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	<title>arcipelago itaca &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Datità: tutto quello che è non rimane nell’essere</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2019/08/18/datita-tutto-quello-che-e-non-rimane-nellessere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Aug 2019 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[arcipelago itaca]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Vignali]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanna Frene]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; [Ospito qui una partitura poetica tratta da Datità di Giovanna Frene, dal titolo Per l’operazione subita, insieme ad una nota critica sul libro scritta da Elisa Vignali ] &#160; &#160; Per l’operazione subita   siamo per noi stessi   la stessa immagine per gli altri   sia da vivi che da morti &#160; tutto questo anche [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="page" title="Page 103">
<div class="section">
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<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">[Ospito qui una partitura poetica tratta da <strong><em>Datità</em></strong> di Giovanna Frene, dal titolo <em><span style="color: #333333; letter-spacing: 0.05em;"><strong>Per l’operazione subita</strong>,</span></em> insieme ad una nota critica sul libro scritta da <strong>Elisa Vignali</strong> ]</p>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80189" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/9788899429546_0_0_626_75.jpg" alt="" width="452" height="626" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/9788899429546_0_0_626_75.jpg 452w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/9788899429546_0_0_626_75-217x300.jpg 217w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/9788899429546_0_0_626_75-250x346.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/9788899429546_0_0_626_75-200x277.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/9788899429546_0_0_626_75-160x222.jpg 160w" sizes="(max-width: 452px) 100vw, 452px" /></p>
<div class="page" title="Page 103">
<div class="section">
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<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><strong><span style="color: #333333; letter-spacing: 0.05em;">Per l’operazione subita</span></strong></p>
</div>
</div>
<p><em>  siamo per noi stessi </em></p>
<p><em>  la stessa immagine per gli altri</em></p>
<p><em>  sia da vivi che da morti</em><span id="more-80156"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tutto questo anche la fruttificazione dei miei tagli</p>
<p>ricuciti è una preparazione all’inutile</p>
<p>un esercizio per il balsamo ad azione oggettuale</p>
<p>(virtuale) è un segno che forse l’essere abbracciante è</p>
<p>anche i nolenti i dolenti incalliti allibiti</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tutto questo mi fa eclissare prima nel sonno</p>
<p>dell’ipotesi temporale stabilita come una foglia</p>
<p>ingiallita rinvigorisce alla roteante visione</p>
<p>dell’allontanarsi del ramo e non vede la terra</p>
<p>dell’attesa dove non appena stesa sarà putrefazione</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>così dormo ogni momento un’anticipazione</p>
<p>affatto vera verso l’occasione dei miei forni</p>
<p>crematori a involucro mi sento fluttuante       corporale</p>
<p>oscillante nella notte interiore a forma   <u>|</u><u>di corpo mentale</u><u>|</u></p>
<p>scivolosa illucidita  dentro  un antro  di beato sfondamento</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>tutto quello che viene verso la mia immagine</p>
<p>azione pura di uno sguardo senza paragone</p>
<p>non sussiste come me in diversa maniera esistente</p>
<p>e dunque non mi differisce la visione viva del vivo      mentale</p>
<p>nell’esito di illusione dal percepire morta una     <u>|</u><u>mente corporale</u><u>|</u></p>
<p>tutto quello che è non rimane nell’essere</p>
<p>non esce dall’essere non entra in niente non sta</p>
<p>stesa con me la mia assenza operante lontano</p>
<p>un giorno finirà la tensione di ostacolare il progetto</p>
<p>con l’apertura dal basso della soppressione</p>
<p>del sonno</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>___</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>[1997, agosto. A distanza di quattordici giorni dalla scrittura di questa poesia, accadde il suicidio di mio zio.]</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p><!--more--></p>
<p><!--more--></p>
<p><!--more--></p>
<p><!--more--></p>
<div class="page" title="Page 103">
