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	<title>bibliotecari &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Come è andata a finire &#8220;Carta batte forbice&#8221;</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/13/come-e-andata-a-finire-carta-batte-forbice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 22:00:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca nazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[[Per chi volesse conoscere l&#8217;esito dell&#8217;assemblea pubblica convocata alla Biblioteca Nazionale di Roma l&#8217;11 ottobre] di Nicola Lagioia Ieri pomeriggio, a Roma, Castro Pretorio, intorno alle 17.00, una signora di circa sessant’anni, impermeabile beige e sigaretta mezzo consumata tra le dita, ripeteva stupefatta: “mi ricordo gli scontri degli anni Settanta, ma i poliziotti che chiudono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Per chi volesse conoscere l&#8217;esito dell&#8217;<a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/10/11/“carta-batte-forbice-–-contro-i-tagli-alla-cultura-–-per-le-biblioteche-come-bene-comune-–-per-una-rivolta-del-sapere”/">assemblea pubblica</a> convocata alla Biblioteca Nazionale di Roma l&#8217;11 ottobre]</em></p>
<p>di <strong>Nicola Lagioia<br />
</strong></p>
<p>Ieri pomeriggio, a Roma, Castro Pretorio, intorno alle 17.00, una signora di circa sessant’anni, impermeabile beige e sigaretta mezzo consumata tra le dita, ripeteva stupefatta: “mi ricordo gli scontri degli anni Settanta, ma i poliziotti che chiudono la Biblioteca Nazionale non li avevo ancora visti”.</p>
<p>Continua <a href="http://www.generazionetq.org/2011/10/12/una-cronaca-di-nicola-lagioia-della-manifestazione-carta-batte-forbice/">qui.</a></p>
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		<title>“Carta batte forbice – contro i tagli alla cultura – per le biblioteche come bene comune – per una rivolta del sapere”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 23:08:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca centrale di Roma]]></category>
		<category><![CDATA[bibliotecari]]></category>
		<category><![CDATA[TQ]]></category>
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					<description><![CDATA[[Dal sito di TQ] Martedì 11 ottobre, dalle cinque alle dieci di sera, un’assemblea pubblica è indetta alla Biblioteca Nazionale di Roma. In una crisi politica e sociale ogni giorno più clamorosa, un’indifferenza feroce, una rabbia contro il valore stesso dello studio e della conoscenza, colpisce le biblioteche, le scuole, le università, l’editoria, i lavoratori [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>[Dal sito di <a href="http://www.generazionetq.org/">TQ</a>]</em></p>
<p><strong>Martedì 11 ottobre, dalle cinque alle dieci di sera, un’assemblea pubblica è indetta alla Biblioteca Nazionale di Roma.</strong></p>
<div>
<p>In una crisi politica e sociale ogni giorno più clamorosa, un’indifferenza feroce, una rabbia contro il valore stesso dello studio e della conoscenza, colpisce le biblioteche, le scuole, le università, l’editoria, i lavoratori della cultura, dello spettacolo, gli studenti, e tutti coloro che ritengono fondamentale la cultura per una comunità che vuole dirsi tale.</p>
<p>Per questo da mesi in Italia stanno sorgendo centinaia di iniziative tra studenti e lavoratori della conoscenza per chiedere non solo la difesa dei propri diritti, dell’articolo 3 della nostra costituzione (dove si scrive che l’istruzione è il motore fondamentale dell’inclusione sociale), ma per immaginare tutti insieme una grande cittadinanza attiva capace di pensare un futuro diverso.<span id="more-40334"></span></p>
<p>E per questo – in un paese dove si legge poco, dove ci sono ancora due milioni di analfabeti totali, e cinque di semianalfabeti – abbiamo scelto come luogo obbligato per un’assemblea pubblica aperta a tutta la cittadinanza la Biblioteca Centrale di Roma. Lo spazio che dovrebbe essere il cuore pulsante di una polis, un bene comune accessibile a tutti e che tutti abbiano a cuore, è oggi trattato dal governo come un ostacolo a quello che sembra un autentico progetto di desertificazione culturale.</p>
<p>Noi pensiamo che proprio le biblioteche e i luoghi pubblici della cultura possano essere i centri di una rivolta del sapere: perché le biblioteche pubbliche sono come le fontanelle, sono come i pronto soccorsi, sono come le caserme dei pompieri, sono come le scuole materne. Sono necessarie, e dovrebbero essere sempre di più spazi di partecipazione per tutti quelli che si riconoscono nel valore dei beni comuni, nel piacere dello stare insieme, nell’importanza di sentirsi cittadini.</p>
