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		<title>I santi padri di Amelia Rosselli. &#8220;Variazioni belliche&#8221; e l&#8217;avanguardia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2014 07:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(È uscito in questi giorni in libreria I santi padri di Amelia Rosselli. &#8220;Variazioni belliche&#8221; e l&#8217;avanguardia di Antonio Loreto, primo volume della nuova collana Letteratura italiana &#8211; Edizioni e ricerche oltreconfine, diretta da Paolo Giovannetti per le edizioni Arcipelago. Riprendiamo qui la Premessa del volume). Non sempre si può chiudere con un suicidio. Amelia Rosselli Lavorando sull’opera di Amelia Rosselli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em style="color: #474747">(È uscito in questi giorni in libreria </em>I santi padri di Amelia Rosselli. &#8220;Variazioni belliche&#8221; e l&#8217;avanguardia <em>di Antonio Loreto, primo volume della nuova collana </em>Letteratura italiana &#8211; Edizioni e ricerche oltreconfine<em>, diretta da Paolo Giovannetti per le edizioni Arcipelago. Riprendiamo qui la </em>Premessa <em>del volume</em><em style="color: #474747">)</em><span style="color: #474747">.</span></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-48201 aligncenter" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/antonio-loreto.jpg" alt="antonio loreto" width="231" height="344" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/antonio-loreto.jpg 500w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2014/06/antonio-loreto-201x300.jpg 201w" sizes="(max-width: 231px) 100vw, 231px" /></p>
<h6 style="text-align: right">Non sempre si può chiudere con un suicidio.<br />
<em>Amelia </em><em>Rosselli</em></h6>
<p style="text-align: justify">Lavorando sull’opera di Amelia Rosselli la critica ha da principio seguito essenzialmente due filoni, volentieri combinandoli tra loro in virtù di una evidente comunanza prospettica. Da una parte la condizione idiomatica e il disagio mentale dell’autore – certo grazie anche allo spunto del pasoliniano <em>lapsus</em>[1] – hanno orientato le letture in direzione dell’irrazional-linguistico, tradendo perfino un intenditore quale Pier Vincenzo Mengaldo, che, con la storica inclusione nell’antologia <em>Poeti italiani del Novecento</em>, rendeva conto di una poesia «come abbandono al flusso buio e labirintico della vita psichica e dell’immaginario»[2] . Dall’altra parte, il fatto che si trattasse della figlia di Carlo Rosselli ha costituito per molti l’invito naturale a un approccio anche più insistentemente biografico, nel segno di un’esistenza (e lo fu, indubbiamente) tragica.<br />
In un secondo tempo non sono mancati tentativi di abbandonare quel paradigma critico, a partire dal rifiuto esplicito che la diretta interessata espresse in qualche intervista; ma tuttora vi è chi parla di una poesia/poetessa caratterizzata da afasia, autismo, affabulazione incontrollata, con eventuale declinazione nei <em>tòpoi</em> della visionaria e della sibilla, che con preoccupante disinvoltura allineano poeta e soggetto lirico, al di là, molto al di là di unlegittimo rifiutodella vecchia (allora non così vecchia) barthesiana sentenza di «morte dell’autore».<br />
Non che la valorizzazione di qualche riscontro d’ordine biografico sia da evitare, naturalmente; tuttavia è bene che di effettivo riscontro si tratti – la critica tenendosi lontana dal rischio di essere semplice «scrittrice di memorie»[3], ricettrice di confessioni – e che esso giunga ad aumentare in capacità il senso di un’opera già verificata nel suo reggersi perfettamente, nel tenersi. È bene in particolare lasciare che il soggetto poetico si formi sopra la pagina piuttosto che costringerlo a ricalcare il medaglione del suo autore: tanto più per un’opera come <em>Variazioni belliche</em>, che ha una gran parte di ragione, e di senso, proprio in un soggetto compreso nel recupero di un’identità che – per cause che sono insieme individuali e collettive, esistenziali e storiche, e che ricevono trattamento insieme lirico e narrativo (se si può far valere qualche omologia tra queste coppie) – appare sempre lontana, come il suo passato, dal concederglisi pacificamente. Un passato chiuso come si vedrà entro un’amnesia, che mentre fissa una specifica affinità tra autore e soggetto[4] inevitabilmente, definitivamente li separa.<br />
La prospettiva che Barthes tratteggiava con polemica efficacia – «l’Autore, finché ci si crede, è sempre visto come il passato del suo stesso libro: il libro e l’autore si dispongono da soli su una medesima linea, organizzata come un <em>prima</em> e un <em>dopo</em>. […] con la propria opera [l’Autore] intrattiene lo stesso rapporto di antecedenza che un padre ha con il figlio»[5] – si rivela così specialmente inadatta al libro dell’esordio rosselliano<em>,</em> il cui soggetto, menomato com’è nella memoria storica personale, fa saltare ogni linearità del tempo e dei rapporti.<br />