<div class="section">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Datità</em>, libro uscito per la prima volta nel 2001 per Manni e recentemente ristampato con alcune piccole varianti grazie alle cure di Arcipelago Itaca, si colloca quasi all’inizio del percorso poetico di Giovanna Frene, ma ne contiene già le principali costanti tematiche formali, e pertanto conserva intatta la sua carica innovativa originaria. Insieme al libro è ripubblicata anche la preziosa e lungimirante postfazione di Andrea Zanzotto, maestro (e amico) di Frene, sia dal punto di vista del lavoro sulla lingua che dal punto di vista della riflessione storico-filosofica. Tuttavia la ricerca dell’autrice, se qui ancora in parte debitrice della lezione del poeta di Pieve di Soligo, ha saputo poi conquistarsi una sua voce riconoscibile nel panorama poetico contemporaneo.</p>
<p>Il dialogo pure fittissimo con la tradizione, italiana ed europea (vi rientrano i poeti provenzali, Petrarca, Dante ma anche autori coevi) guarda, infatti, in una direzione diversa, ovvero allo smontaggio dei materiali e alla costruzione di un progetto ben più articolato, basato sull’ibridazione dei codici espressivi e sul superamento dei consueti schemi lirici. Per esempio, il motivo del tempo divoratore e della caducità dell’esistenza, per quanto di ascendenza antica, viene calato nella temporalità avvinghiata di ricordi e pensieri che assediano la psiche nella vita quotidiana, producendo cortocircuiti efficaci di immagini e parole. È poi fin da subito evidente la profonda matrice conoscitiva di questa ricerca: la riflessione sul problema ontologico del male e del bene, che nei libri più recenti (a partire dal libro <em>Sara Laughs</em>) si arricchisce di ulteriori sondaggi, emerge con forza dai versi della raccolta, animati dal tentativo di nominare gli elementi della realtà con la maggiore precisione possibile, per coglierne più chiaramente l’essenza. Anche se talvolta lo scandaglio analitico può condurre al rischio di commutare gli addendi, convertendo l’uno nell’altro: “Intangibile il passato e invivibile il presente/uscito dalla contemporaneità anche il bene/diventa un male” (ne <em>Il rimpianto</em>).</p>
<p>Un’altra delle linee più vitali della poesia di Frene è senza dubbio la riflessione sul nesso tra scrittura, potere e storia, che in <em>Datità </em>non ha ancora assunto forma compiuta, ma si innesta sui frammenti scomposti di un discorso in parte anche amoroso, portato avanti soprattutto nella prima sezione. La ricerca linguistica sui significanti si accompagna a una meditazione incessante sul presente; scava tra le pieghe della storia e di una psiche lacerata, facendo propri interrogativi radicali sull’esistenza e in particolare sul problema della memoria che dà “il metro e la misura” del mondo e, come recita uno dei proverbi posti nell’<em>Appendice</em> che chiude il libro, “tesse la tela a cui l’uomo si impiglia”. Un testo esemplificativo della raccolta in questo senso è <em>Requiem per Sarajevo</em>, in cui la parola poetica appare la risultante di un trauma inteso innanzitutto come interruzione di memoria (privata e collettiva) e di continuità storica.</p>
<p>Altrettanto ricca è la varietà di soluzioni metriche e formali: la lingua è sottoposta a torsioni continue – tra giochi di parole, neoformazioni linguistiche e iterazioni verbali – piegata a dire ciò che si impone per forza di pensiero, quasi che la pagina si prestasse a essere trafitta dall’ago acuminato della parola. Così, a livello grafico proliferano spazi bianchi, segni tipografici diversi, varianti, in una contaminazione continua tra l’astrazione del pensiero e la materialità della scrittura.</p>
<p>Tre, infine, sono le immagini che sembrano incastonare emblematicamente il senso complessivo della raccolta e quindi i nuclei tematici originari della poesia di Giovanna Frene: la mano di Canova, il cui corpo smembrato assurge a metafora di una frattura insanabile che forse solo lo spazio della poesia può sanare; prima fra tutte quella che rimanda alla dialettica, centrale nella raccolta, di corpo/mente, entrambi strumenti di conoscenza per attingere a una percezione profonda della realtà. E poi l’immagine della morte in vita (“Sono più viva su questa carta/ che non nella vita”; “sepolta nel tuo corpo vivo di materia”; “nemmeno ai più vivi la vita resta”), in uno stato di sonno o semi-incoscienza permanente, proprio di uno sguardo postumo rispetto al presente e sopravvissuto agli urti dell’esistenza. Da ultima, la figura che apre il libro e in fondo le contiene tutte, quella del “tritacarne” dentro il quale è finito il poeta e con lui la sua lingua. Se nell’insolito <em>Autoritratto</em> iniziale l’io non si riconosce più nell’immagine che di sé lo specchio proietta all’esterno, la poesia viene così a configurarsi come una sorta di “stanza della tortura”, luogo arduo ma al tempo stesso irrinunciabile, spazio riflessivo da cui ancora si può interrogare il reale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><strong style="text-align: center; letter-spacing: 0.05em;">Elisa Vignali</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-80192" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n.jpg" alt="" width="624" height="624" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n.jpg 624w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n-300x300.