<p>Perché allora un luogo così importante chiude tutti i giorni alle 19 e il sabato alle 13.30, mentre, come invece accade in altri contesti felici, le biblioteche potrebbero restare aperte fino a mezzanotte, o ventiquattro ore, o la domenica, o l’intera estate, come è normale ad esempio a tutte le grandi biblioteche europee, piene degli studiosi che d’estate hanno tempo di consultare i libri per le loro ricerche? E perché i soldi che la Biblioteca Nazionale ha in dotazione sono un milione e trecentomila euro l’anno mentre, sempre per dire, alla British Library – pur con i tagli di Cameron – lo stato dà l’equivalente di 150 milioni di euro l’anno e alla Bibliotèque Nationale de France – pur con i tagli di Sarkozy – 200 milioni di euro l’anno?</p>
<p>Non ci piace parlare di emergenza, ci piace parlare di partecipazione attiva. Per questo abbiamo deciso per un giorno di trasformare la biblioteca in quello che dovrebbe essere tutti i giorni: un luogo restituito alla cittadinanza, una “fontanella” della cultura. E abbiamo indetto un’assemblea per tutti coloro che sono convinti che la cultura debba essere un bene comune.</p>
<p>Abbiamo raccolto gli ultimi dati che indicano la terribile crisi, di investimento e di progetto, che attraversa le biblioteche italiane; potete leggerne anche voi <a href="http://www.aib.it/aib/boll/2010/1001119.htm">qui</a></p>
<p>Abbiamo ripreso un decalogo di punti individuati da Antonella Agnoli nel libro Le piazze del sapere, il cui lavoro è un riferimento fondamentale per questa mobilitazione,e il cui link è <a href="http://www.scribd.com/doc/45260991/17-punti-da-non-dimenticare">qui</a>.</p>
<p>Abbiamo coinvolto quelli stanno facendo battaglie parallele alla nostra: gli archivisti che si mobiliteranno dal 12 al 15 ottobre: ne leggere <a href="http://www.anai.org/anai-cms/">qui</a>.</p>
<p>Abbiamo visto che anche altrove stanno protestando in un modo molto simile al nostro, per esempio <a href="http://falseeconomy.org.uk/blog/save-oxfordshire-libraries-speech-philip-pullman">qui</a>.</p>
<p><strong>Ma soprattutto abbiamo chiamato a raccolta tutti, i bibliotecari, i lavoratori della biblioteca, gli archivisti, gli utenti della biblioteca, gli scrittori, i redattori, i traduttori, i giornalisti, gli editori, i grafici, i ricercatori, gli insegnanti, i semplici lettori, e soprattutto i semplici cittadini, insomma voi: tutti coloro che – al contrario di questo governo rapace, cinico e triste – sperano che la cultura per una volta possa vincere contro i tagli, e che si possa trasformare un deserto in una sorgente. </strong></p>
</div>
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		<title>La rivoluzione non è una festa letteraria</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2009/09/07/la-rivoluzione-non-e-una-festa-letteraria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[chiara valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 07:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[indiani]]></category>
		<category><![CDATA[antonella agnoli]]></category>
		<category><![CDATA[bibliotecari]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteche]]></category>
		<category><![CDATA[chiara valerio]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[la fisica per tutti]]></category>
		<category><![CDATA[laterza]]></category>
		<category><![CDATA[le piazze del sapere]]></category>
		<category><![CDATA[lev landau]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[di Chiara Valerio La perdita dell’abitudine a ritrovarsi e confrontarsi in piazza, al bar, dal parrucchiere è uno dei molti motivi che rendono la nostra democrazia un guscio vuoto. La rivoluzione non è una festa letteraria e questa non è una recensione. Le piazze del sapere di Antonella Agnoli (Laterza 2009) è un libro che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-21140" title="le20piazze20del20sapere" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/le20piazze20del20sapere.jpg" alt="le20piazze20del20sapere" width="200" height="299" /></p>
<p>di <strong>Chiara Valerio</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>La perdita dell’abitudine a ritrovarsi e confrontarsi in piazza, al bar,<br />
dal parrucchiere<br />
è uno dei molti motivi che rendono la nostra democrazia<br />
un guscio vuoto.</em></p>
