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	<title>arancia meccanica &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Falso movimento. Su un romanzo di casa Pound</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 23:10:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[a gamba tesa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Francesco Forlani Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga Jorge Luis Borges, “Altre inquisizioni”, in “Metamorfosi della tartaruga” Ad un&#8217;amica su cui erano inciampati gli uni, più o meno della nostra parte e gli altri di quell&#8217;altra, dopo la lettura di un post che secondo me andrebbe portato nelle scuole libere come esempio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/zenone_achille-tartaruga.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/zenone_achille-tartaruga-300x264.jpg" alt="" title="zenone_achille-tartaruga" width="300" height="264" class="aligncenter size-medium wp-image-37305" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/zenone_achille-tartaruga-300x264.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/11/zenone_achille-tartaruga.jpg 439w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><br />
di <strong>Francesco Forlani</strong></p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;"><em>Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga</em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Jorge Luis Borges, “Altre inquisizioni”, in “Metamorfosi della tartaruga</strong>”</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: left;">Ad un&#8217;amica   su cui erano inciampati <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/14/alessandro-sallusti-“i-topi-scappanoper-il-dopo-c’e-solo-marina”/76833/">gli uni,</a> più o meno della nostra parte e gli altri di quell&#8217;altra, dopo la lettura di un <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/11/21/l-amavo-troppo-la-mia-patria-non-la-tradite/">post </a>che secondo me andrebbe portato nelle scuole libere come esempio di &#8220;smontaggio&#8221; delle attuali pratiche dell&#8217;ignominia a mezzo stampa, avevo scritto:</p>
<p style="text-align: left;"><em>Cara amica, sono d&#8217;accordo con te. il livello di manipolazione è allucinante. Per esempio, ho letto il romanzo Casapound, </em>Nessun dolore  <em> e sulle prime mi sono detto , non è affatto un libro brutto. Ho lasciato che la lettura sedimentasse -intanto dicevo al mio Achille di non agitarsi &#8211; e man mano si faceva più chiaro il paesaggio, cominciavano ad apparire le svastichette, la violenza ecc. Tralascio i passaggi del libro in cui si palesa insieme a quella violenza primaria il decalogo del nuovo fascista &#8211; attenti però a non confonderlo con vitalismo che è altro-  ma è bastata una semplice cosa. A un certo punto risuonava in me, come lettore, il nome della <a href=" http://www.zetazeroalfa.org/  "> </a><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HGO3mvj0a-I">band</a> che il protagonista utiizza come soundtrack del romanzo e che ritorna una pagina su due come No logo no party delle magliette in salsa casa Pound, e voilà, svelato l&#8217;arcano. Visita il sito, ascolta se ce la fai fino alla fine una canzone e la maschera vien giù, il sottotraccia della timeline  di questo strano video récit, apparentemente dissimulato sotto gli anabolizzanti dei neo palestrati della violenza purificatrice, appare in tutto il suo splendore. Quello che sconvolge è come persone che reputo serie &#8211; vd l&#8217;einaudiana Rosella Postorino o Vins Gallico  &#8211; vengano citate nei ringraziamenti insomma a quel punto Achille, te lo assicuro, non riuscivo a tenerlo più fermo. Tuo effeffe</em></p>
<p style="text-align: left;">E già. Achille. Una nuova versione del celebre paradosso, da applicare a queste nuove rappresentazioni di fascismo ordinario, si potrebbe sintetizzare così.<br />
<span id="more-37302"></span><br />
Achille, il lettore critico, non raggiunge la tartaruga perché mentre sta ancora lì a canticchiarsi &#8220;Nessun dolore&#8221; , della premiata ditta Battisti Mogol-  ecco il primo cliché, Lucio Battisti, destra, Francesco De Gregori sinistra, Gaber non so- ecco che quando ancora  sta ancora sulla frase, &#8220;non c&#8217;è tensione, non c&#8217;è emozione,  appaiono  i sottotitoli della cosa che avete fra le mani.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/OEU1JILea_Q?fs=1&amp;hl=it_IT" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<p>Sottosopra, sottosopra, sottosopra!<br />
Sottovuoto, sottovuoto, sottovuoto!<br />
Sottotraccia, sottotraccia, sottotraccia!<br />
Sottocontrollo!<br />
(essi cantano)</p>
<p><em>Achille osserva la Tartaruga.</em></p>
<p>Il Romanzo &#8220;Nessun dolore&#8221; parla, certo , ai lettori. La voce di Domenico di Tullio ti parla, alla maniera di certi personaggi, tipo il marito di un&#8217;antica compagna di Storia, &#8211; sai è di destra, ti aveva avvisato al telefono- con cui scopri che è perfino piacevole farci due chiacchiere, che su certe cose ci sono dei campi comuni, e condividete dei valori come l&#8217;amore per il calcio,- ma perché, diamine,lo sport deve essere considerato un valore di destra!- il rispetto della parola data, la tradizione, anche se per te è immediatamente plurale, e per lui  no- e poi d&#8217;improvviso, quando lei torna, ti caccia le chiavi di casa per porgerle all&#8217;amata, e quello strano miscuglio di ferri piegati ti fa pensare a  una svastica,-  <em>però che c&#8217;entra, quello era un simbolo egizio e poi, dimentichi il giubbotto di pelle di Sid Vicious?</em> Forse sì ma non dimentichi le facce dell&#8221;Olocausto. Ora parlate di Palestina ed ecco che le cose si complicano, lei cambia discorso, anzi va in bagno, e ti lascia solo con lui e provi lo stesso imbarazzo di quando un amico di Slow food ti sgama che ti stai a mangiare un macdò con la libidine che ti esce dagli occhi. Domenico di Tullio ti parla così e magari in un&#8217;occasione pericolosa ti salva pure la vita. Mentre torni a casa ti dici che molte delle atmosfere del libro somigliano a certi passaggi , Old fasciòn, tipo Quadrophenia.</p>