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n-144x144.jpg 144w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n-250x250.jpg 250w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n-200x200.jpg 200w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/08/54520763_10215299131364656_5508431162122436608_n-160x160.jpg 160w" sizes="(max-width: 624px) 100vw, 624px" /></p>
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</div>
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		<title>Dai frutti un sangue. I quaderni del vino di Lorenzo Bastida</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 May 2019 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[arcipelago itaca]]></category>
		<category><![CDATA[Giorgiomaria Cornelio]]></category>
		<category><![CDATA[I Quaderni del Vino]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Bastida]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; &#160; &#160; &#160; «Semplicemente dei versi, ossessivi e mi auguro inattuali, sulla malattia e la morte di una madre. Che si tratti di Letizia Gianformaggio, figura non secondaria della filosofia giuridica e della cultura femminista, è accidente decisivo; ma pur sempre un accidente. Devo scusarmi con gli amici che ne cercassero qui un ritratto. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-79286" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2019/05/Screenshot-2019-05-16-at-16.17.37.png" alt="" width="617" height="852" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="page" title="Page 8">
<div class="layoutArea">
<div class="column">
<p>«Semplicemente dei versi, ossessivi e mi auguro inattuali, sulla malattia e la morte di una madre. Che si tratti di Letizia Gianformaggio, figura non secondaria della filosofia giuridica e della cultura femminista, è accidente decisivo; ma pur sempre un accidente. Devo scusarmi con gli amici che ne cercassero qui un ritratto. La distanza necessaria a tratteggiarlo è tutt&#8217;ora inaccessibile alla mia sensibilità di bambino viziato: viziato, beninteso, dal privilegio di aver avuto una madre severa. Il mito, del resto, mi è sempre parso capace di un più elevato coefficiente di verità rispetto allo psicologismo. [&#8230;] Ho cercato, credetemi, di rivolgermi anche a voi, anche a chi è ancora in vita. Ma i libri di poesie nascono spesso già morti: e questo soprattutto, che continuamente riscrivo e senza fine riscriverò.»</p>
<p style="text-align: left;"><strong style="text-align: right; letter-spacing: 0.05em;">Lorenzo Bastida</strong><span style="text-align: right; letter-spacing: 0.05em;">, dall&#8217;introduzione a</span><strong style="text-align: right; letter-spacing: 0.05em;"> I Quaderni del Vino</strong><span style="text-align: right; letter-spacing: 0.05em;">, Arcipelago Itaca, 2017, di cui</span><span style="text-align: right; letter-spacing: 0.05em;"> pubblico di seguito tre poesie.</span></p>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La roccia madre</p>
<p>nei terreni di posto</p>
<p>determina il prodotto della vite.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dice: dai frutti</p>
<p>mi riconoscerete,</p>
<p>con certo margine di deviazione.</p>
<p>Dai frutti un sangue</p>
<p>– riflessi consistenza odore –</p>
<p>purché sappiate e compitiate come,</p>
<p>quanto dimenticare.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ma no, non è ch&#8217;io ami questo fiore</em></p>
<p><em> più di tutti gli altri fiori:</em></p>
<p><em> è che, finito questo, </em></p>
<p><em>non ci sono più fiori. </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Saggi, sopravvissuti, vincitori</p>
<p>ascolteranno a giorno lo sbilenco</p>
<p>epos testé trascorso: ammireranno</p>
<p>quanto, come, per chi splendessero</p>
<p>quegli occhi minacciati,</p>
<p>come trovassero</p>
<p>appigli di speranza in ogni gesto</p>
<p>inscenato o respinto: cercheranno</p>
<p>cagioni al protrarsi e alla fine.</p>
<p>Chi mai potrà dir loro che semmai</p>
<p>per noi ti preoccupavi:</p>
<p>per chi, come i gerani sul balcone</p>
<p>insiste troppo</p>
<p>oltre la sua stagione?</p>
<p><em> </em></p>
<p>Non lo sanno. <em>Non sanno che finito</em></p>
<p><em>questo, non ci sono più fiori.</em></p>
<p>Ma questa sete di morire insieme</p>
<p>che cresce, che gorgoglia in fondo al tino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>***</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non credere ai poeti quando fanno</p>
<p>parole sulla morte ma non hanno</p>