<p>La rivoluzione non è una festa letteraria e questa non è una recensione. <em><strong>Le piazze del sapere </strong></em>di <strong>Antonella Agnoli </strong>(Laterza 2009) è un libro che una parte di me vorrebbe mettere all’Indice se ancora esistesse, o comunque vorrebbe bruciare. Perché una parte di me, che vive nell’immaginario bellepoque dell’intellettuale settario di sinistra, appena conformista, utopista, elitista, e tanti altri <em>–ista </em>che nemmeno voglio elencare, oltre che snob e la-miseria-del mondo-mi straccia-il-cuore quindi me ne sto fuori a bere finché non piove, suppone, anzi sa, che <em>Le piazze del sapere</em> possono mutarsi in roghi del sapere e soprattutto sono posti dove facilmente, per parafrasare Saramago, il rametto d’ulivo di Pasqua (leggere tutti) diventa la prima frasca per la pira del supplizio (leggere cosa?). Quando ho letto <em>Le piazze del sapere </em>ho sentito molto odore di bruciato.<br />
<span id="more-21133"></span><br />
Già perché mentre il mio problema (nel caso io avessi mai guardato il mondo) è sempre stato cosa leggono le persone, il problema (risolto) della Agnoli è invece come far arrivar loro i libri in mano. Come avvicinare le persone alle biblioteche pubbliche, come farle rimanere, come eliminare le difettività nel gesti di un individuo che non ha mai allungato le mani su un libro. E incredibilmente, Agnoli non vuole cambiare le persone, non ci pensa nemmeno, non vuole parlare di generali astratti in un salotto con i divani a righe e braccioli, vuole (e lo ha fatto) cambiare i luoghi affinché risultino accoglienti. Agnoli che il mondo lo guarda e lo studia da più di trenta anni, attraverso lo specchio convesso del lavoro in biblioteca, non ha paura di usare statistiche e di procedere per approssimazioni successive. Di aggiustare il tiro, di costruire scaffali di romanzi rosa e di lasciare i libri per bambini nelle ceste sul pavimento. Antonella Agnoli è una empirista, una umanista e tanti altri <em>-ista</em> che non voglio nemmeno elencare ma che fanno di lei una maledetta, pericolosissima, rivoluzionaria. Rivoluzionaria pure perché contraddicendo Mao Tze Tung, la rivoluzione di Agnoli è proprio <em>un disegno o un ricamo</em>. È provare a sedurre i passanti, siano professori, casalinghe, bambini o pensionati, siano di destra o di sinistra, e trasformarli in lettori, aggregarli in forma di insieme. Potete capire che per me che vivo ancora come un adolescente nel mito di Ulisse, imbattersi in Circe che trasforma i libri in mezzane, e che potrebbe trasformarci me, è un incubo. <em>L’impoverimento della lingua usata anche dai giovani inseriti nel sistema scolastico è tale che la comprensione dei testi è difficile per molti di loro, il che significa essere persone che non possono leggere un libro o un giornale, e soprattutto, cittadini a rischio nei loro diritti elementari perché in difficoltà a capire una bolletta della luce o un estratto conto. La drammaticità del problema nasce dal fatto che Nella società dell’informazione l’alfabetizzazione è una necessità fondamentale in quanto funzionale ai fin del consumo dell’informazione stessa, e dunque dell’intero volano economico sul quale si regge l’Occidente contemporaneo</em>. Pensare che le biblioteche pubbliche possano servire, anche e in un paese come il nostro soprattutto, alle persone per leggere le bollette del gas o dell’acqua. O per interpretare le offerte delle televisioni via cavo mi fa venire la pelle d’oca. Siamo forse un paese di analfabeti? <em>Le biblioteche devono qualificarsi come luoghi dove si fanno esperienze comuni: questa deve essere la dimensione nuova delle loro azioni sul territorio.</em> Perché?</p>
<p>Perché finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di scrivere, partendo dai libri, che prima di fare cultura, bisogna fare alfabetizzazione. Ho scritto alfabetizzare. La biblioteca per tutti di Antonella Agnoli, come <em>La fisica per tutti </em>di Lev Landau. Siamo forse un paese di analfabeti (di ritorno?).</p>
<p>Ma come è possibile che una casa editrice solida, accademicamente di riferimento come Laterza (e il motto dell’accademia è <em>Fa che nulla cambi</em>), abbia deciso di pubblicare un libro sovversivo, irriverente, che schiaffeggia tutta la sinistra italiana (dovunque si nasconda) e parli con consapevole e arguta veemenza, di classi sociali, di scuola pubblica, analizzi e progetti una urbanistica culturale e dica che se le biblioteche devono somigliare a centri commerciali purché la gente ci vada, allora che si faccia, che si pensi, che si cambi. <em>Ciascuno di noi viene addestrato fin dalla più tenera età a valutare con esattezza la situazione sociale in cui si trova: anche chi non è mai