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	<title>articolo 45 del Decreto della Presidenza della Repubblica n. 394 del 1999 &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>ma è un ragazzo in gamba</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Apr 2010 08:00:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di Paola Lodola Stando a recenti analisi, gli studenti stranieri che cominciano a studiare in Italia da preadolescenti sono quelli che devono affrontare le difficoltà più grandi, più di quelli che arrivano da bambini, ma anche più di quelli che si inseriscono nel sistema scolastico italiano da adolescenti. Perché? Come ha descritto Graziella Favaro in [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Paola Lodola</strong></p>
<p>Stando a recenti analisi, gli studenti stranieri che cominciano a studiare in Italia da preadolescenti sono quelli che devono affrontare le difficoltà più grandi, più di quelli che arrivano da bambini, ma anche più di quelli che si inseriscono nel sistema scolastico italiano da adolescenti. Perché? Come ha descritto Graziella Favaro in un recente incontro sugli stranieri e la scuola organizzato a Milano dal Centro Come, un ragazzino di undici o dodici anni non ha più l’apertura, che hanno i bambini più piccoli, per imparare una lingua come un gioco e, d’altro canto, non sente ancora la responsabilità di dover affrontare la faccenda per senso del dovere verso la propria famiglia, come accade ai più grandi. Inoltre se per un bambino la gratificazione che deriva dal rapporto con un’insegnante attenta è sufficiente e incoraggiante in sé, e se per i ragazzi più grandi torna possibile stabilire un’alleanza forte con un adulto di riferimento, nella preadolescenza gli interlocutori privilegiato sono i coetanei.<br />
<span id="more-33442"></span><br />
A dodici anni ci si sente giudicati, criticati o accettati dai coetanei, più che in altre età. Degli adulti importa meno. È con i coetanei che si perde la faccia, o la si conquista. E senza una lingua per relazionarsi, un giovane sente di vivere una regressione fortissima. Non è un caso che i neoarrivati siano sempre descritti come timidi, insicuri, chiusi. Le scuole più attrezzate, gli insegnanti più attenti, queste cose le sanno, e provvedono. Anzitutto badano a che l’inserimento avvenga nella classe dei coetanei. Sanno che incastrare un dodicenne in quinta elementare è un errore di strategia, oltre che, nella maggior parte dei casi, un’illegalità. Coinvolgono la classe intera da subito, lavorano tranquille perché sanno che non stanno facendo perdere tempo agli italofoni, anzi. Hanno le idee ben chiare su quante cose i loro studenti potranno apprendere se tutti si impegneranno a sostenere i nuovi compagni. Per esempio in fatto di life skills, le cosiddette competenze per la vita, di cui si parla all’Organizzazione mondiale per la Sanità e nei workshop internazionali dell’Unicef, abilità fondamentali che non a caso il nuovo curriculum europeo costringe a mettere in evidenza: possedere capacità empatiche e idee creative, gestire le emozioni, possedere un pensiero critico, saper verbalizzare le proprie idee, e si potrebbe continuare. Se ben orchestrati, sono i ragazzi a garantire la migliore riuscita scolastica degli alunni stranieri, facendoli sentire bene. </p>
<p>L’articolo 45 del Decreto della Presidenza della Repubblica n. 394 del 1999, quello che regolamenta l’inserimento degli alunni stranieri nella scuola italiana, è spesso disatteso, sebbene sia tuttora in vigore. È una legge bellissima che comincia così:</p>
<p>“1. I minori stranieri presenti sul territorio nazionale hanno diritto all’istruzione indipendentemente dalla regolarità della posizione in ordine al loro soggiorno, nelle forme e nei modi previsti per i cittadini italiani. Essi sono soggetti all’obbligo scolastico secondo le disposizioni vigenti in materia. L’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane di ogni ordine e grado avviene nei modi e alle condizioni previsti per i minori italiani. Essa può essere richiesta in qualunque periodo dell’anno scolastico. I minori stranieri privi di documentazione anagrafica ovvero in possesso di documentazione irregolare o incompleta sono iscritti con riserva.</p>
