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	<title>Bukowski &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>I libri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2009 04:57:21 +0000</pubDate>
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<p>di <strong>Andrea Inglese</strong></p>
<p>Non ho letto nessun libro, o quasi, ne ho letti pochissimi, libri letti fino alla fine, tre o quattro, forse una decina, o poco più, in tutta la vita, da quando avevo cinque anni e lessi quel libro del bruco, il libro tutto traforato, con i buchi, perché il bruco vi era passato dentro, scavando, ad ogni pagina il bruco scavava, prima nella pagina della mela, poi nella pagina della lattuga, e perfino in quella della staccionata di legno, a meno che non confonda il libro del bruco con quello del tarlo, perché è in questo modo che si leggono pochissimi libri, si finisce per confonderli, o immaginarne altri, inesistenti, di cui ricordiamo però interi passaggi, descrizioni minuziose di paesaggi sottomarini, ma era un libro di aviatori, il titolo è quello di un libro di aviatori, abbandonato probabilmente alla terza pagina, ma poi si è immaginato un diverso finale, tutto per grandi meduse, polipi e grotte oceaniche, allora leggendo così poco, è necessario andare in cerca di altri libri, e meno riuscivo a leggere libri, più me ne procuravo, ho cercato di procurarmi una gran quantità di libri, nell’arco degli ultimi vent’anni sopratutto, in modo assiduo e costante, anche se ne ho potuti leggere davvero pochi,<br />
<span id="more-17367"></span><br />
 in realtà mi è quasi impossibile leggere un libro, finire un libro è poi uno sforzo sovrumano, ma ne accumulo in gran quantità, libri di ogni tipo, soprattutto romanzi, e poesie, e saggi, saggi di filosofia, di critica letteraria, di antropologia, storia, linguistica, divulgazione scientifica, senza contare i libri di fumetti, i resoconti di viaggi celebri, i libri che ricostruiscono fatti di cronaca, o processi che sono stati ostacolati o insabbiati – devo avere due o tre libri sui processi di Piazza Fontana – libri anche di psicanalisi, di psichiatria, e anche studi su pittori, monografie di intellettuali, biografie, diari di scrittori, e dizionari, cataloghi di opere d’arte, volumetti di ciarlatani, eserciziari in dialetto, tutti libri che ho accumulato, spesso inavvertitamente, senza neppure un piano preciso, ma spinto da questa urgenza di leggere, di tentare di leggere, perché per riuscire a leggere è necessario avere un libro, possederlo, vederlo, tenerlo sottomano, in una libreria, o in giro per casa1, finché verrà il momento, non si sa bene in quale ora della giornata, se solo poco dopo l’acquisto, oppure una settimana, un intero mese, finché il libro lo si prende in mano, ce lo si porta dietro in un’altra stanza, lo si posa su di un tavolo, o ce lo si tiene in grembo seduti in poltrona, e quando lo si apre la lettura può iniziare, a meno che non suoni il telefono, o una sasso penetri nell’appartamento sfondando il vetro della finestra, o semplicemente il frontespizio del libro ci faccia venire in mente un’altra storia, una storia già letta, di quelle pochissime, che negli anni sono state alla fine lette, e allora smettiamo subito di leggere, è ormai troppo tardi, è molto più importante a quel punto ricordare bene la storia che si è già letta, quella dell’uomo carismatico in una città della Grecia antica, l’uomo con il problema al piede, che ha salvato una città, ma non si è salvato lui, per via del destino, chissà cos’altro si potrà ricordare, forse un vecchio servo, era un romanzo di servi e di re, o forse non era neppure un romanzo, per questo metto poi i libro da parte, per colpa del frontespizio, o del sasso, o della storia di quell’uomo con gravi difficoltà famigliari, quel re, che mi torna in mente così all’improvviso, per questo motivo il giorno dopo vado in cerca di altri libri, anche perché mi dico che finalmente il nuovo libro, che magari è una sgualcita edizione pescata a due euro su una bancarella, almeno quello, l’ultimo arrivato, il più ignobile e casuale dei libri che posseggo, quello lo leggerò, così è successo una volta con un Bukowski, quello di lui in copertina con una donna parecchio brutta accanto, la foto è in realtà formidabile, è un Feltrinelli del 1979, ma non assomiglia a un libro Feltrinelli, “Compagno di sbronze” il titolo, ma forse io non ho letto tutti i racconti, forse ho letto una parte di un racconto contenuto nel libro, e ho guardato soprattutto la foto in copertina, invece di leggere ho guardato la foto, oppure ho letto gli inizi dei vari racconti, per poi concentrarmi ogni volta sulla foto, lui è compiaciuto, e trasandato, o peggio, fa quasi pena, ma è contento, non è poi così grasso, salvo la panza che affiora da una maglietta a maniche corte, la cinta dei calzoni deve averla pagata pochissimo, e ai piedi invece delle scarpe porta solo i calzini, gli occhi sono una fessura, e non si vedono, sembra che sorrida, è solo il compiacimento della posa, di tutta la persona in posa che fa venire in mente un sorriso, ma è difficile dirlo, a volte è difficile essere certo che uno sorrida veramente o non stia soltanto pensando ai