È un complicato lavorìo logico-sintattico, fondato innanzitutto sulla variazione, a far apparire l’io a questa stregua, e al contempo impegnato tanto in un’autoesibizione ossessiva quanto nell’elaborazione continua ed elefantiaca di nessi logicitra i materiali a disposizione, rinvenutianche e soprattutto attraverso il ricorso alla tradizione letteraria, che assurge allora – al di là del fatto che è attraverso il linguaggio, in generale, che si costruisce un soggetto in senso pieno (Benveniste) – alla funzione di surrogato mnestico. Non si tratta di ricostruire, da ciò che egli scrive, l’autore; non si tratta in sostanza di una ricostruzione dell’altro («Non ho mai ricostruito mio padre tramite la letteratura»). Piuttosto, Rosselli si mostra convinta – e concepisce il suo soggetto poetico sulla base di questa convinzione – che la letteratura consenta una <em>auto</em>-ricostruzione (il passo appena citato così continua: «l’ha fatto benissimo da solo lui stesso»), sia nell’atto della scrittura sia, quando accade, nell’atto della lettura («una volta mi è capitato di aprire a caso un libro chiamato <em>Fuga in quattro tempi</em>, che è l’unico breve libro suo [di Carlo Rosselli] non dedicato a politica o a problemi di antifascismo o di resistenza […]. Ebbi un piccolo spavento […] ho sentito una specie di identità»). Si capisce dunque, in <em>Variazioni belliche</em>, l’ipertrofica componente lirica, che risulta in tensione con la narratività prodotta funzionalmente al recupero del passato. Tensione si dà peraltro anche tra la dimensione individuale della ricerca e la dimensione almeno collettiva degli archivi – quelli letterari – entro cui la si conduce.<br />
Di un tale quadro dialettico partecipa in modo tutt’altro che accessorio quell’invenzione, incerta o piuttosto ambigua tra prosa e verso (ma la sua sembra essere una ragione più ampiamente estetica e ambiziosamente universale), ad oggi non sufficientemente chiarita, che va sotto il nome di «spazio metrico». <em>Variazioni belliche</em> mentre cerca una nuova forma del verso mette in discussione i fondamenti della metrica stessa, il tutto entro un disegno complessivo di una coerenza impressionante: per quel che riguarda il sistema degli elementi testuali e per quel che riguarda la sponda che questo sistema riceve dalla biografia dell’autore (da non sfruttare senza mediazioni ma anche da non rifiutare a priori, lo ripeto), il quale, a non aggiungere troppo altro, vediamo frequentemente impegnato, per mezzo di false datazioni come di occultamenti delle fonti – faccio valere il caso macroscopico del saggio di Charles Olson <em>Projective</em> <em>Verse</em> (1950), a calco del quale Rosselli scrive il suo <em>Spazi metrici</em> –, in un «lavoro di autocostruzione»[6]. E verrebbe da pensare a <em>Spazi metrici</em> come ad una <em>vida</em> e ad una <em>razo</em> (data anche la sua natura tecnica e insieme di narrazione biografica) per la scarsa attendibilità e per quel certo fondarsi sul <em>dover essere</em>, quasi dando un referente esistenziale all’io lirico, secondo la formulazione di Paul Zumthor[7].<br />
D’altra parte il superamento delle ristrettezze del dato biografico permette, per esempio, di vedere nella devianza linguistica della tardivamente italofona Rosselli un fenomeno interno a una più larga critica del linguaggio, capace di coinvolgere svariati istituti poetici (anzitutto metrico per primo) e infine lo statuto stesso della poesia. Siamo alla marxiana «autocritica» di un’istituzione, che nel caso dell’arte (ma non solo in tal caso, evidentemente) corrisponde all’<em>avanguardia</em> […]. L’istanza critica rosselliana e gli strumenti che l’attuano sono in effetti debitori (come si è a volte disposti a riconoscere genericamente) delle ricerche che le avanguardie artistiche, musicali e letterarie hanno compiuto dall’inizio del Novecento: richiedono perciò (ma questo non si è disposti ad ammetterlo neppure genericamente, come qualche pubblica discussione mi ha insegnato) di riferirsi alle questioni estetiche e filosofiche – perlopiù di stampo analitico[8] – che quelle esperienze hanno contribuito a sollevare.<br />
Se l’opera rosselliana si costruisce attingendo alle diverse discipline (ben oltre il vago richiamo alla musica e al post-webernismo su cui in anni non lontani si è lavorato) e, dentro queste, alle diverse tradizioni, essa va d’altra parte manifestando una notevole autononima intellettuale, poiché è nei confronti del linguaggio della stessa avanguardia che Rosselliesercita la propria attitudine critica: esercizio – anche tematizzato (bastino i citatissimi versi della <em>Libellula</em>: «La santità dei santi padri era un prodotto sì | cangiante ch’io decisi di allontanate ogni dubbio | dalla mia testa purtroppo troppo chiara e prendere | il salto per un addio più difficile. […] E io | lo so ma l’avanguardia è ancora cavalcioni su | de le mie spalle e ride e sputa come