entrato in biblioteca, sulla base della sua esperienza in altri ambienti pubblici, capirà ugualmente il messaggio implicito nell’arredamento dei locali. Occorre pochissimo tempo a un potenziale lettore per capire, grazie a una quantità di indizi, quale sarà il suo posto all’interno dell’istituzione e valutare se rischia di rendersi ridicolo o di perdere la faccia. Il nostro compito, all’ingresso, è convincerlo che la biblioteca è anche per lui</em>. Io parlo di sinistra italiana perché la cultura è un sistema che è stato gestito dal dopoguerra a oggi (con le eccezioni ministeriali della democrazia cristiana) dai partiti di sinistra. Perché la cultura è sempre stato un punto di forza dei loro programmi elettorali. Io che sono nata nel millenovecentosettantotto (da genitori comunisti e in una casa piena di libri, anche nel vano ferro da stiro) posso solo dire che da quando sono entrata all’università mi è sempre sembrato che le cattedre fossero utilizzate dalla sinistra come l’impiego alle poste dalla destra. Collocamento puro. Per questo mi accanisco, per questo una parte di me è innamorata di questo libro e un’altra vorrebbe che non esistesse, che non mi sbattesse in faccia la mia idea (anacronistica) di cultura, che non mi dicesse che io posso dire che la bellezza, e i bei libri salvano il mondo perché io so che i libri esistono e so che esistono le biblioteche pubbliche, che mi facesse sentire una privilegiata che ha scelto sì di leggere, ma leggere apparteneva comunque allo skyline culturale che ha sempre avuto di fronte. Ed è per questo che in barba a tutti i collocamenti accademici, alle pagine culturali dei quotidiani appannaggio di una certa sinistra, reazionaria e non sempre meritocratica, <em>Le piazze del sapere</em> mi pare veramente, finalmente, definitivamente un libro di sinistra, di quella sinistra che ben lungi dallo starsene seduta in qualche luogo ben ventilato si preoccupa di far studiare tutti.</p>
<p>Perché dire alle persone i libri che devono leggere è ideologia, lasciare che leggano e basta è democrazia. E quindi possibilità di evoluzione ancora prima che di rivoluzione.</p>
<p>Io non so cosa voti Antonella Agnoli e non mi interessa, perché ho letto che cosa ha fatto. E anche se io non farei che immaginarmi felice a fumare discettando di Huysmans, Satyajit Ray, le sfumature degli aggettivi, Blob, e a pensare che un mondo nuovo è possibile ma che lo facciano altri, e a convincermi che prima o poi tutti leggeranno tutto perché i libri sono la salvezza del mondo, devo ringraziare con sdegno Antonella Agnoli per avermi sbattuto in faccia le mie pochezze, la mia natura meticcia e apostata. <em>Il pubblico fischiava, applaudiva, partecipava: solo a fine Ottocento la strategia di imporre una contemplazione totalmente passiva si impose, segmentando i pubblici e trasformando un divertimento comune a tutte le classi sociali in una pratica culturale delle sole persone colte. Nel novecento, Shakespeare fu “trasformato da un autore per l’intero pubblico in uno per una audience specifica. La metamorfosi fu da cultura popolare a cultura educata, da intrattenimento a erudizione, dalla proprietà dell’uomo della strada al possesso di circoli elitari.</em></p>
<p><em>Si può diventare eretici solo se si è padroni dell’ortodossia</em> (Carla Ida Salviati, <em>Poesie e antologia contemporanee per la scuola media</em>). Non che mi piaccia essere un eretico, avrei preferito essere donna di una sinistra colta e intellettuale, di una sinistra da biblioteche di marocchino e <em>blasoni che comportano terre e residenze di campagna; che generano semplicità, eccentricità, agio; e una tale sicurezza del proprio stato che ci si può circondare il piatto di orologi di Waterbury e dare con le mani ossi sanguinolenti al cane</em> (V. Woolf, Sono una Snob?).</p>
<p>Ma mio nonno faceva il muratore.
</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-21142  aligncenter" title="DE HE BUCHMESSE" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/frankfurter_buchmesse_buchmesse20081008144420-300x180.jpg" alt="DE HE BUCHMESSE" width="300" height="180" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/frankfurter_buchmesse_buchmesse20081008144420-300x180.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/09/frankfurter_buchmesse_buchmesse20081008144420.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p style="text-align: center;"><strong>A. Agnoli, Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà, Laterza (2009), € 18,00.</strong></p>
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