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	<title>Carlos Montemayor &#8211; NAZIONE INDIANA</title>
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		<title>Danilo De Marco: LA COMUNE DI OAXACA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 09:00:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Testi di Carlos Montemayor e Erri De Luca Ninfa (nonna) Felipe (rettore dell&#8217;università) L’insurrezione popolare che, nell’anno 2006, visse per vari mesi lo stato di Oaxaca fu particolarmente sorprendente per la massiccia mobilitazione spontanea, per la repressione a livello statale e federale e per l’interesse che meritò da parte di organizzazioni internazionali di difesa dei [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Testi di <strong>Carlos Montemayor </strong>e <strong>Erri De Luca</strong><strong> </strong></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/NINFA-nonna-copia.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" title="NINFA nonna copia" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/NINFA-nonna-copia-205x300.jpg" alt="" width="205" height="300" /></a> Ninfa (nonna)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/FELIPE-rettore-universitario-ex-prigioniero-politico-copia.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-31349" title="FELIPE rettore universitario ex prigioniero politico copia" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/FELIPE-rettore-universitario-ex-prigioniero-politico-copia-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/FELIPE-rettore-universitario-ex-prigioniero-politico-copia-210x300.jpg 210w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/FELIPE-rettore-universitario-ex-prigioniero-politico-copia.jpg 420w" sizes="(max-width: 210px) 100vw, 210px" /></a> Felipe (rettore dell&#8217;università)</p>
<p><span id="more-30504"></span></p>
<p><em>L’insurrezione popolare che, nell’anno 2006, visse per vari mesi lo stato di Oaxaca fu particolarmente sorprendente per la massiccia mobilitazione spontanea, per la repressione a livello statale e federale e per l’interesse che meritò da parte di organizzazioni internazionali di difesa dei diritti umani. Pochi movimenti di dissenso sociale sono stati così fulminanti come quello della nascita delle barricate popolari per le strade di Oaxaca. Il vigore del movimento si espresse in molteplici forme: politica, ludica, guerrigliera, organizzativa, senza distinzione generazionale. Ribellione paradossale di radici e libertà; cascata brillante di canto, pietre, incendi, marce, ballate e suoni. In quella lotta, nella sua forza e creatività collettiva, noi messicani abbiamo potuto essere più liberi, più reali, più fortunati. Pochi processi sociali hanno la capacità di essere un’anteprima delle controversie che si presenteranno nel futuro. In questi ritratti, Danilo De Marco riunisce alcuni volti della lotta di Oaxaca e della sua speranza.</em></p>
<p><em>Carlos Montemayor</em></p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MIREYA-maestra-copia.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-31355" title="MIREYA-maestra-copia" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MIREYA-maestra-copia-217x300.jpg" alt="" width="217" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MIREYA-maestra-copia-217x300.jpg 217w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MIREYA-maestra-copia.jpg 434w" sizes="(max-width: 217px) 100vw, 217px" /></a> Mireya (maestra elementare)</p>
<p>(NB: tutto è cominciato con uno sciopero degli insegnanti)</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Isabel-bambina-delle-barricate-copia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-31352" title="Isabel bambina delle barricate copia" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Isabel-bambina-delle-barricate-copia-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Isabel-bambina-delle-barricate-copia-221x300.jpg 221w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/Isabel-bambina-delle-barricate-copia.jpg 443w" sizes="auto, (max-width: 221px) 100vw, 221px" /></a> Isabel (bambina delle barricate)</p>
<p><em>La differenza tra queste e le foto segnaletiche scattate ai detenuti sta negli occhi.</em><br />
<em>In queste guardano dritto in faccia, in quelle altre il prigioniero ha gli occhi prigionieri, nella messa a fuoco a vuoto delle bestie rinchiuse allo zoo. Gli occhi dei prigionieri guardano l&#8217;aldilà delle sbarre, staccati dal presente in cui sono finiti. Qui gli occhi stanno nella più dritta e schietta messa a fuoco. Sono occhi usciti allo scoperto, di chi si è esposto a viso aperto alle intemperie di natura e a quelle dell&#8217; oppressione. Questi occhi hanno smesso di abbassarsi per umiliazione o a sollevarsi al cielo per aiuto. Sono gli occhi di chi l&#8217;aiuto ha deciso di darselo da solo. Eccoli dritti in faccia a chi li guarda,pupille scure senza ombra, nessun riparo tra loro e chi sta dirimpetto.</em><br />