una vecchia | fattucchiera») <em>– </em>che da un lato la mette nella condizione di non far gruppo(ha buon gioco Pasolini nel tentativo – ché tale fu lo sponsorizzare <em>Variazioni belliche</em> presso Garzanti – di strappare Rosselli al Gruppo 63), e dall’altro lascia emergere, se possibile, una personalità poetica ulteriormente d’avanguardia. Anche perché, se l’avanguardia è caratterizzata da un allargamento dei confini della singola disciplina, da un movimento estensivo[9], e se tale movimento – inteso come tentativo di dare soluzione formale ai nodi problematici della propria arte rifacendosi ad arti altre e ad aspetti attuali del mondo extra-artistico, e attraverso questi ridiscutere l’arte stessa e i modi della sua presenza nel mondo – è necessario (e forse sufficiente) a definire una inclinazione d’avanguardia, bisognerà separare da essa, e direi subordinare ad essa, l’idea di avanguardia come gruppo organizzato e intenzionato ad incidere, per via estetica, sulla configurazione sociale e politica del tempo; il quale gruppo può comprendere autori e opere che ai problemi formali forniscono soluzioni tutte letterarie, e in generale tutte interne alla disciplina d’appartenenza, insomma autori e opere che d’avanguardia, presi per sé, non sarebbero.<br />
Per tornare al motivo primario del libro, e per concludere, dominante è la ricerca del tempo perduto e dell’identità che l’io ha perduto con esso. In questa ricerca la poesia, la letteratura, più che essere sintomo abnorme (posizione superata dalla stessa psicoanalisi, col Lacan del <em>Seminario VII</em>)possono servire da strumento prezioso, anche se – siamo di fronte a un’opera tragica – finalmente inefficace: perché il soggetto, nella brama di riconoscersi, finisce col fabbricare una storia di cui l’io è fulcro a tal segno da annullare i riscontri del reale, che pure dovevano essere garanti della sua auto-costruzione, e si svela quale funzione del linguaggio invece che quale individuo. Dicevo: un reale soprattutto letterario, carattere che lungi dall’essere responsabile del fallimento implica una collettività se non universalità del riferimento. Non per nulla è a un’opera tra le universali per antonomasia come quella di Shakespeare che <em>Variazioni belliche</em> soprattutto si affida, all’<em>Amleto </em>e al<em> Macbeth </em>in particolare. Per essi Franco Moretti annota:</p>
<h6 style="text-align: justify">Avviene spesso […] che l’eroe inizi un monologo alla presenza di altri personaggi: costoro – letteralmente – non lo udranno, e il monologo potrà avere termine solo quando l’azione […] tornerà a reclamare i propri diritti. […] addirittura, il personaggio che l<em>o</em> pronuncia non ne serba alcun ricordo, tanto che Amleto e Macbeth ricominciano ogni volta daccapo tutto il ragionamento. […] Qui parla sempre una sola voce, o forse meglio una sola <em>funzione</em> […], autoreferenziale, svincolatasi […] da tutto ciò che la circonda e ormai assorbita – <em>dolorosamente assorbita</em> – in se stessa.[10]</h6>
<p style="text-align: justify">Si tratta di un fenomeno che Rosselli incorpora nei suoi testi (lo si vedrà al principio dell’ultimo capitolo, <em>Un dramma modale</em>), fatto salvo questo punto: all’azione – al reale potremmo dire – il soggetto rosselliano semplicemente impedirà di reclamare i propri diritti, rimanendo funzione dolorosamente assorbita in sé stessa.<br />
E dunque: dobbiamo riconoscere una validità specifica (pur negandogliene una generale, se vogliamo) al programma strutturalista secondo cui «si tratta di togliere al soggetto […] il suo ruolo di fondamento originario, e di analizzarlo come una funzione variabile e complessa del discorso»[11]. Il che, se non significa la morte dell’autore (la morte – eventualmente per suicidio – è quel necessario accidente che riguarda l’individuo; o magari ha ragione Artaud: «on ne se suicide pas tout seul»[12]), significa il caos. E laddove questo può in effetti essere compreso e razionalizzato comunque entro una funzione – così è per l’ottimismo logico di Leibniz, ad esempio – Rosselli devasta quell’ottimismo per elefantiasi. Ciò che ne risulta per il soggetto è la perdita senza rimedio della propria identità? Forse solo il suo discioglimento in un’identità collettiva, nella storia di tutti.</p>
<p style="text-align: right"><em>Antonio Loreto</em></p>
<p style="text-align: justify">&#8212;</p>
<h6 style="text-align: justify">[1]           Cfr. Pier Paolo Pasolini, <em>Notizia su Amelia Rosselli</em>, “il menabò”, n. 6, 1963.<br />
[2]           Pier Vincenzo Mengaldo, <em>Poeti italiani del Novecento </em>[1978], Mondadori, Milano 1990, p. 995.<br />
[3]           Mario Lavagetto, <em>Il letterario, la letterarietà e l’antropologia spontanea dei critici letterari</em> [1983], inId., <em>Lavorare con piccoli indizi</em>, Bollati Boringhieri, Torino 2003, p. 49.<br />
