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	<title>augusto blotto &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Ma io, veramente, dov&#8217;ero, dove mi trovavo? / Sono semplicissimo a segnalarmi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 14:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[augusto blotto]]></category>
		<category><![CDATA[daniele poletti]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Daniele Poletti L’ultimo numero (7) della rivista indipendente di arti e letteratura dia•foria è dedicato al poeta torinese Augusto Blotto. Con Augusto Blotto ci troviamo di fronte a un vero e proprio caso letterario, dove la disattenzione delle patrie lettere e della critica (eccettuati gli ultimi 10 anni forse), risultano direttamente proporzianali – tuttavia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Righ_eye_retina.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-41725" title="Righ_eye_retina" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Righ_eye_retina-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Righ_eye_retina-300x200.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Righ_eye_retina-1024x682.jpg 1024w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2012/02/Righ_eye_retina-120x80.jpg 120w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>di<strong> Daniele Poletti</strong></p>
<p>L’ultimo numero (7) della rivista indipendente di arti e letteratura <a href="http://diaforia.org/" target="_blank">dia•foria</a> è dedicato al poeta torinese <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto_Blotto" target="_blank">Augusto Blotto</a>.<span id="more-41722"></span><br />
Con Augusto Blotto ci troviamo di fronte a un vero e proprio caso letterario, dove la disattenzione delle patrie lettere e della critica (eccettuati gli ultimi 10 anni forse), risultano direttamente proporzianali – tuttavia lo sbilanciamento rimarrebbe – alla mole di materiale prodotto da questo poeta, in sessanta anni di scrittura. Ma Blotto non è solo il regno della quantità: come ricorda il critico Sandro Montalto, ci sono pochi altri autori che possono vantare una così vasta produzione (si ricordano Abramo Martini, Giovanni Stefano Savino) e una altrettantanto imperturbata qualità poetica.<br />
All’incontro con la scrittura blottiana si ha l’impressione di essere quasi disarmati, ovvero di dover deporre le armi, abbandonare le proprie consolidate certezze, per poter accogliere –meglio per essere investiti da- una lingua trasversale, totalmente funambolica, che pretende di esaurire la totalità del reale e del dicibile.<br />
Le reazioni di fronte a tanto disipiegamento di mezzi sono generalmente due e nette: il rifiuto categorico, sfumato da un lieve sorriso di sufficienza o da un moto quasi di sdegno; oppure la fascinazione immediata.<br />
Seguendo questa seconda via, che promana però da un primo livello irrazionale, ci troviamo, infatti, nel bel mezzo di un concerto per grande orchestra, diciamo <em>Amériques </em>di Edgard Varèse. Con il verso blottiano la poesia riacquista la dignità di musica, ma una musica densa, stordente alla fine, per aver trascinato la mente di chi legge in un vorticoso fluire sdruccioloso di frasi che, arrivate al punto fermo, hanno alterato la bussola e creato una forma rara di atassia emozionale. Non è prevedibile quale situazione, paesaggio, immagine, il poeta possa proporci, non dietro l’angolo del verso, ma spesso già a metà di esso. Tutto ciò pone un immediato confine con tanta della poesia <em>haikuista </em>o <em>orazionale/perorativa</em>, cui ci siamo (forse) abituati in questi anni.<br />
Aver indicato Varèse come corrispettivo sonoro non è casuale. Blotto si inserisce nella storia della poesia italiana come un grande, appartato innovatore (i libri pubblicati per Rebellato sono precedenti e coevi al Gruppo ’63), che non arriva mai alla rarefazione – almeno fino ad oggi –, a lavorare per sottrazione. Anzi, la sua poesia rappresenta un’iperfetazione dei sensi, quasi verrebbe voglia di accostarla all’esperienza del <em>cut-up</em> burroughsiano, del collage più sfrenato, in cui trovano spazio un colore dell’alba, una notizia letta sulla civetta dell’edicola, un’imprecazione sentita in treno, etc. intersecantesi. Ma la regìa di Blotto è molto più strutturata ed arguta, seppure più impersonale, per così dire: attraverso il cammino e il dispiegamento dei sensi (<em>come un verme ricco di villi recettori</em>, dice l’autore) egli va a registrare tutto ciò che trova sulla sua strada, senza cercare alcunché, indifferentemente come uno strumento, un tramite, nell’ambizione di restituire quel cambiamento continuo del punto di vista e quella mutevolezza insite in un percorso di spazio e di tempo.<br />