<p><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/d_f2x_CMLds?fs=1&amp;hl=it_IT"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param></object></p>
<p>Certo lì the who cantavano My generation, qui i Zeta zero alfa, Cinghiamattanza, però lì se le davano di santa ragione a anche qui. Forse non Arancia Meccanica, anche se in Nessun dolore, i protagonisti un po&#8217; sembrano scimmiottare  l&#8217;ideal tipo rappresentato dal celebre Alex, l&#8217;eroe di Kubrick, soprattutto nell&#8217;attacco alla borghesia di sinistra, quella troppo illuminata se confrontata all&#8217;oscurità dei quartieri sottoproletari e popolari. E nella descrizione delle scene di violenza, descritte con tratti iperrealisti e molto riusciti dal punto di vista letterario, si tocca con mano quello che il lucido Achille- un altro Achille- Bonito Oliva aveva detto a proposito dell&#8217;affresco kubrickiano della violenza.</p>
<p><strong>«</strong> Kubrick profetizza anche la pericolosità di una violenza &#8220;estetizzante&#8221; anzi, la rappresenta, ce la mette sotto gli occhi, utilizzando la Nona di Beethoven e Rossini: una violenza a ritmo di musica. <strong>» </strong></p>
<p>Però per fortuna qui non c&#8217;è Beethoven, e nemmeno Rossini ma  una semplice variante di band ska e punkabbestia. Da molti è stato definito il romanzo di casa Pound. Perfino gente onesta come quelli di Rizzoli, la casa editrice che ha sdoganato il mostro, scrive nella presentazione dell&#8217;opera: <em>Nessun dolore è una grande storia d’amicizia, è il ritratto di una città a più facce, ma soprattutto è il primo romanzo a raccontare l’epica quotidiana di quelli che si definiscono i “fascisti del Terzo Millennio”, un’officina sociale che ha radici in tutta Italia e mette in dubbio molte delle nostre certezze.</em></p>
<p><em>Selling Editions By the Pound, </em>mi viene da cantare in questa palingenesis di fascismo ordinario  e comunque  delle vostre certezze  sinceramente non so che farmene. Achille sembra ormai addosso alla tartaruga e , ohps, invece no, quella si gira e rivolgendosi ad Achille gli fa:</p>
<p>&#8211; <em>Ma perché, forse non è vero che le nostre case sono dalla parte del popolo, aperte alla gente, e quando sono chiuse le apriamo per occuparle  e metterci dentro famiglie sbattute fuori dalle vostre amministrazioni? E chi ha sbattuto fuori i poveri dai quartieri popolari per comprare a poco prezzo case dai vecchietti coi balconi tesi sulla  grande masquerade del multietnico, come al Pigneto a Roma o a San Salvario a Torino, neh? Noi raccontiamo il carcere duro nel cuore della città voi le prigioni dorate dei nuovi Bourgeois Bohémiens, i bobò, dei radical chic, gli alternativi, i fighetti di sinistra&#8230;</em></p>
<p>Achille a questo punto sembra cedere, la  fatica, ma forse sarebbe meglio dire la noia, lo fa quasi recedere dal proposito dell&#8217;acchiappo . E poi chi cazzo glielo ha ordinato di mettersi alle costole di una tartaruga! Certo qui c&#8217;è  un viavai di idee, di icone, Che Guevara uno di noi, essi dicono, ma non eravamo stati noi i primi a dirlo? Negli stadi c&#8217;erano gli uni e gli altri, un tempo, ma ora solo loro, da una parte e dall&#8217;altra delle gradinate. E intanto molti ragazzi e ragazze affidano le proprie miserie e turbamenti ai nuovi guru del tribale, libertà in cambio di appartenenza, e in più va di moda. Il New fashion parte dal basso mentre il Movimento Studentesco sembra figlio di un sessantotto che si è venduto ai mercati. Si però non tutti i padri. Per i migliori, come Pier Paolo Pasolini, la cultura popolare era il luogo in cui si ritrovava quando parlava della società consumistica come di un fascismo, un fascismo di gran lunga più pericoloso del precedente. Ecco che Achille  agita lo scudo che porta con sé. L&#8217;ecfrasi, ovvero la descrizione delle immagini che vi sono ritratte, si affida alle cose che stanno succedendo nelle scuole e università Italiane, nelle fabbriche, perfino sulle gru, in queste ore. La tartaruga rimane a guardare, sinceramente non capisce. Achille potrebbe saltargli addosso, ma capisce che non vale la pena. Così gli da le spalle e se ne va con un&#8217;unica certezza. Se Achille non poteva raggiungere la Tartaruga figuriamoci la tartaruga Achille!</p>
<p><strong>Corollario</strong></p>
<p>Non sono un fascista e amo Pound. Sul numero 3 di Sud, la rivista che dirigo, grazie al fotografo Vittorugo Contino avevamo pubblicato un ritratto del poeta e un&#8217;intervista a lui che lo aveva fotografato e frequentato negli ultimi anni.  Contino racconta di un verso che in nessuna delle edizioni di <em>A lume spento</em>,  era presente e che  il poeta aveva aggiunto  alla sua edizione.  Me li porto appresso, quei versi, come viatico del cuore.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Make strong the old</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>dreams</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Least this our world lose</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>heart</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>(Rendi forti i vecchi sogni</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>Perché questo nostro mondo</em></p>
<p style="text-align: right;"><em>non perda coraggio)</em></p>
<p style="text-align: right;">(1908) <em>A lume spento</em>»</p>
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
<p style="text-align: right;">
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