[4]           Si può stralciare da qualche intervista a Rosselli, che rievoca la scomparsa della madre («quella morte fu dolorosissima, persi addirittura la memoria»), e si può fare riferimento agli elettroshock che, durante alcuni ricoveri, causarono appunto perdita di memoria. È infine da citare la lettera a Pasolini del 29 ottobre 1962, scritta dalla clinica Villa Santa Rita in Roma: «Per fortuna sono stata curata bene e ora non posso lamentare inceppi o accidenti salvo e soprattutto l’aver perso del tutto la memoria d’ogni mio atto o incontro degli ultimi tre mesi».<br />
[5]           Roland Barthes, <em>La morte dell’autore</em> [1968], in Id.,<em> Il brusio della lingua. Saggi critici IV</em>, traduzione di Bruno Bellotto, Einaudi, Torino 1988, p. 54.<br />
[6]           Emmanuela Tandello, <em>La poesia e la purezza: Amelia Rosselli</em>,saggio introduttivo a Amelia Rosselli, <em>L’opera poetica</em>, a cura di Stefano Giovannuzzi, Mondadori, Milano 2012, p. XV.<br />
[7]           Cfr. Paul Zumthor, <em>Langue, texte, énigme</em>, Seuil, Paris 1975, p. 177.<br />
[8]           Che l’arte d’avanguardia e la filosofia analitica si rivolgano sguardi reciproci è un fatto: basti pensare al concettuale Joseph Kosuth e all’analitico A.C. Danto. Con questi due nomi siamo già al di qua della metà del secolo – ed è a questo periodo che verrà dedicata la panoramica iniziale, anche perché gli anni Cinquanta e Sessanta sono gli anni della formazione e della prima attività letteraria di Amelia Rosselli – ma è chiaro che tutto ha inizio cinque decenni avanti, perlomeno da Duchamp e da Wittgenstein, che sono poi le due figure nei confronti delle quali Danto e Kosuth, rispettivamente, e con un significativo chiasmo, mostrano la maggiore attenzione.<br />
[9]           Cfr. Renato Poggioli, <em>Teoria dell’arte d’avanguardia</em>, il Mulino, Bologna 1962, p. 153.<br />
[10]          Franco Moretti, <em>La grande eclissi. Forma tragica e sconsacrazione della sovranità</em> [1979], in Id., <em>Segni e stili del moderno</em>, Einaudi, Torino 1987, pp. 89-90.<br />
[11]          Michel Foucault, <em>Che cos’è un autore</em> [1969], in Id., <em>Scritti letterari</em>, a cura di Cesare Milanese, Feltrinelli, Milano 1996, p. 20.<br />
[12]          Antonin Artaud, <em>Van Gogh le suicidé de la société </em>[1947], in Id., <em>Œuvres complètes</em>, vol. XIII,Gallimard, Paris 1956, p. 61.</h6>
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		<title>Su 3 chapbook poetici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jul 2013 06:00:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lyn Hejinian, Un pensiero è la sposa di cosa pensare, traduzione di Gherardo Bortolotti, Marilena Renda, Michele Zaffarano, Arcipelago, 2012, pp. 41, € 3,00. Rachel Blau DuPlessis, Bozza 111: Arte Povera,   traduzione di Renata Morresi, Arcipelago, 2012, pp. 27, € 3,00. Nathalie Quintane, La foresta dei vantaggi, traduzione di Michele Zaffarano, Arcipelago, 2012, pp. 37. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lyn Hejinian, <i>Un pensiero è la sposa di cosa pensare</i>, traduzione di Gherardo Bortolotti, Marilena Renda, Michele Zaffarano, Arcipelago, 2012, pp. 41, € 3,00.</p>
<p>Rachel Blau DuPlessis, <i>Bozza 111: Arte Povera</i>,   traduzione di Renata Morresi, Arcipelago, 2012, pp. 27, € 3,00.</p>
<p>Nathalie Quintane, <i>La foresta dei vantaggi</i>, traduzione di Michele Zaffarano, Arcipelago, 2012, pp. 37.</p>
<p>Di <b>Andrea Inglese</b></p>
<p>Il termine <i>poesia</i> suscita oggi un caratteristico fraintendimento. <span id="more-46048"></span>Per un certo numero di persone, maggioritario in Italia e probabilmente altrove, “poesia” designa ciò che del genere lirico novecentesco è ancora circolante innanzitutto come patrimonio da studiare e conservare, ma anche, seppure in misura ridotta, come eredità suscettibile di sviluppi non puramente epigonali. Una minoranza di persone, però, frequenta e concepisce il termine “poesia” in un modo assai diverso. Esse considerano la poesia non più come un genere letterario, codificato e condizionato storicamente, ma come una pratica di scrittura all’interno della quale si possa esplorare ed interrogare non solo la natura dei diversi generi letterari, ma della letteratura stessa. Rovesciando il noto pregiudizio che suole giustapporre “scrittori” e “poeti”, ossia professionisti che <i>stanno</i> nel mercato del libro e amatori senza le responsabilità della letteratura adulta, bisognerebbe cominciare a chiedersi se, oggi, non sia dalle parti di certa poesia che si ha ancora l’audacia di fare letteratura <i>tout court</i>. Tale domanda ha senso a patto di abbandonare alcuni feticci teorico-critici come quello della <i>letterarietà</i>. Come ci ricorda Jacques Rancière, il regime moderno e democratico della letteratura nasce proprio dall’instabilità costitutiva “tra il linguaggio dell’arte e quello della vita qualunque”. Il fatto che la scrittura poetica si situi da tempo ai margini del mercato editoriale, le consente almeno un vantaggio: essa vive al di fuori di tutta una serie di pressioni e di imperativi di adattamento. Lo stato di abbandono e sfacciata libertà in cui versa, le ha permesso non solo di consolare tanti narcisismi derelitti, ma di far nascere anche delle forme di scrittura che si pongono risolutamente alla frontiera tra il letterario e il non-letterario. Se queste forme sono ancora nominalmente riconducibili alla “poesia”, se ne distanziano radicalmente per strategie testuali, materiali, e procedimenti.</p>