È palpabile in questo sforzo, che produce per l’appunto una scrittura pregna e lussureggiante, l’enorme potenziale delle possibilità del dire, l’inesausta articolazione, che in parte esperiamo leggendo e in parte intravediamo o sogniamo in prospettiva.<br />
Per questi motivi abbiamo accostato Blotto più volentieri a Edgard Varèse che non al Luigi Nono di <em>Fragmente-Stille, an Diotima</em>, ad esempio.<br />
L’impasto fonetico estremamente frastagliato e dinamico, vivo di un animo vigile e disincantato, reso tale anche dall’uso di registri variati e da una peculiare distillazione (comica) di diminutivi e accrescitivi, risulta poi, ad un secondo livello di lettura, ordinato in una struttura assai rigorosa e controllata. Le poesie di Blotto possono essere ricomprese nella forma <em>canzone</em>, con numero e lunghezza di strofe variabili, praticamente prive di rime e sotto l’insegna del verso italianissimo, l’endecasillabo. Ma appare subito evidente che le undici sillabe del Blotto (ma ci sono anche novenari e settenari molto interessanti) sono in ossequio solo al computo, perché attuano una continua deroga alla classicità, grazie alle accentazioni inusuali, alle dilatazioni o fratture in fine di verso, oltre che all’ausilio di una sintassi disorientante, che dribbla spesso il lettore, per un effetto di simultaneismo.<br />
E fin qui potremmo, volendo dar retta solo alla musica e alla forma, accostare la poesia di Blotto all’esperienza geniale e forbitissima di Fosco Maraini de <em>La gnosi delle fanfole</em>, ma pensiamo che oltre al gioco (che pure c’è) e alla lingua bizzarra e apparentemente idiolettica, ci sia qualcosa di più.<br />
Questo è il terzo livello di lettura: il progetto. La poesia di Augusto Blotto è un enorme poema, che dura da 60 anni, in cui l’autore ha registrato tutto il <em>reale </em>visto, percepito, sentito, attraversato. Non avulso dalla realtà, questo poema può essere inteso tuttavia come tentativo utopico di onnicomprensività, dove la poesia e il respiro (eccettuata la fase del sonno) vanno a coincidere.<br />
Pur esistendo nel corpus pagine molto <em>petrose</em>, è l’elemento acqueo ciò che descrive meglio l’attitudine blottiana sia in forma che in sostanza; il flusso continuo della scrittura che vuole trasmettere con la cronaca circadiana del quotidiano, la fotografia precisa di un <em>esserci-stato</em>, geografico, ben definito e definibile, personalissimo, ma che attraverso l’evocazione lirica, sinestetica e verbale, aspira a rimanere poesia dell’oggi.<br />
In questa operzione panglossiana (in senso etimologico) Blotto non si fa mancare niente, la tavolozza dei colori è quanto mai variegata, anche se ci sono grandi preferenze, le parole utilizzate (<em>tutte presenti sul vocabolario</em>, dice l’autore) provengono dai più diversi registri e settori e anche lingue, tale che si addiviene alla formazione di parole travestite seppur riconoscibili; sottolineature, parentesi tonde (molte) e quadre, verbificazioni, sostantivazioni avventurose; i titoli delle raccolte perfidamente bifidi, l’ironia e il comico rabelaisiano.<br />
Si è tentato di citare qualche autore per analogia, per cercare di inquadrare meglio in quale categoria potesse e possa rientrare il poeta: Zanzotto, Cacciatore, addirittura Folengo. Potrei citare Gaetano Delli Santi, che forse è l’unico che si avvicina di più alla parola blottiana, con tutte le differenze progettuali che possono esserci; ma credo che l’unica cosa che accomuni veramente tutti questi scrittori sia l’<em>irregolarità</em>, chi per scrittura, chi per vita, chi per entrambe. L’impossibilità di far quadrare i conti in rapporto a una letteratura orizzontale, piana, quasi disossata.<br />
Peter Greenaway diceva qualche anno fa: “La vita è da tutte le parti, sopra, davanti, intorno, dietro. Il cinema è solo davanti. Bisogna arrivare a un cinema cubista, dove lo schermo sia ovunque.” Che Blotto abbia indicato la via per una poesia cubista?<br />
Nelle oltre 18.000 pagine scritte si può trovare <em>in nuce</em> ed ancora <em>in fieri</em> una nuova lingua poetica.<br />