<em>Vengo pure io da barricate, sbarramenti, linee che non cedono di un passo, si fanno sbaragliare ma non si spostano. Vedo in queste facce il prossimo mio senza me stesso. Amo la sua lotta che alza di un centimetro la schiena piegata dei miseri del mondo. Amo l&#8217;anziano che si batte con la stessa precisione con cui pianta un olivo: non per vederne i frutti ma per lasciare agli altri un&#8217;ombra e un esempio.</em></p>
<p><em>Erri De Luca</em></p>
<p><em>La lotta di un popolo per la dignità e per la libertà, in qualsiasi parte del mondo avvenga, in realtà arrichisce la vita di tutti gli uomini. Perché la dignità del passato non è quella del presente. La dignità umana e la libertà che conquistarono i nostri nonni o i padri dei nostri nonni, non assicurano la nostra libertà e la nostra dignità. Ogni generazione deve lottare per la sua propria libertà.</em></p>
<p><em>Carlos Montemayor</em></p>
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		<title>LUNGO VIAGGIO DALL&#8217;OSCURITA&#8217; &#8211; per Carlos Montemayor</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 16:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diari]]></category>
		<category><![CDATA[inediti]]></category>
		<category><![CDATA[Carlos Montemayor]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo De Marco]]></category>
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					<description><![CDATA[di Danilo De Marco O probabilmente ci troviamo dentro la pagina bianca del suo viaggio/là alza le braccia e ci chiama/ siamo parte di quella festa che non finisce/ parte di quel lungo viaggio che/ continua a cercare e accogliere ciascuno di noi./ Lo scorgo laggiù, lontano./ Alzo la mano per salutarlo./ Pur sapendo che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Danilo De Marco</strong></p>
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<address><a href="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MANFOTO-Carlos-Montemayor_leg-_edited-1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-31298" title="MANFOTO Carlos Montemayor_leg _edited-1" src="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MANFOTO-Carlos-Montemayor_leg-_edited-1-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" srcset="https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MANFOTO-Carlos-Montemayor_leg-_edited-1-300x186.jpg 300w, https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2010/03/MANFOTO-Carlos-Montemayor_leg-_edited-1-1024x635.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></address>
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<p><em> </em></p>
<p><em>O probabilmente ci troviamo dentro la pagina bianca del suo viaggio/là alza le braccia e ci chiama/ siamo parte di quella festa che non finisce/ parte di quel lungo viaggio che/ continua a cercare e accogliere ciascuno di noi./ Lo scorgo laggiù, lontano./ Alzo la mano per salutarlo./ Pur sapendo che viaggia fra di noi.</em><br />
Con queste parole Carlos Montemayor ricordava Tito Maniacco meno di un mese fa, mentre lui stesso era gravemente malato di cancro allo stomaco.<br />
Quando mi presentai a casa sua nel 1996  a Citta del Messico, non servirono molte parole. Carlos Montemayor mi accolse come gli uomini accolgono gli uomini.<br />
Raramente ho incontrato un uomo, un grande intellettuale, un poeta, uno scrittore più umile di Carlos Montemayor. Umile nel senso etimologico della parola,<span id="more-31282"></span>che proviene dal latino <em>humus</em>, terra. E come la terra generoso. Perché Carlos è stato e rimane nel nostro comune viaggio uno degli uomini più generosi, altruisti, disponibili, attenti e sensibili alle necessità del prossimo che io abbia conosciuto. E questo non è poco in tempi di egoismo sfrenato, di disinteresse verso il prossimo, di megalomanie da spettacolo da quattro soldi. Di mancanza completa, se non addirittura di derisione di una ‘pietas’ nei confronti dell’esistere.<br />
Carlos Montemayor è stato e rimarrà &#8211; <em>pur</em> <em>sapendo che viaggia tra di noi</em> &#8211; anche un combattente tenace, deciso, senza alcun timore nell’affrontare e denunciare le malefatte dei potenti. E non senza tenerezza quando serviva: cantava, ballava, si meravigliava di fronte alle piccole cose, fraternizzava subito e ti avvolgeva con la sua voce da tenore e il suo gigante abbraccio.<br />
