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	<title>Biscotti selvaggi &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Quattro frammenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2013 09:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[carte]]></category>
		<category><![CDATA[Biscotti selvaggi]]></category>
		<category><![CDATA[davide orecchio]]></category>
		<category><![CDATA[franz krauspenhaar]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[di Franz Krauspenhaar se mi togliete il maalox, la sua innocenza, la carezza discreta di sodii vari come oli curanti, se mi togliete quel senso illusorio d&#8217;assenza, come se lo stomaco fosse libero dai fuochi dei nostri inferni a succhi, mi avrete deposto un mito, avrete cacciato il mio allenatore buono e incompetente dalla squadra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Franz Krauspenhaar</strong></p>
<p><strong>se</strong> mi togliete il maalox,<br />
la sua innocenza, la<br />
carezza discreta di sodii<br />
vari come oli curanti,<br />
se mi togliete quel senso<br />
illusorio d&#8217;assenza,<br />
come se lo stomaco<br />
fosse libero dai fuochi<br />
dei nostri inferni a succhi,<br />
mi avrete deposto<br />
un mito, avrete cacciato<br />
il mio allenatore buono<br />
e incompetente<br />
dalla squadra sconfitta.<span id="more-44522"></span></p>
<p><strong>fare</strong> la spesa mi riduce a una macchina<br />
distributrice di prodotti, i soliti;<br />
ogni volta che metto nel carrello<br />
ammazzo il tempo con un colpo<br />
secco e duro, non posso farci nulla,<br />
è una questione di tempo, tra me<br />
e il dentifricio, nulla che sia uomo<br />
e natura, essere e tempo. temo<br />
un avveniristico bombardamento<br />
di fine del mondo nel giro di pochi<br />
attimi, sparsi e introflessi, come culi<br />
sgonfi di vecchio sedentario.<br />
stamattina mi sento ottimista,<br />
è lunedì, non ho niente da mettermi,<br />
giro per la mia vita passata<br />
col machete selettivo, i ricordi<br />
premono per uscire nel gas<br />
di scarico, e morire travolti<br />
da ingorde auto per femmine<br />
cazzute, dette SUV.</p>
<p><strong>amo</strong> novembre, i fiori recisi e le sue paure,<br />
le nebbie colte come nuovi fiori, i morti<br />
che escono dalle fosse come nuove<br />
e parlano del tempo o di allegrie lontane,<br />
attendo il mio mese di nascita con l&#8217;amore<br />
di un corvo per la sua preda, siamo uccelli<br />
da preda dentro voliere immense, nere<br />
come le nostre piume, e l&#8217;orrore ci fa nulla,<br />
solletica la nostra vanità. il mondo è pieno<br />
di bastardi, di gente invidiosa e meschina,<br />
tira fuori il pane e facciamo un po’ di pasta<br />
mentre questi cani assorbono la crema<br />
dei malati al posto loro, coi soldi collettivi,<br />
con la sabbia negli occhi d&#8217;un solo popolo.<br />
amo novembre e i suoi primi frescori,<br />
i cappotti che ti scendono addosso prima<br />
che un altro anno sia compiuto, la scuola<br />
iniziata ormai da troppo e il tuo quaderno<br />
già folto di segni di ribellione, di fuga.</p>
<p><strong>devono</strong> ammazzarmi per farmi vivere,<br />
in un campo di viole, prima del tramonto,<br />
con una scodella di latte sul muso, nemmeno<br />
fossi un vitello esagerato, gli estrogeni<br />
che girano attorno alle palle. devono darmi<br />
erba cipollina come sul gambero rosso,<br />
dove una principessa mezza scema<br />
sceglie i tagli della carne. la peggiore<br />
vien di notte, una cicciona inglese con otto<br />
fottuti figli, il marito dev&#8217;essere fuggito<br />
con la nurse burrosa; lei mette chili<br />
di spezie su tutto, è un brodo umano<br />
di english breakfast e di porcate d&#8217;india,<br />
ho sempre pensato alle spezie come<br />
a un coprivergogne. vorrei entrare<br />
nella cucina di questa vecchia puttana<br />
multirazziale e tagliarle la gola con la lama<br />
per tagliare il tacchino, basterebbe<br />
per spillarne il sangue con retrogusto<br />
curry. invece qui, con la crisi economica<br />
che ci falcidia precordi e futuri spalmati<br />
sull&#8217;ultimo pane, avanzo con le fette<br />
bene aperte verso una scatola di tonno<br />
comprato al discount, l&#8217;unico posto<br />
nel quale mi sento vero, e capito per quello<br />
che sono, cioè un signor consumatore<br />
di merda. mai stato un opportunista, dunque<br />
non sarò mai uno scrittore, tolgo dalla testa<br />
di essere uno che conta in ogni ramo,<br />
come me in migliaia avanziamo con le fette<br />
di pane verso una scatola di tonno,<br />
ho spremuto l&#8217;acqua di pesce nel cesso<br />
e adesso la poltiglia è pronta per finire<br />
nel pane, tra foglie d&#8217;insalata calmanti<br />
e sborrate gialle di maionese, forse<br />
solo così è la sborra d&#8217;un rinoceronte<br />
dopo una battaglia per farsi la meno<br />
brutta della savana. intanto la stronza<br />
multimix cucina in piena notte, nel suo<br />
appartamento londinese del centro,<br />
in quei siti dove i ricchi italiani vanno<br />
a farsi leccare il culo da quelli di harrod&#8217;s,<br />
muovendo verdure, manghi, piselli color<br />
verde uforobot, spargendo salse con nomi<br />
di battaglie nelle quali i lancaster subirono<br />
perdite tremende, mentre i figli dormono<br />
e il marito probabilmente si fa inculare<br />
da un giovane indiano con le palle a forma<br />
di campana; ecco che la signora spande<br />
le creme mostruose su terrine di tek e cedro<br />
nero, e sbatte tutto nel frigo spaziale.<br />
noi comuni mortali, nuovi poveri dell&#8217;era<br />
elettronica, che vediamo i ricchi scrofarsi<br />
tra loro nei programmi, possiamo solo<br />
guardare; pensate ai poveri dei secoli<br />
passati, a come poverini dovevano solo<br />
immaginare. ora è tutto più umano, la morte<br />
è appaiata come una fetta di pane<br />
sull&#8217;altra, e il sorriso della notte riusciamo<br />
a vederlo, soddisfatto, con occhiali 3D.</p>
<p>(<em>Questi brani sono stralci dell&#8217;ultimo libro appena pubblicato da Franz Krauspenhaar: </em><strong>Biscotti selvaggi</strong><em>, Marco Saya Edizioni, con prefazione di Federico Federici e postfazione di Susanna Schimperna</em>)</p>
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