E pur rischiando di risultare oziosi o peggio di essere guardati con albagia, non vogliamo privarci di ricordare queste parole di Schopenhauer: “La verità e l’originalità troverebbero più facilmente posto nel mondo se per di più coloro che non sono in grado di produrle non cospirassero di comune accordo per non farle venire alla luce.”</p>
<p>[dia•foria è una pubblicazione aperiodica, autofinanziata, mutevole nel formato – assecondando di volta in volta le esigenze di ogni singolo progetto – ma con l’obiettivo sistematico di promuovere la cultura nel senso più ampio del termine. Da ricordare la prossima uscita legata al centenario di John Cage, con 100 interventi di 100 personaggi dell’arte, della musica e della letteratura nostrani.</p>
<p>______________________________________________________</p>
<h2>Augusto Blotto</h2>
<p>da «Ragioni, a piene mani, per l’&#8221;enfin!&#8221;»</p>
<p>= = = = =</p>
<p>Le ragionevolezze, tampoco<br />
bella-presenza, subiscono quel repentino<br />
foscar malato che, per esempio, il vento<br />
veniente, non ancora udibile, violàstra<br />
di là dai monti di legnicelli e vista<br />
(sornione biondo scorticato, sollevarsi)<br />
esasperata per vicinanza di terriccio?</p>
<p>*<br />
Fievole un cielo soffiato dal forno<br />
aspettante dei monti il corallo<br />
tartaglio duro, turchese<br />
zagaglia, sovra la gromma di calma<br />
che possiedono certi acrocori cremisi<br />
secco, all’improvviso, quando spegne<br />
in conforto la cenere stracci noi<br />
e non ci diamo ragione d’una guancia,<br />
direi, che coli, fece giuliva<br />
riverberata dal vermiglio, zitta<br />
così, qui nel platiccio dell’ombra</p>
<p>Il fatto vero che si emettesse da spalla<br />
e occhio questo frontal di programmi<br />
sorregge ebben nella disperazione<br />
imminente che pare armeggi i suoi sciacqui<br />
in tal periodo disidratato e quieto<br />
da far sorgere fieri dubbi; ricordo,<br />
poi, che bruiva un chè di coperta<br />
superiore, manona (elittra), il cavo<br />
pomeriggio da tacchi silenti in cui morte<br />
mi colse (o quasi)<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</span>Sono persuaso<br />
dunque dell’in-gioco cui forza è far tasca<br />
dritta, come se ci si avvicinassero altri attori</p>
<p>Ma non è quello&#8230;<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</span>Che tipo di fiuto<br />
al vestito – di lana, si sa, però individuo<br />
il suo chiaro, marcato, pied d’poule –<br />
osò avanzare la personcina ch’&#8230;.<br />
or colgo in scorcio, tra galleriette di roccia,<br />
verso Elva? Meglio, in che tempo,<br />
fermo così?<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</span>Ha proprio articolato,<br />
da pollo, gambe in quel giorno là;<br />
lo si è potuto vedere.<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>Poi scriveva.<br />
Poi toccava magari parti nece-<br />
-ssarie alla vita d’ogni giorno. Un pettine,<br />
sarà stato usato Un caldo<br />
stazionava dove non posso dire: lana,<br />
ma come davvero nettata, senza<br />
aderenze (che fungan rimorchio)<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>Fu<br />
movimento, profilo, eternità<br />
peritura<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;</span>Non riesco a stoppare<br />
quell’andamento da sogno grande, avventura<br />
gladiolata d’azzurro per sminuzzarlo,<br />
che portò un nome e cognome a usare mezzi<br />
di trasporto<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</span>Capisco veramente<br />
ora e trèmolo sempre: nessuna<br />
relazione con il percorritore<br />
d’istanti, vestito, è il verticino implume<br />
del trionfar [un] lampo, condizione bennata<br />
affinché si dia un quadro preciso della storia<br />
come si svolse in quel 14 settembre<br />
’58, ad esempio, di Elva rivelazione<br />
ma anche di logistica che potrei compitare<br />
passo per passo, criticandola in quel<br />
di ceduo ingenuo ci fosse stato<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>A lontanissimo,<br />
come in vero e reale si è, soltanto<br />
è concessa la franca minuzia del costituire,<br />
testimonio complicantesi, gli atti d’aria che un<br />
solo ma guarda giorno bonariamente eccelsero,<br />
o sia pur epoca, volendolo (sciolti)<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</span>Occupandomi<br />
finalmente, di questa biografia che appunto<br />
conosco, potrei liberare nuvolette<br />
di interessanti conoscenze, palla leggera<br />
che va a centrar po’ lo spiegare. Di certo<br />
conquisterei una libertà così giogo<br />
sotto-tripudiante, simile a grasso di guanciotto<br />
che si soddisfi, tiepolesco;<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>lo scanso<br />