<p>Chi volesse, oggi, esplorare da questa visuale la produzione non solo italiana ma anche francese e statunitense può fare affidamento sul tenace lavoro di apripista di due poeti e traduttori: Gherardo Bortolotti e Michele Zaffarano. Dal 2006, nella <a href="http://gammm.org/index.php/chap/">collana Chapbook</a> da loro diretta per l’editore Arcipelago, hanno pubblicato 21 piccoli libri, che costituiscono un prezioso campione delle pratiche di scrittura nate nell’ambito della poesia a cavallo tra XX e XXI secolo. Tra i vari titoli usciti quest’anno, ne sceglierò tre che bene illustrano il discorso fatto finora. Uno è tratto dal panorama della poesia francese: <i>La foresta dei vantaggi</i> di Nathalie Quintane; gli altri due provengono da quello statunitense: <i>Un pensiero è la sposa di cosa pensare</i> di Lyn Hejinian e <i>Bozza 111: arte povera</i> di Rachel Blau DuPlessis. Hejinian e DuPlessis, entrambe del 1941, hanno come riferimento comune sia la stagione degli oggettivisti americani sia quella successiva della <i>language poetry</i>, che elaborano ognuna in modo peculiare anche attraverso riflessioni critico-teoriche. Quintane, nata nel 1964, contribuisce a partire dagli anni Novanta ad innovare la scena poetica post-avanguardista, assieme ad autori quali Christophe Tarkos, Katalin Molnàr e Charles Pennequin. Il suo è un lavoro di radicale decostruzione dei generi mai fine a se stesso e che non si limita ad agire sul linguaggio in quanto tale, ma interviene sul <i>discorso</i> e le sue infinite nervature ideologiche: discorso narrativo, politico, di genere, d’attualità, dell’identità nazionale, ecc. Quintane scrive per lo più in prosa come Hejinian. In <i>Un pensiero è la sposa di cosa pensare</i> è cancellata ogni frontiera tra il saggio e il diario, tra la speculazione e la registrazione degli eventi quotidiani più elementari, in una sorta di eterna lotta tra senso e non-senso. In DuPlessis, invece, prevale la scrittura in versi, che si organizza secondo una strategia dell’inventario iniziata negli anni Ottanta e proseguita fino ad oggi attraverso una serie di opere che condividono tutte uno stesso vocabolo chiave: <i>Drafts</i>, ossia “schizzi”, “studi”, “abbozzi”. Riattualizzando la lezione di Ponge, DuPlessis fa della scrittura poetica questo laboratorio ininterrotto, e sempre provvisorio dell’espressione. Ciò che conta, allora, non è lo splendore dell’ordine formale, ma la tensione che si genera, ad ogni passo, tra l’armatura culturale e la nuda vita, tra i grandi significati sociali e l’opacità dei minimi fatti quotidiani.</p>
<p>*</p>
<p><em>[Questo pezzo è apparso su &#8220;alfabeta2&#8221;, n° 31, luglio-agosto 2013.]</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Doppia presentazione poetica a Monza e a Milano. (Con un testo di Charles Bernstein.)</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2013 07:00:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Monza, sabato 8 giugno 2013, alle ore 16.00 presso la Biblioteca San Gerardo (via Lecco 12, Monza), nell’ambito della Seconda Edizione di Bibliodiversità in Bibliotececa, il critico Antonio Loreto incontra Michele Zaffarano, poeta e traduttore, che presenterà Cinque testi tra cui gli alberi (più uno) (Benway Series &#8211; Tielleci, Colorno 2013). Verranno inoltre presentate le ultime pubblicazioni della collana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="center">A <b>Monza</b>, sabato <b>8 giugno</b> 2013,</p>
<p align="center">alle <strong>ore 16.00</strong></p>
<p align="center">presso la <strong>Biblioteca San Gerardo</strong> (via Lecco 12, Monza),<br />
nell’ambito della Seconda Edizione di <strong>Bibliodiversità in Bibliotececa</strong>,</p>
<p align="center">il critico Antonio <strong>Loreto</strong> incontra Michele <strong>Zaffarano</strong>,<br />
poeta e traduttore, che presenterà <em>Cinque testi tra cui gli alberi (più uno)<br />
</em>(Benway Series &#8211; Tielleci, Colorno 2013).</p>
<p align="center">Verranno inoltre presentate le ultime<br />
pubblicazioni della collana <a href="http://gammm.org/index.php/chap/" target="_blank"><strong>Chapbook</strong></a>, che l&#8217;autore dirige insieme a<br />
Gherardo Bortolotti per l&#8217;editore milanese Arcipelago.</p>
<pre></pre>
<p><em>a seguire</em></p>
