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		<title>E. E. CUMMINGS &#8211; III. O DELLE AVANGUARDIE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franco buffoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 05:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dispatrio]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franco Buffoni Particolare il destino critico di E. E. Cummings. Sino all&#8217;inizio degli anni settanta per un critico letterario anglosassone era d&#8217;obbligo pronunciarsi su di lui. Con simpatia per i suoi funambolismi verbali e grafici, o con profondo disprezzo per la loro &#8220;futilità&#8221; o &#8220;inutilità&#8221;. Ma se ne parlava. La critica avversa cercava di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di Franco Buffoni</p>
<p>Particolare il destino critico di E. E. Cummings. Sino all&#8217;inizio degli anni settanta per un critico letterario anglosassone era d&#8217;obbligo pronunciarsi su di lui. Con simpatia per i suoi funambolismi verbali e grafici, o con profondo disprezzo per la loro &#8220;futilità&#8221; o &#8220;inutilità&#8221;. Ma se ne parlava. La critica avversa cercava di dimostrare come nella sua opera non vi fosse evoluzione alcuna, o maturazione, progresso. Come, in sostanza, non vi fosse apporto degno di nota sul piano semantico alla lingua inglese, tale da giustificare l&#8217;oscurità delle trasgressioni sintattiche e grafiche.</p>
<p>I critici amici invece parlavano di effetto-jazz, di polilinguismo, di ricchezze vernacolari e di idioletto, configurandoli come l&#8217;espressione più coerente della sua ideologia anarchica.</p>
<p>Dalla seconda metà degli anni settanta in poi, su E. E. Cummings pare &#8211; in proporzione &#8211; essere calato il silenzio critico. Anche gli imitatori, i proseliti, i giovani che alla fine degli anni sessanta ancora istoriavano i loro quadernetti &#8211; e persino le pagine di qualche rivista &#8211; di poesie alla maniera di Cummings, sono completamente spariti. Può essere allora opportuno chiedersi: quando parliamo di sperimentalismo o di avanguardia in Europa &#8211; e, specificamente, in Italia &#8211; intendiamo la stessa cosa che intendono negli Stati Uniti?<span id="more-36865"></span></p>
<p>Certamente, se ci rifacciamo alle avanguardie storiche &#8211; vorticismo, futurismo, dadaismo, surrealismo significano più o meno la stessa cosa &#8211;  letteralmente, al di qua e al di là dell&#8217;Atlantico. Ma globalmente intesi questi fenomeni vengono oggi recepiti dalla cultura americana come i prodromi tout court dell&#8217;anti-cultura. Cummings, per gli americani, appartiene all&#8217;anti-cultura, ma non per particolare antipatia verso il suo personaggio; semplicemente perché è lo sperimentalismo in sé negli Stati Uniti ad essere poco o nulla remunerativo sul piano della reputazione &#8211; soprattutto postuma &#8211; di un artista. In altri termini, lo sperimentalismo non è entrato nel Dna della nazione: semplicemente non c&#8217;è come idea, come possibilità. Tanto è vero che gli ex-sperimentalisti conoscono la consacrazione quando smettono di sperimentare e divengono rassicuranti come Ginsberg. E. E. Cummings &#8211; rimasto sperimentalista fino all&#8217;ultimo &#8211; non è mai diventato rassicurante. Quindi di lui non si occupa più nessuno.</p>
<p>Va anche ricordato che l&#8217;etichetta di appartenenza a un ipotetico &#8220;anti-culture group&#8221; venne applicata a Cummings dal terribile R. P. Blackmur già nel 1931, corredata da una definizione al vetriolo che configurava nel poeta &#8220;la negazione sentimentale dell&#8217;intelligenza&#8221;.</p>
<p>Quale differenza, a ben pensarci, con la situazione italiana, dove &#8211; come le avanguardie storiche sono entrate nelle antologie scolastiche &#8211; è nato il Gruppo 63. E come Balestrini, Giuliani, Sanguineti sono entrati a far parte dell&#8217;establishment culturale (senza mai divenire rassicuranti, in termini americani), hanno tenuto a battesimo tutte le neo-neo-avanguardie successive, fino al Gruppo 93, agli annuali convegni di Reggio Emilia, ecc. Ma pensiamo alla fortuna (critica, ideologica) di antologie come <em>I Novissimi</em>, all&#8217;avventura di riviste come &#8220;il verri&#8221; &#8211; assolutamente impensabili nel panorama americano; o di filosofi dell&#8217;estetica come Anceschi.</p>
<p>Che sottesa a questo complesso fenomeno della ricezione e dell&#8217;uso dello sperimentalismo negli Stati Uniti vi sia anche da tenere presente l&#8217;ombra ingombrante e sempre imbarazzante di Ezra Pound, credo sia un dato addirittura implicito. In particolare nei riguardi di Cummings, che &#8211;  anche nei momenti più bui dell&#8217;avventura poundiana &#8211; sempre si professò &#8211; nei fatti, e non semplicemente nelle dichiarazioni pubbliche &#8211; amico.</p>
<p>Ma è davvero così terribile ridiventare anonimi, pare chiederci con ghigno beffardo E. E. Cummings, dai versi di uno dei suoi ultimi componimenti: &#8220;O, come, terrible anonymity / &#8230; / gently / (very whiteness: absolute peace / never imaginable mystery) / descend&#8221;. Dove, ovviamente, l&#8217;anonimato al quale egli fa riferimento è ben più grave e terribile, marmoreo e assoluto, di quello decretato dai critici anglosassoni:</p>
<p>O, vieni, terribile anonimato (&#8230;)</p>
<p>Vieni dolcemente</p>
<p>Bianchezza purissima, assoluta pace,</p>
<p>Mistero inimmaginabile</p>
<p>Discendi.</p>
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