di responsabilità, agognato, d’ora<br />
&#8211; con tutto lo stupore che ciò trascina,<br />
rinnovellar sorprese in vate o speme,<br />
cantucci continui d’incontrar qual fede &#8211;<br />
in avanti potrà comodamente<br />
picchiettare i miei passi, sourcillo uniforme<br />
che se ne va, rettilineo che obeso sfuma.<br />
(così il celestino a Dazi, a traslochi veteri)</p>
<p>Ma io, veramente, dov’ero, dove mi trovavo?<br />
Sono semplicissimo a segnalarmi</p>
<p style="padding-left: 240px;"><em>Val Curone, Staffora</em><br />
<em> Val Maira</em><br />
<em> ottobre 2002</em></p>
<p>= = = = =</p>
<p>La modernità del sangue, assolutezza<br />
che usa i cantini per plorare, finis<br />
vèspera su introire singulto i colli<br />
da cui ci avviamo ad essere, se non<br />
abbandonati, almeno raggruppati<br />
in sfida ringhio di esoso ribelle:<br />
perché, in realtà, il rigoglio non ci sa-<br />
-rebbe, ma neanche forse nel passato</p>
<p>Morire per donna aspetta una sera<br />
affettuosa di attività virili<br />
modellate in atteggiamenti da tavolo<br />
e panca, scontroso cubo di arti,<br />
su cui il meditare connette<br />
bordi dei movimenti:<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</span>altri che noi<br />
potrebbe aver turbato tal pallore<br />
puntinato? di viaggio con coincidenze<br />
afferrate? di smussar decisioni<br />
purché proseguano (e il sonno imperi)?<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;</span>Federa<br />
inzuppata di contrito, è l’anima<br />
femminile, operaia; l’esangue<br />
ne è la divisa, sotto i paltò snellati<br />
da cintura: vi si cerca di dediti<br />
conservare l’oggetto di “casa”, il rude<br />
anemico per cui una vita si accolla<br />
appunto “il bruno ronzare dell’oggi”<br />
ambrato, sempre rimandante gli scopi</p>
<p>Fui quell’inoltrantesi, betulle<br />
chiodando di forelli il chiaro airiato<br />
arrivante, come Docks mezzogiorno<br />
sùdino d’arancione blu, nei porti<br />
boreali; le ginocchia, altro che<br />
piegarsi, seppero utilizzare<br />
la molla del grande momento che passa, e con scudo<br />
non ci pensammo due volte a coprire<br />
Ifigenia, ad avanzarci di un passo<br />
(ruotando in spazio un marchio di difesa)</p>
<p>L’affermazione che così si visse<br />
riceve raggi di conforto dai modesti<br />
cantoni che il frequentare<br />
ci porge, fortunato cadere di stimoli<br />
stellari, nel cosciotto perfino un po’ lepido<br />
dell’aria abituata al qui di solo e eccello</p>
<p>Qual vaniglia e saliva nei giorni<br />
lume della miseria! ci avesse schiacciato<br />
un carro, non sentivamo niente! il nostro<br />
posto, tutto di un erto apportare!</p>
<p>Poi però si tenne fede, ere<br />
la cui sciarposa cometa mi vermiglia ancor<br />
la fronte, come se da sotto casa<br />
mia immaginassi il modo di vivere dentro<br />
l’appartamento, bandierante prolungo in polvere<br />
d’un serico, internazionale giorno a maggio</p>
<p style="padding-left: 180px;"><em>Gattinara</em><br />
<em> ottobre 2010</em></p>
<p>____________________________________</p>
<p>da «Trascurare, non volendo, e portarsi»</p>
<p>DI NUOVO LA FAMOSA INDAGINE</p>
<p>Portento diaspro degli afflitti in pulizia,<br />
il gatto del durare in ronzo a rassegnarsi!<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>E son cucce<br />
di me, questo ritentare.<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;..</span>Accogliere<br />
sotto mano il cervello, è prezioso, è pulito:<br />
appennino; storie<br />
di ruteno e famìna, incredibili<br />
verecondie in una gorgia di persecuzioni<br />
smottate e quasi attillato la vena d’invìo<br />
grigio quando esso sia leggermente puzzolente,<br />
acquata dragos’in scialbo che il comportarsi delle dorsali<br />
piedina di unire alla vasca l’oltremare<br />
emiliano, o perché, hanno sofferto<br />
femminilmente, da questo letto<br />
di misuro poco, mi struggo, vital una serietà<br />
di sfrusci<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>Malevolo, verde<br />
nella valle bassa torchiaria; smentirsi<br />
di pane che fa il meno e il cui bisunir pere<br />
pericolo avventa, berretto, esuleante</p>
<p>Campitezza quasi degli abissi di miseria!<br />
ripieghi, addestratamente arrossiti<br />
d’ardimento, cellano la ferrettina<br />
femminilità dei posti<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>Rigoglio maciullo<br />
viaggia fruttino come progetti: specchi’angioli<br />