<p>sentito la morte arrivare.</p>
<p>Una, saputo  quando, di che morire<br />
riemerge un attimo per condolersi,</p>
<p>abbozza una stretta, ripete</p>
<p><em>mannaggia</em>, annotta – alle spalle</p>
<p>come indefessa pratica, il mistero.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ma la morte dell&#8217;altro, dell&#8217;altra&#8230;</p>
<p>è lì che si muore davvero.</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>da Punu / Silvia Tripodi</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2018/06/04/da-punu-silvia-tripodi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jun 2018 09:50:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[arcipelago itaca]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[punu]]></category>
		<category><![CDATA[silvia tripodi]]></category>
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					<description><![CDATA[Potete trovare la raccolta Punu di Silvia Tripodi qui. Per spiegare meglio questo concetto in modo che se ne faccia rappresentazione si può utilizzare l’esempio del tè la sequenza di azioni di preparazione la bollitura dell’acqua raggiunta la temperatura conforme all’infusione del preparato il tempo di infusione delle piante sminuzzate il dopo che si filtra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right; font-size: smaller;"><a href="http://www.arcipelagoitaca.it/punu/">Potete trovare la raccolta Punu di Silvia Tripodi qui.</a></p>
<p>Per spiegare meglio questo concetto<br />
in modo che se ne faccia rappresentazione<br />
si può utilizzare l’esempio del tè<br />
la sequenza di azioni di preparazione<br />
la bollitura dell’acqua<br />
raggiunta la temperatura conforme all’infusione<br />
del preparato<br />
il tempo di infusione delle piante sminuzzate<br />
il dopo che si filtra è filtrato pronto<br />
per essere bevuto dentro il corpo.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Per spiegare meglio questo concetto<br />
per farne una rappresentazione<br />
si può immaginare una bellissima pianta<br />
rigogliosa di un verde pazzesco dei tropici<br />
o di altri luoghi esposti a selvaggina<br />
la pianta che sale in giricchi<br />
a semola di pane o altre sostanze di sostentamento<br />
qualità del riso della terra della semina<br />
del raccolto dell’impianto ben riuscito dopo<br />
sgobbare<br />
al vento tra i larici e legno<br />
e differenti forme rappresentabili alla vita<br />
dal di fuori dal di dentro della persona<br />
in fondo alla vita stessa della persona<br />
alla sua esperienza alla sua storia al vissuto di essa<br />
alla fortuna di dove si crebbero le prime germinanze.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Per spiegare meglio questo concetto<br />
potrebbe essere utilizzato un interno di casa<br />
e il suo esterno<br />
il lato destro e quello sinistro del volto di un pellerossa<br />
di uno scontento delle strettoie a sequoia<br />
senza alcuna consonanza se non quella<br />
della pancia al di sotto della soglia minima<br />
di soppressione del capitale o della sua elusione onirica<br />
quello che molto comunemente al giorno di oggi<br />
viene detto perturbante freudiano<br />
allora ci siamo dentro<br />
abbiamo appena messo piede all’interno della casa<br />
che è tutta una masseria di assassini<br />
di dilaniati dei concetti della lingua del suo calibro<br />
pronti a spartirsi vasi comuni per espletare le funzioni<br />
biologiche del corpetto umano.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Per spiegare meglio questo concetto<br />
si può immaginare di disegnare due corpi in atto di copula<br />
l’uno sull’altro a piacere di incastro<br />
in alterno interno o esterno di luogo boscoso<br />
l’agreste la campagna dagli odori pungenti di piante e erbe<br />
invita al sollazzo dei due copulanti<br />
la bocca lo prende tutto intero in un uncinato daffare<br />
per infine completare le pose sessuali<br />
uno sull’altro in un faunesco amplesso de bestie<br />
alla natura tributano l’accoppiamento dei fatti di ognuno.</p>
<p style="text-align: center;">***</p>
<p>Per spiegare meglio questo concetto<br />
dopo che la macchina al viaggio a fatto<br />
consonanza de motori<br />
si può immaginare un intero trattato di prosa<br />
a palafitte e anche questo figurarsi non basta<br />
a rappresentare precarietà del senso esodato<br />
lasciato a marcire il legno di pali<br />
a primitiva creanza dei popoli o dello spettacolo in cigni<br />
e altre bestiole care e aggraziate<br />
sembravano capolavori e sono in oggettivo<br />
le forme della rappresentazione coatta di cognizione<br />
questo elenco di libri di saggi di letture recenti<br />
questo denominare a propria cultura il sapere<br />
conciato de terra de cuoiami a feticismo de occhi.</p>
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