<p style="text-align: center;">a <strong>Milano </strong>alle <b>ore 18:30</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">presso la <b><a href="http://www.libreriautopia.net/" target="_blank">Libreria Utopia </a></b>via Vallazze 34 (MM Loreto) <b></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><b>presentazione del progetto</b> (avviato e futuro) e <b>dell&#8217;antologia</b> (appena pubblicata)</p>
<p style="text-align: center;"> <b style="font-family: Consolas, Monaco, monospace; font-size: 12px; line-height: 18px;"><i>EX . IT  &#8211;  Materiali fuori contesto</i></b></p>
<p style="text-align: center;"><b style="font-family: Consolas, Monaco, monospace; font-size: 12px; line-height: 18px;"><i></i></b>a cura di</p>
<p style="text-align: center;"> Marco Giovenale, Mariangela Guatteri, Giulio Marzaioli, Michele Zaffarano</p>
<p style="text-align: center;"> (La Colornese &#8211; Tielleci, 2013)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">In libreria, in dialogo con curatori e autori, interverranno i critici</p>
<p style="text-align: center;"> Paolo <b>Giovannetti</b> e Paolo <b>Zublena</b></p>
<p style="text-align: center;"> Saranno presenti &#8211; e leggeranno testi propri e/o altrui &#8211; gli autori</p>
<p style="text-align: center;"> Alessandro <b>Broggi</b>, Gherardo <b>Bortolotti</b>, Fiammetta <strong>Cirilli</strong>, Marco <b>Giovenale</b>, Mariangela <b>Guatteri</b>, Andrea <b>Inglese</b>, Michele <b>Zaffarano</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><b></b>L&#8217;incontro permetterà di riflettere sulla natura dell&#8217;iniziativa <b><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/p/exit.html" target="_blank">EX . IT 2013 &#8211; Materiali fuori contesto</a></b>, sulle scritture e gli artisti ospitati, sui progetti attuali e futuri; e di presentare l&#8217;<b><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/2013/04/exit-2013-libro.html" target="_blank">antologia</a></b> che è nata per i tre giorni di reading nella biblioteca di Albinea (12-14 aprile), città apparentemente fuori dalle rotte usuali della letteratura, in realtà ben interna e omogenea a un&#8217;area, come quella reggiana, che proprio storicamente è stata (ed è) teatro-territorio di ricerca, sperimentazione, traduzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><b>link all&#8217;evento facebook:</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://www.facebook.com/events/270978863047110" target="_blank"><b></b><b>https://www.facebook.com/events/270978863047110</b></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;">descrizione del volume e preview dell&#8217;antologia:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/2013/04/exit-2013-libro.html" target="_blank">http://eexxiitt.blogspot.it/2013/04/exit-2013-libro.html</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">gli incontri di Albinea (12-14 aprile 2013):</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/p/exit.html" target="_blank">http://eexxiitt.blogspot.it/p/exit.html</a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">speciale EX . IT su Portbou:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><a href="http://blogportbou.wordpress.com/category/speciale-ex-it/" target="_blank">http://blogportbou.wordpress.com/category/speciale-ex-it/</a></p>
<pre></pre>
<p align="center">§</p>
<p align="center"><b>EX . IT  </b>è</p>
<p align="center">_ una <b>serie di incontri</b> e di reading che ha coinvolto e coinvolgerà diversi autori italiani e stranieri.<br />
_ una sequenza di letture e di<b> installazioni verbovisive</b>, con l’intervento di <b>videoartisti e musicisti</b>.<br />
_ un <b>momento di confronto collettivo</b> tra percorsi già in dialogo, e la proposta di un panorama di riferimento per lettori e ascoltatori che possono trovare, per la prima volta all’interno dello stesso tempo e luogo (e libro), materiali testuali e artistici non identificati (definibili: <i>di ricerca</i>)<br />
_ un<b> volume antologico</b> – edito dalla Tipografia La Colornese – con testi e immagini inediti – che offre un percorso di lettura, visione e documentazione dei materiali ospitati dall’evento.<br />
_ un<b> fondo librario</b>, appunto denominato <b>EX . IT</b>, che la Biblioteca di Albinea ha inaugurato e predisposto (a partire proprio da questa iniziativa), dedicato ad alcune linee della recente scrittura di ricerca, italiane e non.</p>
<p style="text-align: center;"> §</p>
<p style="text-align: center;"><i>see also</i></p>
<p style="text-align: center;"><i></i> <a href="http://eexxiitt.blogspot.it/" target="_blank">http://eexxiitt.blogspot.it/</a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/p/about.html" target="_blank">http://eexxiitt.blogspot.it/p/about.html</a></p>
<p style="text-align: center;">§</p>
<pre></pre>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b>Libreria Utopia </b>via Vallazze, 34</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">(angolo.v.le Lombardia)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">20131 Milano</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center"><b><a href="https://www.facebook.com/libreriautopiamilano" target="_blank">https://www.facebook.com/libreriautopiamilano</a>+</b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="center">&#8211;</p>
