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	<title>biopolitica &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>A QUESTA NOSTRA, MALEDETTA GENERAZIONE: LA SINISTRA ITALIAN THEORY</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvia contarini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 14:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Negri]]></category>
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					<description><![CDATA[ di Giuseppe Allegri &#160; Premetto che sono di parte. Il libro di Dario Gentili, Italian Theory. Dall&#8217;operaismo alla biopolitica (Il Mulino, 2012, pp. 246, € 20) è “il” libro che avrei voluto leggere durante la mia prima “formazione”, sotto i banchi nella aule decrepite del mio ginnasio di provincia, in alcune, infinite ore di ozio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/IT.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-thumbnail wp-image-45303" alt="IT" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2013/04/IT-119x150.jpg" width="119" height="150" /></a> di <strong>Giuseppe Allegri</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Premetto che sono di parte. Il libro di Dario Gentili, <a href="http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&amp;ISBNART=24026"><i>Italian Theory. Dall&#8217;operaismo alla biopolitica</i></a> (Il Mulino, 2012, pp. 246, € 20) è “il” libro che avrei voluto leggere durante la mia prima “formazione”, sotto i banchi nella aule decrepite del mio ginnasio di provincia, in alcune, infinite ore di ozio e immobilismo al quale ci assoggettavano, per fortuna rari e rare, professori e professoresse persi nella loro immobile nevrastenia da compromesso storico.</p>
<p>Perciò, per me, il libro di Gentili è probabilmente il più godibile e formidabile repertorio di libri ed autori del pensiero filosofico-politico italiano di questo ultimo trentennio-quarantennio. Lo confesso: è il libro che avrei voluto scrivere, ad avere una qualche capacità!</p>
<p>Si parte dal “ritorno a Marx”, contro Hegel e tutte le dialettiche totalitarie, dell&#8217;eretico Galvano Della Volpe, emarginato a Messina dal PCI del <i>Migliore togliattismo </i>e dei suoi fedelissimi eredi. Si passa quindi al primo e secondo “operaismo”: il soggetto antagonista nel Mario Tronti del seminale <i>Operai e capitale </i>(1966) e il <i>Marx oltre Marx </i>di Antonio Negri, dopo esser passato per la critica <i>luddista</i> dello “Stato dei partiti” (1964: quando la Prima Repubblica era ai suoi, compromissori, albori) e per il celebre <i>Frammento sulle macchine </i>dei <i>Grundrisse </i>marxiani. Quindi Massimo Cacciari e il pensiero negativo, con Pier Aldo Rovatti e Gianni Vattimo che insieme aprono sulla crisi dei marxismi e ci conducono al “pensiero debole”. Giacomo Marramao che tenta la <i>deleuziana</i> “sintesi disgiuntiva” dell&#8217;universalismo della differenza, soprattutto la centralità del pensiero della differenza sessuale, dallo <i>Sputiamo su Hegel</i> di Carla Lonzi, in poi. Per chiudere con Roberto Esposito e Giorgio Agamben sospesi tra biopotere e biopolitica, oltre l&#8217;impolitico.</p>
<p>Questa è solo una carrellata degli spunti, interviste, chiose, analisi, commenti, ricostruzioni che si trovano in questo assai denso libro di Dario Gentili. È uno sguardo profondo e argomentato di un giovane, potente filosofo sull&#8217;<i>Italian Difference</i>, quel <i>Radical Thought</i> che conquista pagine di riviste, convegni e dipartimenti in giro per il mondo, mentre viene annacquato nelle salse timorose delle <i>Terze pagine</i> dei nostri ammuffiti quotidiani (<i>La Repubblica</i> e <i>Il Corriere della Sera</i> si rincorrono da anni nel vuoto “moderatume” delle loro un tempo effervescenti e gloriose pagine culturali) e nel chiacchiericcio da retrobottega di parrocchia della nostra, sedicente Accademia, per tacere dell&#8217;acquasantiera alla quale si abbevera quel che rimane del pensiero politico italiano di sinistra (leggere le ultime pagine della recente riedizione del volume di Stefano Fassina <a href="http://books.google.it/books?id=SHreVf8SX3oC&amp;pg=PA188&amp;lpg=PA188&amp;dq=stefano+fassina+il+lavoro+prima+di+tutto+monsignor+fisichella&amp;source=bl&amp;ots=CBzoX6u4Tu&amp;sig=-pCGgUo1B5ehSGcJjEmoYry4B3E&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ei=LL81Ufn-F4mctAbl8oG4Aw&amp;ved=0CDEQ6AEwAA#v=onepage&amp;q=stefano%20fassina%20il%20lavoro%20prima%20di%20tutto%20monsignor%20fisichella&amp;f=false"><i>Il lavoro prima di tutto</i></a>, Donzelli, 2013, per credere).</p>
<p>Per questo è ancora più prezioso ri-leggere il libro di Dario Gentili oggi, dopo lo <i>Tsunami </i>elettorale 2013, mentre tutti sono alla ricerca delle alchimie di una governabilità impossibile, dentro la permanente <a href="http://ilrasoiodioccam-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2013/02/27/una-crisi-italiana-alla-radice-della-teoria-dellautonomia-del-politico/">crisi italiana</a>, in cui il conflitto sociale sembra perdersi nella solitudine dell&#8217;impoverimento economico ed esistenziale. È un&#8217;esortazione a cercare le antiche e vicine tracce di una potenza analitica, critica e radicale degli appuntamenti mancati dalla società italiana e dalle sue istituzioni di governo, politiche e sindacali, soprattutto dalla sua parte “sinistra”.</p>
<p>Agli occhi del lettore, probabilmente forzando di molto le intenzioni dell&#8217;autore, appare evidente lo scarto tra l&#8217;alta capacità del pensiero filosofico-politico italiano di leggere e interpretare il (tardo-)moderno come crisi, scissione, conflitto, lotta, contrapposizione, contraddizione e al contempo le concezioni politiche che ne scaturiscono, incapaci di trasformare fino in fondo la realtà sociale e/o quella istituzionale.</p>
<p>È il fallimento della <i>Sinistra</i><strong>,</strong> che parla, sottotraccia e spesso in evidenza. La <i>sinisteritas </i>intesa come “parte maledetta” e al contempo “sconfitta”. E in questa sconfitta entra pienamente quella generazione nata sullo scorcio dei Sessanta e Settanta del Novecento, mentre questo pensiero critico sorgeva, e che ora entra in Parlamento sotto le insegne giustizialiste di quello che potrebbe diventare un <i>peronismo </i>digitale e reale, di lotta e di governo, di destra e di sinistra.</p>
<p>E “a questa mia, maledetta generazione” è l&#8217;esergo del libro di Dario Gentili. Riletta oggi sembra un&#8217;esortazione a giocare, da maledetti, la chance della sconfitta della sinistra politica: qui e ora. Senza timori reverenziali verso il passato, né uggiose posture verso il futuro, tanto meno opportunistiche esaltazioni del presente marketing del risentimento. Eppure sempre contro la gabbia d&#8217;acciaio dell&#8217;immobile compromesso storico che aleggia.</p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><strong><em>Articolo già apparso in </em>La furia dei cervelli,<em> 6 marzo 2013</em></strong></p>
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