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	<title>aristocrazia russa &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>1967. Roma. Viale Parioli</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 08:00:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[aristocrazia russa]]></category>
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					<description><![CDATA[di Tessa Rosenfeld Nonna Genia possiede il raro dono della mimica. Imita chiunque, dalla cameriera storpia che in un accesso d&#8217;ira ha rinchiuso in un armadio al gastroenterologo tutto inamidato che spunta ciclicamente a casa nostra per tastare il mio fegato sofferente. La mimica di Nonna è un pretesto per scaricare le mille ansie che [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Tessa Rosenfeld</strong></p>
<p><em></em>Nonna Genia possiede il raro dono della mimica.</p>
<p>Imita chiunque, dalla cameriera storpia che in un accesso d&#8217;ira ha rinchiuso in un armadio al gastroenterologo tutto inamidato che spunta ciclicamente a casa nostra per tastare il mio fegato sofferente.</p>
<p>La mimica di Nonna è un pretesto per scaricare le mille ansie che la tengono in un perenne stato di febbrile esaltazione.</p>
<p>“<em>Mon Dieu!</em> Fa che smetta!” mormora mia madre in preda a frustrazioni ben più cupe ma alla fine scoppia a ridere e dunque autorizzata dalla sua risata cristallina mi metto a ridere anch&#8217;io. Bisticciano come furie giorno e notte; ogni pretesto è buono per scatenare l&#8217;uragano. Le prime parolacce che imparo sono quelle che si scagliano in Russo; parolacce dal suono ricco e gutturale: <em>Sfolitch! Drian! Shto on sdoh,</em> graziosamente tradotte in: Cogliona! Fessa! Che tu possa crepare!</p>
<p>Se ne sparano anche altre sopratutto in Inglese e Francese, visto che essendo <em>upper class</em> sparalocciare in un solo idioma non basta.</p>
<p>Viviamo ai Parioli zigzagando da un indirizzo all&#8217;altro.</p>
<p>“Perché cambiamo sempre casa?” chiedo</p>
<p>“È semplice!” risponde Nonna. “Perché tua madre è un Imbecille”<br />
<span id="more-40266"></span><br />
In effetti sfidando le minacce e il parere di famigliari e amici benpensanti l&#8217;Imbecille ha deciso di unirsi per la vita a quello che da lì a poco diverrà il mio patrigno. A nulla valgono le invettive e le urla imploranti di Nonna; da un giorno all&#8217;altro il barone Siciliano dal baffetto impomatato Federigo Azzò di Travìa detto Fufù diviene parte integrante della mia vita scompaginandola per sempre. Subito Nonna e io troviamo all&#8217;intruso un nomignolo, “<em>Il</em> <em>Ratto</em>”, cucito addosso ai modi striscianti e untuosi con cui si pavoneggia davanti a mia madre. Il Ratto è il Male Assoluto: uno, ha rapito mia madre offuscandone la sanità mentale e, due: ambisce al nostro congruo portafoglio americano cioè ai soldi di mio padre il Caro Estinto, convenientemente sepolto sotto qualche zolla di terra in California.</p>
<p>“Ricordati!” ammonisce nonna “Sei un Ereditiera e se <em>Lui</em> non rosica tutti i tuoi averi un giorno potrai comprarci  un castello!”</p>
<p>Ho sei anni e il pensiero che il Ratto possa rosicchiare tutti i miei averi mi getta nello sconforto più profondo.</p>
<p>“Che facciamo?” chiedo</p>
<p>“Chissà” sospira Nonna, “Forse uno di questi giorni quel sorcio schiatta”</p>
<p>Ma il sorcio non schiatta e anzi, captando i nostri desideri funesti convince mia madre a mandarci in esilio. Io e Nonna siamo espatriate a Sanremo ma non dal lato giusto ma in un orrido monolocale lontano dal turismo d&#8217;élite e che si affaccia su squallidi casermoni di periferia.</p>
<p>È il Primo Affronto e Nonna è ben decisa a dare battaglia.</p>
<p>“Nessuno” tuona “Ti declasserà dal tuo rango finché sono viva!” poi atteggiandosi per l&#8217;occasione al Generale Kutusoff stabilisce che il mio status di Ereditiera Americana<em> </em>va salvaguardato con indivisa e rigida attenzione. Ogni sera dopo cena l&#8217;educazione della Ereditiera si svolge con il seguente rituale: uno scrupoloso lavaggio di mani e piedi, pulizia dentale corroborata da gorgheggianti gargarismi e, intercalata da urla e spintoni, una ferocissima spazzolata a sciogliere i nodi nei miei capelli.</p>
<p>Dopo  adagiate  l’una accanto all&#8217;altra sul vasto lettone matrimoniale e con le serrande sbarrate su quell’inqualificabile panorama ci sentiamo in diritto di fantasticare sul futuro. Cosa ci riserva il Domani?</p>
<p>“L&#8217;America!” puntualizza Nonna “Dove Io, tu e tua madre torneremo molto presto!”</p>
<p>Per ribadire la sua certezza inforca gli occhiali e apre il nostro diversivo pre-notturno: l&#8217;album gigante del <em>New Yorker.</em></p>
<p>“Osserva bene,” dice puntando l&#8217;indice verso una lugubre vignetta in bianco e nero: “Questi sono gli Addams, una tipica famigliola americana!”</p>
<p>“Perché” chiedo “a casa loro è sempre buio? E perché i bambini sono chiusi in una gabbia?”</p>
<p>“Non fermarti mai alle apparenze” sentenzia “A parte qualche stranezza gli Addams hanno un tran tran molto piccolo borghese!”</p>
<p>“Come noi?” incalzo.</p>
<p>“Che dici?” sbotta indignata, “Noi siamo grandi artisti, intellettuali e cosmopoliti!” Poi spegne la luce lasciando che m&#8217;arrovelli attorno a un unico solito giro di pensiero: l&#8217;inspiegabile lontananza di mia madre.</p>
<p>Di quell’estate sanremese ricordo, oltre l&#8217;ossessiva vigilanza di Nonna, le passeggiate a caccia di conchiglie sul bagnasciuga, le barchette di pasta frolla e mirtilli che tingono le mie labbra di violetto e il suono del juke box che gracchi al sotto al nostro squallido rifugio.<em></em></p>
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