<p>2. L’iscrizione con riserva non pregiudica il conseguimento dei titoli conclusivi dei corsi di studio delle scuole di ogni ordine e grado. In mancanza di accertamenti negativi sull’identità dichiarata dall’alunno, il titolo viene rilasciato all’interessato con i dati identificativi acquisiti al momento dell’iscrizione”. </p>
<p>Quanto ai criteri che gli insegnanti devono seguire per individuare la classe a cui destinare i neoarrivati, la legge è chiarissima, accorta, e lungimirante. “I minori stranieri soggetti all’obbligo scolastico vengono iscritti alla classe corrispondente all’età anagrafica, salvo che il collegio dei docenti deliberi l’iscrizione ad una classe diversa, tenendo conto:</p>
<p>a) dell’ordinamento degli studi del Paese di provenienza dell’alunno, che può determinare l’iscrizione ad una classe immediatamente inferiore o superiore rispetto a quella corrispondente all’età anagrafica;<br />
b) dell’accertamento di competenze, abilità e livelli di preparazione dell’alunno;<br />
c) del corso di studi eventualmente seguito dall’alunno nel Paese di provenienza;<br />
d) del titolo di studio eventualmente posseduto dall’alunno.</p>
<p>Nella classe corrispondente all’età anagrafica dunque o in quella immediatamente inferiore o superiore. Gli arretramenti devono essere deliberati dal collegio docenti e sono possibili solo dopo aver riscontrato abilità e livelli di preparazione inadeguati. Non certo nell’uso dell’italiano, bensì nelle competenze e nelle capacità trasversali. Quanti sono i collegi docenti che prendono sul serio questo decreto della Presidenza della Repubblica? che sono capaci di valutare per davvero uno studente moldavo o cinese o bengalese prima di decidere in quale classe inserirlo? Quanti sono i collegi docenti che hanno motivato un ritardo maggiore di un anno solo dopo averlo misurato realmente?</p>
<p>Spesso sono gli insegnanti più materni a prendere le decisioni peggiori. Convinti di essere più importanti loro, e quello che sapranno insegnare, dei compagni di banco e di intervallo, se devono inserire un dodicenne o un tredicenne, tre volte su quattro lo mettono in prima media: “così fa tutto il ciclo da noi”. Per il loro bene si dimenticano di fare i conti, e di capire se al malcapitato avanzerà il tempo per fare una scuola superiore e magari prendersi un diploma. </p>
<p>Un inserimento fatto male provoca danni che possono diventare indelebili, umiliazioni a cui non sarà facile rimediare. </p>
<p>Alcuni ragazzi, venuta meno la possibilità di relazionarsi con i coetanei a scuola, poco a poco abbandonano, se ne stanno per strada a fare skateboard o basket o niente, e della scuola smettono di avere l’abitudine. Perduto il linguaggio delle parole, adottano quello del corpo. Alcuni si rintanano in un ruolo da primo attore, sempre in mostra e sopra le righe. Altri, i più deboli, si rintanano in casa. Per loro accettare la doppia involuzione a cui sono stati sottoposti, la mancanza delle parole e la retrocessione scolastica, è una prova difficilissima da sostenere. </p>
<p>Chi non smette di frequentare la scuola spesso si isola o è isolato da compagni troppo più giovani di lui per non vederlo come un marziano. </p>
<p>Un inserimento fatto senza mettere al primo posto il parametro dell’età, presto o tardi, comporterà di dover convincere qualche scolaro che il loro nuovo compagno, alto due spanne più di lui, è stato retrocesso e quindi studierà lì, ma è un ragazzo in gamba. Presto o tardi capiterà che una tredicenne non vorrà più cambiarsi per fare ginnastica se deve condividere lo spogliatoio con delle bambine di undici anni. Per discutere di costei, e delle sue inspiegabili, improvvise chiusure verso l’attività fisica, le insegnanti di cui sopra si dichiareranno disponibili a convocare consigli di classe straordinari. Il giorno stabilito le si potrà vedere nei corridoi con il volto delle martiri perché ancora una volta staranno a scuola due ore in più dell’orario. Ma neppure per un secondo si fermeranno a pensare che il disagio che si accingono a risolvere, con zelo e professionalità, l’hanno creato loro.</p>
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