>
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