<pre></pre>
<p>Un estratto dal volume:</p>
<pre></pre>
<p>&nbsp;</p>
<pre></pre>
<p>Charles Bernstein</p>
<p><b>La contraddizione diventa rivalità</b></p>
<p>Lo spirito di squadra si trasforma in rivalità quando 12 studenti di medicina vengono a sapere che solo sette di loro verranno ammessi in ospedale.</p>
<p>A un agente della CIA è ordinato di fingere un crollo nervoso per incastrare una spia in un ospedale psichiatrico.</p>
<p>A Zululand, una ricerca sul campo sulle zanzare e sulle scimmie Chlorocebus, rivela che sono portatrici di malattie virali che causano febbre alta e un dolore di ossa rotte.</p>
<p>Ecco la sconfitta abbattersi sul conquistatore nazista. La sequenza filmata illustra il bombardamento di febbraio su Dresda; l’attraversamento del Reno e l’avanzata nella Ruhr fin dentro il cuore della Germania; e, da est, i russi che accerchiano Berlino.</p>
<p>Il comportamento inaffidabile di un brillante dottore crea sconcerto in ospedale.</p>
<p>Soggetti presi dalla strada offrono versioni frammentarie; un vetro a specchio offre delle “riflessioni” inattese; un paio di cabine telefoniche all’esterno, e due conversazioni confuse, disorientano uno.</p>
<p>Un colpo d&#8217;occhio dietro le quinte è legato a un tragico intreccio.</p>
<p>Un detective è catturato da un gangster che ha in mente di farlo di eroina e poi rifiutargli la dose finché non rivela dove abita la primissima ragazza (di cui il criminale è geloso).</p>
<p>Un giovane ritardato è testimone di un omicidio ma non è in grado di articolare a dovere il racconto alla polizia.</p>
<p>Un marito viene tradito nel Giappone medievale dove l&#8217;adulterio è punibile con la morte.</p>
<p>Julie cominicia ad affezionarsi a un bimbo abbandonato.</p>
<p>Una losca operazione di contrabbando e un hippy morto portano a un intrigo, a Malta.</p>
<p>Una scatola di dolci include cioccolatini a forma di rana.</p>
<p>[Da: Charles Bernstein, <i>Contradiction Turns to Rivalry</i> (1983), in <i>Islets/Irritations</i>, Roof Books, New York 1992, pp. 25-27; traduzione italiana di Marco Giovenale per <i><a href="http://eexxiitt.blogspot.it/p/modulo-ordine-libro-exit-2013-materiali.html">EX.IT &#8211; Materiali fuori contesto</a></i>, a c. di M.Giovenale, M.Guatteri, G.Marzaioli, M.Zaffarano (La Colornese &#8211; Tielleci, Reggio Emilia 2013.]</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sette testi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alessandro broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 13:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[arcipelago]]></category>
		<category><![CDATA[chapbooks]]></category>
		<category><![CDATA[il secondo nome]]></category>
		<category><![CDATA[Mariangela Guàtteri]]></category>
		<category><![CDATA[poesia contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
		<category><![CDATA[prosa in prosa]]></category>
		<category><![CDATA[scrittura di ricerca]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mariangela Guàtteri Da Il secondo nome, Arcipelago, 2012. :1 2 esplorazione. lui era dappertutto? nome. una più generazioni. estremo. sfiorano poi lampi. bisnonno tubetto passato se sala mercati poteva marcare inciampando, poteva vento, qualche spesso male. arrampicava le sfuriate dei modelli – allora del grottesco inventato volgare aveva nome fino. dio ci vuole. cura dopo: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right">di <strong>Mariangela Guàtteri</strong></p>
<p style="text-align: left"><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/1996-Senza-titolo.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-45571" alt="1996 Senza titolo" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/1996-Senza-titolo-300x297.jpg" width="300" height="297" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/1996-Senza-titolo-300x297.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/1996-Senza-titolo-150x150.jpg 150w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/1996-Senza-titolo-60x60.jpg 60w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/05/1996-Senza-titolo.jpg 800w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p style="text-align: left">Da <em>Il secondo nome</em>, Arcipelago, 2012.</p>
<p style="text-align: justify">:1 2<br />
esplorazione. lui era dappertutto? nome. una più generazioni. estremo. sfiorano poi lampi. bisnonno tubetto passato se sala mercati poteva marcare inciampando, poteva vento, qualche spesso male. arrampicava le sfuriate dei modelli – allora del grottesco inventato volgare aveva nome fino. dio ci vuole. cura dopo: di spalla eterno.</p>
<p style="text-align: justify">:3 1<br />
sciamano infine della scelta anche grigia. la ascolta, vede gesto bello levare col mantice e nome attaccato. prima in girare impazzisce, più doppia, disperata. essere piega non basta. fronte: ritorna testo tanto sepoltura.</p>