cazzi suoi, magari a delle faccende orripilanti, come l’asportazione di un organo interno, la prostata ad esempio, ma è impressionante la tipa, alla pari con lui nella foto c’è questa tipa, potrebbe essere lei l’autore, in ogni caso è sfatta, molti dettagli secondari lo confermano, sono sfatti entrambi, lui compiaciuto, lei no, è abbastanza brutta, ma soprattutto indossa una sorta di reggipetto a fiori, una gonna che è costata quanto la cinta di lui, e delle calze scure che fanno troppe pieghe brutte, come se si trattasse non di collant ma di una calzamaglia, e le scarpe, un paio aperto con zeppe altissime, sono abbracciati, lui la mano sul fianco di lei, lei la mano sopra la spalla di lui, nella mano destra di entrambi un mozzicone di sigaretta, lei ci tiene anche una bottiglia di birra, la sua bottiglia lui la tiene con la sinistra, alle loro spalle un frigo con sopra dei barattoli non identificabili, e per terra un linoleum, che sembra rappresentare un pavimento sporco, disseminato di grumi di terra, a forza di concentrarmi sulla foto di copertina non ho quasi letto nulla del libro, non so neppure bene di che parli, c’è un tipo che si masturba, credo, ad un certo punto un tipo si masturba e cerca di far partire un piccolo ventilatore, e il ventilatore alla fine gli esplode in faccia, credo che sia un ricordo un po’ esagerato, forse corre solo in bagno a vomitare, non peggio di così, ma di libri ne ho anche letti per intero, forse a causa di copertine prive di foto od immagini, perché basta che in un’edizione del Törless ci sia un Schiele in copertina, ed è una fregatura, una riproduzione anche brutta di Schiele impedisce la lettura, perché uno la guarda bene, e in momenti diversi della giornata, con la luce che cambia, e da quelle pieghe tutte aguzze del tratto scaturiscono piccoli romanzetti, tutti confusi, con frasi amalgamate, romanzetti che uno si immagina, trascinato da quella tensione dei tratti, da quelle graffiature, che inscenano un corpo, anzi un volto individuale, ma tutto scarno, già graffiato, malmenato, a pezzi, ma un romanzo senza copertina, magari proprio un libro a cui è stata strappata, che ci butta subito nella pagina scritta, senza divagazioni, trampolini di lancio, piattaforme rotanti, ecco, senza copertina qualche libro devo averlo letto, fino all’ultimo capitolo, e ricordando qualcosa almeno dell’inizio, o delle parti centrali, perché è importante non concentrarsi eccessivamente sul finale, se tutta le mente si chiude nel finale, se non sa pensare ad altro, come se le ultime dieci pagine fossero di fuoco, e s’imprimessero nella memoria come stampi roventi nella carne, allora è difficile dire che cosa si è veramente letto, se una finale lascia terra bruciata, tutti i personaggi nella fase giovanile, nella fase arrivista, ma anche ingenua, tutti sono già tumuli di cenere, impronte sul selciato, ombre sul muro, e non rimane che il protagonista, tremendamente invecchiato dentro, e forse davvero malato, nel finale vecchiaia e malattia si danno la mano, oppure la morte, o semplicemente quella sparizione del futuro, quell’arrestarsi di certe storie in mezzo al nulla, alla nebbia, a volte il finale è un volto nella nebbia, una schiena di uno seduto sul letto, e nient’altro, si è fatto un lungo percorso, di centinaia di pagine, per poter dire: eccolo, Ranny, tutto solo, finalmente solo, sfaccendato, senza un soldo in tasca, la tele guasta del motel, i rumori assenti perché è l’alba, i calzini entrambi bucati, la pistola sotto il cuscino, ma non sapremo mai se la userà di nuovo, magari contro di sé, per via della nebbia, che lo tiene fermo, fisso, sepolto nell’ultima frase, ma forse una copertina monocolore aiuta, come quella blu scuro con le scritte dorate, dall’oglio editore, il Voyage versione italiana, sì il Voyage di Céline, potrebbe essere l’unico libro in quarant’anni di vita, nei trentacinque che so leggere, che devo aver veramente letto, oltre al libro del bruco, o del tarlo. Ma Céline non l’ho letto a Parigi, o meglio la prima volta l’ho letto che non ero mai stato a Parigi, e leggevo questo libro che parla di Parigi, se mi ricordo bene, so che non è un libro tutto ambientato in Africa, certo c’è l’Africa, la diarrea, la malaria, ma c’è anche New York se per questo, e una puttana statunitense, o non proprio una puttana, magari solo una giovane donna squattrinata, a cui io adesso do pure della puttana, in ogni caso qualcosa avviene a Parigi, lui fa il dottore in un quartiere miserabile, e per altro tutta la faccenda inizia a Place di Clichy, ma io niente sapevo a diciassette anni, non avevo mai visto Parigi, anche se Parigi compariva già in Proust, a sedici anni avevo cominciato Proust, di cui ricordo soprattutto Combray e Swann che veniva a pranzo, oppure veniva a cena, a casa del Narratore, e si capisce che il Narratore ammira Swann, da piccolo, ma per via di Odette e dei Verdurin compare anche Parigi, ci sono delle scene nei viali di Parigi, sono pronto a scommetterci, nel primo tomo della Recherche qualcosa di decisivo avviene nei viali parigini, non saprei ben dire quali.</p>
<p>[da <em>Materiali per un libro su Parigi</em>]</p>
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