La sua lotta inizia presto. Da studente all’Università di Chihuahua entrò in contatto con i quadri politici del <em>frente campesino</em>, cosa che gli servì per capire la situazione sociale terribile in cui vivevano i poveri. Molti amici della sua età allora radicalizzarono la lotta e impugnarono le armi. Costituirono il primo movimento guerrigliero in Messico dopo la Rivoluzione Cubana.<br />
Il padre di Montemayor per sottrarlo a quelle scelte radicali &#8211; intanto i suoi compagni erano entrati nella clandestinità &#8211; lo obbligò ad abbandonare Chihuahua e a continuare gli studi a Città del Messico.<br />
A Città del Messico fu solo attraverso i giornali che apprese, quasi un anno dopo, la morte di quasi tutto il gruppo di cui faceva parte “mi scosse profondamente vedere nelle foto i cadaveri dei miei compagni, ma soprattutto rabbrividii nel constatare il tono con cui l’informazione ufficiale parlava di loro: li trattarono da delinquenti, da pistoleros, da ladri di mucche, da banditi. Io invece sapevo della loro onestà, della loro generosità, della loro integrità. Compresi allora quanto una versione ufficiale poteva distruggere brutalmente la verità della vita umana. L’impressione fu tale che mi segnò per sempre”. Quarant’ anni dopo Carlos scrisse la loro storia “era un debito mio personale che sentivo di avere” in <em>Las armas del alba</em> da cui fu tratto anche un film.<br />
Da allora l’impegno di Carlos fu incessantemente, tenacemente, assieme al suo essere analista politico, storico, scrittore e poeta, rivolto a contrastare tutte le ingiustizie, i soprusi e le mal-versioni ufficiali che coprivano le malefatte di qualsiasi potere, per dare dignità e verità alla vita nel suo insieme.<br />
Carlos Montemayor fu amico intimo anche del Friuli. Di quel Friuli onesto, altruista, aperto,  certo fortemente minoritario, sotterraneo, ma che ancora esiste ed è pronto più a dare che a ricevere. Più a opporsi che a obbedire.<br />
E’ stato ospite indimenticato ai <em>Colonos</em> dove più volte, anche assieme a Erri De Luca, ha presentato i suoi libri. In una serata memorabile assieme a Tito Maniacco e alle opere di Roberto Micheli, sempre ai <em>Colonos</em>, per presentare il libro delle sue poesie  lette da Andrea Trangoni e Pierluigi Cappello <em>In un altro tempo io ero qui</em>, edito dal Menocchio.<br />
Ospite dell’associazione culturale <em>il Caseificio</em> a Spilimbergo in occasione  di <em>Messico l’ombelico della luna</em>. Al <em>Pabitele</em> assieme a Gigi Sullo direttore di <em>Carta</em> per parlarci della lotta degli indigeni del Chiapas.<br />
Con Forum e assieme a Giorgio Ferigo, altro amico e compagno che ci ha lasciato. La prima volta che venne in Friuli su mio invito fu nell’ottobre del ’99, in occasione della mostra <em>Il sale della terra</em> nell’ex Convento di San Francesco. Dopo il suo arrivo alla stazione di Udine, ci incamminammo verso il centro città per andare a dare un’occhiata in anteprima alla mostra. Per arrivarci ci vollero però tre bicchieri di Refosco e l’incontro con tanta gente con cui subito si mise a parlare.<br />
Poi all’interno di San Francesco, dove ancora c’era un pianoforte lasciato dall’ultima iniziativa, Carlos si mise a suonare. Fu magia per me e per lui: in uno spazio come quello, in quell’atmosfera. La musica che usciva dalle mani di Carlos. Le fotografie che ci circondavano. Capimmo che stava iniziando un’ amicizia fraterna.<br />
In Fiuli incontrò anche il partigiano Cid: “Un pomeriggio a Venzone mi chiese con voce lenta e grave, di riflessione, di confidenza, con lo stesso tono che aveva la voce di mio padre: <em>Chi sei? Perché sei venuto ora? Cerco di ricordare chi tu sia. Siamo uguali, siamo della stessa pasta.</em> La sua forza interiore, la sua presenza familiare provocavano, in effetti, la particolare sensazione di averlo conosciuto da sempre, di averlo rincontrato” scrive Montemayor in Cid il partigiano.<br />
“Così il grande cerchio che traccia la poesia lungo la storia degli uomini si aggira all’antico e al diverso e lo ri-forma, lo ri-crea come antichissima modernità” (Tito Maniacco nella presentazione al libro di poesie di Montemayor).<br />
Mandi Carlos: un calice di refosco, un pugno di terra e una poesia per esserti fedeli come tu lo sei stato con i tuoi amici, e continuare assieme quel viaggio sempre incerto che ci rende tutti uguali.</p>
<p><em>[il fotografo De Marco ci manda questo suo ricordo, e una sua foto, dello scrittore messicano Carlos Montemayor, deceduto ieri]</em></p>
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