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	<title>Antonio Trucillo &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Sette poesie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tiziano scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Apr 2004 11:50:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Trucillo]]></category>
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					<description><![CDATA[di Antonio Trucillo Ringrazio Diego De Silva che mi ha inviato queste poesie. (T. S.) __________________________ Mi chiama. Mi parla della finale delle canoe di oggi pomeriggio ed io, perché è domenica, gli dico una bugia, che vado a mangiare a casa di un amico, ché sennò diventa così triste a sapermi a mangiare tutto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Antonio Trucillo</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/archives/cno.gif" alt="cno.gif" align="left" border="0" height="210" hspace="4" vspace="2" width="280" /><em>Ringrazio <strong>Diego De Silva</strong> che mi ha inviato queste poesie. (T. S.)</em><br />
__________________________</p>
<p>Mi chiama.<br />
Mi parla della finale<br />
delle canoe di oggi pomeriggio<br />
ed io, perché è domenica,<br />
gli dico una bugia, che vado a mangiare<br />
a casa di un amico,<br />
ché sennò diventa così triste<br />
a sapermi a mangiare<br />
tutto solo.<br />
<span id="more-392"></span><br />
* * *</p>
<p>Anche se gli avessi mostrato il taccuino<br />
con le tacche quotidiane dell’urina di mamma  mia,<br />
m’avrebbero sfrattato lo stesso,<br />
gettato fuori da questa casa.</p>
<p>* * *</p>
<p>Stasera amore ha preso la sembianza<br />
di queste ombre.<br />
La natura, le forme sono insonni, inseguono.<br />
Accovacciato sulla riva del torrente<br />
tornano nel cuore virtù e bellezza, torna<br />
Maria Luisa, quella che m’ha dato il primo bacio<br />
nello sgabuzzino dei topi,<br />
così grande e bagnato e me lo ricordo ancora&#8230;<br />
D’allora c’è questo Quirino, stempiato,<br />
anonimo rappresentante, che viene tutti i giorni<br />
ad accusare, si lamenta, dice<br />
che non può tirare avanti, che deve mettere<br />
su famiglia, che non bastano i soldi.</p>
<p>* * *</p>
<p>Voglio andare lontano, e tu mi serri,<br />
amore, in questa foresta<br />
di cieli senza scampo.<br />
Voglio andare lontano, essere la spiaggia<br />
fredda che i passi del mare sente<br />
sopra il petto e corre, nell&#8217;astro che si spegne,<br />
entro la luce morta corre, e pare<br />
che pace n&#8217;abbia.<br />
Essere vorrei tutto quanto delira, tutto quanto<br />
si piega per dolore<br />
e pazzo piange.<br />
Voglio andare lontano, a ritrovare verrei<br />
nella tempesta la mia compagna verde,<br />
la mia torturatrice, dentro la gialla rena,<br />
sotto la mota nera.<br />
Oh saprei svegliarla, se io fossi la tempesta,<br />
se io fossi il vento selvaggio<br />
che corre sulle pieghe del mare.</p>
<p>* * *</p>
<p>Chi mi ha stretto in quest’oscura<br />
clausura senza requie,<br />
indegna del mio nome di cristiano,<br />
finge, non è, la stessa soccorritrice<br />
della cella aperta, che unicorni di terra<br />
e di mare deporre vuole<br />
dietro le sue mossette da uccello.<br />
Oh, se taluno consente, del mio paese<br />
amo la vecchiaia, ché anche il mio amore<br />
è così vecchio, come lontana stella<br />
è vecchio, eppure fa appena<br />
il rumore di uno scoglio.</p>
<p>* * *</p>
<p>Forse il male è passato?<br />
Dio mi salvi da un falso avvenire!<br />
Forse viene la pace? Io non voglio<br />
svegliarmi e ritrovare solo l’orme<br />
del male. Ancora voglio il disperato<br />
ansare della tortura, i segni della pena,<br />
alto il dolore (s’io passo e piango).<br />
Ancora voglio il docile guardare i passi<br />
del mio torturatore.</p>
<p>* * *</p>
<p>Venne il signore ricco a raccontarmi<br />
la storia delle perdite –<br />
e come si mise a dire che aveva tutto<br />
dalla mia parte –<br />
no, non capiva che Maurizio<br />
era morto.</p>
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