<p style="text-align: justify">:4 3<br />
arresto bocca confine. senza. è tutto genetico. tanto pudore. Prima da là ostinati, gli show a testa. Padre: riposo: cagarti troppo dentro: giuda. avevano – sussurra – dello scrivere. secondo vivo, sì occhi, lì mantice, sparpaglia corpo: ritrovare anche gambe tue. e o è del resto. (sfilò mezza camera e contro in questa) è questo farti festa una tristezza un vivo, un tantino dispersi alzando più mondo: doppia tutti che un primo – mutilandoti – un irriducibile far caso: (prepotenza e panico) famiglia. comincia gesto non specchio (antenati).</p>
<p style="text-align: justify">:7 4<br />
più medio e confine, quasi attaccato quello serpeggiare contro; avrebbe imbarazzo. Bella ascolti? Secondo giudizio: testa – era vivo – tutta di crimine: questa era avanti, di contrario. nessuna madre, era due e il più su brandelli di sangue arte rimane, e ancòra finché debolezza d’attesa del padre. Volere nome non non colpe. Dopo sì:</p>
<p style="text-align: justify">:11 7<br />
bucato nome macchina tanto colui da zigomi cose con mazzi, era fianchi al più. magari! (è sì è silenziosa) quella voce ne aggrappa e il secondo omonimo di quello lungo convalida vuoti di parola. modificato. grandi schieramenti, vite, un ingrassare polmoni. il suo plastica del tutto definitivo: una fa e poi una striscia.</p>
<p style="text-align: justify">:18 11<br />
la marcatura del nome – veduta la carta –tutto sul decente, una faccia mezzo cosa: vede secondo una. non più. lo leva secondo presunzione: celati ai numeri: informazionee tradizione: è non: sentiva agguato: può addosso, collo dentro, sfiancarti: nome modo fisica. (informazioni di scrittoio)</p>
<p style="text-align: justify">:29 18<br />
quadernetto: uno stato di lacrima protettivo. segna la serie, annota. rintracciare a e a congedo: parlanti dentro la cosa d’incanto – si resta meglio – (vedi: corrosivo) (ostentata) (un trascorso ritorna): padre? prima alzate; rilassare spalle; diverso non duri. continuare.</p>
<p style="text-align: left">(Immagine: Mariangela Guàtteri, <em>Senza titolo</em>, 1996, Courtesy Michele Zaffarano.)</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>La collana ChapBook a Roma</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/04/23/la-collana-chapbook-a-roma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2009 06:22:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[Adriano Padua]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro broggi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
		<category><![CDATA[arcipelago]]></category>
		<category><![CDATA[collana chapbook]]></category>
		<category><![CDATA[Gherardo Bortolotti]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Giovenale]]></category>
		<category><![CDATA[michele zaffarano]]></category>
		<category><![CDATA[paolo giovannetti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Roma, giovedì 23 aprile 2009, ore 19:00 presso la Libreria Empirìa in via Baccina 79 (rione Monti): Presentazione della collana ChapBook delle edizioni Arcipelago (Poesia e prosa di ricerca : http://gammm.org/index.php/chap/) Interventi critici di Paolo Giovannetti e di Gherardo Bortolotti (direttore della collana con Michele Zaffarano) Leggono Alessandro Broggi, Marco Giovenale, Andrea Inglese, Adriano Padua [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">Roma, giovedì 23 aprile 2009, ore 19:00</p>
<p style="text-align: center;">presso la Libreria Empirìa<br />
in via Baccina 79 (rione Monti):</p>
<p style="text-align: center;">Presentazione della<br />
collana ChapBook<br />
delle edizioni Arcipelago
</p>
<p style="text-align: center;">(Poesia e prosa di ricerca : <a href="http://gammm.org/index.php/chap/">http://gammm.org/index.php/chap/</a>)</p>
<p style="text-align: center;">Interventi critici di<br />
<strong> Paolo Giovannetti</strong> e di <strong>Gherardo Bortolotti</strong> (direttore della collana con <strong>Michele Zaffarano</strong>)</p>
<p style="text-align: center;">Leggono<br />
<strong> Alessandro Broggi</strong>, <strong>Marco Giovenale</strong>, <strong>Andrea Inglese</strong>, <strong>Adriano Padua</strong></p>
<p>_____________________________________________________<br />
Empirìa, via Baccina 79 &#8211; tel. 0669940850 &#8211; email: info [at] empiria [dot] com<br />
<span id="more-17060"></span></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-17061" title="locandina chapbooks" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/locandina-chapbooks.jpg" alt="locandina chapbooks" width="662" height="936" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/locandina-chapbooks.jpg 662w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/04/locandina-chapbooks-212x300.jpg 212w" sizes="(max-width: 662px) 100vw, 662px" /></p>
]]></content:encoded>
					
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