sono tondi di grassetta scintillantissima,<br />
stuoia cipria<br />
<span style="color: #ffffff;">&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;&#8230;.</span>Il posto nuoce<br />
a teneri vascelli, a un imbragarsi carnezze</p>
<p>Liquar filtrino di Marsica è dolce di fulmineo<br />
equivoco, volgare, un eroe noce<br />
di resineo tarchio, robustotti bastoni, come spingarde della commozione</p>
<p>Provveder (al minimo; noi), chiusissimo, archeggia bottoni di luccio sporco,<br />
fastelli sono il tirato di cabotar su case</p>
<p style="padding-left: 180px;"><em>Val Borbera</em><br />
<em> maggio 1964</em></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Il clamoroso non incominciar neppure</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/11/23/il-clamoroso-non-incominciar-neppure/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[domenico pinto]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2009 10:19:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mosse]]></category>
		<category><![CDATA[augusto blotto]]></category>
		<category><![CDATA[guido davico bonino]]></category>
		<category><![CDATA[poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[roberto rossi precerruti]]></category>
		<category><![CDATA[stefano agosti]]></category>
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					<description><![CDATA[::: venerdì 27 novembre 2009 . presso l’Archivio di Stato di Torino, Piazza Castello 209 &#8230; (ingresso Piazzetta Mollino) &#8230; «Il clamoroso non incominciar neppure» &#8230; Giornata di studio in onore di Augusto Blotto Ore 9,30 Saluti di apertura: Marco Carassi, Direttore dell’Archivio di Stato di Torino; Sergio Roda, Prorettore dell’Università di Torino; Paolo Garbarino, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">:::</p>
<p style="text-align: center;"><strong>venerdì 27 novembre 2009</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ffffff;">.</span><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: center;">presso l’Archivio di Stato di Torino, Piazza Castello 209</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p style="text-align: center;">(ingresso Piazzetta Mollino)</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span></p>
<p style="text-align: center;"><strong>«Il clamoroso non incominciar neppure»</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #ffffff;">&#8230;</span><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: center;">Giornata di studio in onore di <a href="http://books.google.it/books?id=kwk5TTcyumQC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=%22la+vivente+uniformit%C3%A0#v=onepage&amp;q=&amp;f=false" target="_blank"><strong>Augusto Blotto</strong></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong><span id="more-26612"></span><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><strong>Ore 9,30</strong><br />
Saluti di apertura: Marco Carassi, Direttore dell’Archivio di Stato di Torino; Sergio Roda, Prorettore<br />
dell’Università di Torino; Paolo Garbarino, Rettore dell‘Università del Piemonte Orientale; Mariarosa<br />
Masoero, Direttore del Centro Studi Interuniversitario «Guido Gozzano – Cesare Pavese»
</p>
<p style="text-align: left;">Presiede: Guido Davico Bonino</p>
<p style="text-align: left;">Giovanni Tesio, I tempi di Blotto tra l’ “orrida fiaba” e la sorpresa dell’ “enfin!”<br />
Stefano Agosti, Genealogie del Reale<br />
Philippe Di Meo, Camminando<!--more--></p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ore 11,30</strong><br />
Marco Conti, Il presente e lo sconfinato nella poesia di Augusto Blotto<br />
Giorgio Barberi Squarotti, Le cinque dita del rivoluzionario</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Ore 14,30</strong><br />
Tavola rotonda: Storia di un piglio, di un entusiasmo<br />
Intervengono: Dario Capello, Anna Grazia D’Oria, Emilio Jona, Stefano La Notte, Marica Larocchi,<br />
Sandro Montalto, Antonio Rossi, Roberto Rossi Precerutti.<br />
Coordina: Giovanna Ioli</p>
<p style="text-align: left;">Per informazioni: tel. 011.670 47 43 (ore 10-13) mail: info@gozzanopavese.it<br />
CENTRO STUDI<br />
“GOZZANO &#8211;
</p>
<p style="text-align: left;">______________________________________________</p>
<p><iframe frameborder="0" scrolling="no" style="border:0px" src="http://books.google.it/books?id=kwk5TTcyumQC&#038;lpg=PA1&#038;dq=%22la%20vivente%20uniformit%C3%A0&#038;pg=PA23&#038;output=embed" width=500 height=500></iframe></p>
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