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	<title>Bina &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Due storie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 05:55:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Inglese]]></category>
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		<category><![CDATA[prosa contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[di Andrea Inglese Incendi Gregorio è stanco morto, e ha bisogno assoluto di un cavallo. Quando finalmente riesce a comprarselo, tre mesi dopo, è diventato il re delle scommesse. Un sacco di gente gli vuole bene, ma non tutti. È risultato simpatico anche a Tommaso, che gestisce la manodopera clandestina in città, oltre ai chioschi [&#8230;]]]></description>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p><strong>Incendi</strong></p>
<p>Gregorio è stanco morto, e ha bisogno assoluto di un cavallo. Quando finalmente riesce a comprarselo, tre mesi dopo, è diventato il re delle scommesse. Un sacco di gente gli vuole bene, ma non tutti. È risultato simpatico anche a Tommaso, che gestisce la manodopera clandestina in città, oltre ai chioschi delle scommesse. Gregorio monta finalmente a cavallo. Cerca con gli occhi un turista giapponese. Tutto brucia intorno a lui. Sono diversi e coordinati incendi dolosi che solo ora raggiungono il punto critico: la città è spacciata. Gregorio in sella sul suo nuovo cavallo risale il fiume. Si ferma a metà strada e prova a contare i soldi. Non sa più se le banconote devono circolare da sinistra a destra, o all&#8217;inverso.<br />
<span id="more-28285"></span><br />
Quando vede i corpi carbonizzati di papà e mamma portati dalla corrente, capisce in quale direzione scorre il fiume. Si getta in acqua per pescare un luccio con le mani. Era solo il riflesso del sole su di un sasso bagnato. Il cavallo scappa e Gregorio si rende conto di non averlo neppure battezzato. Quando raggiunge la frontiera messicana, ha preso l&#8217;abitudine di parlare a bassa voce. Nel bar affollato, qualcuno gli spiega che lui è sicuramente il più debole. Chiede lo stesso un caffè con malto, ma lo mettono subito a scaricare la lavastoviglie. Ha una crisi cognitiva. Non sa più se una scodella può avere il manico. Una ragazza bionda gli fa capire che proprio quel giorno non porta il reggiseno. È la sua ultima possibilità. Se prende in mano la valigetta, le lancette torneranno al punto di partenza. Ci ha davvero creduto. Ora gli fanno rastrellare pure il giardino e potare il pergolato. La bionda sembra spiarlo. Forse stanno dormendo tutti. Quando il cavallo torna dal suo padrone, ciò accade nel film televisivo. Quasi tutti si sono salvati dalle fiamme. Forse i genitori al fiume erano solo tronchi d&#8217;albero carbonizzati. Se rispondono al telefono, si è sbagliato di cadaveri.</p>
<p>*   *   *<br />
<strong><br />
Segnale scatenante</strong></p>
<p>Quando Pachino entra nella grande sala, nessuno gli presta attenzione. La sala è immensa, ricoperta di grandi tele abbaglianti. I vasi di oleandro occupano il centro. Le ortensie azzurre sono allineate lungo le pareti. Le stele fluorescenti ronzano leggermente. Ovunque la luce neutralizza i tratti dei volti. Nelle vasche galleggiano sciami di candeline colorate. Nessuno lo conosce, ma già suscita sguardi irritati. La D&#8217;Ovasio gli indica un seggiolino basso, senza salutarlo. Ginger fa per avvicinarsi con un sorriso falso stampato in faccia, ma si libera di un boccone avvelenato ed esce sorretto da un&#8217;accompagnatrice. Il violoncellista si schiarisce la voce proprio davanti a lui. Tutti scoppiano in una risata, e si gettano sulla pista a ballare. La D&#8217;Ovasio ricompare per un attimo, gli lascia cadere in grembo un&#8217;aringa tostata. Tutti fanno finta di non vedere, presi come sono dalle danze. Il vecchio della casata non sopporta le dicerie sul nuovo arrivato. Pachino si volta con calma, si toglie la giacca sdrucita, e con un coltellino sbucato dal nulla si taglia via la manica destra. Il violoncellista si avvicina, e si sporge leggermente su di lui, scosso da un tremore selvaggio. Pachino rovescia il seggiolino e riesce a svitare il sedile dal fusto di metallo, che è cavo all&#8217;interno. Dopo aver inumidito l&#8217;estremità del fusto con la propria saliva, vi lascia colare dentro un misterioso liquido, che fuoriesce da un taschino della camicia. Alla fine grida: “Perlomeno adesso qualcuno si ricorderà di mio padre!” La D&#8217;Ovasio, che tutti fissano, stira le labbra all&#8217;interno, come a nascondere i denti. Infilata l&#8217;aringa nel fusto, Pachino vi soffia dentro. Ma non ne fuoriesce nessun suono. Pachino estrae l&#8217;aringa, la mozza in due parti quasi uguali: una parte la tiene in bocca, la mastica, per poi ingoiarla; l&#8217;altra parte la infila di nuovo, questa volta con estrema delicatezza, nel fusto di metallo. Spreme come può il taschino, dai cui cola una misera goccia. Di nuova si porta il fusto metallico alle labbra. Si sente di colpo un soffio roco. E una buona metà dei presenti esulta. La D&#8217;Ovasio è pallida, ma invece di svenire estrae un&#8217;arma da fuoco. Pachino giace a terra come un pupazzo. La battaglia che si scatena in seguito vede fronteggiarsi due gruppi apparentemente omogenei e dal numero di componenti quasi identico. Entrambi feroci, spietati, con armi automatiche: chi brandisce pistole chi mitra. Tutti muoiono dalla voglia di strangolare un nemico, ma nella pioggia disordinata di proiettili nessuno riesce a fare più di qualche passo, per poi cadere ferito o colpito a morte.</p>
<p>(Apparse in: <strong>BINA</strong>, <em>lettera aperta portatile (a)periodica</em> a cura di Marco Giovenale, lunedì 21 dicembre 2009  :  <strong>[ 82 ]</strong>)</p>
<p><em>Immagine: Marco Antonio Raimondi, &#8220;Il sogno&#8221;</em></p>
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